Enrico VI – Parte I – Atto I

Enrico VI – Parte I – Atto I

(“Henry VI, part 1” – 1588 – 1590)

Introduzione - Riassunto

Atto I       Atto II       Atto III       Atto IV       Atto V

Introduzione al teatro di Shakespeare

Elenco opere teatrali


Personaggi

RE ENRICO VI

DUCA DI BEDFORD, Reggente di Francia, terzo figlio di Enrico IV, zio del Re
DUCA DI GLOUCESTER, Lord Protettore, quarto figlio di Enrico IV
DUCA DI EXETER, Thomas Beaufort, prozio del Re
VESCOVO DI WINCHESTER, Henry Beaufort, fratello minore di Exeter, poi Cardinale
DUCA DI SOMERSET, Edmund Beaufort, nipote di Exeter
RICCARDO PLANTAGENETO, figlio di Riccardo, già Conte di Cambridge; poi Reggente di Francia e Duca di York
CONTE DI WARWICK
CONTE DI SALISBURY
CONTE DI SUFFOLK, William De La Pole
LORD TALBOT, poi Conte di Shrewsbury
JOHN TALBOT, suo figlio
EDMUNDO MORTIMER, Conte di March
SIR JOHN FASTOLF
SIR WILLIAM GLANDSALE
SIR THOMAS GARGRAVE
SIR WILLIAM LUCY
WOODVILLE, luogotenente della Torre di Londra
SINDACO DI LONDRA
VERNON, seguace della fazione degli York, detta della Rosa Bianca
BASSET, seguace della fazione dei Lancaster, detta della Rosa Rossa
AVVOCATO del Temple
LEGATO DEL PAPA
CARCERIERI di Mortimer
CARLO, il Delfino, in seguito Re di Francia
REIGNIER, Duca d’Angiò, detentore del titolo di Re di Napoli
DUCA D’ALENÇON
BASTARDO D’ORLÉANS
DUCA DI BORGOGNA
GENERALE dell’esercito francese a Bordeaux
GOVERNATORE DI PARIGI
COMANDANTE DELL’ARTIGLIERIA a Orléans
FIGLIO del Comandante dell’Artiglieria, un ragazzo
GIOVANNA LA PULZELLA, detta anche Giovanna d’Arco
PASTORE, padre della Pulzella
MARGHERITA, figlia di Reignier
CONTESSA D’AUVERGNE
CUSTODE del castello della Contessa d’Auvergne
SERGENTE francese
SENTINELLA francese
SOLDATO francese
ESPLORATORE francese
DEMONI, che appaiono alla Pulzella
Signori al seguito, guardiani della Torre, araldi, soldati, cortigiani sia inglesi che francesi, domestici di Gloucester e di Winchester, funzionari del Sindaco di Londra.


ATTO PRIMO – SCENA PRIMA

Marcia funebre. Entra il funerale di Re Enrico Quinto, a cui prendono parte il Duca di Bedford, Reggente di Francia, il Duca di Gloucester, Protettore del Regno, il Duca di Exeter, [il Conte di] Warwick, il Vescovo di Winchester, e il Duca di Somerset [assieme ad araldi e ad altri].

 

BEDFORD

Un drappo nero copra il nostro cielo!

Giorno, cedi all’arrivo della notte!

Comete, voi che annunciate il mutamento

dei tempi e degli stati, nel firmamento

agitate le trecce di cristallo,

flagellate con esse le inique stelle

che, ribelli, hanno favorito la morte di Enrico:

Re Enrico Quinto, troppo famoso per vivere a lungo!

Mai Inghilterra perse un re di tanto pregio.

 

GLOUCESTER

Prima di lui mai l’Inghilterra ebbe vero re:

il suo valore meritava il comando;

la sua spada sguainata accecava radiosa;

le braccia si stendevano più vaste

delle ali del drago, gli occhi fulgidi,

gonfi d’ira fiammante, abbagliavano i nemici

in rotta, più del sole a mezzogiorno

a picco sul loro viso. Cos’altro dire!

Le sue imprese sono superiori a ogni discorso.

Quando alzava la mano, era sempre vincitore.

 

EXETER

Lo piangiamo vestiti di nero; perché

non si tinge di sangue il nostro lutto?

Enrico è morto, né più egli rivive.

Siamo schierati attorno a un feretro di legno

a celebrare, con la nostra presenza solenne,

la vittoria senza onore della morte

come prigionieri legati al carro del trionfo.

Dunque malediremo i pianeti sciagurati

che tramarono il rovescio della nostra sorte?

Oppure crederemo che furono subdoli incantatori

e stregoni francesi a provocare, per paura,

con le formule magiche, la sua fine?

 

WINCHESTER

Era un sovrano benedetto dal Re dei re:

per i Francesi il giorno del Giudizio

terribile non sarà com’era la sua vista.

Combatteva le battaglie del Signore degli eserciti.

Le preghiere della Chiesa gli furono propizie.

 

GLOUCESTER

La Chiesa? Dov’è mai la Chiesa?

Se gli ecclesiastici non avessero pregato,

il filo della sua vita non si sarebbe estinto

così prematuramente. A voi tutti piaceva

soltanto un principe effeminato,

uno scolaretto da terrorizzare.

