Enrico IV – Parte II – Atto V

Enrico IV – Parte II – Atto V

(“Henry IV, part 2” – 1598)

Introduzione - Riassunto

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Introduzione al teatro di Shakespeare

Elenco opere teatrali

Enrico IV - Parte II - Atto V


ATTO QUINTO – SCENA PRIMA

Entrano Shallow, Falstaff, Bardolph [e il paggio].

 

SHALLOW

Per il diavolo e il messale, signore, stanotte non partirete. Ehi, Davy, dico!

 

FALSTAFF

Dovete scusarmi, messer Robert Shallow.

 

SHALLOW

Io non vi scuserò, non sarete scusato, non verranno ammesse scuse, non vi è scusa che tenga, non sarete scusato. Ehi, Davy.

 

Entra Davy.

 

DAVY

Eccomi, padrone.

 

SHALLOW

Davy, Davy, Davy, Davy, vediamo un po’, Davy. Vediamo un po’, Davy, vediamo un po’. Ah sì, perdinci, William il cuoco, digli di venire. Ser John, non sarete scusato.

 

DAVY

Per la Vergine, signore, dunque, quei mandati non si possono eseguire. Inoltre, signore, lo sparticampo dobbiamo seminarlo a frumento?

 

SHALLOW

A frumento rosso, Davy. Ma il cuoco William… non ci sono dei piccioncini?

 

DAVY

Sissignore. Ecco la nota del fabbro per i ferri da cavallo e per quelli dell’aratro.

 

SHALLOW

Controlla e paga. Sir John, non sarete scusato.

 

DAVY

E poi signore, ci vuole una nuova catena per la secchia. E, padrone, volete trattenere una parte della paga di William per il sacco che ha perso l’altro giorno alla fiera di Hinckley?

 

SHALLOW

Dovrà risponderne. Qualche piccione, Davy, un paio di galline nane, un cosciotto di pecora e qualche altra cosetta gustosa, dillo al cuoco William.

 

DAVY

L’uomo di guerra si ferma tutta la notte, signore?

 

SHALLOW

Sì, Davy. Lo voglio trattare bene. Un amico a corte val più di un soldo in tasca. Bada a trattare bene i suoi uomini, Davy, sono fior di canaglie e sono capaci di mordere alle spalle.

 

DAVY

Non più di quanto siano morsi loro, signore: hanno la biancheria di un lerciume pauroso.

 

SHALLOW

Buona la  battuta, Davy. E ora all’opera, Davy.

 

DAVY

Signore, vi prego di favorire William Visor di Woncote nella sua causa contro Clement Perkes della Collina.

 

SHALLOW

Ci sono state molte lamentele, Davy, contro questo Visor. Questo Visor è un gran furfante, a quel che ne so.

 

DAVY

Sua signoria ha ragione che è un furfante, signore, però Dio non voglia, signore, che un furfante non sia un po’ favorito su raccomandazione di un amico. Un uomo onesto, signore, si può difendere da solo, un furfante no. Ho servito vossignoria fedelmente, signore, sono otto anni, e se non mi è concesso un paio di volte l’anno di raccomandare un furfante contro un onest’uomo, vuol dire che ho ben poco credito con vossignoria. Il furfante è un mio amico onesto, signore. Perciò vi prego di favorirlo.

 

SHALLOW

Basta, ti prometto che non subirà torto. Muoviti, Davy. [Esce Davy.] Dove siete, Sir John? Suvvia, suvvia, suvvia, levatevi gli stivali. Qua la mano, messer Bardolph.

 

BARDOLPH

Son felice di vedere vossignoria.

 

SHALLOW

Ti ringrazio con tutto il cuore, caro messer Bardolph. [al paggio] Benvenuto, spilungone. Venite, Sir John.

