Come vi piace – Atto V

Come vi piace – Atto V

(“As you like it”  1599 – 1600)

Introduzione - Riassunto

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Introduzione al teatro di Shakespeare

Elenco opere teatrali

Come vi piace - Atto V


ATTO QUINTO – SCENA PRIMA

Entrano Touchstone e Audrey.

 

TOUCHSTONE

Troveremo il momento, Audrey. Pazienza cara Audrey.

 

AUDREY

Il prete andava bene, macché. Il vecchio conta balle.

touchstone Era un farabutto, Audrey, era un lurco lo Scassatesti. A proposito, Audrey, c’è un giovanotto, qui in bosco, che vanta pretese su te.

 

AUDREY

Come no, lo so. Su me non può pretendere un fico. È lì che arriva, il pischello che dici.

 

Entra William.

 

TOUCHSTONE

Ah per me incontrare uno zotico è come andare a nozze. Sul mio onore, noi persone di spirito abbiamo molto di cui rispondere: prendiamo sempre qualcuno per i fondelli, non possiamo resistere.

 

WILLIAM

Buona sera, Audrey.

 

AUDREY

E a te la buona serata, William.

 

WILLIAM

E buona sera anche a voi signore.

 

TOUCHSTONE

E pure a te gentile amico. Copri, copri la testa. Avanti, avanti, coprila. Quanti anni hai, amico?

 

WILLIAM

Venticinque signore.

 

TOUCHSTONE

Sei già in avanti. Ti chiami William?

 

WILLIAM

William, signore.

 

TOUCHSTONE

Bel nome. Sei nato qui in bosco?

 

WILLIAM

Sissignore, graziaddio.

 

TOUCHSTONE

“Graziaddio”? Bella risposta. Sei ricco?

 

WILLIAM

Beh signore, così così.

 

TOUCHSTONE

“Così così”! Bello, bellissimo, eccellente. Anzi no, così così. Sei saggio?

 

WILLIAM

Sissignore, non mi lamento.

 

TOUCHSTONE

Dici bene perdiana. Mi torna in mente un adagio: “Il matto si crede saggio, ma il saggio sa d’esser matto”. Il filosofo pagano, quando che aveva voglia di mangiar l’uva, apriva le labbra per metterla in bocca, con ciò significando che l’uva è fatta per mangiarsi e le labbra per aprirsi. Sei innamorato di questa ragazza?

 

WILLIAM

Sissignore.

 

TOUCHSTONE

Qua la mano. Sei colto?

 

WILLIAM

Nossignore.

 

TOUCHSTONE

Allora impara questo. Avere è avere: perché l’è una figura retorica che la bevanda, versata da tazza in bicchiere, riempie questo e vuota la prima. E tutti gli scrittori convengono che ipse è lui. Perciò attento: tu non sei ipse e lui sono io.

 

WILLIAM

Lui chi, signore?

 

TOUCHSTONE

Il signore che sposa questa femmina qua. Per cui, zotico che non sei altro, abbandona – termine volgare per “lascia” – la società – “compagnia” per il contado – di questa femmina – che nella lingua corrente è “donna”. Detto tutto insieme: lascia perdere questa femmina o tu zotico crepi, o per farti capir l’antifona”muori”, o in altri termini ti spacco, ti faccio fuori, traduco la tua vita in morte, da libero ti fò servo, mi do a trattar veleni, bastoni o stocchi. T’affronto in campo aperto o ti frego con la politica, ti elimino in centocinquanta maniere. Insomma trema e sparisci.

 

AUDREY

Sii buono, William: vai.

 

WILLIAM

Buon divertimento, signore. Esce.

 

Entra Corin.

 

CORIN

Il padrone e la padrona vi stanno cercando. Venite, venite via.

 

TOUCHSTONE

Trotta Audrey, trotta Audrey. Son qua, son qua!

Escono.


ATTO QUINTO – SCENA SECONDA

Entrano Orlando e Oliver.

 

ORLANDO

Ma è possibile che ti sia preso una scuffia così, praticamente senza conoscerla? Così, la vedi e ci caschi? Ci caschi e le fai la dichiarazione? Le fai la dichiarazione e lei l’accetta? Ma allora, la vuoi proprio portare a letto?

 

OLIVER

Ma sì, che cosa importa se tutto va a rotta di collo, se lei non ha quattrini e ci conosciamo appena, se le ho fatto la corte in quattro e quattr’otto e lei m’ha accettato a volo? Dici solo con me, io amo Aliena. Dici con lei che mi ama, accetta le due cose e lasciaci la gioia di metterci assieme. Ne avrai dei vantaggi anche tu perché ti passo in donazione la casa di nostro padre e tutte le rendite che furono sue: io vivo e muoio qua, facendo il pastore.

