Enrico IV – Parte II – Atto III

Enrico IV – Parte II – Atto III

(“Henry IV, part 2” – 1598)

Introduzione - Riassunto

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Introduzione al teatro di Shakespeare

Elenco opere teatrali

Enrico IV - Parte II - Atto III


ATTO TERZO – SCENA PRIMA

Entra il Re in vestaglia, solo [con un paggio].

 

RE

Va’ a chiamare i Conti di Surrey e Warwick,

Ma, prima di venire, che leggano questa lettera

e la meditino bene. Affrettati.

[Esce il paggio.]

Quante migliaia dei miei sudditi più poveri

a quest’ora dormono! O sonno, dolce sonno,

tenera nutrice di natura, come ti ho spaventato,

che più non vuoi appesantire le mie palpebre

e affondare i miei sensi nell’oblio?

Perché, sonno, ti corichi in tuguri fumosi,

steso su pagliericci scomodi,

conciliato da mosche ronzanti al tuo sopore,

piuttosto che nelle sale profumate dei grandi,

sotto i baldacchini del lusso e dello sfarzo,

e blandito dal suono delle melodie più dolci?

O torpido dio, perché ti corichi con gli umili

in letti sordidi, e fai del giaciglio regale

una guardiola o campanella d’allarme?

Forse che tu, sull’albero alto e vertiginoso,

non chiudi gli occhi al mozzo e gli addormenti il cervello

nella culla dei cavalloni prepotenti

e nelle folate turbinose dei venti,

che afferrano le onde brutali per la cima,

arricciandone le teste mostruose e appendendole

con clamore assordante fra nubi fuggenti,

sicché il tumulto desta anche la morte?

Puoi tu, sonno ingiusto, donare il tuo riposo

al figlio del mare fradicio in un’ora così tremenda,

e invece nella notte più calma e più silente,

a cui si aggiungono tutti i mezzi e arredi adatti,

negarlo a un re? Dunque, o felici poveri, riposate!

Inquiete giacciono le teste coronate.

 

Entrano Warwick, Surrey e Sir John Blunt.

 

WARWICK

Molte volte buongiorno a vostra maestà!

 

RE

È già buongiorno, signori?

 

WARWICK

È l’una passata.

 

RE

Dunque buongiorno a tutti voi, signori.

Avete considerato la lettera che vi ho mandato?

 

WARWICK

L’abbiamo fatto, maestà.

 

RE

Allora sapete quanto il corpo del nostro regno

è marcio, che malattie vi crescono rigogliose,

e con quale pericolo, vicine al suo stesso cuore.

 

WARWICK

È solo come un corpo ancora indisposto

che può essere restituito all’antico vigore

con buoni consigli e alcune medicine.

Lord Northumberland sarà presto smorzato.

 

RE

Dio! se si potesse leggere il libro del destino,

e vedere il rivolgimento dei tempi

spianare le montagne, e il continente,

stanco di solidità e fermezza, sciogliersi

nel mare! E altre volte vedere la cintura

di spiagge dell’oceano star troppo larga ai fianchi

di Nettuno; e come le beffe e i mutamenti

del caso colmino la coppa dell’instabilità

con liquori diversi! Ah, se ciò si vedesse,

il giovane più felice, mirando il suo cammino,

i pericoli scampati, le croci che lo attendono,

chiuderebbe quel libro e si disporrebbe a morire.

Non sono passati nemmeno dieci anni

dacché Riccardo e Northumberland, grandi amici,

banchettavano insieme, e solo due anni dopo

erano in guerra. Sono appena otto anni

che questo Percy era l’uomo più prossimo al mio cuore,

come un fratello si adoperava nelle mie imprese

e deponeva il suo amore e la sua vita ai miei piedi:

sì, per me, fin sotto gli occhi di Riccardo

lo disfidava. Ma chi di voi era presente –

[A Warwick] voi, cugino Nevil, se ricordo bene –

quando Riccardo, gli occhi colmi di lacrime,

contraddetto e insultato da Northumberland,

pronunciò queste parole, che ora appaiono profetiche:

“Northumberland, tu scala con la quale

mio cugino Bolingbroke ascende al mio trono”

(sebbene allora, Dio lo sa, io non avessi tale intento,

se non che la necessità tanto piegò lo stato

che la grandezza e io fummo costretti a baciarci),

“Verrà un tempo”, lui proseguì, “verrà

un tempo in cui il lurido peccato, rafforzandosi,

scoppierà come un bubbone marcio”. E continuò,

annunciando la condizione di questi nostri tempi

e la rottura della nostra amicizia.

