Enrico VI – Parte II – Atto IV

Enrico VI – Parte II – Atto IV

(“Henry VI, part 2” – 1588 – 1592)

Introduzione - Riassunto

Atto I       Atto II       Atto III       Atto IV       Atto V

Introduzione al teatro di Shakespeare

Elenco opere teatrali

Enrico VI - Parte II - Atto IV


ATTO QUARTO – SCENA PRIMA

Allarme. Una battaglia sul mare.Spara un cannone.Entrano il Capo dei pirati, [il Capitano della nave, il suo secondo, Walter Whitmore, e alcuni soldati, con] Suffolk [travestito, e due gentiluomini, prigionieri].

 

CAPO DEI PIRATI

Il giorno sgargiante, ciarliero e contrito,

è scivolato in seno al mare; col loro alto ululato

ora i lupi svegliano i ronzini,

che trascinano la tragica notte malinconica,

e con le ali sonnacchiose, lente e flaccide, sbattono

contro le tombe dei morti, e dalle mascelle spettrali

esalano nell’aria sozze tenebre mefitiche.

Perciò portate avanti i soldati nostra ricompensa,

poiché, mentre il nostro brigantino è ancorato ai Downs,

qui sulla sabbia offriranno il loro riscatto,

o macchieranno di sangue questa spiaggia, che cambierà colore.

Capitano [indica il primo gentiluomo], questo prigioniero te lo dono.

E tu, che sei il suo secondo [indica l’altro gentiluomo], prenditi lui come bottino;

quest’altro [indica Suffolk], Walter Whitmore, spetta a te.

 

PRIMO GENTILUOMO

Qual è il mio riscatto, capitano? Dimmelo.

 

CAPITANO

Mille corone, o rinuncia alla tua testa.

 

SECONDO

Anche tu, lo stesso; altrimenti ti taglio la testa.

 

CAPITANO

Come, pensate che sia eccessivo pagare duemila corone,

per conservare il nome e il portamento d’un gentiluomo?

 

WHITMORE

Tagliate la gola a tutti e due questi scellerati –

perché morrete. – La vita di chi abbiamo perso

in battaglia risarcita da una somma così meschina!

 

PRIMO GENTILUOMO

Io pagherò, signore, perciò risparmiatemi la vita.

 

SECONDO GENTILUOMO

Anch’io, e per questo scriverò subito a casa.

 

WHITMORE

Ho perso un occhio per abbordare la preda,

[a Suffolk] e perciò, per vendicarlo, tu morrai

e anche questi due, se fossi io a decidere.

 

CAPO DEI PIRATI

Non essere così irruento; prenditi il riscatto e lascialo vivere.

 

SUFFOLK

Guarda il mio Giorgio: sono un gentiluomo.

Valutami come vuoi, sarai pagato.

 

WHITMORE

Anch’io lo sono, il mio nome è Walter Whitmare.

Cosa c’è ora? Perché sobbalzi? Ti spaventa la morte?

 

SUFFOLK

Mi spaventa il tuo nome: nel suo suono c’è la morte.

Un esperto ha fatto il calcolo della mia nascita

e mi ha detto che sarei stato ucciso in mare.

Ma che questo non ti renda sanguinario,

la pronuncia corretta del tuo nome è Whitmore.

 

WHITMORE

Whitmare o Whitmore, quale non mi importa:

il vile disonore non ha mai offuscato il nostro nome

senza che la macchia fosse cancellata dalla spada.

Perciò, se da mercante faccio commercio della mia vendetta,

mi si spezzi la spada, si lacerino e deturpino le mie insegne,

e io venga proclamato un codardo in tutto il mondo.

[Mette le mani addosso a Suffolk, per portarlo via.]

 

SUFFOLK

Fermati, Whitmore: il tuo prigioniero è un principe,

il Duca di Suffolk, William de la Pole.

 

WHITMORE

Il Duca di Suffolk coperto di stracci!

