Enrico VI – Parte II – Atto I

Enrico VI – Parte II – Atto I

(“Henry VI, part 2” – 1588 – 1592)

Introduzione - Riassunto

Atto I       Atto II       Atto III       Atto IV       Atto V

Introduzione al teatro di Shakespeare

Elenco opere teatrali

Enrico VI - Parte II - Atto I


Personaggi

RE ENRICO VI

DUCA DI GLOUCESTER, Humphrey, suo zio
VESCOVO DI WINCHESTER, Henry Beaufort, Cardinale, prozio del re
DUCA DI YORK, Riccardo Plantageneto
EDOARDO, il figlio maggiore
RICCARDO, un altro figlio di York
DUCA DI SUFFOLK, William de la Pole
DUCA DI SOMERSET
DUCA DI BUCKINGHAM
LORD CLIFFORD
CLIFFORD IL GIOVANE, suo figlio
CONTE DI SALISBURY
CONTE DI WARWICK, Richard Neville, suo figlio
LORD SCALES
LORD SAY
SIR HUMPHREY STAFFORD
FRATELLO DI SIR HUMPHREY STAFFORD [William]
SIR JOHN STANLEY
VAUX
MATTHEW GOUGH
WALTER WHITMORE
CAPO DEI PIRATI
CAPITANO DELLA NAVE PIRATA
SECONDO DI BORDO
DUE GENTILUOMINI
, prigionieri con Suffolk
JOHN HUME, prete
JOHN SOUTHWELL, un altro prete
ROGER BOLINGBROKE, negromante
THOMAS HORNER, armaiolo
PETER, il suo apprendista
SAUNDER SIMPCOX, impostore
IL SINDACO DI SAINT ALBANS [e i suoi confratelli]
UNO SCERIFFO [e i suoi ufficiali]
SAGRESTANO
IL CHIERICO DI CHARTHAM
DUE ASSASSINI
JACK CADE
,
ribelle
GEORGE BEVIS
JOHN HOLLAND
DICK
,
macellaio
SMITH
, tessitore
MICHAEL
FALEGNAME
ALEXANDER IDEN
, gentiluomo del Kent
MARGHERITA
, regina d’Inghilterra
ELEANOR COBHAM
, duchessa di Gloucester
MARGERY JOURDAIN
, strega
MOGLIE DI SIMPCOX
UNO SPIRITO DIABOLICO

Postulanti, servitori, guardie, funzionari, apprendisti, falconieri, messaggeri, araldi, cittadini, gente del popolo, soldati, ribelli.


ATTO PRIMO – SCENA PRIMA

Squilli di tromba; poi suono di oboe. Entrano da un lato il Re [Enrico], il Duca Humphrey [di Gloucester], Salisbury, Warwick, e Beaufort [Vescovo di Winchester]; dall’altro lato, la Regina [Margherita], Suffolk, York, Somerset, e Buckingham.

 

SUFFOLK

Poiché la vostra alta maestà imperiale

mi affidò il compito, partendo per la Francia,

inviato da vostra eccellenza, di sposare per procura

la Principessa Margherita con vostra grazia;

così, nella famosa, antica città di Tours,

in presenza dei re di Francia e di Sicilia,

dei duchi di Orléans, Calabria, Bretagna e Alençon,

di sette conti, dodici baroni, venti reverendi vescovi,

ho eseguito la missione e contratto il matrimonio;

e ora, umilmente, con il ginocchio piegato,

al cospetto d’Inghilterra e dei suoi nobili pari,

rassegno i miei diritti sulla regina

nelle vostre mani graziose, che sono la sostanza

della grande immagine da me rappresentata:

il dono più prezioso che mai offrì un marchese,

la regina più bella che un re abbia mai avuto.

 

RE ENRICO

Alzati Suffolk. Benvenuta, Regina Margherita.

Non posso esprimere segno più appropriato d’amore

di questo bacio amoroso. O signore, che elargisci la vita,

concedimi un cuore gonfio di gratitudine!

Tu mi hai dato con questo viso stupendo

un mondo di benedizioni terrene per la mia anima,

se corrispondenza d’amorosi sensi unirà i nostri pensieri.

 

MARGHERITA

Grande Re d’Inghilterra, e mio grazioso signore,

la reciproca comunione che, di giorno e di notte,

da sveglia e nei miei sogni, in compagnia della corte,

o recitando il rosario, la mia mente

ha condiviso con voi beneamato sovrano,

mi rende più audace nell’onorare il mio re

con un linguaggio spontaneo, come consente l’ingegno

e m’impone il cuore, traboccante di gioia.

 

RE ENRICO

La sua vista mi ha rapito, ma la grazia del suo eloquio,

le sue parole adorne di maestosa saggezza,

di colpo mutano la mia meraviglia in un pianto di gioia,

tale è la contentezza che mi riempie il cuore. Nobili Lord,

date il benvenuto al mio amore con un’unica voce festante.

 

TUTTI I LORD [inginocchiandosi]

Lunga vita alla Regina Margherita, gioia d’Inghilterra.

 

MARGHERITA

Vi ringraziamo tutti.

Squilli di tromba. [Si alzano.]

 

SUFFOLK

Lord Protettore, piacendo a vostra grazia,

ecco gli articoli del trattato di pace,

valevoli mesi diciotto, per mutuo consenso,

tra il nostro sovrano e Carlo, il re francese.

