Come vi piace – Atto I

Come vi piace – Atto I

(“As you like it”  1599 – 1600)

Introduzione - Riassunto

Atto I       Atto II       Atto III       Atto IV       Atto V

Introduzione al teatro di Shakespeare

Elenco opere teatrali

Come vi piace - Atto I


Personaggi

IL VECCHIO DUCA, in esilio
IL DUCA FREDERICK, suo fratello e usurpatore dei suoi domini
LE BEAU, cortigiano al seguito di Frederick
CHARLES, il lottatore del Duca Frederick
TOUCHSTONE, Buffone alla corte del Duca
OLIVER, figlio di Sir Rowland de Boys
ORLANDO, figlio di Sir Rowland de Boys
JAQUES, figlio di Sir Rowland de Boys
DENNIS, servitore di Oliver
ADAM, servitore di Oliver
AMIENS, gentiluomo al seguito del duca esiliato
JAQUES, gentiluomo al seguito del duca esiliato
CORIN, pastore nella Foresta di Arden
SILVIO, pastore nella Foresta di Arden
WILLIAM, un contadino
SIR OLIVER MARTEXT, parroco d’una parrocchia di campagna
ROSALINDA, figlia del vecchio Duca
CELIA, figlia del Duca Frederick
FEBE, una pastorella
AUDREY, pastora di capre

Signori al seguito dei Duchi, paggi e altri del loro seguito.


ATTO PRIMO – SCENA PRIMA

Entrano Orlando e Adam.

ORLANDO

A quel che ricordo, Adam, fu così che mio padre mi lasciò per testamento la miseria di mille corone, e come tu dici dette l’incarico a mio fratello, con la sua benedizione, di educarmi al meglio; ed è qui che cominciano le dolenti note. Mio fratello Jaques lui lo mantiene agli studi, e a quel che si dice ne trae gran giovamento. Quanto a me, mi tiene in casa senza alcuna istruzione, o per dirla tutta mi ci tiene chiuso senza curarsi affatto di me. Lo puoi chiamare mantenimento, per un nobile come me, ciò che non è diverso dal tenere un bue nella stalla? I suoi cavalli son trattati meglio, ché non solo son nutriti meglio, ma sono ammaestrati al maneggio, e da istruttori che gli costano un occhio. Mentre io, suo fratello, in casa sua son riuscito solo a crescere, cosa di cui gli sono ugualmente debitori i suoi animali cresciuti sullo strame. All’infuori di questo nulla, che mi elargisce con tanta generosità, il suo atteggiamento è tale che sembra volermi sottrarre quel che m’ha dato madre natura. Mi fa mangiare coi servi, mi rifiuta il posto d’un fratello, e tenta in ogni modo di avvilire la mia nobiltà con una pessima educazione. Questo mi angoscia, Adam, e lo spirito di mio padre, che credo di avere in me, comincia a ribellarsi contro questa servitù. Non voglio più sopportarla, anche se ancora non so il rimedio giusto per liberarmene.

 

ADAM

Ecco arrivare il mio padrone, vostro fratello.

 

Entra Oliver.

 

ORLANDO

Stai da parte, Adam, sentirai come mi maltratta.

 

OLIVER

Ehi, tu, che fai qui?

 

ORLANDO

Niente. Non m’hanno insegnato a far altro.

 

OLIVER

E allora cos’è che vuoi disfare?

 

ORLANDO

Diamine, vi do una mano a disfare con l’ozio quel che Dio ha fatto, un povero vostro fratello senza qualità.

 

OLIVER

Fa qualcosa di meglio, diamine, e levati dai piedi.

 

ORLANDO

Volete che badi ai vostri maiali e mangi le ghiande con loro? Quale eredità ha sperperato questo figliol prodigo da meritarsi tanta miseria?

 

OLIVER

Ehi, tu, lo sai dove sei?

 

ORLANDO

Sissignore, fin troppo bene; qui nel vostro giardino.

 

OLIVER

E lo sai, di fronte a chi ti trovi?

 

ORLANDO

Certo, meglio di quanto lo sappia chi mi sta di fronte. Io so che siete mio fratello maggiore, e la voce del sangue dovrebbe dirvi che anch’io sono vostro fratello. L’uso del mondo vi consente d’esser mio superiore, perché siete il primogenito, ma quello stesso uso non mi sottrae il mio sangue, anche se tra noi due ci fossero venti fratelli. Mio padre è in me proprio com’è in voi, anche se ammetto che l’essere il primogenito vi fa più partecipe del rispetto dovuto a lui.