 

FALSTAFF

Vengo subito, caro messer Robert Shallow. [Esce Shallow.] Bardolph, occupati dei cavalli. [Escono Bardolph e il paggio.] Se mi segassero in pezzi, ne verrebbero fuori quattro dozzine di pertiche da eremita con la barba, com’è questo messer Shallow. È straordinario vedere la somiglianza fra il suo comprendonio e quello dei suoi servitori. Questi, a forza di starci assieme, si comportano come giudici stolti; lui, a forza di parlare con loro, si è trasformato in un servo che somiglia a un giudice. I loro spiriti sono così intimamente congiunti a forza di frequentarsi che si muovono in branco all’unisono, come altrettante oche selvatiche. Se avessi da chiedere un favore a messer Shallow, mi concilierei i suoi servi sostenendo che sono in confidenza con il padrone. Se lo dovessi chiedere ai suoi servi, lusingherei messer Shallow dicendogli che nessuno meglio di lui sa comandare i servitori. Certo è che tanto l’intelligenza quanto l’ignoranza si attaccano da una persona all’altra, come le malattie. Pertanto si deve badare a chi si frequenta. Caverò fuori da questo Shallow abbastanza materiale da tenere il principe Harry in una risata perpetua finché la moda sarà cambiata sei volte, ovverosia per quattro sessioni, ovvero per due processi per debiti, e riderà senza sospensioni. Certo, una bugia con una bestemmiuccia, e una buffonata con una faccia seria, ne fanno di effetto su uno che non ha mai avuto il mal di schiena! Oh, lo vedrete ridere finché non avrà la faccia tutta spiegazzata, come un cappotto fradicio!

 

SHALLOW [da dentro]

Ser John!

 

FALSTAFF

Vengo, messer Shallow, vengo, messer Shallow.

[Esce.]


ATTO QUINTO – SCENA SECONDA

Entra Warwick, [incontrando il] Lord Primo Giudice.

 

WARWICK

Ebbene, Lord Primo Giudice! Dove andate?

 

GIUDICE

Come sta il Re?

 

WARWICK

Assai bene. I suoi affanni sono ormai tutti finiti.

 

GIUDICE

Non è morto, spero.

 

WARWICK

Ha preso la via della natura,

E per quanto ci riguarda non è più vivo.

 

GIUDICE

Vorrei che sua maestà mi avesse portato con sé.

Il servizio leale che gli ho reso in vita

mi lascia indifeso da ogni attacco.

 

WARWICK

Invero penso che il giovane Re non vi ami.

 

GIUDICE

Io lo so, e armo me stesso

a dare il benvenuto alla nuova situazione

che non può essermi più nemica

di come già l’immagino nella fantasia.

 

Entrano [i principi] John [di Lancaster], Thomas [di Clarence] e Humphrey [di Gloucester, con Westmoreland].

 

WARWICK

Ecco giungere la triste progenie del defunto Harry.

Oh se Harry vivo avesse il carattere

del peggiore di questi tre uomini!

Quanti nobili allora conserverebbero la loro posizione

che devono ammainare le vele dinanzi a spiriti volgari!

 

GIUDICE

O Dio, temo che tutto sarà sovvertito!

 

LANCASTER

Buongiorno, cugino Warwick, buongiorno a voi.

 

GLOUCESTER, CLARENCE

Buongiorno, cugino.

 

LANCASTER

Ci incontriamo

come uomini che hanno dimenticato l’uso della parola.

 

WARWICK

No, lo ricordiamo ma il nostro soggetto

è troppo triste per poterne parlare.

 

LANCASTER

Be’, pace a colui che ci ha resi tristi.

 

GIUDICE

Pace a noi, che non si diventi più tristi.

 

GLOUCESTER

Mio buon signore, avete perduto un vero amico,

e oso giurare che il vostro volto addolorato

non è un prestito, ma di sicuro è il vostro.

 

LANCASTER

Nessuno è sicuro del favore che troverà,

voi però siete colui che ha speranza più fredda.

Ciò mi rende più triste. Vorrei fosse altrimenti.

 

CLARENCE

Be’, ora dovete parlare gentilmente a Sir John Falstaff,

il che, dato il vostro grado, è nuotare controcorrente.

 

GIUDICE

Cari principi, quel che ho fatto fu onorevole,

vi fui tratto dall’imparzialità dell’animo,

e mai mi vedrete mendicare ignominiosamente

una grazia che è già negata in anticipo.

Se la verità e la coscienza limpida non mi serviranno

mi recherò dal Re mio signore che è morto,

e gli dirò chi mi ha mandato da lui.