 

WINCHESTER

Gloucester, che ci piaccia o meno,

tu sei il Protettore e ti prepari

a comandare il principe e il regno.

Tua moglie è altera e ti tiene in soggezione

più di Dio e dei religiosi della Chiesa.

 

GLOUCESTER

Non menzionare la religione; tu ami la carne

e non ti rechi mai in chiesa neppur una volta all’anno,

se non per pregare contro i tuoi nemici.

 

BEDFORD

Basta con i litigi. Liberate la mente dalle offese.

Avanziamo verso l’altare. Seguiteci, araldi.

Non offriamo oro, ma le nostre armi,

poiché le armi non servono, ora che è morto Enrico.

Posteri, aspettatevi anni disgraziati

quando gli infanti succhieranno

gli occhi inumiditi della madre,

e la nostra isola si farà palude

nutrimento di lacrime salate,

e solo donne rimarranno a piangere i defunti.

Enrico Quinto, il tuo spirito invoco:

rendi prospero il regno, allontana

le discordie civili. Combatti in cielo

i pianeti ostili. La tua anima diverrà

una stella assai più gloriosa di quella

che fu di Giulio Cesare o del luminoso…

 

Entra un Messaggero.

 

MESSAGGERO

Onorati signori, a tutti voi, salute!

Dalla Francia porto tristi nuove, che annunciano

perdite, massacri, sconfitte.

Guyenne, Compiègne, Reims, Rouen, Orléans,

Parigi, Gisors, Poitiers, tutte perdute.

 

BEDFORD

Cosa dici, davanti al cadavere di Enrico?

Parla piano, o il Re, a sentire della perdita

di quelle grandi città, infrangerà il piombo

e, di sicuro, sorgerà da morte.

 

GLOUCESTER

Parigi è perduta? E Rouen s’è arresa?

Se Enrico ritornasse in vita, a queste nuove,

renderebbe l’anima un’altra volta ancora.

 

EXETER

Come furono perdute? Per quale tradimento?

 

MESSAGGERO

Nessun tradimento. Sono mancati

uomini e denaro. Tra i soldati corre voce

che qui si alimentano fazioni avverse

e invece di mandare truppe in campo,

voi litigate sui vostri generali.

C’è chi vorrebbe protrarre

un conflitto sporadico con poche spese;

chi piombare veloce sul nemico,

ma gli mancano le ali per il volo;

un terzo pensa di ottenere la pace

senza spesa. con belle ed abili parole.

Su, risvegliati, nobiltà d’Inghilterra!

Non offuscate, per pigrizia, onori ancora freschi.

Il fiordaliso è reciso dai vostri blasoni.

Lo stemma inglese è troncato per metà. [Esce.]

 

EXETER

Se fossimo sprovvisti di lacrime funebri,

ci travolgerebbe questa piena di notizie.

 

BEDFORD

Me esse riguardano. Sono io il Reggente

di Francia. Datemi l’armatura d’acciaio.

Andrò a combattere per la Francia.

Via gli obbrobriosi vestiti del lutto!

[Si toglie il mantello funebre]

Ai Francesi presterò ferite, in luogo di occhi,

perché piangano sciagure ricorrenti.

 

Entra un altro Messaggero.

 

SECONDO MESSAGGERO

Signori, leggete queste lettere foriere di sventura.

Ormai tutta la Francia si ribella agli Inglesi,

salvo in alcune cittadine senza peso.

A Reims il Delfino Carlo è incoronato re;

a lui s’è unito il Bastardo d’Orléans;

del suo partito è Reignier, Duca d’Angiò,

e il Duca d’Alençon vola al suo fianco. Esce.

 

EXETER

Il Delfino incoronato re! E tutti

corrono da lui? E noi, dove corriamo,

a evitare il biasimo?

 

GLOUCESTER

Corriamo solo ad avventarci alla gola dei nemici.

Bedford, se tu indugi, io mi scatenerò in battaglia.

 

BEDFORD

Gloucester, perché dubiti del mio ardore?

Nella mente ho radunato un esercito,

con esso la Francia è già occupata.

 

Entra [un terzo] Messaggero.

 

TERZO MESSAGGERO

Miei graziosi signori, ad aggiungere

nuovi lamenti a quelli che versate

sul feretro di Enrico, devo informarvi

d’un infausto combattimento

tra il risoluto Talbot e i Francesi.

 

WINCHESTER

Allora? Talbot ha prevalso, non è vero?

 

TERZO MESSAGGERO

No davvero. Prevalso hanno i Francesi.

Vi racconterò il preciso corso degli eventi.

Il dieci agosto, quel temuto signore

in ritirata dall’assedio d’Orléans

assieme a seimila uomini scarsi,

venne preso in mezzo e assalito

da ventitremila Francesi, né tempo

gli fu dato di serrare le fila.

Senza picche a difesa degli arcieri

dovettero piantare nel terreno

paletti appuntiti, strappati

alla rinfusa dalle siepi circostanti,

per impedire ai cavalieri di sfondare,

Più di tre ore durò lo scontro,

e intanto il coraggioso Talbot compiva

con spada e lancia prodigi sovrumani.