 

GLOUCESTER [legge]

In primis, si conviene tra Carlo, Re di Francia, e William de la Pole, Marchese di Suffolk, Ambasciatore di Enrico, Re d’Inghilterra, che il detto Enrico prenderà in sposa Lady Margherita, figlia di Reignier, Re di Napoli, Sicilia e Gerusalemme, e la incoronerà Regina d’Inghilterra, prima del trenta di maggio prossimo venturo.

Item… che il ducato d’Angiò e la contea di Maine saranno sgomberati e consegnati al re suo padre…”

[Gloucester lascia cadere il foglio.]

 

RE ENRICO

Zio, cosa c’è?

 

GLOUCESTER

Scusatemi, grazioso signore;

un malessere improvviso mi ha colpito al cuore

e offuscato gli occhi. Non posso leggere oltre.

 

RE ENRICO

Ti prego, zio Winchester, va’ avanti.

 

WINCHESTER

Item. Si conviene inoltre tra di essi… che i ducati di Angiò e di Maine… [legge] “saranno sgomberati e consegnati al re suo padre, e che ella verrà inviata al Re d’Inghilterra, che si farà carico di tutte le spese necessarie, senza ricevere alcuna dote”.

 

RE ENRICO

Siamo soddisfatti. Lord Marchese, in ginocchio.

Qui ti creiamo primo Duca di Suffolk,

e ti diamo l’investitura della spada. Cugino York,

qui solleviamo vostra grazia dalla reggenza

nelle regioni di Francia, finché non sia scaduto

completamente il termine di mesi diciotto.

Grazie, zio Winchester, grazie, Gloucester,

York, Buckingham, Somerset, Salisbury, e Warwick.

Vi ringraziamo tutti per il grande favore concesso

con la vostra accoglienza alla maestà della regina.

Venite, entriamo, e provvediamo senza indugio

alla cerimonia della sua incoronazione.

Escono Re Enrico, Margherita e Suffolk.

[Gloucester trattiene tutti gli altri.]

 

GLOUCESTER

Valenti pari d’Inghilterra, colonne dello stato,

davanti a voi il Duca Humphrey deve sgravarsi del suo

del vostro dolore, il dolore che appartiene a tutta        [dolore,

la nostra terra. Ma come, mio fratello Enrico non logorò

la sua giovinezza, il suo valore, denaro, gente,

di guerra in guerra? Non si accampò infinite volte

all’aperto, nel freddo dell’inverno, nella rovente calura estiva,

per conquistare la Francia, l’eredità che gli spettava?

E mio fratello Bedford non usò tutto il suo acume di politico

per conservare quello che Enrico si era preso?

E voi stessi, Somerset, Buckingham, valoroso York,

Salisbury e Warwick vittorioso, non riceveste

cicatrici profonde in Francia e in Normandia?

E mio zio Bedford, e io stesso, con l’intero Consiglio

e con la sua dottrina, non ci studiammo

in sedute interminabili, dall’alba al tramonto,

di discutere i pro e i contro, per tenere

Francia e i Francesi in timorosa soggezione?

E non facemmo in modo che sua altezza, ancor bambino,

fosse incoronato a Parigi, a dispetto dei nemici?

Moriranno così le conquiste di Enrico, la sorveglianza

di Bedford, le vostre imprese belliche, tutti i nostri piani?

O pari d’Inghilterra, quest’alleanza è vergognosa,

questo matrimonio è un brutto segno del destino.

Esso cancella la vostra fama, oblitera il vostro nome

dai libri di cronaca, ne toglie la memoria storica,

deturpa i monumenti delle conquiste di Francia,

disfa tutto, come se nulla fosse mai accaduto!

 

WINCHESTER

Nipote, cosa significa questo discorso appassionato,

questa arringa così circostanziata?

La Francia è nostra; ce la terremo stretta.

 

GLOUCESTER

Sì, zio; ce la terremo, se ci sarà possibile,

ma adesso questa possibilità non esiste più.

Suffolk, il neo-duca che fa le parti a capotavola

ha regalato i ducati di Angiò e di Maine

allo squattrinato Reignier, il sovrano i cui titoloni

non van d’accordo con la sua magra borsa.

 

SALISBURY

Certo è, per la morte di Colui che è morto per tutti,

che quelle contee erano le chiavi della Normandia…

Ma perché piange Warwick, il mio figlio valoroso?

 

WARWICK

Per il dolore di averle perdute per sempre.

Se ci fosse una speranza di riconquistarle,

la mia spada verserebbe sangue caldo, e i miei occhi

nemmeno una lacrima. Angiò e Maine? Io le ho vinte.

Quelle province le han conquistate queste mie braccia.

E le città che mi sono preso con le mie ferite

vengono riconsegnate con parole di pace?

Mort Dieu!

 

YORK

In quanto a Suffolk, che finisca soffocato,

lui che offusca l’onore di questa isola guerriera!

La Francia avrebbe dovuto lacerare, fare a pezzi,

questo mio cuore, prima che io mi arrendessi

a una tale alleanza. Ho sempre letto che i re inglesi

hanno avuto con le spose grosse somme di oro,

grandi doti; il nostro Enrico butta via del suo,

per unirsi con chi non porta alcun vantaggio.

 

GLOUCESTER

Una bella beffa, mai sentita prima,

che Suffolk debba esigere il quindici per cento

per i costi e i pagamenti del trasporto di lei!

Se ne fosse rimasta in Francia, a crepare di fame

in Francia, prima di…

 

WINCHESTER

Monsignor Gloucester, ora ti scaldi troppo:

così è piaciuto al mio signore, il re.

 

GLOUCESTER

Monsignor Winchester, so quel che ti passa per la testa.

Non sono i miei discorsi a dispiacerti,

ma è la mia presenza che t’infastidisce.