 

WARWICK

Arriva il Principe.

 

Entra il Principe [ora nelle vesti di re Enrico V] e Blunt.

 

GIUDICE

Buongiorno e Dio salvi vostra maestà!

 

RE

Questa veste spendida e nuova, la maestà,

non mi sta comoda come voi pensate.

Fratelli, alla vostra tristezza unite qualche paura.

Questa è la corte inglese, non quella turca.

Non Amurat succede ad Amurat

bensì Harry a Harry. Eppure siate tristi, cari fratelli,

poiché, in fede mia, ciò molto vi si addice.

Il dolore appare in voi tanto regale

che anch’io adotterò fino in fondo questa maniera

e lo porterò nel cuore. Dunque, siate tristi,

ma non consideratelo in misura maggiore, buoni fratelli,

di un peso condiviso che tutti sopportiamo.

Quanto a me, per il cielo, potete stare certi

che sarò per voi un padre oltre che un fratello.

Portatemi il vostro amore, io porterò i vostri affanni.

Eppure  piangete che Harry è morto, lo farò anch’io,

ma è vivo lo Harry che muterà ciascuna

delle vostre lacrime in ore di felicità.

 

PRINCIPI

Altro non ci aspettiamo da vostra maestà.

 

RE

Mi guardate tutti stranamente.

[Al Primo Giudice]                             Voi soprattutto.

Siete sicuro, credo, che non vi amo.

 

GIUDICE

Sono sicuro che, se son giudicato equamente,

vostra maestà non ha nessuna giusta ragione di odiarmi.

 

RE

No? Come può un principe

con le mie grandi aspirazioni dimenticare

le gravi offese che mi avete fatto? Ma come!

redarguire, rimproverare e imprigionare brutalmente

l’erede diretto al trono d’Inghilterra! Non è nulla?

È cosa che si può lavare nel Lete e dimenticare?

 

GIUDICE

Allora rappresentavo la persona di vostro padre.

Il simbolo del suo potere era in me riposto.

E mentre amministravo la sua legge

e mi adoperavo nell’interesse di tutti,

piacque a vostra altezza dimenticare il mio grado,

la maestà e il potere di giustizia e legge,

l’immagine del Re che rappresentavo,

e mi percuoteste sul seggio stesso della giustizia.

Perciò, come contro uno che attentasse a vostro padre,

diedi arditamente corso alla mia autorità

e vi misi in prigione. Se l’azione fu ingiusta,

sareste contento, ora che portate la corona,

se un vostro figlio spregiasse i vostri decreti?

Se cacciasse la giustizia dal vostro seggio sovrano?

Se ostacolasse la legge e spuntasse la spada

che protegge la pace e sicurezza della vostra persona?

Di più, se disprezzasse la vostra immagine augusta,

e deridesse le azioni di un vostro rappresentante?

Chiedete ai vostri pensieri di re, fate vostro il caso.

Siate ora il padre e immaginate un figlio,

udite la vostra dignità tanto profanata,

vedete le vostre leggi severe tanto dileggiate,

figuratevi disprezzato così da un figlio,

e poi immaginate che io prenda la vostra parte

e col vostro potere faccia tacere vostro figlio.

Dopo aver pacatamente riflettuto, giudicatemi,

e, in quanto re, dite dal vostro stato

cosa ho fatto che non si addica al mio posto,

alla mia persona o alla maestà del mio sovrano.

 

RE

Siete la giustizia stessa, e ben considerate.

Pertanto continuate a portare la spada e la bilancia.

E io spero che i vostri onori si accrescano

e che possiate vivere fino a vedere un figlio mio

offendervi e obbedirvi, come me.

Così vivrò per ripetere le parole di mio padre;

“Son fortunato ad avere un uomo tanto ardito

che osa far giustizia sopra il mio stesso figlio,

e non meno fortunato, di avere un figlio

che rimetta la propria grandezza in questo modo

nelle mani della giustizia”. Voi mi metteste in prigione.

Per questo io metto nelle vostre mani

la spada senza macchia che eravate solito portare,

con questo monito, che voi la usiate

con lo stesso spirito ardito, giusto e imparziale

che mostraste con me. Ecco la mia mano.

Sarete come un padre alla mia giovinezza.