 

ORLANDO

Affare fatto. Sposatevi pure domani. Ci penso io a invitare il Duca e tutta l’allegra brigata. Va ad avvertire Aliena, ché guarda lì, arriva la mia Rosalinda.

 

Entra Rosalinda.

 

ROSALINDA

Salve fratello!

 

OLIVER

Salve a te, sorellina. (Esce.)

 

ROSALINDA

O caro Orlando, come mi spiace vederti portare il cuore al collo!

 

ORLANDO

Veramente si tratta del braccio.

 

ROSALINDA

Ah sì? Pensavo le sgrinfie del leone t’avessero ferito il cuore.

 

ORLANDO

Ferito è senz’altro, ma da occhi di donna.

 

ROSALINDA

Te l’ha detto tuo fratello di come ho finto di svenire alla vista del fazzoletto?

 

ORLANDO

Sì, e pure d’altre e maggiori meraviglie.

 

ROSALINDA

Ah, sicuro! È tutto vero. Non ho mai visto niente di più inopinato, a parte il cozzo di due caproni e la smargiassata di Cesare quando venne, vide e vinse. Tuo fratello e mia sorella si son conosciuti e guardati, guardati e amati, amati e sospirati. Appena messisi a sospirare se ne son chiesta la ragione, e saputa la ragione han cercato il rimedio. E così passo a passo han fatto due scale che li portano a nozze, e devon salirle incontanente sennò faranno gl’incontinenti prima del matrimonio. Son proprio in furor d’amore e han bisogno d’accoppiamento. Neanche a bastonate li puoi staccare.

 

ORLANDO

Si sposano domani e io invito il Duca alla cerimonia. Però com’è amaro guardare la felicità con gli occhi altrui! Domani la mia depressione sarà forte come la gioia che penso avrà mio fratello a possedere ciò che desidera.

 

ROSALINDA

Ma allora non posso esserti utile anche domani, fingendomi Rosalinda?

 

ORLANDO

Non ce la faccio più a vivere d’illusioni.

 

ROSALINDA

Quand’è così non ti secco più con le chiacchiere. Sappi allora – e adesso parlo sul serio – che io ti considero una persona intelligente. E non lo dico perché tu mi creda intelligente in quanto so che lo sai. E neanche sto cercando di farmi stimare di più, no, mi basta quel po’ di fiducia che hai in me, che io voglia farti del bene e non trarne vantaggio. Allora ti prego di credermi, io son capace di fare cose stranissime. Da quando avevo tre anni m’ha fatto lezioni un mago, un mago molto bravo nella sua arte ma non di quelli che van condannati. Se ami davvero Rosalinda con quella passione che il tuo comportamento fa credere; allora quando tuo fratello sposa Aliena anche tu sposerai Rosalinda. So bene che guai lei sta passando, e non m’è impossibile, sempre che tu non ci veda niente di male, fartela comparire domani davanti agli occhi, in carne e ossa, e senza nessun pericolo.

 

ORLANDO

Ma che dici, parli sul serio?

 

ROSALINDA

Sì, te lo giuro sulla mia vita a cui tengo molto, anche se ti dichiaro di essere un mago. Allora, metti il vestito più bello che hai e invita gli amici, perché se davvero ti vuoi sposare anche tu domani, puoi farlo. E con Rosalinda se proprio lo vuoi. Guarda chi spunta, una mia patita col suo patito.

 

Entrano Silvio e Febe.

 

FEBE

Giovane, siete stato assai scortese

a mostrare la lettera che vi ho scritta.

 

ROSALINDA

Non me n’importa niente. Faccio apposta

a mostrarmi antipatico e scortese.

Lì c’è la vostra ombra, un pastore fedele,

badate a lui, amatelo. Vi adora.

 

FEBE

Pastore, insegna un po’ a questo ragazzo

cosa vuol dire amare.

 

SILVIO

Vuole dire

esser tutti sospiri e lacrime. E così

sono io per Febe.

 

FEBE

E io per Ganimede.

 

ORLANDO

E io per Rosalinda.

 

ROSALINDA

E io per nessuna donna.

 

SILVIO

Vuol dire essere tutti fedeltà e devozione,

e son così per Febe.

 

FEBE

E io per Ganimede.