 

OLIVER (lo picchia)

Bada a te, ragazzo!

 

ORLANDO (lo stringe in una morsa da lottatore)

Via, via, fratello maggiore, in questo sei troppo verde.

 

OLIVER

Mi metti le mani addosso, canaglia?

 

ORLANDO

Non sono una canaglia. Sono il figlio minore di Sir Rowland de Boys: lui era mio padre ed è tre volte canaglia chi sostiene che un tal padre abbia messo al mondo delle canaglie. Se tu non fossi mio fratello non ti toglierei questa mano dalla gola finché l’altra non t’avesse strappato la lingua per ciò che hai detto. Ti sei insultato da te.

 

ADAM

Cari padroni, calmatevi. Per la memoria di vostro padre, fate pace.

 

OLIVER

Mollami, dico!

 

ORLANDO

Solo quando lo voglio io; devi starmi a sentire. Nel suo testamento mio padre ti aveva incaricato di darmi una buona educazione; tu mi hai allevato come un contadino, tenendomi all’oscuro di tutte le qualità d’un gentiluomo. Lo spirito di mio padre si fa sempre più forte in me, e io non tollero più la mia situazione. E allora o mi dai un’educazione adatta a un gentiluomo, o mi dai quella misera parte che mio padre mi ha lasciato per testamento; e con quella andrò a cercare fortuna.

 

OLIVER

E cosa farai? Farai l’accattone quando sarà finita? Va bene, torna in casa. Non ho intenzione di sopportarti a lungo; avrai una parte di ciò che ti tocca. E adesso lasciami.

 

ORLANDO

Non voglio farti più male di quanto non sia necessario al mio bene.

 

OLIVER

E tu vattene con lui, vecchio cane.

 

ADAM

Per tutta ricompensa mi date del cane? È vero, ho perso i denti al vostro servizio. Dio abbia in gloria il mio vecchio padrone! Lui non avrebbe parlato così.

Escono Orlando (e) Adam.

 

OLIVER

Ah, è così, cominci a ribellarti! Ci penso io a farti abbassare la cresta, e intanto le mille corone te le puoi scordare. Ehilà Dennis!

 

Entra Dennis.

 

DENNIS

Vossignoria ha chiamato?

 

OLIVER

Non c’era Charles il lottatore del Duca che mi voleva parlare?

 

DENNIS

Sissignore, è qui alla porta e vi chiede di riceverlo.

 

OLIVER

Fallo entrare. (Esce Dennis.) Mi pare una buona idea. E domani c’è la gara di lotta.

 

Entra Charles.

 

CHARLES

Buongiorno a vossignoria!

 

OLIVER

Mio buon messer Charles! Che si dice di nuovo alla nuova corte?

 

CHARLES

Niente di nuovo a corte, signore, solo le vecchie nuove. Cioè, il Duca vecchio è bandito dal fratello minore, il Duca nuovo, e tre o quattro signori dei suoi fedeli lo han seguito in esilio volontario, e le loro terre e le loro rendite ora arricchiscono il nuovo Duca, che quindi è stato ben lieto di dargli il permesso d’andar vagando.

 

OLIVER

Sai dirmi se Rosalinda la figlia del vecchio Duca è stata messa al bando col padre?

 

CHARLES

Oh no; perché la figlia del Duca, sua cugina, l’ama tanto – sono state allevate assieme fin dalla culla – che l’avrebbe seguita nell’esilio, o sarebbe morta a lasciarla. Lei è a corte, e suo zio l’ama non meno di sua figlia, e mai due donne si sono amate tanto.

 

OLIVER

E dove andrà a vivere il vecchio Duca?

 

CHARLES

Dicono che già si trova nella Foresta di Arden, e c’è con lui una banda di buontemponi che ci vivono come l’antico Robin Hood d’Inghilterra. E dicono che ogni giorno lo vanno a raggiungere molti nobili giovanotti, e lì fan passare il tempo senza cure, come facevano nell’età dell’oro.

 

OLIVER

È vero che domani lotterai davanti al nuovo Duca?

 

CHARLES

Perdinci se è vero, signore! E sono venuto proprio per farvi sapere qualcosa. M’è stato fatto capire per vie traverse che vostro fratello minore Orlando ha l’intenzione di sfidarmi in incognito, per provare a sbilanciarmi. Domani, signore, io combatto per difendere la mia fama, e chi ne esce senza un arto rotto potrà dire che gli è andata bene. Vostro fratello è ben giovane e delicato, e per rispetto a voi mi dispiacerebbe buttarlo in terra, come dovrò fare per il mio onore se lui entra in lizza. Ecco perché per amor vostro son venuto fin qui per farvelo sapere, ché forse potrete dissuaderlo, o almeno prenderla bene se gli capita qualche disgrazia; sarà lui che se l’è andata a cercare, e assolutamente contro la mia volontà.