La mia voce parlerà come suggerirete al mio orecchio,

e io inchinerò e sottoporrò i miei intenti

alle vostre indicazioni sagge e esperte.

Voi principi tutti, credetemi, vi imploro,

mio padre è sceso selvatico nella fossa

perché nella sua tomba giacciono le mie sregolatezze,

e con il suo animo io sobrio sopravvivo

per deludere le aspettative del mondo,

per smentire le profezie e per cancellare

la fama malvagia, che mi ha giudicato

secondo l’apparenza. In me il flusso del sangue

è scorso fin qui con orgoglio e vanità.

Ora si volge e rifluisce nel mare,

dove si mescolerà alla regalità dei flutti

per scorrere d’ora innanzi con solenne maestà.

Convochiamo l’alta corte del nostro parlamento.

E scegliamo membra di saggezza così nobile

che il grande corpo del nostro stato possa procedere

a parità con la nazione meglio governata;

che la guerra o la pace, o entrambe insieme,

siano cose a noi consuete e familiari,

e in esse voi, padre, avrete massima parte.

Avvenuta la nostra incoronazione, convocheremo,

come già dissi, tutta la nobiltà.

E, se Dio acconsente ai miei buoni propositi,

né principe né pari avrà motivo di volere

la vita felice di Harry un solo giorno più breve! Escono.


ATTO QUINTO – SCENA TERZA

Entra Sir John [Falstaff], Shallow, Silence, Davy, Bardolph e il paggio.

 

SHALLOW

No, dovete vedere il mio frutteto, dove, sotto la pergola, mangeremo le mele ranette dell’anno scorso che ho innestato io stesso, con un piatto di semi di finocchio, e così via. Venite, cugino Silence. E poi a letto.

 

FALSTAFF

Perdio, avete qui una bella casa, e una casa ricca.

 

SHALLOW

Nuda, nuda, nuda. Tutti poveracci, Sir John, tutti poveracci. Vergine santa, aria buona. Apparecchia, Davy, apparecchia, Davy. Così, bravo, Davy.

 

FALSTAFF

Questo Davy vi serve per molte cose. Vi fa da servo e da fattore.

 

SHALLOW

Un buon servitore, un buon servitore, Sir John, un ottimo servitore. Sacramento, ho bevuto troppo a cena. Un buon servitore. Sedetevi, sedetevi. Venite, cugino.

 

SILENCE

Ah, buon uomo, dice lui, noi

[Canta]

“Non faremo che mangiare, e star contenti,

e lodare Dio per l’annata allegra,

quando la carne val poco e le femmine tanto

e i ragazzi robusti girano per di qua e per di là

tanto allegramente,

e tutto il tempo tanto allegramente”.

 

FALSTAFF

Ecco un cuore allegro! Caro messer Silence, fra un momento vi ricambierò bevendo alla vostra salute.

 

SHALLOW

Davy, versa del vino a messer Bardolph.

 

DAVY

Buon signore, sedete, sarò subito da voi. Gentilissimo signore, sedete. Messer paggio, buon messer paggio, sedete. Buon pro vi faccia! Quel che manca di carne lo avremo di vino. Dovete portare pazienza, quel che conta è il cuore.

[Esce.]

 

SHALLOW

State allegro, messer Bardolph, e, mio soldatino laggiù, stai allegro.

 

SILENCE [canta]

“Sta’ allegro, sta’ allegro, ha tutto mia moglie,

ché le donne brontolano, piccole e grandi.

È allegra la sala quando ballan le barbe,

e ben venga l’allegro Carnevale.

Sta’ allegro, sta’ allegro”.

 

FALSTAFF

Non avrei mai pensato che messer Silence fosse uomo di tale nerbo.

 

SILENCE

Chi, io? Sono stato alticcio due volte e un’altra prima d’ora.

 

Entra Davy.

 

DAVY [a Bardolph]

Ecco a voi un piatto di mele ranette.

 

SHALLOW

Davy!

 

DAVY

Vossignoria! [a Bardolph] Sono subito da voi. – Un bricco di vino, signore?

 

SILENCE [canta]

“Un bricco di vino che è brusco e fino,

e bevo al mio amorino,

e un cuore allegro a lungo sta vivo”.