Il rancore ti esce dai pori: prete superbo,

vedo sul tuo volto la rabbia. Se rimango qui,

ricominceremo con le nostre vecchie diatribe.

Miei bravi Lord, addio; e ditelo, quando me ne sarò andato,

che la perdita imminente della Francia avevo profetizzato.

Esce.

 

WINCHESTER

E così il nostro Protettore se ne va pieno d’ira.

Vi è noto che egli mi è ostile; di più,

egli è ostile a ognuno di voi, né, temo,

è un grande amico del re. Considerate,

nobili signori, che egli è il più vicino di sangue

ed erede presunto della corona d’Inghilterra:

se Enrico avesse ottenuto con il matrimonio un impero

e tutti i prosperi regni dell’occidente,

avrebbe avuto comunque ragione di dispiacersi.

State attenti, signori; non lasciatevi incantare

dalle sue parole suadenti; siate saggi, circospetti.

Eh sì, anche se il popolo ha un debole per lui,

e lo chiama, “Humphrey, il buon Duca Gloucester”,

e batte le mani, ed esclama a voce alta,

“Gesù mantenga la vostra eccellenza reale!”,

oppure, “Dio conservi il buon Duca Humphrey!” –

temo, signori, che, con tutta quest’apparente adulazione,

egli risulterà un Protettore pericoloso.

 

BUCKINGHAM

E perché dovrebbe proteggere il nostro sovrano,

il quale ha l’età per governare da solo?

Cugino Somerset, unisciti a me,

e tutti insieme, con il Duca di Suffolk, in breve

sbalzeremo il Duca Humphrey dal suo seggio.

 

WINCHESTER

Questa faccenda così rilevante non consente indugi.

Andrò subito dal Duca di Suffolk. Esce.

 

SOMERSET

Cugino Buckingham, sebbene la superbia di Humphrey

e l’importanza della sua carica ci diano fastidio,

tuttavia vigiliamo sull’altezzoso cardinale.

La sua insolenza è più insopportabile

di tutti i prìncipi che ci sono al mondo.

Se Gloucester verrà rimosso, sarà lui il Protettore.

 

BUCKINGHAM

Tu sarai Protettore, Somerset, oppure io,

malgrado il Duca Humphrey o il cardinale.

Escono Buckingham e Somerset.

 

SALISBURY

Prima si fece avanti la Superbia, l’Ambizione la seguì.

Mentre costoro si affannano a far carriera,

a noi conviene adoperarci per il regno.

Non ho mai visto occasione in cui Humphrey Gloucester

non si sia comportato da nobile gentiluomo.

Ho visto spesso l’altezzoso cardinale

– più simile a un soldato che a un uomo di chiesa,

impettito e superbo come fosse il signore d’ogni cosa –

bestemmiare da canaglia, e sputtanarsi

in modo indegno per un governante dello stato.

Warwick, figlio mio, conforto della mia età,

le tue gesta, la tua schiettezza, e la tua ospitalità

ti hanno guadagnato il favore più grande del popolo

– nessuno escluso, se non il buon Duca Humphrey.

E, fratello York, le tue operazioni in Irlanda,

per riportare i suoi abitanti al rispetto delle leggi,

le tue imprese recenti nel cuore della Francia,

quando tu vi fosti reggente per il nostro sovrano,

ti hanno reso temuto e onorato dalla gente.

Uniamoci assieme per il bene della comunità,

per imbrigliare e sopprimere, per quanto ci è possibile,

la superbia di Suffolk e del cardinale

e anche l’ambizione di Somerset e di Buckingham;

e sosteniamo come si può le azioni del Duca Humphrey,

mentre esse sono rivolte alla prosperità della terra.

 

WARWICK

Dio aiuti Warwick, quanto egli ama la terra

e la prosperità generale del suo paese.

 

YORK

Anche York dice lo stesso – [in disparte] poiché egli ne ha maggior motivo.

 

SALISBURY

Allora via, di fretta, e stiamo pronti a giocar la mano vincente.

 

WARWICK

La mano? O, padre, il Maine è perduto,

quel Maine che con le sue mani Warwick aveva vinto

e che avrebbe tenuto fino all’ultimo respiro.

Tu, padre, parlavi della man vincente; io, invece, del Maine,

che vincerò ai Francesi, a costo di rimetterci la vita.

Escono Warwick e Salisbury.

 

YORK

Angiò e Maine sono consegnati ai Francesi,

Parigi è perduta, lo stato di Normandia si trova

in una situazione precaria, ora che essi non ci sono più.

Suffolk decise gli articoli, i pari

diedero il loro consenso, ed Enrico si compiacque

di scambiare due ducati con la bella figlia d’un duca.

Non posso biasimare nessuno: cos’è questo per loro?

Danno via quello che è tuo, non le loro proprietà.

I pirati possono svendere il bottino per quattro soldi,

acquistare amici, donare a cortigiane,

gozzovigliare come gran signori, finché tutto è sparito,

e intanto, il disgraziato proprietario delle sostanze

piange su di esse e si torce le mani impotenti,

scuote la testa, e tremando se ne sta da parte,

mentre tutto quanto viene spartito e trafugato;

lui è lì che muore di fame, ma non osa toccare ciò che è suo.

Così York deve star buono, a rodersi, a mordersi la lingua,

mentre le sue terre vengono contrattate e vendute. Mi pare

che i regni d’Inghilterra, di Francia, d’Irlanda

siano per la mia carne e per il mio sangue

come quel tizzone fatale che Altea bruciò

nel cuore del principe di Calidone.