 

OLIVER

Charles, ti ringrazio per l’amore che mi porti, e vedrai se saprò ricompensarti di cuore. Anche a me è giunta all’orecchio quest’intenzione di mio fratello, e sottomano mi sono industriato a dissuaderlo, ma lui è irremovibile. Te lo debbo dire, Charles, è il ragazzo più testardo che esista in Francia, pieno d’ambizione, invidioso dei meriti altrui, uno che da vera canaglia trama in segreto contro di me che sono suo fratello carnale. Perciò regolati come meglio credi; spezzagli un dito o l’osso del collo, per me è uguale. Anzi, fai bene a stare in guardia; perché se gli fai poco danno, o se non riesce a farsi bello a tue spese, lui cercherà di fregarti col veleno o d’intrappolarti con qualche tranello, e non ti darà tregua finché non ti toglierà la vita con un’insidia o con l’altra. Credimi, e te lo dico quasi con le lacrime agli occhi, oggi non c’è al mondo un altro così giovane e così perfido. E ne parlo da buon fratello perché, se dovessi analizzartelo com’è, dovrei arrossire e piangere, e tu dovresti sbiancare dallo stupore.

 

CHARLES

Son proprio contento d’esser venuto da voi. Se mi spunta davanti domani, gli do la lezione che si merita. Se torna a casa sulle sue gambe, non lotterò più per vincere. E così Iddio protegga vossignoria.

 

OLIVER

Addio, buon Charles. (Charles) esce. Adesso ci penso io ad aizzare il cucciolo. Spero di vederlo schiattare, perché la mia anima – e non so spiegarmene il motivo – non odia nessuno più di lui. Eppure ha un’anima nobile, non è mai andato a scuola eppure è istruito, pieno di nobili intenti, amato da persone d’ogni rango che lo trovano seducente; e insomma sta così a cuore alla gente, specie a quella di casa mia che lo conosce bene, che io ne ho perso la stima completamente. Ma non durerà a lungo, questo lottatore metterà ogni cosa a posto. Non mi resta che dar la carica al ragazzo, e lo farò subito. Esce.


ATTO PRIMO – SCENA SECONDA

Entrano Rosalinda e Celia.

 

CELIA

Te ne prego, Rosalinda, cugina diletta, stai allegra.

 

ROSALINDA

Cara Celia, io mostro più allegria di quanta ne ho in realtà, e tu mi vorresti ancora più allegra? Se non troverai il modo di farmi dimenticare un padre esiliato, sarà inutile che m’insegni a ricordare le mie gioie più vive.

 

CELIA

Da questo vedo che non mi vuoi tutto il gran bene che io ti voglio. Se mio zio, tuo padre esiliato, avesse bandito lui tuo zio il Duca mio padre, purché tu fossi rimasta con me avrei istruito il mio affetto a considerare tuo padre come mio. Così dovresti fare anche tu, se la sincerità del tuo amore fosse ben temprata come è quella del mio.

 

ROSALINDA

Bene, cercherò di dimenticare la mia condizione per rallegrarmi della tua.

 

CELIA

Mio padre, lo sai, non ha altri figli che me, ed altri non è probabile che ne avrà; e allora è certo che alla sua morte sarai tu la sua erede, perché quello che è stato sottratto con la forza a tuo padre io te lo restituirò per amore. Sarà così, sul mio onore, e possa diventare un mostro se rompo la promessa. E allora mia cara, mia dolcissima Rosa, sii allegra.

 

ROSALINDA

Lo sarò d’ora in poi, cugina, e inventerò qualcosa per divertirci. Vediamo un po’, che ne diresti se ci innamorassimo?

 

CELIA

Per la Vergine, ci potresti provare ma per gioco. Ma non innamorarti mai sul serio di un uomo e non eccedere neppure nel gioco, tanto da non potertene svincolare onorevolmente con un semplice rossore.

 

ROSALINDA

Ma allora come faremo a divertirci?

 

CELIA

Sediamoci, e canzoniamo quella brava massaia, la Fortuna, per farla scendere dalla sua ruota, e d’ora in poi farle distribuire i suoi doni con maggiore equità.

 

ROSALINDA

Magari lo potessimo! I suoi favori sono assai malriposti, e la cieca generosa sbaglia proprio di grosso nel favorire le donne.