 

SUFFOLK

Sì, ma questi stracci non fanno parte del duca.

Talvolta Giove andò in giro travestito; perché non io?

 

CAPO DEI PIRATI

Ma Giove non è mai stato ucciso, come accadrà a te.

 

SUFFOLK

Oscuro bifolco pidocchioso, il sangue di Re Enrico,

l’onorato sangue dei Lancaster, non deve

essere sparso da un simile spregevole stalliere.

Non hai forse baciato la tua mano, non mi tenevi

la staffa, e a testa nuda non ti trascinavi

al fianco del mio mulo, carico di lunghi finimenti,

considerandoti felice, quando scuotevo la testa?

Quante volte mi hai versato il vino nella tazza,

ti sei nutrito del mio piatto, inginocchiato alla tavola,

mentre io banchettavo con la Regina Margherita?

Ricordatelo, e fa’ in modo che ti s’abbassi la cresta,

sì, e mitiga la tua arroganza prematura;

com’è che te ne stavi a fare anticamera,

in solerte attesa del mio arrivo?

Questa mia mano ha scritto in tuo favore,

e perciò incanterà la tua lingua sediziosa.

 

WHITMORE

Parla, capo; devo pugnalare questo bifolco disgraziato?

 

CAPO DEI PIRATI

Prima lo pugnalino le mie parole, come ha fatto lui con me.

 

SUFFOLK

Schiavo spregevole, le tue parole sono ottuse come te.

 

CAPO DEI PIRATI

Portatelo via, e sul fianco della nostra scialuppa,

tagliategli la testa.

 

SUFFOLK

Non t’azzardare, se ci tieni alla tua.

 

CAPO DEI PIRATI

Sì, Polta.

 

SUFFOLK

Polta a me!

 

CAPO DEI PIRATI

Poltiglia! Sir Poltiglia! Lord!

Sì, fogna, pozzanghera, cloaca, la cui sporcizia

e sudiciume inquinano la fonte argentea dove beve

l’Inghilterra. Ora sbarrerò questa tua bocca spalancata

a inghiottire il tesoro del reame. Le labbra

che hanno baciato la regina spazzeranno il suolo;

e tu, che sorridesti alla morte del buon Duca Humphrey,

sogghignerai invano contro i venti insensibili,

che ancora sibileranno in dispregio contro di te:

e che tu ti sposi con le megere dell’inferno

per aver sfacciatamente fidanzato un potente signore

alla figlia di un re senza valore,

privo di sudditi, di ricchezze e di un diadema.

Ti sei fatto grande con intrallazzi diabolici,

e, come l’ambizioso Silla, ti sei ingozzato

dei brandelli del cuore insanguinato della patria.

A causa tua l’Angiò e il Maine furono venduti alla Francia,

grazie a te i Normanni bugiardi, in rivolta, si rifiutano

di chiamarci loro signori, e la Piccardia ha ucciso

i suoi governatori, colto di sorpresa le nostre fortezze,

e spedito a casa i nostri soldati stracciati e feriti.

Il munifico Warwick e tutti i Neville, le cui spade terribili

non furono mai sguainate invano, tanto ti odiano

che si accingono a sollevarsi in armi.

E ora la casata di York, rimossa dalla corona,

con l’assassinio vergognoso di un re innocente,

e con l’altera superba tirannia dell’usurpatore,

arde del fuoco della vendetta, i cui stendardi fiduciosi

innalzano il nostro sole coperto per metà, pronto

a brillare, sotto cui sta scritto “Invitis nubibus“.

Qui, nel Kent, i popolani prendono le armi

e, per concludere, disistima e mendicità

si sono insinuate nel palazzo del nostro re,

e tutto a causa tua. – Via, portatelo via di qui.

 

SUFFOLK

Ah, se fossi un dio, per far esplodere il tuono

su questi schiavi meschini, spregevoli e vili!