Angiò e Maine, tutti e due consegnati ai Francesi!

Notizie agghiaccianti per me, che speravo nella Francia

quanto nel suolo della fertile Inghilterra.

Verrà il giorno in cui York reclamerà quel che è suo.

Perciò mi unirò alla fazione dei Neville e farò

sfoggio di amore davanti al superbo Duca Humphrey.

E quando vedrò l’occasione propizia, reclamerò la corona.

Il superbo Lancaster non usurperà più i miei diritti,

né terrà lo scettro nel suo pugno infantile,

né porterà il diadema sulla testa, la cui mente

da prete non si adatta a una corona.

Dunque, York, sta’ zitto, fino al momento giusto:

sta’ in guardia, sveglio, quando gli altri dormono,

a carpire i segreti dello stato, finché Enrico

non faccia indigestione delle gioie d’amore

con la sposina, la costosa regina d’Inghilterra,

e Humphrey non sia ai ferri corti con i pari.

Allora solleverò in alto la rosa bianco-latte,

dal cui dolce olezzo l’aria verrà profumata,

e sul vessillo porterò le insegne degli York

nello scontro con la casa dei Lancaster; e con la forza

farò mollare la corona a quel topo di biblioteca

che, col suo governo, ha messo a terra l’Inghilterra.

Esce.


ATTO PRIMO – SCENA SECONDA

Entrano il Duca Humphrey [di Gloucester] e la moglie Eleanor.

 

ELEANOR

Perché il mio signore si curva come grano troppo maturo,

che piega la testa sotto il peso copioso di Cerere?

Perché il grande Duca Humphrey aggrotta le ciglia

come se avesse in spregio i favori del mondo?

Perché i tuoi occhi si fissano sulla terra scura

a rimirare ciò che sembra offuscarti la vista?

Cosa vedi là? Il diadema di Re Enrico

impreziosito di tutti gli onori del mondo?

Se è così, continua a fissare a testa china,

finché il tuo capo non sia da esso circondato.

Stendi la mano, afferra l’oro glorioso.

Come, è troppo corta? La allungherò con la mia,

e avendolo sollevato insieme, tu ed io,

alzeremo insieme il capo verso il cielo,

e mai più umilierai così la nostra vista

da concedere alla terra un solo sguardo.

 

GLOUCESTER

O Nell, dolce Nell, se ami il tuo signore,

allontana il cancro dei pensieri ambiziosi,

e possa l’idea che io nutra pensieri malvagi

contro il mio re e nipote, il pio Enrico,

essere l’ultimo mio respiro in questo mondo mortale.

Mi rattrista il sogno inquieto di questa notte.

 

ELEANOR

Cos’ha sognato il mio signore? Dimmelo, e lo ricambierò

con la replica deliziosa del mio sogno mattutino.

 

GLOUCESTER

Mi parve che questa mazza, emblema della mia carica a corte,

venisse spezzata in due, ho dimenticato da chi,

ma, ora che ci penso, fu il cardinale;

e sui pezzi del bastone infranto,

erano collocate le teste di Edmund, Duca di Somerset,

e di William de la Pole, primo Duca di Suffolk.

Ecco il mio sogno: cosa presagisca lo sa Iddio.

 

ELEANOR

Suvvia, non è stata altro che una prova

che chi spezza un ramoscello nel bosco di Gloucester

perderà la testa per la sua arroganza.

Ma ascolta me, mio Humphrey, dolce duca:

mi parve d’essere assisa sulla sedia regale

nella chiesa cattedrale di Westminster

e su quel trono dove sono incoronati re e regine,

dove Enrico e Margherita mi si inginocchiarono davanti,

e posero il diadema sul mio capo…

 

GLOUCESTER

Basta, Eleanor, ti devo proprio rimproverare:

dama presuntuosa, maleducata Eleanor!

Non sei la seconda donna del reame,

la moglie del Protettore, la sua amata? Non hai

tutti i piaceri del mondo al tuo comando, più di quanto

non possa estendersi e circoscrivere il tuo pensiero?

E ti ostinerai a invocare il tradimento

per precipitare tuo marito e te stessa

dal sommo dell’onore al fondo della vergogna?

Vattene via, non voglio più ascoltare una parola!

 

ELEANOR

Come, come, mio signore. Cosi collerico

con Eleanor solo perché t’ha riferito un sogno?

La prossima volta terrò per me i miei sogni

per evitare queste reprimende.

 

GLOUCESTER

No, non arrabbiarti; sono di nuovo sereno.

 

Entra un messaggero.

 

MESSAGGERO

Monsignor Protettore, così piacendo a sua altezza,

preparatevi a galoppare a Saint Albans,

dove il re e la regina intendono cacciare con il falco.

 

GLOUCESTER

Vado. – Su, Nell, non vieni anche tu con noi?

 

ELEANOR

Sì, mio buon signore, ti seguo subito.

Esce Gloucester [con il messaggero].

Devo seguire: non ho la precedenza,

finché Gloucester ha una mente così umile e servile.

Fossi uomo, duca, consanguineo,

mi sbarazzerei di questi ostacoli seccanti

e mi spianerei la strada sopra le loro teste mozzate.

Ma, pur essendo donna, non indugerò

a recitare il mio ruolo nel corteo della Fortuna. –

Dove sei? Sei tu, Padre John? No, non temere, brav’uomo,

siamo soli, qui: tu, io e nessun altro.

 

Entra Hume.

 

HUME

Gesù conservi la vostra regale maestà!

 

ELEANOR

Cosa dici? Io sono solo “vostra grazia”.