 

CELIA

È proprio così: quelle che fa belle le fa poco oneste, e di quelle oneste ne fa proprio degli scorfani.

 

ROSALINDA

Ma no, così tu passi dalla funzione della Fortuna a quella della Natura: la Fortuna presiede ai doni del mondo e non ai tratti della Natura.

 

CELIA

Sul serio? Ma quando la Natura ha fatto una creatura bella, forse che la Fortuna non può farla cascare nel fuoco? La Natura può darci l’arguzia per beffarci della Fortuna, ma non è la Fortuna a mandarci tra i piedi questo buffone per troncare il discorso?

 

Entra Touchstone.

 

ROSALINDA

Proprio così, in questo caso la Fortuna maltratta la Natura, perché spedisce questo scemo di Natura a troncare il gioco d’ingegno della Natura.

 

CELIA

Sì ma forse la cosa non è nemmeno addebitabile alla Fortuna, bensì proprio alla Natura. Lei s’è accorta che le nostre arguzie di Natura son troppo ottuse per ragionare di queste dee, e ci ha spedito questo scemo di Natura per arrotarci sopra i nostri ingegni: giacché la scemenza del buffone è sempre la pietra su cui arrotare l’ingegno. Ehilà Cervellone, dove te ne vai?

 

TOUCHSTONE

Signora, dovete venire da vostro padre.

 

CELIA

T’hanno fatto messaggero?

 

TOUCHSTONE

No, sul mio onore, ma m’hanno ordinato di venirvi a cercare.

 

CELIA

E dove hai imparato a giurare sul tuo onore, buffone?

 

TOUCHSTONE

Da un certo cavaliere, che giurava sul suo onore che le frittelle erano buone, e sempre sull’onore che la senape non valeva niente. Ora io asserisco che le frittelle facevano schifo e la senape era eccellente. E tuttavia il cavaliere non giurava il falso.

 

CELIA

E come lo provi, tu pozzo di scienza?

 

ROSALINDA

Avanti, su, togli la museruola alla saggezza.

 

TOUCHSTONE

Fate un passo in avanti tutt’e due: toccatevi il mento e giurate sulla vostra barba che sono un briccone.

 

CELIA

Sulla barba nostra, se l’avessimo, lo sei senz’altro.

 

TOUCHSTONE

Sulla mia bricconaggine, se l’avessi, lo sarei. Ma se giurate su ciò che non esiste, non sarete mai spergiure. E nemmeno il cavaliere lo era, quando giurava sull’onore, perché non ne aveva mai avuto; o se l’aveva avuto, l’aveva già consumato a forza di giurarci sopra, ben prima d’aver visto le frittelle e la senape.

 

CELIA

Dimmi un po’, a chi è che alludi?

 

TOUCHSTONE

A uno che è amato dal vecchio Fred vostro padre.

 

CELIA

L’amore di mio padre basta a onorarlo. Via, non ne parlare più. Uno di questi giorni sarai frustato per la tua maldicenza.

 

TOUCHSTONE

Tanto di più è un peccato, che i folli non possano dire saggiamente ciò che i saggi fanno follemente.

 

CELIA

Sull’anima mia, dici la verità. Da quando quel poco senno che hanno i folli è stato ridotto al silenzio, il briciolo di follia dei saggi fa una gran mostra di sé. Ecco che arriva Messer Le Beau.

 

Entra Le Beau.

 

ROSALINDA

Con la bocca piena di novità.

 

CELIA

Che c’imboccherà come fanno i piccioni coi piccioncini.

 

ROSALINDA

Sicché saremo rimpinzate di novità.

 

CELIA

Tanto meglio: ci sarà più facile trovare acquirenti. Bon jour Monsieur Le Beau. Quali sono le novità?

 

LE BEAU

Bella principessa, vi siete perso uno spasso eccezionale.

 

CELIA

Uno spasso? Di che genere?

 

LE BEAU

Di che genere, signora? Come rispondervi?

 

ROSALINDA

Come vorranno ingegno e fortuna.

 

TOUCHSTONE

O com’è scritto nel libro del Destino.

 

CELIA

Ben detto! Toccato in pieno!

 

TOUCHSTONE

Beh, se non tengo fede al mio rango…

 

ROSALINDA

Perdi il tuo odore di rancido.

 

LE BEAU

Signore mie, mi confondete! Volevo dirvi di un bell’incontro di lotta di cui vi siete perse lo spettacolo.

 

ROSALINDA

Su, raccontatecelo voi.

 

LE BEAU

Vi racconterò l’inizio, e se garba alle vostre signorie, la fine potete vederla voi stesse, ché il meglio deve ancora venire, e vengono qui a chiuder l’incontro, dove siete voi.