Le piccolezze rendono i vili arroganti:

questo delinquente, capitano d’un brigantino,

minaccia più di Bargulo, il forte pirata illirico.

Gli scarabei non succhiano il sangue delle aquile,

ma derubano gli alveari. È impossibile che io muoia

per mano di un vassallo miserabile come te.

Le tue parole scatenano in me la rabbia, non il rimorso.

Vado in Francia con un messaggio della regina;

ti intimo di portarmi in salvo oltre la Manica.

 

CAPO DEI PIRATI

Whitmore…

 

WHITMORE

Su, vieni, Suffolk, ti porto all’appuntamento con la morte.

 

SUFFOLK

Paene gelidus timor occupat artus: sei tu che temo.

 

WHITMORE

Avrai motivo di temermi prima che ti lasci.

Allora, ti sei ammansito? Adesso ti piegherai?

 

PRIMO GENTILUOMO

Mio grazioso signore, imploratelo, parlategli con gentilezza.

 

SUFFOLK

La lingua imperiale di Suffolk è severa e brusca,

abituata a dare ordini, non ammaestrata a chiedere favori.

Lungi da noi l’onorare gentaglia come questa

con umili profferte: no, si abbassi la mia testa

sul ceppo, piuttosto che queste ginocchia si pieghino

davanti a chiunque non sia il Dio dei cieli o il mio re,

ed essa danzi sopra un palo insanguinato

piuttosto che rimanere scoperta davanti a un plebeo.

La vera nobiltà non conosce la paura.

Posso sopportare di più di quanto voi osiate compiere.

 

CAPO DEI PIRATI

Trascinatelo via, e fatelo star zitto.

 

SUFFOLK

Forza, soldati, mostrate di che crudeltà siete capaci, così che la mia morte non si possa mai dimenticare.

Spesso, i grandi muoiono a causa di infimi straccioni.

Un gladiatore romano e uno schiavo bandito

assassinarono il dolce Tullio; la mano bastarda di Bruto

pugnalò Giulio Cesare; isolani selvatici

Pompeo il Grande; e Suffolk muore per mano di pirati.

Whitmore esce [insieme ad altri] con Suffolk.

 

CAPO DEI PIRATI

Quanto a costoro, di cui abbiamo fissato il riscatto,

ci aggrada di lasciarne partire uno.

Perciò tu vieni con noi, e quello lasciatelo andare.

[Tutti escono eccetto il primo gentiluomo.]

 

Entra Whitmore con il corpo [di Suffolk].

 

WHITMORE

Che la sua testa e il suo corpo senza vita giacciano qui

finché non li seppellirà la regina sua amante. Esce.

 

PRIMO GENTILUOMO

O spettacolo barbarico e sanguinario!

Porterò il suo cadavere dal re.

Se non lo vendica lui, ci penseranno i suoi amici;

e anche la regina, che lo ebbe caro in vita.

[Esce con il corpo.]


ATTO QUARTO – SCENA SECONDA

Entrano [George] Bevis e John Holland [con lunghi bastoni].

 

BEVIS

Dài, procurati una spada, magari un’asticella di legno: da due giorni si sono risvegliati.

 

HOLLAND

Allora adesso hanno ancor più bisogno di tornare a letto.

 

BEVIS

Ti dico che Jack Cade, il mercante di stoffe, intende rivestire lo Stato, e rivoltarlo, e farlo filare.

 

HOLLAND

Ne aveva bisogno, perché è tutto liso. Sai che ti dico: in Inghilterra le cose non vanno più per il verso giusto da quando sono venuti di moda i gentiluomini.

 

BEVIS

O età infelice! La virtù degli artigiani non viene tenuta in nessun conto.

 

HOLLAND

Alla nobiltà fa schifo andare in giro con il grembiule di cuoio.

 

BEVIS

Peggio: il Consiglio del re non è fatto di buoni lavoratori.