 

HUME

Ma per grazia di Dio, e con i consigli di Hume,

il titolo di “vostra grazia” verrà moltiplicato.

 

ELEANOR

Cosa dici, brav’uomo? Hai già preso accordi

con Margery Jourdain, la scaltra strega,

con Roger Bolingbroke, il negromante,

e si presenteranno a operare a mio vantaggio?

 

HUME

Ecco cosa hanno promesso di mostrare a vostra altezza:

uno spirito evocato dalla profondità del sottosuolo

darà risposta a quelle domande

che gli verranno rivolte da vostra grazia.

 

ELEANOR

Basta così: penserò alle domande.

Quando faremo ritorno da Saint Albans,

attueremo queste cose fino in fondo.

Ecco, Hume, prendi questa ricompensa; fa’ festa, brav’uomo,

con i tuoi compagni in questa causa di gran peso. Esce.

 

HUME

Hume deve far festa con l’oro della duchessa;

e come no, altroché! E adesso, Padre Hume?

Sigillati le labbra, non dire neppure “uhm”:

la faccenda richiede una segretezza silenziosa.

Madama Eleanor dà oro per portare la strega:

l’oro non può fare cilecca, fosse lei un demonio.

Però io ho mosche d’oro da un’altra parrocchia:

cioè, non oso dirlo, dal ricco cardinale

e dal grande Duca di Suffolk, appena creato;

però è proprio così, perché, a essere sinceri,

essi (conoscendo il carattere ambizioso di Madama Eleanor),

mi hanno ingaggiato per tendere un tranello alla duchessa

e farle ronzare in testa l’idea degli incantesimi.

Si dice, “un astuto furfante non ha bisogno di agenti”:

però io faccio da agente a Suffolk e al cardinale.

Hume, se non stai attento, finirai per chiamarli

tutti e due un paio di astuti furfanti.

Be’, le cose stanno così; perciò temo che, alla fine,

la furfanteria di Hume porterà la duchessa alla rovina

e con la sua incriminazione, le sorti di Humphrey son segnate.

Sia quel che sia, io avrò oro a palate.

Esce.


ATTO PRIMO – SCENA TERZA

Entrano tre o quattro postulanti, tra cui [Peter] l’apprendista armaiolo.

 

PRIMO POSTULANTE

Signori miei, stiamo vicini. A momenti il Lord Protettore passerà di qui, e allora potremo consegnargli le nostre suppliche tutti assieme.

 

SECONDO POSTULANTE

Che il Signore lo protegga davvero, perché è un uomo buono. Gesù lo benedica.

 

Entrano Suffolk e la Regina [Margherita; essi lo prendono per il Duca Humphrey e gli porgono i loro biglietti].

 

PETER

Eccolo che arriva, mi sembra, e la regina con lui. Tocca a me per primo.

 

SECONDO POSTULANTE

Torna indietro, sciocco! Quello è il Duca di Suffolk e non il Lord Protettore.

 

SUFFOLK

Tu, cosa c’è ora; cosa vuoi da me?

 

PRIMO POSTULANTE

Prego monsignore di perdonarmi; vi avevo preso per il Lord Protettore.

 

MARGHERITA

“Per il Lord Protettore”? Le vostre suppliche sono per sua signoria? Fatemele vedere: qual è la tua?

 

PRIMO POSTULANTE

La mia, piacendo a vostra grazia, è contro John Goodman, l’uomo di monsignor cardinale, perché mi ha tolto la casa, le terre, la moglie e tutto quanto.

 

SUFFOLK

Anche la moglie? L’ha fatta davvero grossa. – E la tua? Cosa c’è qui! [Legge] “Contro il Duca di Suffolk, per aver recintato la terra della comunità di Medford”. Ah sì, signor briccone!

 

SECONDO POSTULANTE

Ahimè, signore, io sono solo un povero postulante per tutta la nostra cittadinanza.

 

PETER [porgendo la sua petizione]

Contro il mio padrone, Thomas Horner, per aver detto il Duca di York essere lui l’erede legittimo alla corona.

 

MARGHERITA

Cosa dici? Il Duca di York ha detto che lui era l’erede legittimo alla corona?

 

PETER

Il mio padrone erede alla corona? No, in verità. Il mio padrone ha detto che l’erede era lui, e che il re era un usurpatore.

 

SUFFOLK

Chi è là?

Entra un servitore

Porta dentro questo individuo, e invia al suo padrone un funzionario con un mandato d’arresto. Ascolteremo i dettagli della tua faccenda davanti al re.

Esce [il servitore con Peter].

 

MARGHERITA

In quanto a voi, che amate essere protetti

sotto le ali della grazia del nostro Protettore,

rifate daccapo le vostre suppliche e rivolgetele a lui.

[Straccia le suppliche.]

Sparite, vili coglioni! Suffolk, mandali via.

 

TUTTI [I POSTULANTI]

Venite, andiamocene. Escono.

 

MARGHERITA

Mio signore di Suffolk, è questa la maniera,

questa la consuetudine della corte d’Inghilterra?

Questo è il governo dell’isola di Britannia?

E questa è la sovranità del re di Albione?

Come, Enrico farà ancora lo scolaretto

sotto la guida dell’arcigno Gloucester?

Sono regina nel titolo e nella pompa

e devo diventare suddita di un duca?

Sai che ti dico, Pole: quando nella città di Tours

tu giostravi in onore del mio amore

e rubavi il cuore delle dame di Francia,

pensavo che Enrico ti avrebbe assomigliato

in coraggio, cavalleria, prestanza.