Centinaia ne spedì all’inferno,

nessuno osava a lui porsi di fronte.

Qui, là, ovunque uccideva inferocito.

I Francesi strillavano d’aver contro

il demonio. L’esercito intero

fissava su di lui gli occhi sbalorditi.

I suoi soldati, scorgendone l’indomito valore,

“Per Talbot!” gridarono a pieni polmoni,

“Per Talbot!”. E si precipitarono

nelle viscere della battaglia.

Qui la vittoria sarebbe stata suggellata

se John Fastolf non avesse agito da codardo.

Posto a rincalzo dell’avanguardia,

al fine di seguirla e sostenerla,

fuggì vilmente, senza menare un colpo.

Ne derivò rovina e gran massacro:

furono stretti in mezzo ai nemici.

Per ingraziarsi il Delfino, uno spregevole Vallone

con la lancia colpì alle spalle Talbot,

quel Talbot che l’intera schiera dei Francesi

non aveva osato guardare solo una volta in viso.

 

BEDFORD

Talbot ucciso? Allora ucciderò me stesso,

che vivo qui, ozioso, nel lusso e nella pompa,

mentre un condottiero così degno, senza aiuto,

è consegnato al suo vile nemico.

 

TERZO MESSAGGERO

No, egli vive, è fatto prigioniero,

e con lui Lord Scales e Lord Hungerford.

Quasi tutti gli altri sono stati trucidati,

o presi anch’essi prigionieri.

 

BEDFORD

Non c’è riscatto che non tocchi a me pagare.

Scaraventerò il Delfino giù dal trono,

la sua corona sarà il riscatto dell’amico.

Per ogni nobile inglese ne scambierò quattro di Francesi.

Addio, signori, al compito mi accingo.

Vado ad accendere in Francia i falò

per celebrare la festa del nostro gran San Giorgio.

Prenderò con me diecimila soldati

le cui imprese sanguinarie scuoteranno

l’intera Europa come un terremoto.

 

TERZO MESSAGGERO

Questo è da farsi. Davanti a Orléans assediata

l’esercito inglese è fiacco e indebolito,

il Conte di Salisbury implora rinforzi

e a malapena impedisce la rivolta

dei suoi uomini, che, ridotti in così pochi,

tengono a bada la marea nemica. [Esce.]

 

EXETER

Nobili signori, ricordate i giuramenti a Enrico:

eliminare il Delfino totalmente,

o ridurlo a obbedienza, sotto il giogo.

 

BEDFORD

Sì, li ricordo, e qui vi lascio

per affrettare i preparativi. Esce Bedford

 

GLOUCESTER

Vado alla Torre con la massima urgenza,

a controllare l’artiglieria e le munizioni.

Poi proclamerò re il giovane Enrico.

Esce Gloucester.

 

EXETER

Io corro a Eltham, dov’è il giovane sovrano,

la cui custodia a me fu affidata,

per meglio provvedere alla sua sicurezza. Esce.

 

WINCHESTER

A ciascuno è assegnata carica e sede.

lo sono escluso. A me nulla rimane.

Ma non a lungo starò fuori dal gioco.

Il re da Eltham intendo trafugare,

e il gran timone dello stato pilotare. Esce.


ATTO PRIMO – SCENA SECONDA

Squilli di tromba. Entrano Carlo [il Delfino, il Duca d’]Alençon, e Reignier [, Duca d’Angiò], che marciano con i soldati al suono dei tamburi.

 

CARLO

Lassù in cielo e qui in terra ancora non è noto

il vero movimento di Marte.

Di recente rifulse sulle schiere inglesi,

ora siamo noi i vincitori: su di noi Marte sorride.

Quale città d’importanza non è nostra?

A piacer nostro ce ne stiamo presso Orléans,

e ogni tanto, gli Inglesi affamati, come pallidi spettri,

ci fanno debole assedio; un’ora al mese.

 

ALENÇON

La minestra d’avena e una bistecca di manzo

bella grassa – ecco cosa gli manca. Devono nutrirsi

come i muli, con il sacco della biada legato al muso,

o avranno un aspetto penoso, da topi affogati.

 

REIGNIER

Spezziamo l’assedio. Perché rimaniamo qui in ozio?

Abbiamo preso Talbot, che ci incuteva tanta paura.

Non rimane che quello scervellato di Salisbury,

che si consumi la bile dalla rabbia:

senza uomini e denari non può fare la guerra.

 

CARLO

Suonate, suonate la carica! Diamogli addosso.

Ora, per l’onore derelitto dei Francesi!

Perdonerò la mia morte a chi mi uccide

vedendomi retrocedere d’un sol passo o fuggire. Escono.

 

Suona l’allarme. I Francesi sono respinti dagli Inglesi con gravi perdite. Entrano Carlo, Alençon e Reignier.

 

CARLO

Chi ha mai visto una cosa simile? E io,

che uomini ho? Cani! Codardi! Vili!

Non sarei mai fuggito, non mi avessero lasciato

tra i nemici.

 

REIGNIER

Salisbury è un omicida scatenato:

combatte come se fosse stanco della vita.

Gli altri nobili, simili a famelici leoni,

balzano su di noi, preda da divorare.