 

WARWICK

Vi è una storia nella vita di tutti gli uomini,

che riproduce le forme dei tempi passati,

osservando la quale, un uomo può predire,

con buona approssimazione, gli eventi principali

non ancora venuti alla luce, raccolti come sono

nello scrigno dei loro semi e inizi fiochi.

Tali eventi divengono la prole e nidiata del tempo,

e per il carattere necessario di questo sviluppo

 

RE

Riccardo poté indovinare a perfezione

che il grande Northumberland, allora a lui infedele,

da quel seme sarebbe cresciuto a maggiore infedeltà,

la quale non avrebbe trovato terreno in cui allignare

se non in voi.

 

RE

Queste cose sono dunque necessità?

Affrontiamole allora come necessità.

Proprio questa parola adesso fa appello a noi.

Dicono che il Vescovo e Northumberland

sono forti di cinquantamila uomini.

 

WARWICK

Non può essere, signore.

La fama raddoppia, come la voce e l’eco,

il numero di ciò che si teme. Piaccia a vostra grazia

andare a letto. Per l’anima mia, signore,

le forze che avete già inviato sul campo

conquisteranno con grande facilità questa preda.

Per confortarvi ancor più, ho ricevuto

prove sicure che Glendower è morto.

Vostra maestà è malata da due settimane,

e questi orari inopportuni non possono che aggravare

la vostra condizione.

 

RE

Accetterò il consiglio.

E se mai questa guerra intestina fosse terminata

vorremmo, cari signori, andare in Terrasanta.

Escono.


ATTO TERZO – SCENA SECONDA

Entrano il giudice Shallow e il giudice Silence [con Muffa, Ombra, Porro, Fiacco, Torello].

 

SHALLOW

Venite, venite, venite, signore. Datemi la vostra mano, signore, datemi la vostra mano, signore. Per la croce, proprio mattiniero! Dunque come sta il mio caro cugino Silence?

 

SILENCE

Buon giorno, caro cugino Shallow.

 

SHALLOW

E come sta mia cugina la vostra compagna di letto? E la bellissima figlia vostra e mia, Ellen la mia figlioccia?

 

SILENCE

Ahimè, cugino Shallow, nera come un merlo!

 

SHALLOW

Per il sì e per il no, signore, scommetto che mio cugino William è diventato un bravo studente. È sempre a Oxford, non è così?

 

SILENCE

Infatti, signore, a mie spese.

 

SHALLOW

Allora dovrà presto iscriversi ai Collegi di Legge. Io ai miei tempi sono andato al Clement’s Inn, dove penso parlino ancora di quella testa matta di Shallow.

 

SILENCE

Allora, cugino, vi chiamavano Shallow l’ardente.

 

SHALLOW

Per la messa, mi chiamavano di tutto. E ne avrei combinate di tutti i colori, anche, e senza fermarmi a mezza strada. C’eravamo io e il piccolo John Doit dello Staffordshire e George Barnes il nero e Francis Pickbone e Will Squele, che veniva dai Cotswold; in tutte le scuole di legge non si sono più visti quattro scalmanati così. E vi dirò che sapevamo dove trovare la roba buona, e avevamo le migliori fra tutte a disposizione. Allora Jack Falstaff, oggi Sir John, era un ragazzo e paggio del Duca di Norfolk, Thomas Mowbray.

 

SILENCE

È lo stesso Sir John, cugino, che viene fra poco per arruolare soldati?

 

SHALLOW

Lo stesso Sir John, proprio lo stesso. Gli vidi spaccare la testa a Scoggin all’ingresso del Collegio, quando era un monello non più alto di così. E quello stesso giorno me le sono date con un certo Sansone Stoccafisso, fruttivendolo, dietro al Gray’s Inn. Gesù, Gesù, i giorni matti che ho vissuto! E pensare quante mie vecchie conoscenze sono morte!

 

SILENCE

Li seguiremo anche noi, cugino.

 

SHALLOW

Certo, è certo, sicurissimo, sicurissimo. La morte, come dice il salmista, è certa per tutti, tutti devono morire. Quanto viene un buon paio di manzi alla fiera di Stamford?

 

SILENCE

In verità, non ci sono stato.