Ma tutta la sua mente è rivolta alla santità,

a far la conta delle Ave Marie sui grani del rosario.

I suoi campioni sono i profeti e gli apostoli,

le sue armi i versetti divini delle Sacre Scritture,

il campo della giostra è il suo studio, e i suoi amori

le statue bronzee dei santi canonizzati.

Vorrei che il Collegio dei Cardinali

lo eleggesse Papa e lo portasse a Roma

per porgli sul capo la triplice corona. Quella sarebbe

una condizione adatta alla sua santità.

 

SUFFOLK

Signora, siate paziente; poiché fui io la causa

della venuta in Inghilterra di vostra altezza, agirò

per soddisfare pienamente vostra grazia.

 

MARGHERITA

Oltre al Protettore altezzoso, ecco Beaufort,

il prelato autoritario, Somerset, Buckingham,

e York con i suoi borbotti; e l’ultimo di costoro

vale in Inghilterra più del re.

 

SUFFOLK

E colui che, tra costoro, vale più di tutti,

non vale in Inghilterra più dei Neville:

Salisbury e Warwick non sono dei semplici pari.

 

MARGHERITA

E tutti questi nobili messi assieme non mi indispongono

la metà di quanto faccia quella dama superba, la moglie

del Protettore: sfila per la corte con un esercito di signore

più come un’imperatrice che come moglie di Humphrey.

Gli stranieri a corte la prendono per la regina:

si porta addosso le rendite di un duca

e nel suo cuore disprezza la nostra povertà.

Non vivrò per vendicarmi di lei?

Per quanto sia una spregevole donnaccia di basse origini,

l’altro giorno si vantava tra i suoi leccapiedi

che, da solo, lo strascico della sua gonna più malmessa

era più prezioso di tutte le terre di mio padre,

fin quando Suffolk non gli donò due ducati per la figlia.

 

SUFFOLK

Signora, io stesso ho impaniato un cespuglio per lei,

e sistemato un coro di uccelli così seducenti,

che si poserà per ascoltare i loro canti

e non si innalzerà mai più per darvi noia.

Dunque, lasciatela perdere; ma, signora, datemi ascolto,

poiché mi permetto di consigliarvi questo:

sebbene non ci entusiasmi il cardinale,

tuttavia dobbiamo unirci a lui e ai Lord,

finché il Duca Humphrey non sia caduto in disgrazia.

Quanto al Duca York, le sue recenti lamentele

gli procureranno ben pochi vantaggi:

così, alla fine, li avremo tutti sradicati, uno ad uno,

e tu stessa dirigerai il felice timone dello stato.

 

Suona una marcia solenne. Entra il Re [insieme a York e Somerset, ai suoi fianchi, che parlottano con lui; poi], il Duca Humphrey, [Winchester,] Buckingham, Salisbury, Warwick, e la Duchessa [Eleanor].

 

RE ENRICO

Da parte mia, nobili lord, non mi importa chi sia:

o Somerset o York, per me fa lo stesso.

 

YORK

Se York ha dato cattiva prova di sé in Francia,

allora gli si neghi la reggenza.

 

SOMERSET

Se Somerset è indegno della carica,

il reggente sia York: io mi tiro indietro.

 

WARWICK

Che vostra grazia sia degna oppure no,

non contesti questo punto: York è il più degno.

 

WINCHESTER

Ambizioso Warwick, lascia parlare i tuoi superiori.

 

WARWICK

Il cardinale non mi è superiore sul campo.

 

BUCKINGHAM

Qui dentro tutti ti sono superiori, Warwick.

 

WARWICK

Può darsi che Warwick viva per essere il migliore di tutti.

 

SALISBURY

Pace, figlio; tu, Buckingham, dacci un motivo

per cui Somerset vada preferito in questo caso.

 

MARGHERITA

Perché il re, invero, vorrà così.

 

GLOUCESTER

Signora, il re è abbastanza maturo da dar personalmente

il suo verdetto. Queste non sono questioni da donne.

 

MARGHERITA

Se è abbastanza maturo, che bisogno ha vostra grazia

di essere il Protettore di sua eccellenza?

 

GLOUCESTER

Signora, sono il Protettore del regno,

e, se a lui piacerà, mi dimetterò dall’incarico.

 

SUFFOLK

E allora dimettiti, e smettila di fare l’insolente.

Dacché sei stato re – e chi è il re, se non tu? –

il bene pubblico ha subito un naufragio quotidiano,

il delfino ha prevalso al di là del mare,

e tutti i pari e i nobili del regno

sono stati vincolati alla tua sovranità.

 

WINCHESTER

Hai svuotato le tasche del popolo: le borse

del clero sono magre e sparute per le tue rapine.

 

SOMERSET

Le tue residenze fastose e le vesti di tua moglie

sono costate una montagna del tesoro pubblico.

 

BUCKINGHAM

La tua crudeltà nelle esecuzioni

dei delinquenti ha oltrepassato la legge

e ti ha consegnato alla mercé della legge.

 

MARGHERITA

Se si sapesse delle cariche e delle città di Francia

che hai messo in vendita – come si sospetta fortemente –

ti ritroveresti subito a danzare senza la testa.

Gloucester esce. [Margherita fa cadere il ventaglio.]

Dammi il ventaglio; non ti puoi spicciare, svergognata?

Schiaffeggia la duchessa.

Invoco perdono, signora; eravate voi?

 

ELEANOR

Se ero io? Sì, ero io, superba donna di Francia;

se potessi avvicinarmi con le unghie alla tua bellezza,

inciderei sul tuo viso i miei dieci comandamenti.