 

ALENÇON

Froissart, un nostro connazionale, racconta

che l’Inghilterra nutriva tanti Olivieri e Orlandi

durante il regno di Edoardo Terzo.

Ora questo risulta ancora più vero,

poiché essa invia nella mischia

solo Golia e Sansoni, uno contro dieci!

Furfanti tutti pelle e ossa! E chi pensava

che avessero tale coraggio e ardimento?

 

CARLO

Abbandoniamo la città a questi pezzenti,

matti come cavalli, che la fame renderà più accaniti.

Ormai li conosco bene: piuttosto che mollare l’assedio

butteranno giù le mura con i denti.

 

REIGNIER

Penso che le loro braccia siano caricate

con strane leve e congegni, come gli orologi,

giù a battere colpi; altrimenti non potrebbero

resistere così. Consiglio di lasciarli stare.

 

ALENÇON

E così sia.

 

Entra il Bastardo d’Orléans.

 

BASTARDO

Dov’è il Principe, il Delfino? Ho notizie per lui.

 

CARLO

Bastardo d’Orléans, tre volte benvenuto.

 

BASTARDO

Che sguardo triste e che cera livida.

L’ultimo rovescio ti ha recato un tale affronto?

Non scoraggiarti, il soccorso è in arrivo:

porto con me una vergine santa.

Una visione inviatale dal cielo

le ha ordinato di spezzare il monotono assedio

e di cacciare gli Inglesi fuori dai confini di Francia.

Ella possiede lo spirito d’una grande profetessa,

superiore alle nove sibille dell’antica Roma.

Può discernere le cose passate e a venire.

Parla: la faccio entrare? Credi alle mie parole,

poiché sono certe e infallibili.

 

CARLO

Va’ a chiamarla; [Esce il Bastardo.]

ma prima, per mettere alla prova

la sua perizia, Reignier, fa’ la parte del Delfino

in vece mia. Interrogala con arroganza, assumi

un aspetto severo. Con questi mezzi

misureremo la sua perizia.

 

Entra[no il Bastardo e] Giovanna la Pulzella [in armi].

 

REIGNIER [nella parte di Carlo]

Bella fanciulla, sei tu colei

che vuole compiere imprese straordinarie?

 

PULZELLA

Reignier, sei tu che pensi d’ingannarmi?

Dov’è il Delfino? [A Carlo] Su, forza, vieni avanti;

ti conosco bene, anche se non t’ho mai visto.

Non sbalordirti: nulla mi è nascosto.

Parlerò a te in grande segretezza.

Signori, indietro. Per un po’ lasciateci da soli.

 

REIGNIER [ad Alençon e al Bastardo.]

Centro alla prima botta.

[I nobili si ritirano.]

 

PULZELLA

Delfino, di nascita sono la figlia d’un pastore,

la mia mente era priva d’ogni rudimento.

Piacque al cielo e alla nostra Signora delle Grazie

di rifulgere sulla mia miseranda condizione.

Ed ecco, mentre custodivo i teneri agnelli

e porgevo le guance al rovente calore del sole,

la Madre di Dio si degnò d’apparirmi

e, in una visione piena di maestà,

m’ingiunse di lasciare la mia bassa occupazione,

di liberare il mio paese dalle sventure.

Promise aiuto e un successo assicurato.

Si rivelò in tutta la sua gloria:

io ero scura e nera di capelli,

coi chiari raggi che Ella infuse in me

la beltà che tu vedi mi fu donata.

Fammi qualunque domanda che tu voglia,

e io risponderò senza alcuna esitazione.

Prova il mio coraggio in un duello,

se ne hai l’ardimento, e scoprirai

di quanto supero il mio sesso.

Abbi questa certezza: sarai fortunato,

poiché un simile guerriero tu hai trovato.

 

CARLO

I tuoi alti accenti mi hanno sbalordito.

Farò solo una prova del tuo valore:

in singolar tenzone a me ti stringi,

e se prevali, le tue parole sono vere.

Altrimenti, ti nego ogni fiducia.

 

PULZELLA

Sono pronta. Ecco la mia spada affilata,

la lama adorna di cinque fiordalisi su ogni lato.

[A parte] L’ho scelta nel cimitero di Santa Caterina,

a Touraine, in mezzo alla ferraglia arrugginita.

 

CARLO

Fatti sotto, in nome di Dio. Non temo donna.

 

PULZELLA

lo, mentre vivo, non rifuggo da nessun uomo.

Combattono, e Giovanna la Pulzella ha la meglio.

 

CARLO

Ferma, ferma le tue mani. Sei un’Amazzone

e combatti con la spada di Debora.

 

PULZELLA

Mi aiuta la Madre di Cristo,

è Lei che soccorre la mia debolezza.

 

CARLO

Chiunque ti aiuti, sei tu che devi aiutare me.

Per te brucia impaziente il mio desio:

cuore e mani hai insieme sottomesso.

Nobilissima Pulzella, se così è il tuo nome,

lascia che io sia il tuo servo, non il tuo re.

È il Delfino di Francia che ti implora.

 

PULZELLA

Non devo cedere ad alcun rito d’amore,

la mia missione dall’alto è consacrata.

Quando avrò scacciato i tuoi nemici,

allora penserò alla ricompensa.