 

SHALLOW

La morte è certa. Il vecchio Double tuo concittadino è ancora vivo?

 

SILENCE

Morto, amico mio.

 

SHALLOW

Gesù Gesù, morto! Tirava bene coll’arco, e adesso è morto! Aveva buona mira. Giovanni il Magro gli voleva un gran bene, e scommetteva parecchio su di lui. Morto! Sapeva far centro a duecentocinquanta passi, e poteva arrivare con una freccia grossa a duecentottanta-trecento passi, che faceva bene al cuore vederlo. E una ventina di pecore quanto viene oggi?

 

SILENCE

Secondo come sono. Una ventina di pecore buone può valere dieci sterline.

 

SHALLOW

Dunque il vecchio Double è morto?

 

SILENCE

Ecco che arrivano due degli uomini di Sir John Falstaff, penso.

 

Entra Bardolph e un altro con lui.

 

[SHALLOW]

Buongiorno, miei signori.

 

BARDOLPH

Di grazia, chi è il giudice Shallow?

 

SHALLOW

Sono io, signore, Robert Shallow, povero scudiere di questa contea, e uno dei giudici di pace del Re. In cosa posso servirvi?

 

BARDOLPH

Il mio capitano, signore, vi manda a salutare, il mio capitano Sir John Falstaff, gentiluomo gagliardo, perbacco, e comandante valorosissimo.

 

SHALLOW

È molto gentile da parte sua, signore. Lo conoscevo come un buon tiratore di bastone. Come sta il nostro cavaliere? E posso domandarvi come sta la signora sua moglie?

 

BARDOLPH

Perdonatemi, monsignore, un soldato s’accomoda meglio che con una moglie.

 

SHALLOW

Ben detto, in fede, signore, proprio ben detto, proprio. S’accomoda meglio! Proprio buona, sì, è proprio buona. Le buone frasi sono altamente lodevoli, sicuro, lo sono sempre state. Accomodarsi! Viene da “accomodo”. Benissimo, una frase molto bella.

 

BARDOLPH

Scusate, signore, è solo una parola che ho sentito dire. Frase la chiamate? Per la luce del giorno, non conosco la frase, ma sosterrò con la mia spada che la parola è una parola degna di un soldato, e una parola straordinariamente soldatesca, cribbio. Accomodarsi, cioè, quando uno, come si dice, s’accomoda, o quando uno è in condizione tale che si può pensare che sia accomodato; che è cosa ottima.

 

Entra Sir John Falstaff.

 

SHALLOW

Verissimo. Guardate, ecco che arriva il buon Sir John. Datemi la vostra cara mano, datemi la cara mano di vossignoria. In fede, avete buon aspetto e portate i vostri anni benissimo. Benvenuto, caro Sir John.

 

FALSTAFF

Sono contento di trovarvi bene, caro messer Robert Shallow. Messer Surecard, se non erro?

 

SHALLOW

No, Sir John, è mio cugino Silence, giudice di pace come me.

 

FALSTAFF

Caro messer Silence, è ben giusto che siate di pace.

 

SILENCE

Vossignoria è il benvenuto.

 

FALSTAFF

Uffa! È proprio caldo, signori. Mi avete procurato qui una mezza dozzina di uomini abili?

 

SHALLOW

Per la Madonna, certo che sì, signore. Volete sedervi?

 

FALSTAFF

Fatemeli vedere, vi prego.

 

SHALLOW

Dov’è il ruolino? Dov’è il ruolino? Dov’è il ruolino? Vediamo un po’, vediamo un po’, vediamo un po’. Ecco, ecco, ecco, ecco, ecco, ecco, ecco. Sì, per la Madonna, signore. Ralph Muffa! Si facciano avanti quando li chiamo, faccian così, faccian così. Vediamo un po’, dov’è Muffa?

 

MUFFA

Presente, col vostro permesso.

 

SHALLOW

Che pensate, Sir John? Un uomo ben messo, giovane, forte, e di buona famiglia.

 

FALSTAFF

Il tuo nome è Muffa?

 

MUFFA

Sì, con vostra licenza.

 

FALSTAFF

Tanto più ora di usarti.

 

SHALLOW

Ha ha ha! Straordinario, in fede mia! Le cose ammuffite mancano d’uso. È buonissima! In fede, ben detto, Sir John, molto ben detto.

 

[FALSTAFF

Spuntatelo.]