 

CELIA

Allora, sentiamo l’inizio ch’è già morto e sepolto.

 

LE BEAU

C’era un vecchio che aveva tre figli…

 

CELIA

Potrei continuare con una vecchia favola.

 

LE BEAU

Tre bei giovanotti, alti e robusti…

 

ROSALINDA

E un cartello al collo;”Sia noto a tutti con i presenti…”

 

LE BEAU

Il maggiore dei tre s’è misurato con Charles, il lottatore del Duca, che l’ha atterrato in un amen e gli ha rotto tre costole: è in condizioni disperate. Ugual trattamento fece al secondo, e poi al terzo. Sono laggiù stesi per terra, e il povero vecchio loro padre alza lai così mesti sui figli che tutti gli astanti solidarizzano piangendo.

 

ROSALINDA

Ah poverini!

 

TOUCHSTONE

Ma quale sarebbe lo spasso, monsieur, che le signore si son perse?

 

LE BEAU

Beh, questo che sto dicendo.

 

TOUCHSTONE

È proprio vero che gli uomini diventano ogni giorno più saggi. È la prima volta che sento che spezzar costole è un divertimento per signore.

 

CELIA

Anche per me è la prima volta, giuro.

 

ROSALINDA

Ma è possibile che a qualcuno piaccia sentir su di sé questo tipo di musica? E che altri s’appassionino a veder rompere costole? Dobbiamo vederlo quest’incontro, cugina?

 

LE BEAU

Dovete, se restate qui, ché questo è il posto scelto per la lotta, e i campioni son pronti.

 

CELIA

Difatti, ecco che arrivano. Fermiamoci a guardare.

 

Squilli di trombe. Entrano il Duca (Frederick) coi signori del seguito, Orlando, Charles e altri accoliti.

 

IL DUCA

Su, cominciate. Se il giovanotto non vuol sentire ragioni, corra i rischi della sua audacia.

 

ROSALINDA

È quello lì lo sfidante?

 

LE BEAU

Sì quello, signora.

 

ROSALINDA

Ahimè, è un ragazzo! Ma sembra sicuro di sé.

 

IL DUCA

Voi qui, figlia e nipote? Siete sgusciate fin qui per vedere l’incontro?

 

ROSALINDA

Sì, mio signore, col vostro permesso.

 

IL DUCA

Non c’è molto da divertirsi, ve l’assicuro, il mio uomo è troppo superiore. Mi fa pena la gioventù dello sfidante, e ho cercato di dissuaderlo, ma non sente ragioni. Parlategli voi, ragazze; magari riuscite a convincerlo.

 

CELIA

Monsieur Le Beau, per favore, fatelo avvicinare.

 

IL DUCA

Sì, provateci. Io m’allontano.

 

LE BEAU

Signor sfidante, la principessa vi vuole parlare.

 

ORLANDO

Ai loro ordini, con rispetto e devozione.

 

ROSALINDA

Giovanotto, siete stato voi a sfidare Charles il lottatore?

 

ORLANDO

No, bella principessa. È lui che sfida tutti quanti. Io vengo qui come gli altri, a provare con lui la mia forza.

 

CELIA

Giovane cavaliere, siete un po’ troppo ardito per i vostri anni. Avete già avuto una prova crudele della forza di quell’uomo. Se solo poteste vedervi e conoscervi con giudizio, il timore di quest’avventura vi consiglierebbe un’impresa più adeguata ai vostri mezzi. Vi preghiamo per il vostro bene di pensare alla vostra salute rinunciando a questa prova.

 

ROSALINDA

Fatelo, giovane signore; la vostra reputazione non ne uscirà sminuita. Saremo noi a presentare una supplica al Duca, che l’incontro sia sospeso.

 

ORLANDO

Vi scongiuro, non punitemi col vostro giudizio severo, se pur sentendone la colpa debbo negare qualcosa a due dame così belle e nobili. Fate invece che i vostri begli occhi e i vostri voti gentili m’accompagnino nella mia prova. Se in essa dovessi fallire, la vergogna cadrà su una persona che non ha mai goduto il favore di nessuno; e se venissi ucciso, sarà solo la morte di uno che la cerca. Non farò torto agli amici, perché non ho nessuno per piangermi; né offesa al mondo, perché in esso non ho niente. Non faccio che occuparvi un posto che sarà meglio riempito quando l’avrò lasciato vuoto.

 

ROSALINDA

La poca forza che ho, vorrei fosse vostra.