 

FALSTAFF

Ben detto, messer Silence.

 

SILENCE

Se siamo allegri, ora arriva il bello della notte.

 

FALSTAFF

Salute e lunga vita a voi, messere Silence.

 

SILENCE [canta]

“Riempite il gotto, e dateci sotto,

fino in fondo anche un miglio ne svuoto”.

 

SHALLOW

Benvenuto, galantuomo Bardolph. Se ti manca qualcosa e non la chiedi, tanto peggio per te! [al paggio] Benvenuto, mio ladruncolo piccino piccino, e ancora benvenuto davvero. Berrò alla salute di messer Bardolph e a tutti i cabileros che girano per Londra.

 

DAVY

Spero di vedere Londra una volta prima di morire.

 

BARDOLPH

Se ci vediamo lì, Davy…

 

SHALLOW

Sacramento, insieme vi scolerete un quarto, eh! Non è così, messer Bardoph?

 

BARDOLPH

Certo signore, anche due.

 

SHALLOW

Dio buono, grazie. Questo manigoldo non ti lascerà più, stai pur certo. Non si tirerà indietro, è di razza buona.

 

BARDOLPH

E io, signore, non lascerò lui.

Qualcuno bussa alla porta.

 

SHALLOW

Ecco, ha parlato un re. Non fatevi mancare niente. State allegri. Vedete chi è alla porta, ehi! Chi bussa?

[Esce Davy.]

 

FALSTAFF [a Silence, vedendolo bere]

Ecco, ora sì che mi fate giustizia.

 

SILENCE [canta]

“Fammi giustizia,

Fammi cavaliere.

Samingo”.

Non è così?

 

FALSTAFF

È così.

 

SILENCE

È così? Be’, allora ammettete che un vecchio qualcosa può fare.

 

[Entra Davy.]

 

DAVY

Se piace a vossignoria, c’è un certo Pistol che porta notizie da corte.

 

FALSTAFF

Da corte! Fallo entrare.

Entra Pistol.

Che c’è, Pistol?

 

PISTOL

Sir John, Dio vi abbia in grazia!

 

FALSTAFF

Qual vento ti porta, Pistol?

 

PISTOL

Non certo un vento cattivo, di quello che non fa bene a nessuno. Dolce cavaliere, sei ora uno degli uomini più grandi del reame.

 

SILENCE

Per la Madonna, certo che lo è, a parte il compare Puff di Barson.

 

PISTOL

Puff un corno, vil rinnegato codardo!

Sir John, sono il tuo Pistol e il tuo amico,

e a rotta di collo son galoppato qui a cavallo,

e novità ti porto e gioie fortunate

e tempi d’oro e impagabili buone nuove.

 

FALSTAFF

Ti prego, riferiscile da uomo di questo mondo.

 

PISTOL

Me ne fotto del mondo, e dei vili mondani!

Ti parlo d’Africa e di auree gioie.

 

FALSTAFF

O vil cavaliere assiro, quali son queste notizie?

Fa’ che re Cophetua ne conosca la sostanza.

 

SILENCE [canta]

“E Robin Hood, Scarlet e John”.

 

PISTOL

Oseranno dei cani bastardi da letamaio

confrontar gli Eliconii?

Le buone nuove saranno disprezzate?

Ma allora, Pistol, poni in grembo alle Furie la testa.

 

SHALLOW

Galantuomo, non conosco il vostro rango.

 

PISTOL

Ebbene, ciò è degno di lamento.

 

SHALLOW

Scusatemi, signore. Se venite, signore, con notizie da corte, mi pare che vi siano solo due possibilità; dirle, o tacerle. Sapete, signore, ho una certa autorità, conferitami dal Re.

 

PISTOL

Da quale re, babbeo? Parla, o morrai!

 

SHALLOW

Da re Harry.

 

PISTOL

Harry quarto, o quinto?

 

SHALLOW

Harry quarto.

 

PISTOL

Me ne fotto della tua autorità!

Sir John, il tuo tenero agnellino è ora re.

Harry quinto, ecco chi conta. Dico il vero.

Se Pistol mente, fa’ così, fammi le fiche,

come ad uno sbruffone di spagnolo.