 

ORLANDO

E io per Rosalinda.

 

ROSALINDA

E io per nessuna.

 

SILVIO

Vuole dire essere tutti fantasia,

tutti passione, tutti desideri,

tutti adorazione, rispetto e obbedienza,

tutti umiltà, pazienza e impazienza,

tutti purezza e fatica e onoranza,

come io per Febe.

 

FEBE

E io per Ganimede.

 

ORLANDO

E io per Rosalinda.

 

ROSALINDA

E invece io per nessuna.

 

FEBE (a Rosalinda)

Se è così, perché farmi una colpa se ti amo?

 

SILVIO (a Febe)

Se è così perché disprezzarmi se t’amo?

 

ORLANDO

Se è così perché te la prendi se ti amo?

 

ROSALINDA

A chi lo dici questo: “Perché ti secchi se t’amo”?

 

ORLANDO

A chi non è presente e non mi sente.

 

ROSALINDA

Per favore smettetela, ché mi par di sentire i lupi irlandesi quando ululano alla luna. (A Silvio) Se posso ti do un aiuto. (A Febe) Ti vorrei bene se potessi. Domani venite tutti assieme da me. (A Febe) Se mai sposerò una donna sposerò te, e il bello è che domani mi sposo. (A Orlando) Te ti farò contento, se mai ho fatto contento un uomo, e domani ti sposerai. (A Silvio) Farò contento anche te, se ciò che vuoi ti contenta, e domani ti sposi anche tu. (A Orlando) Se ami Rosalinda non mancare. (A Silvio) Se ami Febe non mancare. E io che non amo nessuna v’assicuro che ci sarò. Perciò statevi bene, ché le consegne ve l’ho lasciate.

 

SILVIO

Se sono vivo non mancherò.

 

FEBE

E io nemmeno.

 

ORLANDO

Io pure. Escono.


ATTO QUINTO – SCENA TERZA

Entrano Touchstone e Audrey.

 

TOUCHSTONE

Domani è il giorno felice, Audrey. Domani saremo marito e moglie.

 

AUDREY

Io ne ho una voglia che muoio. E spero non è voglia disonesta, aver voglia di diventare una donna di mondo. Ecco due paggi del Duca bandito.

 

Entrano due paggi.

 

PRIMO PAGGIO

Ben trovato, onesto signore.

 

TOUCHSTONE

Ben trovati per l’anima mia. Avanti sedete, sedetevi, e una bella canzone.

 

SECONDO PAGGIO

Ai vostri comandi. Qua, mettetevi in mezzo.

 

PRIMO PAGGIO

Vogliamo attaccare subito, senza raschi di gola e scaracchi e senza tirare fuori la scusa della rocaggine, che sono i soliti preamboli di chi piglia stecche?

 

SECONDO PAGGIO

Ma sì, ma sì, e all’unisono, neh, come due zingari su un ronzino.

(Cantano)

C’era un pischello e la su’ scagnozza,

                               Canta ehi-oh! Ehi-noninò!

                che s’infrascarono nella pannocchia,

                               a mezzo maggio, il solo bel tempo, l’unico giusto per dar l’anello,

                ehi ding-a-ding, cantano uccelli,

                ama l’amante il maggio bello.

 

                Mezzo a la segala si son mescolati,

                               Canta, ehi-oh ed ehi-noninò!

                questi bei zotici innamorati,

                               a primavera col tempo bello, l’unico adatto per l’anello,

                ehi ding-a-ding se canta l’uccello,

                aman gli amanti il tempo bello.

 

                Questa carola è nata allora,

                               Forza! Ehi-oh ed ehi-noninò!

                e canta la vita ch’è solo un fiore,

                               a metà maggio col tempo bello, il solo buono per dar l’anello,

                ehi-ding-a-ding quando canta l’uccello,

                aman gli amanti il maggio bello.

 

                Cogli, ah cogli l’attimo lesto –

                               Svegli! Ehi-oh! Ehi-noninò!

                perché l’amore va fatto presto

                               a metà maggio, il tempo più bello, il solo giusto per dare un anello,

                ehi-ding-a-ding quando canta l’uccello,

                aman gli amanti il maggio.

 

TOUCHSTONE

All’anima mia, ragazzi, la canzonetta non era granché, ma in compenso stonavate come campanacci.

 

PRIMO PAGGIO

Vi sbagliate signore mio. Il tempo l’abbiamo tenuto, il tempo mica l’abbiamo perso.

