I Sonetti 141-154


I Sonetti 141-154

Scritti probabilmente fra il 1595 e i primi anni del 1600, i Sonetti di Shakespeare costituiscono uno dei grandi vertici della letteratura d’amore di tutti i tempi, rappresentano anche un momento centrale della produzione letteraria del grande drammaturgo inglese.

>> Introduzione ai sonetti

141.

A dire il vero io non t’amo coi miei occhi
perché in te notano un’infinità di colpe;
solo il mio cuore ama quanto essi sdegnano
e a dispetto loro, è lieto del suo ardore.
Né il mio udito si delizia al tono della tua voce,
né il mio sentimento è prono a volgar lussuria,
né il gusto o l’olfatto voglion essere invitati
a un erotico banchetto soltanto col tuo corpo:
ma né i miei cinque spiriti o i miei cinque sensi
possono dissuadere dall’amarti un pazzo cuore
che lascia incontrollata questa parvenza d’uomo
perché schiava sia e vassalla del tuo superbo cuore:
ma io volgo a privilegio questa mia sventura
perché godo la penitenza di chi mi fa peccare.
In faith, I do not love thee with mine eyes, 
For they in thee a thousand errors note; 
But ‘tis my heart that loves what they despise, 
Who in despite of view is pleased to dote; 
Nor are mine ears with thy tongue’s tune delighted, 
Nor tender feeling, to base touches prone, 
Nor taste, nor smell, desire to be invited 
To any sensual feast with thee alone: 
But my five wits nor my five senses can 
Dissuade one foolish heart from serving thee, 
Who leaves unsway’d the likeness of a man, 
Thy proud hearts slave and vassal wretch to be: 
Only my plague thus far I count my gain, 
That she that makes me sin awards me pain.

142.

Amore è il mio peccato e odio la tua miglior virtù:
odio del mio peccato, fondato su amor colpevole.
Oh ma confronta il mio stato al tuo
e scoprirai che il mio non merita rimprovero;
o se lo merita, non da quelle labbra tue
che hanno profanato il carminio che le adorna
e al pari delle mie suggellato falso amore,
sottraendo a letti altrui i lor legittimi piaceri.
Sia mio diritto amarti, come tu ami quelli
che i tuoi occhi anelano quanto i miei ti tediano:
radica nel tuo cuor pietà, affinché crescendo,
possa la tua pietà meritare d’essere pietita.
Se cercherai di avere quanto tu or rifiuti
dal tuo stesso esempio potrà esserti negato.
Love is my sin and thy dear virtue hate, 
Hate of my sin, grounded on sinful loving: 
O, but with mine compare thou thine own state, 
And thou shalt find it merits not reproving; 
Or, if it do, not from those lips of thine, 
That have profaned their scarlet ornaments 
And seal’d false bonds of love as oft as mine, 
Robb’d others’ beds’ revenues of their rents. 
Be it lawful I love thee, as thou lovest those 
Whom thine eyes woo as mine importune thee: 
Root pity in thy heart, that when it grows 
Thy pity may deserve to pitied be. 
If thou dost seek to have what thou dost hide, 
By self-example mayst thou be denied!

143.

Ascolta: qual attenta massaia per acchiappar
una delle pennute bestiole che le sfugge,
posa il suo piccolo e rapida si getta
all’inseguimento di cosa che fermar vorrebbe;
mentre il bambino trascurato che la insegue
piange per arrivare a lei che è sol protesa
a rincorrere chi le scappa innanzi al viso,
ignorando l’affanno del suo povero fanciullo:
così tu rincorri quanto da te fugge,
mentre io tuo bimbo ti inseguo da lontano;
ma se raggiungi quel che speri, torna ancor da me
e fammi un po’ da mamma, baciami, sii buona.
Io pregherò che tu possa avere quel che vuoi
se a me ritorni e calmerai il mio pianto.
Lo! as a careful housewife runs to catch 
One of her feather’d creatures broke away, 
Sets down her babe and makes an swift dispatch 
In pursuit of the thing she would have stay, 
Whilst her neglected child holds her in chase, 
Cries to catch her whose busy care is bent 
To follow that which flies before her face, 
Not prizing her poor infant’s discontent; 
So runn’st thou after that which flies from thee, 
Whilst I thy babe chase thee afar behind; 
But if thou catch thy hope, turn back to me, 
And play the mother’s part, kiss me, be kind: 
So will I pray that thou mayst have thy ‘Will,’ 
If thou turn back, and my loud crying still.

144.