 

CARLO

Intanto guarda benignamente al tuo schiavo prosternato.

 

REIGNIER [ad Alençon]

Come conversa a lungo monsignore.

 

ALENÇON

Senza dubbio le mette a nudo la coscienza,

altrimenti non si spiega la durata del colloquio.

 

REIGNIER

Dobbiamo disturbarlo, visto che è così preso?

 

ALENÇON

Forse è più preso di quanto non si sappia noi poveretti.

Certe donne sono astute tentatrici con la lingua.

 

REIGNIER [a Carlo]

Mio signore, dove sei?

Qual è la decisione? Abbandonare Orléans o no?

 

PULZELLA

No davvero. Infidi codardi, combattete

fino all’ultimo respiro. Ci sarò io, a vostra difesa.

 

CARLO

Ribadisco ciò che dice. Combatteremo.

 

PULZELLA

Il mio compito è di essere il flagello degli Inglesi.

Stanotte di sicuro spezzerò l’assedio.

Ora che sono entrata in queste guerre, attendete

i giorni radiosi dell’estate di San Martino.

La gloria è come un cerchio nell’acqua, che si allarga

e s’allarga, finché, sempre più esteso,

non scompare. Con la morte di Enrico

si dissolve il cerchio inglese. Svaniscono

i momenti di gloria che racchiude.

Ora sono come quella nave superba che portava,

orgogliosa, Cesare e la sua sorte.

 

CARLO

Non fu Maometto ispirato da una colomba?

Tu, invece, sei ispirata da un’aquila.

Né Elena, la madre del grande Costantino,

né le figlie di San Filippo furono a te pari.

Lucente stella di Venere, caduta sulla Terra,

come posso reverente adorarti a sufficienza?

 

ALENÇON

Basta con gli indugi, spezziamo l’assedio.

 

REIGNIER

Donna, fa’ quel che puoi per salvare il nostro onore.

Cacciali da Orléans e diverrai immortale.

 

CARLO

Ci proviamo subito. Forza, diamoci sotto.

Se lei si rivela falsa, non crederò più

a nessun profeta. Escono.


ATTO PRIMO – SCENA TERZA

Entrano Gloucester e i suoi domestici [in divisa blu].

 

GLOUCESTER

Oggi sono venuto a ispezionare la Torre;

dopo la morte di Enrico temo traffici illeciti.

Dove sono i guardiani? Non sono al loro posto.

[I domestici bussano alla porta.]

Aprite le porte; è Gloucester che lo chiede.

 

PRIMO GUARDIANO [da dentro]

Chi bussa con tanta autorità?

 

PRIMO DOMESTICO

Il nobile Duca di Gloucester.

 

SECONDO GUARDIANO [da dentro]

Chiunque sia, non potete entrare.

 

PRIMO DOMESTICO

Bifolchi, rispondete così al signor Protettore?

 

PRIMO GUARDIANO [da dentro]

Lo protegga il Signore. Questa è la risposta.

Eseguiamo soltanto gli ordini impartiti.

 

GLOUCESTER

E chi li ha dati? Chi ordina in mia vece?

C’è un solo Protettore del regno: sono io.

[Ai domestici] Sfondate la porta. Vi faccio da garante.

Sarò irriso da stallieri sudici di sterco?

 

Gli uomini di Gloucester si scagliano contro le porte della Torre. Da dentro si ode la voce del luogotenente Woodville.

 

WOODVILLE [da dentro]

Cos’è questo baccano? Chi sono i traditori?

 

GLOUCESTER

Luogotenente, odo la tua voce? Apri la porta,

sono Gloucester, e vorrei entrare.

 

WOODVILLE [da dentro]

Abbi pazienza, nobile duca; non m’è possibile

aprirti. Lo vieta il Cardinale di Winchester.

Da lui ho la disposizione tassativa

di non ammettere né te né alcuno dei tuoi.

 

GLOUCESTER

Pusillanime Woodville, stimi più di me

l’arrogante Winchester, quell’altezzoso prelato

che il nostro defunto re Enrico non riuscì mai

a sopportare? Non sei amico né di Dio né del sovrano.

Apri la porta, o tra poco ti farò sloggiare.

 

DOMESTICI

Aprite la porta davanti al Protettore,

e senza indugio; altrimenti la sfondiamo.

 

Alla porta della Torre, Winchester e i suoi uomini in divisa marrone avanzano verso il Protettore.

 

WINCHESTER

Ebbene, ambizioso Humphrey, cosa significa questo?

 

GLOUCESTER

Prete testapelata, tu mi comandi di restare fuori?

 

WINCHESTER

Oh sì, usurpatore proditorio,

non ‘Protettore’, del re e del regno.

 

GLOUCESTER

Fatti indietro, tu che cospiri apertamente,

che complottasti l’assassinio del nostro morto signore,

che dai l’indulgenza alle puttane peccatrici:

ti concio io col tuo capace cappello cardinalizio,

se non la pianti con le tue insolenze.

 

WINCHESTER

Fatti indietro tu. Non cederò d’un passo,

fosse questa Damasco e tu Caino il maledetto,

pronto a uccidere il fratello Abele.