 

HOLLAND

È vero, e tuttavia si dice, “Il lavoro nobilita”, il che equivale a dire: che i governanti siano dei lavoratori, e perciò noi dovremmo essere i governanti.

 

BEVIS

Ci hai azzeccato, perché non c’è segno migliore di una mente valida che una mano callosa.

[Si sente il rullo di un tamburo che si avvicina.]

 

HOLLAND

Li vedo! Li vedo! C’è il figlio di Best, il conciatore di Wingham.

 

BEVIS

Si prenderà la pellaccia dei nostri nemici, per farne pelle di cane.

 

HOLLAND

E Dick, il macellaio.

 

BEVIS

E allora il peccato sarà abbattuto come un bue, e la gola della perfidia tagliata come quella d’un vitello.

 

HOLLAND

E Smith, il tessitore.

 

BEVIS

Cioè, il filo della loro vita è stato dipanato.

 

HOLLAND

Su, dài, infiliamoci anche noi.

 

Rullo di tamburo. Entrano Cade, Dick il macellaio, Smith il tessitore, e un falegname, con una numerosissima schiera [armata di lunghi bastoni].

 

CADE

Jack Cade, così chiamati dal nostro presunto padre…

 

DICK [in disparte]

O, piuttosto, perché cadde nella tentazione di rubare un barile di aringhe.

 

CADE

Poiché i nostri nemici falliranno davanti a noi, ispirati come siamo dalla missione di deporre re e principi… Ordinate di fare silenzio.

 

DICK

Silenzio!

 

CADE

Mio padre era un Mortimer…

 

DICK [in disparte]

Era un onest’uomo, che è morto muratore.

 

CADE

Mia madre fu allevata tra i Plantageneti…

 

DICK [in disparte]

La conoscevo bene; era una levatrice.

 

CADE

Mia moglie era discendente dei Lacy…

 

DICK [in disparte]

Già, era la figlia di un venditore ambulante, di lacci di scarpe.

 

SMITH [in disparte]

Ma, di recente, non essendo in grado di battere le strade con la sua mercanzia, lavava i panni sporchi in famiglia.

 

CADE

Perciò io vengo da una nobile casa.

 

DICK [in disparte]

Come no, e da un nobile campo, dove nacque sotto una siepe; il padre non ebbe mai una casa, solo una gabbia in galera.

 

CADE

Non valuto nulla il pericolo.

 

SMITH [in disparte]

A voglia, perché i mendicanti non hanno valuta.

 

CADE

Sono capace di molto soffrire.

 

DICK [in disparte]

Non c’è problema: l’ho visto mentre lo frustavano al mercato per tre giorni di fila.

 

CADE

Non temo né spada, né arma da fuoco.

 

TESSITORE [in disparte]

Non ha bisogno di temere la spada, perché la sua giacca è resa impermeabile dal lerciume.

 

DICK [in disparte]

Ma forse dovrebbe aver paura del fuoco, perché l’han marchiato sulla mano come ladro di pecore.

 

CADE

Dunque siate coraggiosi, perché il vostro capitano è coraggioso, e promette la riforma. In Inghilterra ci saranno sette pagnotte da mezzo soldo al prezzo d’un soldo; il boccale da tre misure ne conterrà dieci, e io dichiarerò crimine capitale bere birra leggera; tutto il reame sarà in comune e il mio palafreno pascolerà a Cheapside, e quando sarò re, perché io sarò re…

 

TUTTI

Dio salvi vostra maestà!

 

CADE

Grazie, brava gente. Non ci sarà denaro, tutti mangeranno e berranno a mie spese, e io li rimpannuccerò tutti con la stessa livrea, in modo che possano andare d’accordo come fratelli e venerarmi come loro nobile signore.

 

DICK

La prima cosa da fare è di ammazzare tutti gli avvocati.