 

FALSTAFF

Cosa, il vecchio Re è morto?

 

PISTOL

Come un chiodo nell’uscio. Quel che dico è vero.

 

FALSTAFF

In marcia, Bardolph! Sella il mio cavallo. Messer Robert Shallow, scegli l’incarico che vuoi nel regno, è tuo. Pistol, ti caricherò e ricaricherò di onori.

 

BARDOLPH

O giorno di gioia!

Non scambierei questa fortuna con un cavalierato.

 

PISTOL

Vi porto buone nuove, nevvero?

 

FALSTAFF

Accompagnate a letto messer Silence. Messer Shallow, anzi Lord Shallow – puoi essere quel che vuoi, sono intendente della fortuna – mettiti gli stivali. Cavalcheremo tutta la notte. O dolce Pistol! Via, Bardolph! [Esce Bardolph.] Vieni, Pistol, dimmi di più e intanto pensa a qualche richiesta che ti faccia comodo. Gli stivali, messer Shallow, gli stivali. So che il giovane Re è in pena per la mia assenza. Prendiamo i cavalli a chi capita; le leggi dell’Inghilterra ora le comando io. Beati quelli che sono stati miei amici, o guai al Lord Primo Giudice!

 

PISTOL

Vili avvoltoi gli rodano i polmoni!

“Dov’è la vita” dicono “che facevo un tempo?”.

Eccola qui. Benvenuti, giorni belli! Escono.


ATTO QUINTO – SCENA QUARTA

Entrano un agente parrocchiale e tre o quattro sbirri [trascinandosi dietro l’ostessa Quickly e Doll Tearsheet].

 

OSTESSA

No, furfante scellerato, vorrei che Dio mi facesse morire pur di vederti impiccato. Mi hai slogato la spalla.

 

AGENTE

I sergenti me l’hanno consegnata, e farà una bella scorpacciata di frustate, può star certa. Uno o due uomini sono stati uccisi a causa sua.

 

DOLL

Perticone, perticone infame, tu menti. Ti dico una cosa, farabutto dannato con quella faccia di trippa, se ‘sto pupo che porto addosso mi abortisce, sarebbe meglio per te che tu le avessi suonate a tua madre, farabutto, faccia di carta.

 

OSTESSA

Gesù, se fosse qui Sir John! Questa sarebbe davvero una giornata di sangue per qualcuno. Ma Dio voglia che il frutto del suo ventre abortisca!

 

AGENTE

Se succede, avrai di nuovo una dozzina di cuscini. Ora ne hai solo undici. Forza, vi ordino a tutt’e due di venire con me, perché l’uomo che avete malmenato tra voi e Pistol è morto.

 

DOLL

Te lo dico io, tu ometto da incensiere, che ti faccio riempire di botte per questa storia – vagabondo d’un moscone blu, morto di fame d’un lurido acchiappaputtane: se non te le faccio suonare, rinuncio a portar sottane.

 

AGENTE

Forza, forza, cavalleressa errante, muoviti.

 

OSTESSA

O Dio, che il diritto debba sopraffare la forza! Be’, chi sopporta si dà pace.

 

DOLL

Avanti, pezzente, avanti, portami da un giudice.

 

OSTESSA

Sicuro, avanti, cagnaccio morto di fame.

 

DOLL

Compare faccia di morto, compare quattr’ossa!

 

OSTESSA

Tu scheletro, tu!

 

DOLL

Avanti, stecchino, avanti, carogna.

 

AGENTE

Benissimo. [Escono.]


ATTO QUINTO – SCENA QUINTA

Entrano inservienti che stendono per terra delle stuoie.

 

PRIMO INSERVIENTE

Altre stuoie, altre stuoie.

 

SECONDO INSERVIENTE

Le trombe hanno suonato due volte.

 

TERZO INSERVIENTE

Saranno le due prima che arrivano dall’incoronazione. Svelti, svelti. [Escono.]

 

Suonano le trombe, e il Re e il suo seguito passano sul palcoscenico. Dopo entrano Falstaff, Shallow, Pistol, Bardolph e il paggio.