 

GLOUCESTER

Non t’ammazzo, ma ti caccio via.

Le tue vesti scarlatte, adatte al battesimo

d’un bimbo, le uso per trascinarti fuori.

 

WINCHESTER

Fa’ ciò che vuoi, e io te lo sbatto in faccia.

 

GLOUCESTER

Cosa? Devo subire questa faccia tosta?

Mano alle armi, uomini, senza badare ai privilegi

del luogo – divise blu contro le marroni. –

[Tutti estraggono la spada.]

Prete, attento a non perdere la faccia.

Adesso ti afferro la barba e te le suono.

Calpesto sotto i piedi il tuo cappello di cardinale

senza curarmi del papa o dei dignitari della chiesa,

ti afferro per le guance e ti malmeno.

 

WINCHESTER

Gloucester, di questo risponderai dinnanzi al sinodo.

 

GLOUCESTER

Cappone d’un Winchester, io grido, “Un nodo! Un nodo!”

Ora buttateli fuori; perché sono ancora qui?

A te ti caccio io, lupo in veste d’agnello.

Fuori, divise marroni! Fuori, ipocrita scarlatto.

 

Qui gli uomini di Gloucester allontanano con la forza quelli del Cardinale, mentre nel trambusto entrano il Sindaco di Londra e i suoi funzionari.

 

SINDACO

Vergogna, signori! Proprio voi, supremi magistrati

infrangete la pace con tanta acrimonia?

 

GLOUCESTER

Pace, sindaco! Ben poco sai dei torti

da me subiti. Ecco Beaufort, né a Dio né al re devoto,

che ha sequestrato la Torre per suo uso.

 

WINCHESTER

Ed ecco Gloucester, nemico ai cittadini, sempre pronto

a reclamare guerra, mai la pace, mungendo

le vostre borse liberali con una scarica di tasse.

È lui che cerca di abbattere la religione,

perché è il Protettore del regno, e vorrebbe

portare le armi qui, fuori dalla Torre,

per incoronarsi re e sopprimere il principe.

 

GLOUCESTER

Non ti risponderò con le parole, ma con i colpi.

Riprende la zuffa.

 

SINDACO

In tale contesa tumultuosa non mi resta

che promulgare un pubblico bando.

Su, funzionario, grida a squarciagola.

[Porge una carta al funzionario.]

 

[FUNZIONARIO]

Uomini d’ogni rango, qui adunati in armi in questo giorno contro la pacifica legge di Dio e del re, noi vi ingiungiamo e vi comandiamo nel nome di sua maestà, di cercare riparo nelle vostre diverse abitazioni, e di non portare, maneggiare o utilizzare d’ora innanzi, spade, armi o pugnali, sotto pena di morte. [La rissa si placa.]

 

GLOUCESTER

Cardinale, non infrangerò la legge;

in un incontro ci chiariremo le idee per bene.

 

WINCHESTER

Gloucester, di quell’incontro farai tu le spese.

Per le azioni di questo giorno avrò il tuo sangue.

 

SINDACO

Se non te ne vai, ti prendo a bastonate.

[A parte] Questo cardinale è più altero del demonio.

 

GLOUCESTER

Addio, sindaco. Hai fatto quello che potevi.

 

WINCHESTER

Abominevole Gloucester, bada alla tua testa,

perché intendo impadronirmene presto.

Escono [separatamente Gloucester e Winchester con i rispettivi domestici].

 

SINDACO

Controllate che la piazza sia sgombra,

e poi ce ne andiamo. [A parte] Dio, mai in quarant’anni

ho fatto a bòtte, ma questi nobili ne combinano di danni!

Escono.


ATTO PRIMO – SCENA QUARTA

Entrano il Comandante dell’Artiglieria d’Orléans e il figlio.

 

ARTIGLIERE

Giovanotto, lo sai che Orléans è assediata

e che gli Inglesi ne hanno occupato i sobborghi.

 

FIGLIO

Lo so, padre, e ho sparato spesso contro di loro,

sfortunatamente senza cogliere il bersaglio.

 

ARTIGLIERE

Adesso ti andrà meglio. Esegui i miei ordini:

sono il comandante dell’artiglieria di questa città

e devo fare qualcosa per procurarmi merito.

Le spie del principe mi hanno informato

che gli Inglesi, ben trincerati nei sobborghi,

attraverso le sbarre di un’inferriata segreta,

si recarono su quella torre, a scrutare la città

e per scoprire da lì, come, col massimo vantaggio,

aprire il fuoco su di noi o lanciare l’attacco.

Per eliminare questo inconveniente,

ho puntato contro di loro un fusto di cannone.

Da tre giorni li tengo sotto mira.

Ora è il tuo turno, non posso più aspettare.

Se scorgi qualcuno, corri ad avvertirmi.

Mi troverai dal governatore. Esce.

 

FIGLIO

Padre, te lo prometto: sii tranquillo.

Mentre li osservo, non ti do nessuna noia. Esce.

 

Salisbury e Talbot entrano sui torrioni, con [Sir William Glansdale, Sir Thomas Gargrave e con] altri.

 

SALISBURY

Talbot, mia vita, mia letizia, sei tornato!

Come ti hanno trattato, da prigioniero?