 

MUFFA

Ero già abbastanza spuntato prima e avreste potuto anche lasciarmi stare. La mia vecchia ora sarà rovinata, senza nessuno per il campo e per le altre necessità. Non mi dovevate spuntare. Ci sono altri più adatti di me a partire.

 

FALSTAFF

Via, taci, Muffa, devi partire. Muffa, è ora che tu venga consumato.

 

MUFFA

Consumato!

 

SHALLOW

Zitto, giovanotto, zitto. Mettiti lì da parte. Non lo sai dove ti trovi? Quanto agli altri, Sir John, vediamo qua. Simone Ombra!

 

FALSTAFF

Giusto, accidenti, mi servirà per starci seduto sotto. Scommetto che risulterà soldato fresco.

 

SHALLOW

Dov’è Ombra?

 

OMBRA

Presente, signore.

 

FALSTAFF

Ombra, di chi sei figlio?

 

OMBRA

Figlio di mia madre, signore.

 

FALSTAFF

Figlio di tua madre! Probabile, e ombra di tuo padre. Così il figlio della femmina è l’ombra del maschio. Spesso è proprio così, ben poco della sostanza del padre!

 

SHALLOW

Vi va bene, Sir John?

 

FALSTAFF

Ombra andrà bene per l’estate. Spuntatelo, che ci servono parecchie ombre per riempire il ruolino.

 

SHALLOW

Tommaso Porro!

 

FALSTAFF

Dov’è?

 

PORRO

Presente, signore.

 

FALSTAFF

Il tuo nome è Porro?

 

PORRO

Sissignore.

 

FALSTAFF

Sei un porro molto sbrindellato.

 

SHALLOW

Devo spuntarlo, Sir John?

 

FALSTAFF

Sarebbe inutile, i suoi stracci gli stanno appuntati sulla schiena, e tutto l’insieme si regge con gli spilli. Non spuntatelo affatto.

 

SHALLOW

Ha ha ha! Ve ne intendete, signore, ve ne intendete! Vi faccio i miei complimenti. Franco Fiacco!

 

FIACCO

Presente, signore.

 

SHALLOW

Qual è il tuo mestiere, Fiacco?

 

FIACCO

Sarto da donna, signore.

 

SHALLOW

Devo spuntarlo, signore?

 

FALSTAFF

Potete farlo. Ma se fosse un sarto da uomo, sarebbe lui ad appuntare voi. Sei capace di fare tanti buchi nell’esercito nemico quanti ne hai fatti nelle sottane delle donne?

 

FIACCO

Farò quel che potrò, signore. Di più non posso fare.

 

FALSTAFF

Ben detto, bravo sarto da donna! Ben detto, coraggioso Fiacco! Sarai valoroso come la colomba irata o come un arditissimo topo. Spuntate ben bene il sarto da donna, messer Shallow, con un segno profondo, messer Shallow.

 

FIACCO

Signore, vorrei che fosse partito Porro.

 

FALSTAFF

E io vorrei che tu fossi un sarto da uomo, per ricucirlo in modo che potesse partire. Non posso avere come soldato semplice chi è capitano di tante migliaia di pidocchi. Basta così, fortissimo Fiacco.

 

FIACCO

Basterà, signore.

 

FALSTAFF

Ti sono obbligato, reverendo Fiacco. A chi tocca?

 

SHALLOW

Pietro Torello del Prato!

 

FALSTAFF

Sì, per la Madonna, vediamo Torello.

 

TORELLO

Presente, signore.

 

FALSTAFF

Dio m’è testimone, un tipo in gamba! Avanti, spuntami Torello fino a farlo muggire per risposta.

 

TORELLO

O signore! Mio buon signor capitano…

 

FALSTAFF

Come, muggisci già prima di essere spuntato?

 

TORELLO

O Dio, signore! Sono malato.

 

FALSTAFF

Che malattia hai?

 

TORELLO

Un raffreddore fottuto, signore, una tosse, signore, che mi son preso suonando le campane in onore del Re, signore, per l’anniversario dell’incoronazione.

 

FALSTAFF

Va be’, andrai in guerra in camicione. Ti faremo passare il raffreddore, e darò ordine che i tuoi amici suonino la campana per te. Questi sono tutti?

 

SHALLOW

Ne abbiamo già chiamati due di più del vostro numero. Dovete prenderne solo quattro da noi, signore. Dunque, vi prego, venite a pranzo con me.