Due amori io posseggo, conforto e perdizione,
che simili a due spiriti sempre mi perseguono:
l’angelo migliore è uomo superbamente bello,
lo spirito malvagio è donna di colore oscuro.
Per portarmi a dannazione, la mia funesta femmina,
tenta l’angelo migliore a staccarsi dal mio fianco
e pervertir vorrebbe quel santo mio in demonio,
insidiando la sua purezza col suo vizioso fascino.
E che l’angel mio si sia in demonio convertito
posso solo sospettarlo senza esserne sicuro;
ma entrambi da me lontani, e l’un l’altro amici,
nell’inferno dell’altra l’angelo mio suppongo.
Io non potrò mai saperlo, ma vivrò nel dubbio,
finché l’angelo cattivo non avrà scacciato il buono.
Two loves I have of comfort and despair, 
Which like two spirits do suggest me still: 
The better angel is a man right fair, 
The worser spirit a woman colour’d ill. 
To win me soon to hell, my female evil 
Tempteth my better angel from my side, 
And would corrupt my saint to be a devil, 
Wooing his purity with her foul pride. 
And whether that my angel be turn’d fiend 
Suspect I may, but not directly tell; 
But being both from me, both to each friend, 
I guess one angel in another’s hell: 
Yet this shall I ne’er know, but live in doubt, 
Till my bad angel fire my good one out.

145.

Quelle labbra che Amor creò con le sue mani
bisbigliarono un suono che diceva “Io odio”
a me, che per amor suo languivo:
ma quando ella avvertì il mio penoso stato,
subito nel suo cuore scese la pietà
a rimproverar la lingua che sempre dolce
soleva esprimersi nel dar miti condanne;
e le insegnò a parlarmi in altro modo,
“Io odio” ella emendò con un finale,
che le seguì come un sereno giorno
segue la notte che, simile a un demonio,
dal cielo azzurro sprofonda nell’inferno.
Dalle parole “Io odio” ella scacciò ogni odio
e mi salvò la vita dicendomi “non te”.
Those lips that Love’s own hand did make 
Breathed forth the sound that said ‘I hate’ 
To me that languish’d for her sake; 
But when she saw my woeful state, 
Straight in her heart did mercy come, 
Chiding that tongue that ever sweet 
Was used in giving gentle doom, 
And taught it thus anew to greet: 
‘I hate’ she alter’d with an end, 
That follow’d it as gentle day 
Doth follow night, who like a fiend 
From heaven to hell is flown away; 
‘I hate’ from hate away she threw, 
And saved my life, saying ‘not you.’

146.

Povera anima, centro della mia peccaminosa terra
(schiava di) queste brame ardenti che ti ammantano,
perché dentro ti struggi e miseria sopporti
per decorar le tue pareti di costosa ostentazione?
Perché sì alto prezzo per un sì breve affitto,
sprechi tu pagando questa effimera dimora?
Dovranno forse i vermi, eredi di tanti eccessi,
divorar ogni ricchezza? È tale il fine del tuo corpo?
Allora anima sfrutta la rovina del tuo servo
e lascia che patisca per aumentar le tue risorse,
compera eternità divine vendendo ore di fango,
pasciti del tuo spirito, senza più sfarzo esterno,
così ti nutrirai di Morte che di uomini si nutre
e con Morte morta, si estinguerà il morire.
Poor soul, the centre of my sinful earth, 
[ ] these rebel powers that thee array; 
Why dost thou pine within and suffer dearth, 
Painting thy outward walls so costly gay? 
Why so large cost, having so short a lease, 
Dost thou upon thy fading mansion spend? 
Shall worms, inheritors of this excess, 
Eat up thy charge? is this thy body’s end? 
Then soul, live thou upon thy servant’s loss, 
And let that pine to aggravate thy store; 
Buy terms divine in selling hours of dross; 
Within be fed, without be rich no more: 
So shalt thou feed on Death, that feeds on men, 
And Death once dead, there’s no more dying then.

147.

È come febbre l’amor mio e sempre anela
quel che più a lungo il mio mal fomenta,
nutrendosi di ciò che il dolor rinforza
per appagare solo un morboso desiderio.
La mia ragione, medico devoto del mio amore,
furente che le sue prescrizion sian trascurate,
mi ha lasciato e disperato ormai mi accorgo
che è morte il desiderio che la mente rifiutava.
Sono senza aiuto, or che ragion più non provvede
e pazzo frenetico sempre in maggior delirio;
i miei pensieri e le parole sono frutto di follia,
vanamente farneticanti lontane da realtà:
perché ti ho giurato pura e creduto bella,
nera sei come l’inferno, fosca come la notte.
My love is as a fever, longing still 
For that which longer nurseth the disease, 
Feeding on that which doth preserve the ill, 
The uncertain sickly appetite to please. 
My reason, the physician to my love, 
Angry that his prescriptions are not kept, 
Hath left me, and I desperate now approve 
Desire is death, which physic did except. 
Past cure I am, now reason is past care, 
And frantic-mad with evermore unrest; 
My thoughts and my discourse as madmen’s are, 
At random from the truth vainly express’d; 
For I have sworn thee fair and thought thee bright, 
Who art as black as hell, as dark as night.