 

CADE

Esatto, è quello che voglio. Non è riprovevole che con la pelle di un agnello innocente sia fatta la pergamena, e che la pergamena, tutta scribacchiata, debba rovinare un uomo? Qualcuno dice che le api pungono, ma io dico che è la loro cera, perché giusto una volta che ho apposto la ceralacca su una cosa, non ero più padrone di me stesso. Cosa c’è adesso? Chi è là?

 

Entra il Chierico [di Chartham, trascinato da alcuni].

 

SMITH

Il Chierico di Chartham: sa scrivere e leggere, e anche fare di conto.

 

CADE

Ma è mostruoso.

 

SMITH

L’abbiamo beccato che preparava degli esercizi di copiatura per gli scolari.

 

CADE

Che mascalzone!

 

SMITH

Ci ha un libro in tasca con certe lettere rosse.

 

CADE

Allora è un negromante.

 

DICK

Esatto; sa stendere i contratti legali e scrivere in bella calligrafia.

 

CADE

Come mi dispiace. Costui è una persona a posto, sul mio onore: a meno che non lo trovi colpevole, non morirà. Vieni qui, brav’uomo, ti devo interrogare. Come ti chiami?

 

CHIERICO

Emanuele, ovvero, il Signore è con noi.

 

DICK

È quello che mettono in cima alle missive. Mi sa che farai una brutta fine.

 

CADE

Lasciatemi fare. Hai l’abitudine di scrivere il tuo nome, o metti un segno al posto della firma, da uomo onesto e leale?

 

CHIERICO

Signore, grazie a Dio, sono stato educato così bene da saper scrivere il mo nome.

 

TUTTI

Ha confessato: facciamolo fuori! È un mascalzone e un traditore.

 

CADE

Fatelo fuori, io dico! Impiccatelo con la sua penna e il calamaio attorno al collo.

Uno dei ribelli esce con il chierico.

 

Entra Michael.

 

MICHAEL

Dov’è il nostro capo?

 

CADE

Sono qui, caporale.

 

MICHAEL

Fuggi, fuggi, fuggi! Sir Humphrey Stafford e suo fratello sono qui vicino, con le truppe del re.

 

CADE

Fermati, mascalzone, fermati o ti accoppo. Si troverà a incontrare un uomo che vale quanto lui; è soltanto un cavaliere, no?

 

MICHAEL

Come no.

 

CADE

Per essergli pari, mi autoproclamerò subito cavaliere. [Si inginocchia.] Alzati, Sir John Mortimer. [Si rialza.] Adesso dategli addosso.

 

Entrano Sir Humphrey Stafford, e suo fratello con un tamburino, [un araldo] e alcuni soldati.

 

STAFFORD

Bifolchi rivoltosi, immondizia e feccia del Kent,

predestinati alla forca, deponete le armi;

a casa nei vostri tuguri, abbandonate questo stalliere;

il re è misericordioso se fate marcia indietro.

 

FRATELLO

Ma adirato, furibondo, pronto a spargere il sangue,

se andate avanti; perciò arrendetevi, o morirete.

 

CADE

Non mi curo di questi servi con la giacca di seta:

è a voi che parlo, brava gente,

su cui spero di regnare nel tempo a venire –

poiché sono l’erede legittimo al trono.

 

STAFFORD

Mascalzone, tuo padre metteva l’intonaco,

e tu, non sei uno che taglia le pezze?

 

CADE

Anche Adamo era un giardiniere.

 

FRATELLO

E allora?

 

CADE

Perdio, senti qui: Edmund, Conte di March, sposò la figlia del Duca di Clarence, no?

 

STAFFORD

Sissignore.

 

CADE

Da lei ebbe due figli, nati con lo stesso parto.

 

FRATELLO

È falso.

 

CADE

Già, questo è il problema; io dico che è vero:

il più anziano, messo a balia,

fu rapito da una mendicante,

e, ignorando la sua nascita e il suo lignaggio,

da grande divenne muratore.

Io sono suo figlio: negalo, se ti riesce.

 

DICK

Sì, è verissimo. Perciò sarà re.