 

FALSTAFF

Statemi qui accanto, messer Shallow, vi procurerò il favore del Re. Gli strizzerò l’occhio quando passa e osservate bene che faccia mi farà.

 

PISTOL

Mio caro cavaliere, Dio benedica i tuoi polmoni.

 

FALSTAFF

Vieni qui, Pistol; stammi alle spalle. Oh, avessi avuto il tempo di fare delle nuove livree, ci avrei speso le mille sterline che mi avete prestato. Ma non importa; quest’aria scalcagnata va meglio. Fa capire lo zelo che avevo di vederlo.

 

SHALLOW

Proprio così.

 

FALSTAFF

Rivela la sincerità del mio affetto.

 

PISTOL

Proprio così.

 

FALSTAFF

La mia devozione…

 

PISTOL

Proprio così, proprio così, proprio così.

 

FALSTAFF

Come dire che ho cavalcato giorno e notte, e non ho deliberato, non ho pensato, non ho avuto la pazienza di cambiarmi…

 

SHALLOW

È meglio così, certo.

 

FALSTAFF

Ma son qui sporco per il viaggio, sudando tutto dal desiderio di vederlo, senza pensare a nient’altro, mettendo ogni altro affare nel dimenticatoio, come se non ci fosse null’altro da fare che vederlo.

 

PISTOL

È semper idem, poiché obsque hoc nihil est. È tutto in ogni sua parte.

 

SHALLOW

Proprio così, invero.

 

PISTOL

Mio cavaliere, infiammerò il tuo nobile fegato,

e ti farò infuriare.

La tua Doll, l’Elena dei tuoi nobili pensieri,

è in vile guardina e contagiosa galera,

ivi trascinata

da mano assai meccanica e sozzissima.

Tu da sua tana d’ebano ridesta la vendetta

con il serpente della cruda Aletto.

Ché Doll è dentro. Pistol favella il vero.

 

FALSTAFF

Io la libererò.

 

PISTOL

Laggiù ha ruggito il mare, clangor di trombe suona.

 

[Suonano le trombe.] Entra il Re e il seguito [, fra cui il Lord Primo Giudice.]

 

FALSTAFF

Dio salvi la tua grazia, re Hal, mio Hal regale!

 

PISTOL

I cieli ti proteggano e ti conservino, regale rampollo della fama!

 

FALSTAFF

Dio ti salvi, caro il mio ragazzo!

 

RE

Lord Primo Giudice, parlate a quell’uomo stolto.

 

GIUDICE

Avete cervello? Sapete quel che dite?

 

FALSTAFF

Mio Re! Mio Giove! Parlo a te, cuor mio!

 

RE

Non ti conosco, vecchio. Inginocchiati e prega.

Quanto male si addicono i capelli bianchi a un buffone!

Ho a lungo sognato un uomo come te,

così gonfio di crapula, così vecchio, così blasfemo,

ma ora, risvegliandomi, quel sogno lo disprezzo.

In futuro riduci il corpo, accresci l’onestà.

Lascia le gozzoviglie. Sappi che la tomba sbadiglia

per te tre volte più ampia che per altri.

Non rispondermi con uno scherzo sciocco.

Non presumere che io sia quello che ero,

poiché Dio sa, e il mondo lo vedrà,

che ho ripudiato il me stesso di un tempo.

Così ripudierò chi mi fu compagno.

Quando sentirai che io sono quale fui,

cercami, e tu sarai quel che sei stato,

tutore e fomentatore dei miei bagordi.

Fino ad allora io ti metto al bando, pena la morte,

come ho bandito gli altri miei corruttori;

non avvicinarti a meno di dieci miglia da noi.

Una rendita vitalizia vi procurerò

perché la penuria non vi spinga al male.

E se sapremo che vi siete riformati,

secondo le vostre capacità e qualità

vi promuoveremo. Sia vostra cura, mio Lord,

provvedere all’esecuzione delle nostre parole.

Si proceda. [Escono il Re e il seguito.]

 

FALSTAFF

Messer Shallow, vi devo mille sterline.

 

SHALLOW

Sì, per la Vergine, Sir John, e vi prego di ridarmele da portare a casa.