 

TOUCHSTONE

Sì invece, ve lo dico io. Non c’è dubbio ch’è tempo perso, stare a sentire una frottola così scimunita. Dio v’abbia in gloria e vi aggiusti la voce. Andiamo Audrey.

Escono.


ATTO QUINTO – SCENA QUARTA

Entrano il vecchio Duca, Amiens, Jaques, Orlando, Oliver (e) Celia.

 

IL VECCHIO DUCA

Ma tu ci credi, Orlando, che il ragazzo

può fare tutto quanto ha promesso?

 

ORLANDO

A volte credo, a volte no, come quelli

che temono sperando, e san solo che temono.

 

Entrano Rosalinda, Silvio e Febe.

 

ROSALINDA

Un altro po’ di pazienza, ribadiamo i patti.

Vossignoria conferma, che se porto

qui Rosalinda, gliela darete in moglie

al qui presente Orlando?

 

IL VECCHIO DUCA

Ma sicuro.

E con lei gli darei un regno, se l’avessi.

 

ROSALINDA

E tu la prendi, no, se te la porto?

 

ORLANDO

Certo, pure se fossi il re dei re.

 

ROSALINDA

E tu mi sposeresti, dici, se io accettassi?

 

FEBE

Sì, dovessi morire un’ora dopo.

 

ROSALINDA

Ma supponiamo che tu rifiutassi.

Allora, ti daresti al tuo pastor fedele?

 

FEBE

I patti sono questi.

 

ROSALINDA

E tu, pastore,

dici di voler Febe, se lei vuole?

 

SILVIO

Anche se lei e la morte fosser la stessa cosa.

 

ROSALINDA

Io ho promesso d’aver la soluzione

per tutti questi imbrogli. Voi, o Duca,

tenete la parola di dar via vostra figlia.

E tu la tua, Orlando, di sposarla.

E tu, Febe, la tua, di sposar me,

o, se dici di no, di sposare il pastore.

Tieni la tua parola, Silvio, che tu la sposi

se mi rifiuta. E ora mi ritiro

per appianare tutti questi “se”.

Escono Rosalinda e Celia.

 

IL VECCHIO DUCA

Ma guarda, in questo pastorello io credo

di rintracciare qualche tratto vivo

di mia figlia.

 

ORLANDO

Monsignore, io,

quando la prima volta l’ho visto, m’è sembrato

fratello alla figliola vostra. Ma,

signore, quel ragazzo è nato qui, nel bosco,

ed è stato istruito nei principi

di tutti questi studi rischiosi da un suo zio

che egli dice essere un gran mago

rimasto oscuramente chiuso in questa foresta.

 

JAQUES

Scommetto che siamo in vista d’un altro diluvio universale, e queste coppie son qua per infilarsi nell’arca. Ecco ad esempio un paio d’animali stranissimi che in tutte le lingue del mondo si chiamano pagliacci.

 

Entrano Touchstone e Audrey.

 

TOUCHSTONE

Saluti e auguri a tutti quanti.

 

JAQUES

Dategli il benvenuto, Monsignore. Costui è quel signore dal cervello pezzato che ho veduto nel bosco così spesso. Giura d’essere stato un cortigiano.

 

TOUCHSTONE

Se qualcuno ne dubita non ha che da sottopormi al giudizio di Dio. Ho ballato la pavana, ho adulato una gran dama, ho usato con gli amici la diplomazia, coi nemici la cortesia, ho buggerato tre sarti, ho litigato quattro volte e una volta sono stato a un passo dal duello.

 

JAQUES

E come l’hai rimediata?

 

TOUCHSTONE

Per la fede, ci siamo incontrati, e scoprimmo che la contesa riguardava la settima causa.

 

JAQUES

Quale settima causa? Monsignore, vi prego di apprezzare questo tipo.

 

IL VECCHIO DUCA

In effetti mi piace molto.

 

TOUCHSTONE

Dio ve ne renda merito, e altrettanto auguro a voscenza. Io mi pigio qui, eccellenza, in questa calca di copule villerecce, onde giurare e spergiurare, a seconda che imene vincoli e sangue svincoli. Una povera vergine, eccellenza, un povero essere sgraziato ma tutto mio. Una mia fantasia, eccellenza, di far mia una creatura rifiutata da tutti. Una ricca verginità dimora in una bicocca, eccellenza, come che fosse un avaro, simile ad una perla in un’ostrica puzzolente.

 

IL VECCHIO DUCA

In fede mia è sveltissimo ne’ lazzi e sentenzioso.