 

FALSTAFF

Sentite, verrò a bere con voi, ma non posso fermarmi a pranzo. Sono lieto di vedervi, in fede mia, messer Shallow.

 

SHALLOW

Oh, Sir John, vi ricordate quando passammo tutta la notte al Mulino, a Campo San Giorgio?

 

FALSTAFF

Non dite altro, caro messer Shallow, non dite altro.

 

SHALLOW

Ah! Una notte coi fiocchi. E Jane Lavoradinotte è viva?

 

FALSTAFF

Vive, messer Shallow.

 

SHALLOW

Non mi poteva sopportare, mai.

 

FALSTAFF

Mai, mai, diceva sempre che non poteva soffrire messer Shallow.

 

SHALLOW

Sacramento, sapevo farla imbestialire. Era roba buona a quei tempi. Si tiene su bene?

 

FALSTAFF

Vecchia, messer Shallow, vecchia.

 

SHALLOW

Certo, deve essere vecchia. Non può fare a meno di essere vecchia. Sicuro che è vecchia, aveva avuto Robertino Lavoradinotte dal vecchio Lavoradinotte prima che io venissi in collegio al Clement’s Inn.

 

SILENCE

Cioè cinquantacinque anni fa.

 

SHALLOW

Ah, cugino Silence, sapeste quello che abbiamo visto questo cavaliere ed io! Eh, Sir John, dico bene?

 

FALSTAFF

Abbiamo udito le scampanate di mezzanotte, messer Shallow.

 

SHALLOW

Sì che l’abbiamo, sì che l’abbiamo, sì che l’abbiamo, in fede mia Sir John, sì che l’abbiamo. La nostra parola d’ordine era “Su il bicchiere, ragazzi!”. Venite, andiamo a pranzo, venite, andiamo a pranzo. Gesù, i giorni che abbiamo visto! Venite, venite. Escono [Falstaff e i giudici].

 

TORELLO

Buon messer corporale Bardolph, siatemi amico, ed ecco quattro pezzi da dieci scellini di Enrico in corone francesi, per voi. In verità, signore, preferirei andare sulla forca piuttosto che partire. Eppure, per parte mia, signore, non me ne importa, ma è che non ne ho voglia e, per parte mia, vorrei restare con i miei amici. Altrimenti, signore, per parte mia non me ne importerebbe tanto.

 

BARDOLPH

Va’ là, mettiti da parte.

 

MUFFA

E buon messer caporale capitano, per amore della mia vecchia, siatemi amico. Non ha nessuno che le possa far i lavori quando sono partito, ed è vecchia e non può cavarsela. Ne avrete quaranta, signore.

 

BARDOLPH

Va’ là, mettiti da parte.

 

FIACCO

In fede mia, non me ne importa. Un uomo muore una volta sola. Siamo in debito di una morte con Dio. Non sarò mai un vigliacco. Se è mio destino, bene. Se non lo è, bene. Nessuno vale tanto da non servire il suo principe. Vada come vada, chi muore quest’anno è già pari per l’anno prossimo.

 

BARDOLPH

Ben detto, sei un brav’uomo.

 

FIACCO

Parola mia, non sono un vigliacco.

 

Entrano Falstaff e i giudici.

 

FALSTAFF

Dunque, signor mio, quali debbo prendere?

 

SHALLOW

Quattro a vostra scelta.

 

BARDOLPH

Signore, una parola. Ho qui tre sterline per mandar liberi Muffa e Torello.

 

FALSTAFF

Va bene, va bene.

 

SHALLOW

Dunque, Sir John, quali sono i quattro che volete?

 

FALSTAFF

Scegliete voi per me.

 

SHALLOW

Per la Madonna, allora; Muffa, Torello, Fiacco e Ombra.

 

FALSTAFF

Muffa e Torello. Quanto a te, Muffa, resta a casa finché non puoi più prestare servizio. E quanto a te, Torello, cresci pure finché ne avrai l’età. Di voi due non ne voglio sapere.

 

SHALLOW

Sir John, Sir John, non fate torto a voi stesso. Sono gli uomini più in gamba, e vorrei che prendeste i migliori.