 

CELIA

E io vi aggiungo la mia.

 

ROSALINDA

Addio. Voglia il cielo che m’inganni su di voi!

 

CELIA

Sia vostro ciò che volete!

 

CHARLES

Avanti, dov’è questo baldo giovanotto che desidera tanto giacersi con sua madre la terra?

 

ORLANDO

È pronto, signore, ma le sue aspirazioni sono più modeste.

 

IL DUCA

Farete una sola ripresa.

 

CHARLES

No, Sua Grazia stia certa che non dovrà incoraggiarlo a una seconda, dopo aver fatto tanto per dissuaderlo dalla prima.

 

ORLANDO

Meglio sfottermi dopo. Non vi conviene farlo prima. E adesso fatti sotto.

 

ROSALINDA

Ti aiuti Ercole, ragazzo!

 

CELIA

Ah se fossi invisibile! Farei lo sgambetto al bestione.

(I due) lottano.

 

ROSALINDA

Ah che ragazzo in gamba!

 

CELIA

Avessi un fulmine negli occhi, saprei chi va a terra.

Clamori. (Charles è atterrato.)

 

IL DUCA

Basta, basta!

 

ORLANDO

Ah, vi supplico, Altezza! Comincio appena a scaldarmi.

 

IL DUCA

Come ti senti, Charles?

 

LE BEAU

Non riesce a parlare, monsignore.

 

IL DUCA

Portatelo via. (Charles è portato fuori.)

Come ti chiami, ragazzo?

 

ORLANDO

Orlando, mio signore, il figlio minore di Sir Rowland de Boys.

 

IL DUCA

T’avrei voluto figlio di qualche altro.

Tuo padre, dalla gente, era stimato degno,

ma io, io l’ho trovato nemico, sempre.

E con questa tua impresa tu m’avresti

dato assai più piacere, se scendessi

da un altro casato. Comunque, buona fortuna,

sei un giovane valoroso… ma vorrei

che m’avessi parlato d’un altro padre.

Escono il Duca, (Le Beau e il seguito)

 

CELIA

Fossi mio padre, cugina, avrei fatto così?

 

ORLANDO

Io sono ben contento d’essere figlio

di Sir Rowland, e non lo cambierei

il mio nome, neanche se fossi adottato

quale erede di Frederick.

 

ROSALINDA

Mio padre l’amava, Sir Rowland, come l’anima sua,

e tutti quanti avevano la sua stessa opinione.

L’avessi saputo prima, che questo ragazzo

era suo figlio, gli avrei dato lacrime

per preghiere, per non fargli

correre un tale rischio.

 

CELIA

Cara cugina,

andiamo a ringraziarlo, e incoraggiarlo.

Il contegno cattivo, rabbioso di mio padre

m’ha fatto male al cuore.

Signore, siete stato davvero bravo.

Se in amore tenete le promesse

proprio così come oggi le avete superate,

la vostra donna sarà felice.

 

ROSALINDA (dandogli la sua collana)

Signore,

portatela per ricordo di me, che sono invisa

alla fortuna, e avrei voluto darvi

di più, ma a questa mano mancano i mezzi.

Andiamo, cugina?

 

CELIA

Sì. Buona fortuna, mio bel signore.

 

ORLANDO

Non so più dire: “grazie”? Quanto ho di meglio in me

è tutto a terra, e ciò che resta in piedi

è una quintana, un tronco senza vita.

 

ROSALINDA

Ci richiama. Ho perduto l’orgoglio coi miei beni.

Gli chiederò che vuole. Avete chiamato, signore?

Signore, avete lottato bene, e vinto

più che i vostri nemici.

 

CELIA

Andiamo dunque, cugina?

 

ROSALINDA

Sì vengo. Buona fortuna.

Escono (Rosalinda e Celia).

 

ORLANDO

Quale passione carica di pesi la mia lingua?

Non so dirle parola, ma lei lo voleva.

 

Entra Le Beau.

 

O povero Orlando, sei con le spalle a terra.

O Charles, o qualche cosa più debole ti ha vinto.

 

LE BEAU

Signor mio, vi consiglio in amicizia

di andarvene da qui. Vi siete meritati

grandi lodi, e plausi sinceri, e affetto,

ma il Duca è in tale animo che ormai

travisa tutto ciò che avete fatto.

Il Duca è d’un umore instabile: ma ciò

che lui è davvero, è meglio lo pensiate

voi stesso, senza farmelo dire.

 

ORLANDO

Vi sono grato, signore. Ditemi una cosa,

vi prego, quale delle due che erano

qui all’incontro è la figlia del Duca?