In che modo sei stato rilasciato?

Ti prego, parlamene qui, in cima a questa torre.

 

TALBOT

Il Conte di Bedford aveva un prigioniero,

di nome Signor Ponton de Santrailles,

un valoroso. Sono stato scambiato con lui,

e riscattato; ma prima volevano barattarmi,

per disprezzo, con un soldato di più basso grado.

Con sdegno rifiutai: volevo la morte

piuttosto che accettare una stima da pezzente.

Per farla breve, il riscatto fu di mio gradimento.

Però, quel traditore di Fastolf mi ferisce al cuore.

Coi pugni nudi mi farei giustizia su di lui,

se solo l’avessi in mio potere.

 

SALISBURY

Tuttavia non mi racconti come t’hanno trattato.

 

TALBOT

Con scherni, insulti, contumelie,

mi hanno esibito all’aperto, in un mercato,

per fare di me pubblico spettacolo alla gente.

“Eccolo qui”, dicevano, “il terrore dei Francesi,

lo spaventapasseri che spaventa i nostri bimbi”.

Allora sfuggii alla consegna degli ufficiali

e con le unghie sterrai pietre dal suolo,

per scagliarle contro i testimoni dell’obbrobrio.

Alcuni il mio aspetto sinistro mise in fuga,

nessuno osò farsi vicino per timore d’una morte improvvisa.

Neppure tra pareti di ferro mi ritenevano al sicuro:

tanta paura s’era diffusa tra di loro,

che mi credevano capace di spezzare sbarre d’acciaio,

e di infrangere pilastri di diamante.

Perciò avevo a guardia tiratori scelti,

ogni minuto mi giravano d’attorno,

e appena facevo una mossa fuori dal letto,

erano pronti a tirare al cuore.

 

Entra il ragazzo con una miccia.

 

SALISBURY

M’addolora udire i tormenti che hai patito,

ma ci prenderemo una vendetta conveniente.

A Orléans adesso è l’ora del pranzo.

Qui, da questa inferriata, li conto ad uno ad uno,

e spio come si fortificano i Francesi.

Osserviamoli e rallegrati la vista.

Sir Thomas Gargrave e Sir William Glansdale,

datemi un vostro parere preciso: dove sarà

il posto migliore contro cui puntare le nostre batterie?

 

GARGRAVE

Penso alla porta Nord, perché là stanno i nobili.

 

GLANSDALE

Io dico qui, ai bastioni del ponte.

 

TALBOT

Da quel che vedo, la città va presa

per fame, o indebolita con leggere scaramucce.

Parte un colpo. Salisbury cade [assieme a Gargrave.]

[Esce il ragazzo.]

 

SALISBURY

Signore, abbi pietà di noi, miseri peccatori!

 

GARGRAVE

Signore, abbi pietà di me, nel mio dolore!

 

TALBOT

Quale sventura s’è abbattuta d’improvviso su di noi?

Parla, Salisbury – parla, se ancora puoi!

Come stai, specchio di tutti i combattenti?

Uno degli occhi e la guancia squarciati?

Maledetta la torre, maledetta la mano fatale,

che hanno macchinato questa tragedia dolorosa!

Salisbury sopravvisse a tredici battaglie,

egli per primo addestrò alla guerra Enrico Quinto;

finché non cessava suono di tromba o rullo di tamburo,

sul campo la sua spada colpiva inesorabile.

Ancora vivi, Salisbury? Se non riesci a parlare,

hai però un occhio per cercare grazia in cielo:

con un solo occhio il sole scruta il mondo intero.

Dio del cielo, nega la tua grazia

a ogni essere vivente, se Salisbury

non otterrà pietà dalle tue mani.

Sir Thomas Gargrave, c’è un po’ di vita in te?

Parla a Talbot, anzi fissalo negli occhi.

Portate via il corpo; aiuterò nella sepoltura.

[Alcuni escono con il corpo di Gargrave.]

Salisbury, risolleva il tuo spirito

con questa consolazione. Non morirai finché…

fa un cenno con la mano, mi sorride

come per dirmi, “morto e scomparso,

ricordati di vendicarmi sui Francesi”.

Sì, Plantageneto; e come te, Nerone,

suonerò il liuto, osservando la città in fiamme.

Basterà il mio nome a devastare la Francia.

Suona un allarme. Tuoni e fulmini.

Cos’è questa agitazione? Che tumulto è in cielo?

Da dove viene l’allarme e il rumore?

 

Entra un Messaggero.

 

MESSAGGERO

Signore, signore, i Francesi si sono ammassati:

il Delfino, unitosi a una certa Giovanna, la Pulzella,

una santa profetessa appena apparsa,

avanza con grandi forze per rompere l’assedio.

Qui Salisbury si solleva dal suolo e geme.

 

TALBOT

Udite, udite, come geme Salisbury morente,

soffre il suo cuore per la vendetta negata.

Francesi, sarò per voi un altro Salisbury.

Pulzella o puttanella, Delfino o pescecane,

calpesterò i vostri cuori sotto le zampe del cavallo

e farò poltiglia dei vostri cervelli sfracellati.

Trasportiamo Salisbury nella sua tenda,

e poi mettiamo alla prova l’ardire dei Francesi.