 

TESSITORE

Signore, egli costruì un camino nella casa di mio padre, e i mattoni sono ancora lì a provarlo; perciò non negatelo.

 

STAFFORD

E voi volete dar credito alle parole di questo

spregevole cialtrone? Che non sa quel che dice?

 

TUTTI

Perdio, certo che sì; perciò, sloggiate.

 

FRATELLO

Jack Cade, questo te l’ha insegnato il Duca di York?

 

CADE [in disparte]

Mente, perché l’ho inventato io. Brav’uomo, va’ a dire al re che, per amor di suo padre, Enrico Quinto, ai cui tempi i ragazzi giocavano a bocce e a bisbocce con le corone francesi, io mi accontento che sia lui a regnare, ma gli farò da Protettore.

 

DICK

Inoltre, poiché Lord Say ha venduto il Ducato del Maine, avremo la sua testa.

 

CADE

E meno male, perché così l’Inghilterra è stata menomata e ridotta a reggersi su un bastone: solo la mia possanza la protegge. Compagni re, io vi dico che Lord Say ha castrato lo Stato e ne ha fatto un eunuco; peggio ancora, sa parlare il francese e perciò è un traditore.

 

STAFFORD

Che ignoranza crassa e sciagurata!

 

CADE

Su, rispondete a questa domanda, se vi riesce: i Francesi sono nostri nemici. Vi chiedo solo questo: può un tizio che parla la lingua del nemico essere un buon consigliere, o no?

 

TUTTI

No, no – e perciò avremo la sua testa.

 

FRATELLO

Ebbene, constatato che le parole cortesi non hanno effetto,

attacchiamoli con l’esercito del re.

 

STAFFORD

Va’, araldo, e attraverso ogni città proclama

traditori coloro che si sono sollevati con Cade;

coloro che fuggiranno prima della fine della battaglia

possano, davanti agli occhi stessi di mogli e figli,

essere impiccati, come esempio, alla porta di casa. –

E voi che siete amici del re, seguitemi.

[I due Stafford escono con i loro soldati.]

 

CADE

E voi che amate il popolo, seguitemi.

Ora fate vedere che siete uomini, in nome della libertà.

Non lasceremo vivo un solo lord, un solo nobile.

Non risparmiate nessuno, eccetto chi calza

scarpe rattoppate, perché quelli sono onesti e frugali,

e vorrebbero appoggiarci, ma non ne hanno il coraggio.

 

DICK

Sono tutti schierati in bell’ordine, e marciano contro di noi.

 

CADE

Invece noi siamo in ordine, quanto più siamo disordinati. Venite, andiamo all’attacco.

[Escono.]


ATTO QUARTO – SCENA TERZA

L’allarme chiama alla battaglia; in essa i due Stafford vengono uccisi. Cade entra con gli altri.

 

CADE

Dov’è Dick, il macellaio di Ashford?

 

DICK

Presente, signore.

 

CADE

Sono caduti davanti a te, come pecore e buoi, e tu ti sei comportato come fossi nel tuo mattatoio; perciò ti ricompenserò così: la Quaresima sarà lunga il doppio di quanto è adesso, e tu avrai licenza di macellare per novantanove volte.

 

DICK

Non chiedo di più.

 

CADE

E, a dire la verità, non meriti di meno. Indosserò questo trofeo della vittoria [indossa la cotta di Sir Humphrey], e i cadaveri saranno trascinati tra gli zoccoli del mio cavallo, finché non arriverò a Londra, dove ci faremo consegnare la spada del sindaco.

 

DICK

Se vuoi prosperare e fare del bene, spalanca le carceri e lascia liberi i prigionieri.

 

CADE

Non temere, te lo garantisco.Forza, marciamo su Londra.

Escono.


ATTO QUARTO – SCENA QUARTA

Entrano il Re con una supplica [che sta leggendo], la Regina con la testa di Suffolk, il Duca di Buckingham, e Lord Say [con il seguito].