 

RE ENRICO

Dolce zia, calmati; non lo ha fatto apposta.

 

ELEANOR

Non lo ha fatto apposta! Buon re, provvedi in tempo:

lei ti coccolerà e ti farà saltare sulle sue ginocchia

come un bimbo. Sebbene in questo luogo il vero padrone

non porti i pantaloni, la sua offesa a Dama Eleanor

non rimarrà impunita. Esce.

 

BUCKINGHAM

Lord Cardinale, seguirò Eleanor

e cercherò di capire cosa intende fare Humphrey.

Adesso è stata stuzzicata, la sua rabbia non ha bisogno

di speroni. Andrà al galoppo verso la sua distruzione. Esce.

 

Entra Gloucester.

 

GLOUCESTER

Ora, nobili signori, che la mia collera si è sfogata,

con una passeggiata lungo i quattro lati del cortile,

torno per parlare degli affari dello stato.

In quanto alle vostre accuse, false e spregevoli,

provatele, e mi affiderò completamente alla legge;

che Dio misericordioso disponga della mia anima,

com’è vero che amo il re e il mio paese nel dovere.

Riguardo alla questione che dobbiamo risolvere,

io dico, mio sovrano, che York è l’uomo più adatto

a farvi da reggente nel regno di Francia.

 

SUFFOLK

Prima di procedere alla nomina, consentitemi

di mostrare alcuni motivi d’un certo rilievo

per cui York è il meno adatto di tutti.

 

YORK

Te lo dico io, Suffolk, perché non sono adatto:

primo, sono troppo orgoglioso per adularti;

secondo, se sarò nominato a quella carica,

Lord Somerset mi bloccherà qui

senza quietanza, denaro ed equipaggiamento,

finché la Francia non cada nelle mani del delfino:

la volta scorsa sono rimasto ad attendere i suoi comodi

finché Parigi non fu assediata, affamata e persa.

 

WARWICK

Questo posso testimoniarlo, e un atto più indecente

mai commise sulla terra un traditore.

 

SUFFOLK

Sta’ buono, testardo d’un Warwick!

 

WARWICK

Perché dovrei starmene buono, emblema di superbia?

 

Entrano [Horner] l’armaiolo, e il suo apprendista [Peter, tra le guardie].

 

SUFFOLK

Perché qui c’è un uomo accusato di tradimento:

pregate Iddio che il Duca di York possa discolparsi!

 

YORK

Qualcuno accusa York di tradimento?

 

RE ENRICO

Cosa intendi, Suffolk? Dimmi, chi sono costoro?

 

SUFFOLK

Piacendo a vostra maestà, questo è l’apprendista

[Indica Peter.]

che accusa il suo padrone di alto tradimento.

Queste furono le sue parole: Riccardo, Duca di York,

è l’erede legittimo della corona inglese

e vostra maestà è un usurpatore.

 

RE ENRICO

Dimmi, brav’uomo, furono queste le tue parole?

 

HORNER

Piaccia a vostra maestà credere che io non ho mai detto né pensato una cosa del genere. Dio m’è testimone: sono accusato falsamente da questo delinquente.

 

PETER [sollevando le mani]

Per queste dieci dita, miei nobili signori, me ne ha parlato una notte nella garitta, mentre stavamo lucidando l’armatura di Monsignor York.

 

YORK

Delinquente d’un manovale fatto di sterco,

avrò la tua testa per questo discorso da traditore. –

Supplico la vostra regale maestà, gli si applichi

la legge in tutta la sua severità.

 

HORNER

Ahimè, mio signore, impiccatemi se ho mai detto quelle parole! Il mio accusatore è il mio apprendista, e quando l’altro giorno lo castigai per un suo sbaglio, giurò in ginocchio di farmela pagare, ho buoni testimoni. Perciò, supplico la vostra maestà, non mandate in malora un onest’uomo per le accuse di un delinquente.

 

RE ENRICO

Zio, quale legge applicheremo in questo caso?

 

GLOUCESTER

Questa sentenza, mio signore, se posso fare da giudice:

Somerset sia il reggente dei Francesi,

perché questo getta su York l’ombra del sospetto;

e che a questi due venga assegnato un giorno

per affrontarsi in singolar tenzone in luogo convenuto,

poiché egli ha testimoni della malafede del suo servo.

Questa è la legge, questa è la sentenza del Duca Humphrey.

[Re Enrico dà il suo assenso.]

 

SOMERSET

Ringrazio umilmente la vostra regale maestà.

 

HORNER

E io accetto volentieri il duello.

 

PETER

Ahimè, monsignore, non so combattere. Per amor di Dio, abbiate pietà della mia sorte! La cattiveria umana mi rovina. Signore Iddio, abbi pietà di me! Non sarò mai capace di tirare un colpo. Che il Signore mi benedica!

 

GLOUCESTER

Messere, devi combattere, o finirai impiccato.

 

RE ENRICO

Portateli in prigione; il giorno del duello sarà l’ultimo del mese prossimo. Vieni, Somerset, provvederemo alla tua partenza.

Uno squillo di tromba. Escono.


ATTO PRIMO – SCENA QUARTA

Entrano la strega [Margery Jourdain], due preti [Hume e Southwell], e Bolingbroke.

 

HUME

Venite, padroni, la duchessa, vi dico, attende di vedere attuate le vostre promesse.

 

BOLINGBROKE

Mastro Hume, ci siamo attrezzati all’uopo. Assisterà sua signoria e darà ascolto ai nostri esorcismi?

 

HUME

Certo, non temete: è una donna coraggiosa.