 

FALSTAFF

Questo sarà difficile, messer Shallow. Non rattristatevene però. Mi manderà a chiamare in privato. Capite, deve comportarsi così davanti al mondo. Non temete per la vostra carriera, sarò pur sempre colui che vi farà grande.

 

SHALLOW

Non vedo bene come, a meno che non mi diate il vostro farsetto e mi imbottiate di paglia. Vi imploro, caro Sir John, datemi cinquecento delle mie mille.

 

FALSTAFF

Signore, manterrò la parola data. Quel che avete udito non è che una verniciatura.

 

SHALLOW

Una verniciatura in cui temo resterete invischiato da morire, ser John.

 

FALSTAFF

Non temete le sbandierate. Venite a pranzare con me. Vieni, luogotenente Pistol, vieni, Bardolph. Mi manderà a chiamare appena è sera.

 

Entra il [Lord Primo] Giudice e il principe John [di Lancaster, con guardie].

 

GIUDICE

Andate, conducete Sir John Falstaff in carcere, alla Fleet.

Con lui portate tutti i suoi compagni.

 

FALSTAFF

Mio signore, mio signore…

 

GIUDICE

Non posso parlare ora. Vi sentirò presto.

Portateli via.

 

PISTOL

“Se fortuna me tormenta, sperare me contenta”.

Escono [tutti tranne il principe John e il Primo Giudice].

 

LANCASTER

Mi piace questo equo procedere del Re.

Egli desidera che i suoi compagni d’un tempo

siano trattati tutti con molta larghezza,

ma tutti sono banditi finché le loro parole

appariranno al mondo più sagge e più discrete.

 

GIUDICE

Così è stato.

 

LANCASTER

Il Re, signore, ha convocato il parlamento.

 

GIUDICE

Infatti.

 

LANCASTER

Scommetterei che prima che l’anno finisce

porteremo in Francia le spade della guerra civile

e il furore natio. Ho udito un uccellino cantar così

e il Re, penso, quella musica gradì.

Venite, andiamo? [Escono.]


EPILOGO

[Recitato da un ballerino]

 

Prima il mio timore, poi la mia riverenza, in ultimo le mie parole.

Il mio timore è la vostra insoddisfazione; la mia riverenza è il mio dovere; e le mie parole sono il chiedervi perdono. Se ora vi aspettate un bel discorso, mi rovinate, perché quello che ho da dire è di mia fattura, e quello che dovrei dire temo sia la mia disfatta. Ma veniamo al punto, e con ciò al rischio. Sappiate dunque, e lo sapete benissimo, che di recente mi sono trovato qui alla fine di un lavoro che non vi è piaciuto, a chiedervi pazienza per esso e a promettervene uno migliore. Era mia intenzione infatti ripagarvi con questo, il quale se anch’esso fa fiasco come un’impresa sfortunata, io manco alla promessa e faccio fallimento, e voi, gentili creditori miei, ci perdete. Qui vi ho promesso che sarei venuto, e qui affido la mia persona alla vostra generosità. Fatemi un qualche sconto e io vi pagherò qualcosa e, come la maggior parte dei debitori, vi farò un’infinità di promesse.

Se la mia lingua non riesce a convincervi di lasciarmi libero, forse mi comanderete di usare le gambe? Ma questo sarebbe un rimborso ben leggero, se mi sdebitassi ballando. Tuttavia una coscienza tranquilla farà di tutto per dare soddisfazione, e così io. Tutte le dame qui presenti mi hanno perdonato. Se i signori non lo fanno, allora i signori non vanno d’accordo con le dame, cosa che non si è mai vista in una consimile assemblea.

Un’altra parola, se permettete. Se non siete troppo sazi di carne grassa il nostro umile autore continuerà la storia, con dentro Sir John, e vi farà divertire con la bella Caterina di Francia. Paese nel quale, per quel che ne so, Falstaff sarà ucciso da una sudata, a meno che non sia stato già ucciso dai vostri giudizi severi, poiché Oldcastle morì martire, e questo qui non è lui. La mia lingua è stanca. Quando lo saranno anche le mie gambe, vi darò la buona notte, e perciò mi inginocchio davanti a voi, ma invero onde pregare per la Regina.


Enrico IV – Parte II

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Introduzione al teatro di Shakespeare

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