 

MARGHERITA [in disparte]

Ho sentito dire spesso che il dolore fiacca la mente

e la rende timorosa e rammollita;

perciò pensa alla vendetta e smettila di piangere.

Ma chi può smettere di piangere vedendo questo?

La sua testa giaccia qui, sul mio petto fremente:

ma dov’è il corpo che dovrei abbracciare?

 

BUCKINGHAM

Quale risposta dà vostra grazia alla supplica dei ribelli?

 

RE ENRICO

Manderò un santo vescovo a negoziare con loro:

Dio impedisca che tante anime semplici

debbano perire di spada. In quanto a me,

piuttosto che la guerra cruenta li faccia a pezzi,

parlamenterò con Jack Cade, il loro capo.

Ma rimani, la leggerò ancora una volta.

 

MARGHERITA [in disparte]

Ah, barbari mascalzoni! Questo splendido volto

ha governato me, come un pianeta errante,

e non poté costringere alla resa chi era

indegno di rimirare le sue sembianze?

 

RE ENRICO

Lord Say, Jack Cade ha giurato che avrà la tua testa.

 

SAY

Sì, ma io spero che vostra altezza abbia la sua.

 

RE ENRICO

Ma come, signora!

Ancora deplori e piangi la morte di Suffolk?

Ho paura, amore, che se fossi stato io a morire,

non mi avresti compianto così a lungo.

 

MARGHERITA

No, amore mio, per te non piangerei, ma morirei.

 

Entra un messaggero.

 

RE ENRICO

Allora? Che notizie? Perché giungi così in fretta?

 

MESSAGGERO

I ribelli sono a Southwark; fuggite, mio signore!

Jack Cade si proclama Lord Mortimer,

discendente della casata del Duca di Clarence,

chiama apertamente vostra grazia usurpatore

e giura di incoronarsi a Westminter.

Il suo esercito è una plebe malvestita

di servi e di braccianti, rozzi e spietati:

la morte di Sir Humphrey Stafford e del fratello

ha dato loro animo e coraggio di avanzare.

Gli studiosi, gli avvocati, i cortigiani e i gentiluomini,

loro li chiamano vermi imbroglioni, e li vogliono morti.

 

RE ENRICO

O uomini empi! Non sanno quello che fanno!

 

BUCKINGHAM

Mio grazioso signore, ritiratevi a Killingworth,

finché non venga arruolato un esercito per debellarli.

 

MARGHERITA

Ah, se fosse ancora vivo il Duca di Suffolk,

questi ribelli del Kent si ammansirebbero subito.

 

RE ENRICO

Lord Say, i traditori ti odiano;

perciò scappa con noi a Killingworth.

 

SAY

Questo potrebbe mettere in pericolo la persona

di vostra grazia. La mia vista è odiosa ai loro occhi;

perciò rimarrò in questa città

a vivere in segreto queste calamità.

 

Entra un altro messaggero.

 

SECONDO MESSAGGERO

Jack Cade ha preso il Ponte di Londra:

i cittadini fuggono abbandonando le case;

la marmaglia, assetata di preda, si unisce

ai traditori, e insieme giurano di saccheggiare

la città e la vostra corte regale.

 

BUCKINGHAM

Dunque non indugiate, mio signore; via, a cavallo.

 

RE ENRICO

Vieni, Margherita; Dio nostra speranza ci verrà in soccorso.

 

MARGHERITA [in disparte]

La mia speranza se n’è andata, ora che Suffolk è morto.

 

RE ENRICO [a Say]

Addio, nobile signore; non fidarti dei ribelli del Kent.

 

BUCKINGHAM

Non fidarti di nessuno, se non vuoi essere tradito.

 

SAY

Confido solo nella mia innocenza,

e perciò sono forte e risoluto. Escono.