148.

Ahimè, quali occhi mi ha messo in fronte Amore
che non son consoni alla vera vista
o se lo sono, dov’è svanita la mia mente
che giudica con errore quanto essi vedon giusto?
Se è bello ciò che affascina il mio distorto sguardo
che intende dire il mondo nel dire che non è vero?
Se non è così, allora Amor denota chiaramente
che il suo occhio non è sincero come gli altri: no,
come potrebbe? Come può l’occhio d’amor esser sincero
se tanto è annebbiato dalle veglie e dalle lacrime?
Nessun stupore quindi se la mia vista sbaglia;
neppur il sole vede se il cielo non è chiaro.
O astuto Amore, tu mi acciechi con le lacrime
per tema che i miei occhi scoprano il tuo inganno.
O me, what eyes hath Love put in my head, 
Which have no correspondence with true sight! 
Or, if they have, where is my judgment fled, 
That censures falsely what they see aright? 
If that be fair whereon my false eyes dote, 
What means the world to say it is not so? 
If it be not, then love doth well denote 
Love’s eye is not so true as all men’s ‘No.’ 
How can it? O, how can Love’s eye be true, 
That is so vex’d with watching and with tears? 
No marvel then, though I mistake my view; 
The sun itself sees not till heaven clears. 
O cunning Love! with tears thou keep’st me blind, 
Lest eyes well-seeing thy foul faults should find.

149.

O crudele, come puoi dire che non t’amo
se sempre a mio sfavore prendo le tue parti?
Non penso forse a te, o tiranna ingrata,
quando per causa tua dimentico me stesso?
Chiamo forse amico qualcuno che ti odia
o lusingo forse chi tu guardi con disdegno?
No, se il tuo sguardo mi minaccia, non volgo forse a me
quel desiderio di vendetta con sùbiti lamenti?
Quale merito potrei trovare in me
tanto superbo da disdegnare di servirti,
quando il meglio di me stesso adora le tue miserie
solo dominato da un cenno dei tuoi occhi?
Ma odia sempre, amore, ora conosco il tuo pensiero;
tu ami chi può vederti, ed io sono cieco.
Canst thou, O cruel! say I love thee not, 
When I against myself with thee partake? 
Do I not think on thee, when I forgot 
Am of myself, all tyrant, for thy sake? 
Who hateth thee that I do call my friend? 
On whom frown’st thou that I do fawn upon? 
Nay, if thou lour’st on me, do I not spend 
Revenge upon myself with present moan? 
What merit do I in myself respect, 
That is so proud thy service to despise, 
When all my best doth worship thy defect, 
Commanded by the motion of thine eyes? 
But, love, hate on, for now I know thy mind; 
Those that can see thou lovest, and I am blind.

150.

Da quale forza attingi questo tuo potere
di reggere il mio cuore con le tue miserie?
Perché devo creder falsa la mia vera vista,
e giurar che non è luce a illuminare il giorno?
Da dove attingi il dono di aggraziare il male
tanto che nelle tue azioni anche le più perverse
vi è tale potenza e tale sottil destrezza
che in mente mia il tuo peggio ogni ben soverchia?
Chi ti ha insegnato come far ch’io più ti ami
quanto più sento e vedo giuste ragioni d’odio?
Ma se io amo quel che ogni altro aborre
non dileggiar con altri questo mio triste stato.
Se tanta indegnità ridestò in me l’amore,
tanto più io son degno d’esser da te riamato.
O, from what power hast thou this powerful might 
With insufficiency my heart to sway? 
To make me give the lie to my true sight, 
And swear that brightness doth not grace the day? 
Whence hast thou this becoming of things ill, 
That in the very refuse of thy deeds 
There is such strength and warrantize of skill 
That, in my mind, thy worst all best exceeds? 
Who taught thee how to make me love thee more 
The more I hear and see just cause of hate? 
O, though I love what others do abhor, 
With others thou shouldst not abhor my state: 
If thy unworthiness raised love in me, 
More worthy I to be beloved of thee.

151.

Amor è troppo giovane per capir che sia coscienza
eppure chi non sa che ha vita dall’amore?
Quindi amabile intrigante, non m’accusare troppo
nel dubbio ch’io ti provi colpa dei miei errori.
Perché se tu m’inganni, abbandono anch’io
all’inganno volgar dei sensi il nobile mio spirito;
l’anima sussurra al corpo che in amor
potrà trionfare: la carne altro dir non ode,
e levandosi al tuo nome indica solo te
sua trionfante preda. Fiera di tal successo,
s’appaga diventando il misero tuo schiavo,
forte alle tue voglie, al tuo fianco prono.
Non manca di coscienza che io la chiami “amore”
perché è colpa del suo amore se io mi ergo e cado.
Love is too young to know what conscience is; 
Yet who knows not conscience is born of love? 
Then, gentle cheater, urge not my amiss, 
Lest guilty of my faults thy sweet self prove: 
For, thou betraying me, I do betray 
My nobler part to my gross body’s treason; 
My soul doth tell my body that he may 
Triumph in love; flesh stays no father reason; 
But, rising at thy name, doth point out thee 
As his triumphant prize. Proud of this pride, 
He is contented thy poor drudge to be, 
To stand in thy affairs, fall by thy side. 
No want of conscience hold it that I call 
Her ‘love’ for whose dear love I rise and fall.