 

LE BEAU

Nessuna delle due, a giudicare dai modi,

ma in verità sua figlia è la più alta.

L’altra è figlia del Duca che è in esilio,

ed è tenuta qui dallo zio usurpatore

per far compagnia alla figlia: tra di loro

l’affetto vince quello naturale

tra due sorelle. Ma vi posso dire

che, di recente, il Duca è diventato

avverso alla gentile nipote, e senza causa,

solo perché la gente loda le sue virtù,

ed ha pietà di lei per amore del padre;

e sulla vita mia, la sua acrimonia

per la ragazza, scoppierà di colpo.

Buona fortuna, signore. Nel futuro,

in un mondo migliore di questo, vorrei proprio

volervi bene di più, e conoscervi meglio.

 

ORLANDO

Vi sono molto obbligato. Buona fortuna. (Esce Le Beau.)

Così casco dal fumo nella brace,

da un principe tiranno a un fratello tiranno.

Ma Rosalinda, che divinità!

Esce.


ATTO PRIMO – SCENA TERZA

Entrano Celia e Rosalinda.

 

CELIA

Ma via, cugina, Rosalinda, via! Abbia pietà Cupido, nemmeno una parola?

 

ROSALINDA

Nemmeno una parola da gettare a un cane.

 

CELIA

No, le tue parole son troppo preziose per gettarle ai cani. Gettale su di me, avanti, azzoppami con qualche buona ragione.

 

ROSALINDA

Allora avremmo due cugine malconce, una azzoppata da buone ragioni e l’altra ammattita perché non ne ha.

 

CELIA

Ma tutto questo è per via di tuo padre?

 

ROSALINDA

No, in parte è per il padre di mio figlio. Ah com’è piena di rovi la vita d’ogni giorno!

 

CELIA

Sono soltanto lappole, cugina, te l’han tirate addosso nella baldoria, in un giorno di festa. Se non camminiamo sui sentieri battuti, ci si attaccano alle sottane.

 

ROSALINDA

Sì ma è facile scuoterle via. E invece le mie lappole ce l’ho nel cuore.

 

CELIA

Raschiati la gola e buttale fuori.

 

ROSALINDA

Ci proverei, se bastasse far “hem” e avere lui.

 

CELIA

Andiamo, andiamo, lotta con le tue affezioni.

 

ROSALINDA

Ah, stan dalla parte d’un lottatore ben più forte di me.

 

CELIA

E allora tanti auguri! Te ne sgraverai a suo tempo, ma prima avrai fatto un bel tombolo. Però adesso piantiamola con gli scherzi e parliamo sul serio. È possibile che di punto in bianco tu abbia preso una tale sbandata per il pulcino del vecchio Sir Rowland?

 

ROSALINDA

Il Duca mio padre amava molto suo padre.

 

CELIA

E da questo dovrebbe seguire che tu devi amare molto suo figlio? Con questa logica io dovrei detestarlo, perché mio padre odiava molto suo padre. Invece non odio affatto Orlando.

 

ROSALINDA

No, ti prego non odiarlo se mi vuoi bene.

 

CELIA

E perché dovrei non amarlo? Forse non se lo merita?

 

ROSALINDA

Lascia che io lo ami perché se lo merita, e tu amalo perché io lo amo. Guarda, arriva il Duca.

 

Entra il Duca (Frederick) con alcuni suoi nobili.

 

CELIA

Con gli occhi pieni di collera.

 

IL DUCA

Ragazza, per il tuo bene preparati in tutta fretta

a lasciare questa corte.

 

ROSALINDA

Io, zio?

 

IL DUCA

Sì, tu, nipote.

Se tra dieci giorni ti farai trovare

a meno di venti miglia da questa corte,

morirai.

 

ROSALINDA

Supplico Vostra Grazia

di farmi partire sapendo qual è la mia colpa.

Se di me stessa ho qualche conoscenza,

o non m’è sconosciuto ciò che voglio,

se non sogno e non sono ancora pazza

come so di non essere, allora, caro zio,

nemmeno in un pensiero ancora non pensato

io ho offeso Vostra Altezza.

 

IL DUCA

Così dicono

tutti i traditori. Ché se a discolparli

bastassero le parole, allora tutti

sono innocenti come la stessa grazia.

Ti basti questo: non mi fido di te.

 

ROSALINDA

Ma ciò non basta a farmi traditrice.

Sua signoria mi dica da che nasce il sospetto.

 

IL DUCA

Sei figlia di tuo padre, e tanto basta.