 

TOUCHSTONE

Come la freccia del matto eccellenza, e altri dolci vizi.

 

JAQUES

Torniamo alla settima causa. Come hai fatto a capire che il litigio toccava la settima causa?

 

TOUCHSTONE

A causa d’una smentita a sette gradini. (Sta’un po’ più composta, Audrey.) In questo modo, eminenza. Non mi garbava il taglio della barba d’un cortigiano. Costui mi manda a dire che se dicevo che il taglio era malfatto, lui invece pensava che andasse bene. Questa si chiama Ritorsione Cortese. Se io rimandavo a dire che la sua barba non andava, m’avrebbe fatto rispondere che la tagliava a piacer suo; e questo si chiama il Sarcasmo Discreto. Se di nuovo dicevo “non va”, m’invalidava il giudizio; e questa è la Risposta Maleducata. Se insistevo tuttora, “non è ben tagliata”, avrebbe risposto “non dici il vero”: e questa è la Smentita Gagliarda. Se m’intestavo a dire “non va”, avrebbe detto che mentivo; e questa è la Controbotta Provocatoria. Di questo passo s’arriva alla Smentita Indiretta e infine alla Smentita Diretta.

 

JAQUES

E tu quante volte gli hai detto che la barba era maltagliata?

 

TOUCHSTONE

Io non ebbi il coraggio di andare oltre la Smentita Indiretta, e lui non ebbe il coraggio di darmi la Smentita Diretta. Così misurammo le spade e andammo via.

 

JAQUES

Me li riassumi in ordine, adesso, i gradini della smentita?

 

TOUCHSTONE

Signore mio, noi della corte si litiga a regola d’arte, come voialtri che usate i vostri Galatei. Eccoli qua i gradini. Il primo, la Ritorsione Cortese; il secondo, il Sarcasmo Discreto; il terzo, la Risposta Maleducata; il quarto, la Smentita Gagliarda; il quinto è la Controbotta Provocatoria; il sesto la Smentita Indiretta; il settimo, quella Diretta. Ora è possibile farla franca su tutti i gradini tranne la Smentita Diretta; e pure quella si può scansare con un semplice “Se”. Una volta, ho saputo, sette giudici non riuscivano ad appianare una briga. Ma quando le parti furono faccia a faccia, a uno dei due gli viene in mente d’espettorare un semplice “Se”, come a dire “Se avete detto così, io v’ho risposto cosà”. Dopodiché si son dati la mano e giurato amore fraterno. Questo “Se” è un paciere coi fiocchi. È uno schianto quel “Se”.

 

JAQUES

Monsignore, non è proprio un tipo incredibile? È bravo così in tutto, eppure ti fa il buffone.

 

IL VECCHIO DUCA

La sua follia la usa come un cavallo da ferma. Da dietro quel simulacro spara le sue freddure.

 

Entrano Imene, Rosalinda e Celia. Musica di fondo.

 

IMENE

In cielo v’è allegria,

se la terra si quieta

e unisce in armonia.

Buon Duca, ecco tua figlia,

Imene dalle stelle la riporta

al tuo cospetto.

Ora unisci la sua mano alla mano

di chi l’ha nel suo petto.

 

ROSALINDA (al Duca)

A te mi do, perché son tua.

(a Orlando)

A te mi do, perché son tua.

 

IL VECCHIO DUCA

Se l’occhio dice il vero, sei mia figlia.

 

ORLANDO

Se l’occhio dice il vero, sei la mia Rosalinda.

 

FEBE

Se la vista e la forma sono vere,

amor mio, buona sera!

 

ROSALINDA

Se tu non sei mio padre, non ne ho.

Se non sei mio marito, non ne avrò.

Se mai sposerò donna, solo te sposerò.

 

IMENE

Silenzio, oh! Vieto la confusione.

A me por conclusione

a eventi così strani.

Voi otto, unite le mani

nel nodo d’Imene,

se il vero il vero contiene.

Tu e tu, stizza non separi.

Tu e tu siete cuore in cuore.

E tu, con lui concorda,

se non vuoi lei per signore.

Tu e tu, uniti in eterno

come maltempo e inverno.

E mentre a Imene si canta

nutritevi di domande,

e la ragione smorzi

l’incanto dei nostri incontri,

ed ogni cosa abbia fine.

 

Canzone.

 

Nozze, serto di Giunone,

                desco e letto, sacra unione,

                le città popola Imene!

                A lui dunque molto onore,

                grande onore, fama e lode!

                               Evviva Imene, dio delle città!