152.

Tu sai che son spergiuro quando t’amo,
ma tu lo sei due volte quando mi giuri amore:
hai violato talamo nuziale e tradito nuovo credo,
giurando nuovo odio a un riconciliato amore.
Ma perché dovrei accusarti di due voti infranti
quando io ne rompo venti? Io sono più spergiuro
perché ogni voto mio è giuramento che t’inganna
e in te si è ormai distrutta ogni mia onesta fede.
Ho fatto sublimi giuramenti sulla tua bontà sublime,
giuramenti sul tuo amore, la tua onestà e costanza
e per darti luce, la spensi dai miei occhi
oppure li costrinsi a spergiurar se stessi:
perché ti ho giurato bella: io sono più spergiuro
per giurare contro il vero tal sordida menzogna.
In loving thee thou know’st I am forsworn, 
But thou art twice forsworn, to me love swearing, 
In act thy bed-vow broke and new faith torn, 
In vowing new hate after new love bearing. 
But why of two oaths’ breach do I accuse thee, 
When I break twenty? I am perjured most; 
For all my vows are oaths but to misuse thee 
And all my honest faith in thee is lost, 
For I have sworn deep oaths of thy deep kindness, 
Oaths of thy love, thy truth, thy constancy, 
And, to enlighten thee, gave eyes to blindness, 
Or made them swear against the thing they see; 
For I have sworn thee fair; more perjured I, 
To swear against the truth so foul a lie!

153.

Cupido depose la sua torcia e s’addormentò:
una ninfa di Diana approfittò di quel momento
e la sua fiamma che accende i cuori rapida immerse
in una fredda fonte di quel luogo:
da quel sacro fuoco d’amor la fonte attinse
un vivo eterno calore, inestinguibile,
e divenne un fervente bagno che ancor oggi si dice
essere rimedio sovrano per strane malattie.
Ma riaccesa quella torcia all’occhio della mia donna,
il fanciullo per provarla volle toccarmi il petto:
sofferente, io cercai il sollievo di quel bagno
ed ivi mi affrettai, distrutto e disperato.
Ma non trovai rimedio: il bagno che può aiutarmi
è l’occhio della donna ove Cupido riaccese il fuoco.
Cupid laid by his brand, and fell asleep: 
A maid of Dian’s this advantage found, 
And his love-kindling fire did quickly steep 
In a cold valley-fountain of that ground; 
Which borrow’d from this holy fire of Love 
A dateless lively heat, still to endure, 
And grew a seething bath, which yet men prove 
Against strange maladies a sovereign cure. 
But at my mistress’ eye Love’s brand new-fired, 
The boy for trial needs would touch my breast; 
I, sick withal, the help of bath desired, 
And thither hied, a sad distemper’d guest, 
But found no cure: the bath for my help lies 
Where Cupid got new fire–my mistress’ eyes.

154.

Un dì che il piccol dio d’Amore addormentato,
avea deposto accanto la torcia che i cuori infiamma,
parecchie ninfe che a castità s’eran votate
s’accostarono danzando; con virginea mano
la più bella delle caste s’impossessò del fuoco
che tante legioni di puri cuori avea scaldato;
e così il gran sovrano di passioni ardenti
fu mentre dormiva da vergin mano disarmato.
Ella spense la torcia in una vicina fredda fonte
che dal fuoco dell’Amore prese perpetuo ardore,
diventando un bagno e salutar rimedio
per uomini malati; ma io, della mia donna schiavo
là per guarire andai e solo questo posso dire:
fuoco d’Amor acqua riscalda, acqua non raffredda Amore.
The little Love-god lying once asleep 
Laid by his side his heart-inflaming brand, 
Whilst many nymphs that vow’d chaste life to keep 
Came tripping by; but in her maiden hand 
The fairest votary took up that fire 
Which many legions of true hearts had warm’d; 
And so the general of hot desire 
Was sleeping by a virgin hand disarm’d. 
This brand she quenched in a cool well by, 
Which from Love’s fire took heat perpetual, 
Growing a bath and healthful remedy 
For men diseased; but I, my mistress’ thrall, 
Came there for cure, and this by that I prove, 
Love’s fire heats water, water cools not love.

I sonetti

  

Introduzione

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