 

ROSALINDA

Lo ero pure quando Vostra Altezza

si prese il suo ducato, lo ero quando

Vostra Altezza lo mise al bando. Il tradimento

non è ereditario, monsignore,

o anche se lo fosse, la cosa non mi tocca.

Mio padre non ha mai tradito. E allora,

mio buon sovrano, non mi travisate

al punto da pensare che la mia povertà

è un tradimento.

 

CELIA

Caro mio sovrano,

vogliate ascoltarmi.

 

IL DUCA

Celia, Celia,

è per amore tuo che l’ho tenuta qui,

se no poteva andarsene col padre.

 

CELIA

Io non pregai di trattenerla, allora;

Fu per volere vostro, e per vostro rimorso.

Per stimarla ero ancora troppo giovane,

ma ora la conosco. Se lei è traditrice,

lo sono anch’io. Abbiamo sempre diviso il letto,

ci siamo alzate assieme, e sempre assieme

abbiamo appreso cose, e giocato, e mangiato,

e ovunque siamo andate, si era in coppia

inseparabile, come i cigni di Giunone.

 

IL DUCA

È troppo furba per te, e la sua mitezza,

i suoi stessi silenzi, la pazienza

si appellano alla gente, che ne ha pena.

Sei una sciocca; ti priva del tuo nome,

e quando sarà via tu tornerai a brillare

più ricca di virtù. Allora, labbra chiuse.

Fermo ed irrevocabile è il giudizio

che ho pronunciato: viene messa al bando.

 

CELIA

Allora, mio signore, pronunciate

lo stesso bando per me. Senza lei non so vivere.

 

IL DUCA

Sei una pazza. Tu, nipote, preparati.

Se ti fermi oltre il termine, sul mio onore

e sulla mia sacra parola, muori.

Escono il Duca (Frederick) e il seguito.

 

CELIA

Ah mia povera Rosalinda, dove andrai?

Vuoi cambiar padre? Ti regalo il mio.

È un ordine: non essere più angosciata di me.

 

ROSALINDA

Ne ho più motivo.

 

CELIA

No non l’hai, cugina.

Fatti animo, ti prego. Non sai forse che il duca

ha bandito anche me, sua figlia?

 

ROSALINDA

Non è vero.

 

CELIA

No, non è vero? Allora a Rosalinda manca

l’amore che le dice che tu e io

siamo una sola cosa. Dovremmo separarci?

Dividerci, mia dolce? No, mio padre

si cerchi pure un’altra erede. E allora

pensiamo assieme come scappare, e dove

andare, e cosa portare con noi. Tu non tentare

di accollarti da sola la tua sorte,

di caricarti tutte le tue pene

e me lasciarmi fuori. Giuro su questo cielo,

guarda, che impallidisce ai nostri guai,

di’ pure quel che vuoi, vengo con te.

 

ROSALINDA

Ma dove andremo, dove?

 

CELIA

A cercare mio zio, nei boschi di Arden.

 

ROSALINDA

Ahimè, quale pericolo sarà

per noi ragazze, un viaggio così lungo?

La beltà tenta i ladri più dell’oro.

 

CELIA

Mi travesto da povera, da ragazza qualunque,

mi sporco il viso con la terra d’ombra;

tu fai lo stesso. E potremo viaggiare

senza indurre nessuno ad assalirci.

 

ROSALINDA

Ma non sarebbe meglio – son così alta –

che mi vestissi in tutto da uomo?

Con il mio bravo coltellaccio al fianco,

la lancia da cinghiale in pugno, e in cuore,

sia pure, ogni paura femminina,

avremo una facciata spacconesca e marziale,

come fan tanti e tanti maschioni cacasotto

che bleffano con le apparenze.E come

 

CELIA

E come

ti chiamerò, quando sarai un uomo?

 

ROSALINDA

Mi chiamerò non peggio del paggetto di Giove,

quindi, attenta a chiamarmi Ganimede.

E tu che nome vuoi?

 

CELIA

Un nome che sia emblema del mio stato.

Non più Celia, ma Aliena.

 

ROSALINDA

Senti un poco, cugina, e se cercassimo

di rubare alla corte di tuo padre

il suo buffone matto? Non sarebbe

un conforto durante il nostro viaggio?

 

CELIA

Con me andrebbe in capo al mondo. Lascia

che me lo cucini. Andiamo, su, a raccogliere

i gioielli e i quattrini, a stabilire

il momento migliore e il modo adatto

a depistare chi ci inseguirà

appena scoprono la mia fuga. E ora

andiamocene, in letizia, verso la libertà

e non verso l’esilio.

Escono.


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