 

BOLINGBROKE

Ho sentito riferire di lei che è una donna indomita nello spirito, ma converrà, mastro Hume, che tu stia con lei là sopra, mentre noi saremo occupati quaggiù, e così, ti prego, va’ in nome di Dio, lasciaci.

Esce Hume.

Mamma Jourdain, mettiti bocconi, faccia contro il suolo.

[La strega si sdraia, faccia in giù.]

Tu, John Southwell, leggi, e da’ inizio alla nostra opera.

 

In alto entra Eleanor [seguita da Hume].

 

ELEANOR

Ben detto, padroni miei, e siate tutti i benvenuti. Prima vi date da fare, meglio è.

 

BOLINGBROKE

Pazienza, buona signora; gli stregoni sanno il momento giusto. –

Una notte profonda, una notte scura, il silenzio della notte,

il tempo della notte quando Troia fu messa a fuoco,

il tempo in cui stridono le civette e ululano i mastini,

vagano gli spiriti e i fantasmi irrompono dalla tomba;

questo è il tempo che meglio si confà all’opera da compiere.

Signora, sedete e non abbiate timore. Colui che invochiamo,

lo terremo avvinto dentro un cerchio incantato.

 

A questo punto compiono i riti appropriati e formano il cerchio. Bolingbroke, o Southwell, legge “Coniuro te”, eccetera. Tuoni e fulmini terrificanti, poi compare lo Spirito.

 

SPIRITO

Adsum.

 

JOURDAIN

Asmath, per il Dio eterno davanti

al cui nome e al cui potere

tu tremi, rispondi a ciò che ho da chiederti,

perché, finché non parlerai, non te ne andrai da qui.

 

SPIRITO

Chiedi ciò che vuoi. Avessi io già finito di parlare!

 

BOLINGBROKE [leggendo da una pergamena]

“Primo, riguardo al re, cosa sarà di lui?”

 

SPIRITO

Vive ancora il duca che Enrico deporrà, ma vivrà

più a lungo di lui e morrà d’una morte violenta.

[Mentre lo Spirito parla, Southwell scrive le risposte.]

 

BOLINGBROKE

“Quale destino è in serbo per il Duca di Suffolk?”

 

SPIRITO

Morirà di mare, e questa sarà la sua fine.

 

BOLINGBROKE

“Cosa accadrà al Duca di Somerset?”

 

SPIRITO

Deve stare alla larga dai castelli.

Sarà più al sicuro su una pianura sabbiosa

che sull’altura dove s’innalza un castello. –

Concludi, perché non resisto più.

 

BOLINGBROKE

Discendi nelle tenebre e nel lago ardente!

Vattene, demonio fraudolento!

Tuoni e lampi. Esce lo Spirito [scomparendo sotto il palcoscenico].

 

Entrano il Duca di York e il Duca di Buckingham con le loro guardie [capitanate da Sir Humphrey Stafford], irrompono in scena [e si impadroniscono delle carte].

 

YORK

Mettete le mani su questi traditori e sulla loro ganza.

Donnaccia, ti abbiamo tenuto gli occhi bene addosso.

Come, signora, siete voi lassù? Il re e lo stato

vi sono davvero debitori per questi vostri sforzi.

Non dubito che il Lord Protettore vi darà

una bella remunerazione per questi grossi meriti.

 

ELEANOR

Neppure la metà così nociva come quella

che tu darai al re inglese, duca insolente,

che minacci dove non c’è motivo.

 

BUCKINGHAM

Davvero nessun motivo, signora. E queste cosa sono? –

[Mostrandole le carte.]

Portateli via; metteteli al fresco, sotto chiave,

e teneteli separati. Voi, signora, verrete con noi. –

Stafford, prendila con te. –

[Escono in alto Eleanor e Hume, sotto scorta.]

Esibiremo tutti i vostri arnesi. Via tutti!

[Escono le guardie con la Jourdain, Southwell e Bolingbroke.]

 

YORK

Lord Buckingham, mi sembra che abbiate fatto buona

una bella trama, imbastita a puntino! [guardia:

Vi prego, mio signore, vediamo le sentenze del diavolo.

[Buckingham gli porge le carte.]

Cosa abbiamo qui? Legge.

“Vive ancora il duca che Enrico deporrà, ma vivrà

più a lungo di lui e morrà d’una morte violenta.”

Ma è proprio come, “Aio te, Æacida, Romanos vincere posse”.

Vediamo il resto:

Dimmi, “Quale destino è in serbo per il Duca di Suffolk?”

“Morirà di mare, e questa sarà la sua fine”.

“Cosa accadrà al Duca di Somerset?”

“Deve stare alla larga dai castelli:

sarà più al sicuro su una pianura sabbiosa

che sull’altura su cui si innalza un castello”.

Suvvia mio signore, questi oracoli sono difficili

da ottenere e difficili da comprendere.

Il re adesso è in viaggio verso Saint Albans,

e con lui c’è il marito di questa simpatica dama.

Là, a spron battuto, gli sian recate queste notizie,

un boccone amaro per il Lord Protettore.

 

BUCKINGHAM

Signore di York, vostra grazia mi darà licenza

di fare da corriere con la speranza di una ricompensa.

 

YORK

A vostro piacimento, mio buon signore. Chi è là?

Entra un servitore.

Invita i lord Salisbury e Warwick

a cenare con me domani sera. Vai!

Escono [in varie direzioni].


Enrico VI – Parte II

Introduzione - Riassunto

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Introduzione al teatro di Shakespeare

Elenco opere teatrali