Allarme. Escono.


ATTO PRIMO – SCENA QUINTA

Un nuovo allarme. Talbot insegue il Delfino e lo incalza. Poi entra Giovanna la Pulzella, che incalza alcuni Inglesi [ed esce dietro di loro]. Quindi entra Talbot

 

TALBOT

Dove sono in me forza, coraggio, vigore?

Si ritirano le truppe inglesi e non riesco a trattenerle.

Una donna con l’armatura mette in fuga gli uomini.

Entra la Pulzella [con i soldati].

Eccola qui che arriva. Facciamo la lotta noi due.

Diavolo o genitrice di diavoli, ti esorcizzo.

Ti caverò il sangue, sei una strega,

e renderò la tua anima di corsa al tuo padrone.

 

PULZELLA

Vieni, vieni: ti darò io una bella lezione.

Combattono.

 

TALBOT

Dio del cielo, puoi consentire la vittoria dell’inferno?

Mi scoppierà il petto gonfio per la furia,

e dalle spalle le braccia mi si svelleranno,

ma punirò questa sgualdrina insolente.

Combattono ancora.

 

PULZELLA

Addio, Talbot, la tua ora non è ancora giunta.

Devo portare subito a Orléans le vettovaglie.

Un breve allarme, poi [si ferma prima di entrare] nella città con i soldati.

Se ci riesci, sconfiggimi: disprezzo la tua forza.

Su, vattene a rallegrare i tuoi uomini affamati,

ad aiutare Salisbury a fare testamento.

Questa giornata è nostra, e così molte altre in futuro.

Esce.

 

TALBOT

Mulinano i miei pensieri come la ruota di un vasaio;

dove sono non so, né quel che faccio.

Come già Annibale, una strega respinge

con la paura, non con il vigore, le nostre truppe,

e trionfa con la sua sola presenza.

Così sono stanate con il fumo le api

dall’arnia, e le colombe dalla piccionaia

con un puzzo disgustoso. Per la nostra ferocia

fummo chiamati cani d’Inghilterra.

Ora scappiamo come cuccioli uggiolanti.

Un breve allarme.

[Grida] Udite, compatrioti, o persistete nella lotta,

o dallo stemma inglese strappate via i leoni.

Rinunciate al vostro suolo, sventolate

pecore al posto dei leoni. Assai meno sleale

fugge la pecora dal lupo, o il cavallo o i buoi

davanti al leopardo, di quanto non facciate voi

di fronte ai vostri schiavi, tante volte sottomessi.

Allarme. Qui [i soldati ingaggiano] un’altra scaramuccia.

Nulla da fare. Ritiratevi in trincea.

Avete dato tutti quanti il consenso

alla morte di Salisbury, perché nessuno

ha voluto restituire i colpi in sua vendetta.

La Pulzella è entrata dentro Orléans,

malgrado tutti i nostri tentativi.

[Escono i soldati.]

Con Salisbury fossi morto anch’io!

Per la vergogna andrò a nascondermi la testa.

Esce. Allarme. Ritirata.


ATTO PRIMO – SCENA SESTA

Squilli di tromba. Sulle mura entrano la Pulzella, [Carlo] il Delfino, Reignier, Alençon e soldati [in basso con gli stendardi].

 

PULZELLA

Alzate sulle mura gli stendardi sventolanti.

Orléans è liberata dagli Inglesi.

Così la Pulzella ha mantenuto la parola.

 

CARLO

La più divina delle creature, figlia di Astrea,

come ti onorerò per il tuo successo?

Le tue promesse sono simili ai giardini di Adone,

che un giorno sbocciavano di fiori,

e il successivo erano carichi di frutti.

Francia, esulta nel nome della tua gloriosa profetessa!

La città d’Orléans ci è restituita.

Sorte più benedetta mai capitò al nostro stato.

[Esce la Pulzella.]

 

REIGNIER

Perché in città non suonano le campane a stormo?

Delfino, ordina ai cittadini d’accendere falò,

di far festa e banchettare per le strade,

per celebrare la gioia che Dio c’ha dato.

 

ALENÇON

Tutti i Francesi saranno colmi d’allegria,

di gioia, quando sapranno che da uomini

abbiamo recitato la nostra parte.

 

CARLO

La vittoria appartiene a Giovanna, non a noi,

perciò dividerò con lei la mia corona,

e tutti i preti e i frati del mio regno

in processione ne canteranno le lodi senza fine.

Una piramide erigerò per lei, un monumento

più grande di quello di Rodopi di Menfi.

In ricordo di lei, dopo la morte,

le sue ceneri, depositate in un’urna più preziosa

dello scrigno ingioiellato di Dario,

saranno trasportate nelle festività solenni

davanti ai re e alle regine di Francia.

Non più invocheremo il nome di San Dionigi,

ma Giovanna la Pulzella sarà patrona di Francia.

Entrate; rechiamoci al banchetto regale,

dopo il giorno dorato della vittoria.

Squilli di tromba. Escono.


Enrico VI – Parte I

Introduzione - Riassunto

Atto I       Atto II       Atto III       Atto IV       Atto V

Introduzione al teatro di Shakespeare

Elenco opere teatrali