 

IL VECCHIO DUCA

O mia cara nipote, benvenuta!

Come fossi mia figlia, tale e quale.

 

FEBE (a Silvio)

Non mi rimangio la parola data.

Sei mio, la fedeltà con te mi affiata.

 

Entra Jaques de Boys.

 

JAQUES DE BOYS

Datemi ascolto, una parola o due.

Sono il figlio cadetto di Sir Rowland

e porto gran novelle a questo bel conclave.

Il Duca Frederick, udendo che ogni giorno

gente di gran valore fioccava in questo bosco,

mosse una grande forza, reclutata

e posta al suo comando, avendo l’intenzione

di sorprendere lì il fratello, e passarlo

a fil di spada. Però, arrivato ai bordi

di questa selva desolata, incontra

un vecchio eremita, e dopo qualche scambio

d’idee, si converte, sia dalla sua impresa

che dal mondo: rassegna la corona

al fratello bandito, e ridà i loro beni

a quelli che, con quello, aveva già esiliati.

Che tutto ciò sia vero, ve lo giuro

sulla mia vita.

 

IL VECCHIO DUCA

Benvenuto, giovane.

Porti doni magnifici alle nozze

dei tuoi fratelli: ad uno le sue terre

confiscate, e all’altro

tutta una terra, un potente ducato.

Ma, prima, concludiamo, in questo bosco,

ciò che fu concepito bene, e bene

avviato. E appresso, ciascheduno

di questa lieta accolta, che con noi

ha sofferto giornate ben dure, e notti dure,

avrà la parte sua della fortuna

che ci ritorna, ognuno secondo il rango. E intanto

dimentichiamo i titoli che cascano dai cieli

e ritorniamo ai nostri festini pastorali.

Musica, prego! E voi, spose e sposini

fate di gioia ritmi, datevi tutti ai ritmi!

 

JAQUES

Scusatemi, signore. Se v’ho sentito bene,

il Duca s’è mutato in asceta, e ha voltato

le spalle ad ogni sfarzo di corte?

 

JAQUES DE BOYS

Sì, è così.

 

JAQUES

Allora io lo raggiungo. Da questi convertiti

c’è molto da sentire e da imparare.

(al vecchio Duca)

Monsignore, vi lascio al vostro primo onore.

Voi, paziente e virtuoso, lo meritate bene.

(a Orlando)

Voi, all’amore degno d’uno tanto fedele.

(a Oliver)

Voi all’amore, alle terre, al gioco dei potenti.

(a Silvio)

Tu ad un letto a lungo voluto e meritato.

(a Touchstone)

Te, alle zuffe! Il tuo viaggio con la bella

ha viveri per uno-due mesi. E buon sollazzo!

Io non son per i balli, sono per far flanella.

 

IL VECCHIO DUCA

Jaques, resta ancora un poco.

 

JAQUES

Sì, ma non per vedere

i vostri spassi. Quello di cui Vossia mi degna

lo saprò nella vostra grotta oramai deserta. Esce.

 

IL VECCHIO DUCA

Avanti, con letizia, alle celebrazioni!

Abbiano un altrettanto lieto fine.

 

(Ballano, poi Rosalinda resta sola a dire l’Epilogo.)

 

ROSALINDA

Oggi non è di moda veder l’Epilogo in veste di donna; però, Dio mio, non è peggio d’un Prologo in giacca e pantaloni. Se è vero che a buon vino non serve frasca, è pur vero che a buona commedia non serve epilogo. Comunque, per buon vino si espone bella frasca, e così una bella commedia è più bella con un buon epilogo. E ora v’immaginate in qual grattacapo mi trovo, io che un buon epilogo non sono, né so accattivarmi la simpatia vostra per un buon lavoro? Non son mica vestito da accattone, perciò non posso accattivarmi un bel niente. Non mi resta che incantarvi, e incomincio con le dame. A me gli occhi, signore. Per il ben che volete ai maschi v’ordino di gradire, di questo lavoro, quel che più vi piace. E a voi, o maschi, per il ben che portate alle donne – dai sorrisetti mi par di capire che qui nessuno le odia – ordino che tra voi e loro lo spettacolo vi garbi. Se fossi donna darei un bacio a quei di voialtri che han barba che mi piaccia, incarnato che m’attiri, e fiato che non puzza. E son sicuro che tutte le belle barbe, le facce così così e i dolci fiati, alla mia richiesta gentile risponderanno, quando vi fò l’inchino, con un commiato cordiale.

Esce.

 


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