 

FALSTAFF

Volete insegnare a me, messer Shallow, a scegliere un uomo? Che m’importa del braccio, dei muscoli, della statura e della corporatura robusta di un uomo! Datemi lo spirito, messer Shallow. Prendiamo Porro. Vedete che aspetto sbrindellato che ha. Questo vi caricherà e scaricherà il moschetto con la rapidità dei colpi di martello di un lavoratore di peltro, lo solleverà e abbasserà più svelto di quello che appende al bastone i secchi del birraio. E quest’altro tipo smunto, Ombra. Ecco uno che mi piace. Non presenta bersaglio al nemico: l’avversario può mirare altrettanto facilmente al filo d’un temperino. Quanto poi alla ritirata, con che velocità correrà questo Fiacco che è sarto da donna! Oh, datemi uomini sparuti, e risparmiatemi i dotati. Bardolph, mettimi un moschetto in mano a Porro.

 

BARDOLPH

Tieni, Porro, prendi la mira. Così, così, così.

 

FALSTAFF

Orsù, maneggiami il tuo moschetto. Così. Benissimo. Ancora. Benissimo, eccellente. Oh, datemi sempre un tiratore piccolo, magrolino, vecchio, rinsecchito, pelato. Ben fatto davvero, Porro. Sei una buona crosta di rogna. Aspetta, eccoti sei soldi.

 

SHALLOW

Non è padrone del mestiere, non fa bene. Ricordo che al campo di Mile End, quando stavo al Clement’s Inn – a quei tempi facevo la parte di Sir Dagonet nello spettacolo di re Artù – c’era un tipetto sottile, che maneggiava il suo pezzo così, e correva indietro e correva avanti, e si faceva sotto e si rifaceva sotto. “Ra-ta-ta”, faceva, “Bum”, faceva, e di nuovo se ne scappava, e di nuovo rieccolo lì. Uno così non lo vedrò più.

 

FALSTAFF

Questi uomini andranno bene, messer Shallow. Dio vi abbia in cura, messer Silence; con voi non userò molte parole. Addio, miei due signori. Vi sono obbligato. Devo fare dodici miglia prima di notte. Bardolph, dai ai soldati le giubbe.

 

SHALLOW

Sir John, Dio vi benedica! Dio renda prospere le vostre imprese! Dio ci mandi pace! Sulla via del ritorno visitate la nostra casa per rinnovare la nostra amicizia. Chissà che io non venga con voi a corte.

 

FALSTAFF

Davanti a Dio, vorrei proprio che veniste, messer Shallow.

 

SHALLOW

Andate, dicevo per dire. Dio vi conservi.

 

FALSTAFF

Statevi bene, gentiluomini gentili. Escono [i giudici]. Avanti, Bardolph, porta via gli uomini. [Escono tutti tranne Falstaff.] Al mio ritorno, voglio fare il pelo a questi giudici. Vedo bene il fondo del giudice Shallow. Dio, Dio, come siamo soggetti noi vecchi al vizio della menzogna! Questo giudice morto di fame non ha fatto altro che cianciare delle pazzie della sua gioventù e delle prodezze che ha fatto dalle parti di Turnbull Street, e una parola su tre era una bugia, data a bere a chi ascolta più regolarmente del tributo del Gran Turco. Me lo ricordo al Clement’s Inn, pareva un omino ricavato dopo cena da una crosta di formaggio. Da nudo, era tal quale un ravanello a due radici, con sopra una testa bislacca tagliata con un coltello. Era tanto minuto che le sue forme a una vista debole risultavano invisibili. Era lo spirito stesso della carestia, ma anche lascivo come una scimmia, le puttane lo chiamavano mandragola. Era sempre in ritardo sulla moda, e cantava alle vecchie bagasce le canzoni che udiva fischiare ai carrettieri, e giurava che erano invenzioni e serenate sue. E adesso questa sciaboletta da Vizio di palcoscenico è diventato scudiere, e parla di Giovanni il Magro familiarmente come se ne fosse fratello giurato, e scommetto che non l’ha mai visto che una volta, al torneo, quando quello gli ruppe la testa per essersi intrufolato fra gli uomini del Cerimoniere. Io c’ero, e dissi a Giovanni il Magro che picchiava il proprio nome, perché avresti potuto infilare lui e tutta la sua roba in una pelle d’anguilla; per lui l’astuccio di un clarino era un palazzo, una reggia. E ora ha terre e manzi. Be’, approfondirò la sua conoscenza, se ritorno, e sarà difficile che non ne cavi più che da due pietre filosofali. Se la giovane laschetta fa gola al vecchio luccio, non vedo perché, secondo legge di natura, io non possa farne un boccone. Diamo tempo al tempo, e basta. Esce.


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