ATTO QUARTO – SCENA QUINTA

Entra Lord Scales, in alto, sulla passeggiata della Torre.Poi, di sotto, entrano due o tre cittadini.

 

SCALES

Allora, Jack Cade è stato ucciso?

 

PRIMO CITTADINO

No, mio nobile signore; è molto difficile che venga ucciso, perché si sono impadroniti del ponte, ammazzando tutti quelli che si opponevano ad essi: il Sindaco ha assoluto bisogno dell’aiuto di vostra grazia dalla Torre, per difendere la città dai ribelli.

 

SCALES

Avrete a disposizione l’aiuto che potrò darvi;

ma anch’io, qui, ho i miei guai con loro:

i ribelli hanno tentato di conquistare la Torre.

Ma recatevi a Smithfield a raccogliere le truppe,

e io vi invierò là Sir Matthew Gough.

Combattete per il re, la vostra patria, la vostra vita;

addio, dunque, perché mi devo spostare di qui.

Escono.


ATTO QUARTO – SCENA SESTA

Entra Jack Cade con gli altri, e batte sulla Pietra di Londra con il suo bastone.

 

CADE

Ora Mortimer è signore di questa città. E qui, seduto sulla Pietra di Londra, delibero e ordino che, in questo primo anno del nostro regno, dal Pisciatoio non sgorghi se non vino rosso a spese della città. D’ora in poi sarà accusato di tradimento chiunque non mi chiami Lord Mortimer.

 

Entra di corsa un soldato.

 

SOLDATO

Jack Cade! Jack Cade!

 

CADE

Dategli una botta in testa. Lo uccidono.

 

DICK

Se ‘sto tizio è saggio, non ti chiamerà mai più Jack Cade: penso che abbia avuto un avvertimento come si deve.

[Dick prende un pezzo di carta dalle mani del soldato morto e legge.]

Mio signore, un esercito si è radunato a Smithfield.

 

CADE

Forza, allora, andiamo a combattere con loro; ma, prima andate a dar fuoco al Ponte di Londra, e, se vi riesce, bruciate anche la Torre. Su, in marcia.

Escono.


ATTO QUARTO – SCENA SETTIMA

Suona l’allarme. Matthew Gough viene ucciso, assieme a tutti [i suoi seguaci].Poi entra Jack Cade con i suoi compagni.

 

CADE

Avanti così, signori. Ora alcuni vadano a buttar giù il Savoy, altri alle residenze degli avvocati; giù tutto anche lì.

 

DICK

Ho una richiesta per vostra signoria.

 

CADE

Si tratti pure d’una signoria, l’avrai, per aver usato la parola.

 

DICK

Soltanto che le leggi d’Inghilterra possano emanare dalla vostra bocca.

 

HOLLAND [in disparte]

Ostia, sarà una legge malandata, allora, perché lui ha ricevuto un colpo di lancia in gola e non s’è ancora rattoppato.

 

SMITH [in disparte]

Sì, John, sarà una legge fetente, perché ha mangiato una scamorza affumicata e gli puzza l’alito.

 

CADE

Ci ho pensato su, sarà così. Andate, bruciate tutti gli archivi del regno; la mia bocca sarà il parlamento d’Inghilterra.

 

HOLLAND [in disparte]

Allora probabilmente avremo delle leggi incisive, a meno che non gli cavino i denti.

 

CADE

E da adesso in poi tutte le cose saranno in comune.

 

Entra un messaggero.

 

MESSAGGERO

Mio signore, un colpo grosso! Un colpo grosso! C’è Lord Say, che vendette le città della Francia, proprio lui, che ci fece sborsare ventuno quindicesimi, e uno scellino per corona per l’ultimo appannaggio.

 

Entra George [Bevis], con Lord Say.

 

CADE

Ebbene, per questo verrà decapitato dieci volte. Ehi, tu sai cosa sei, ruvido straccio d’un lord! Ora sei a un pelo dalla nostra giustizia regale. Cosa puoi rispondere alla maestà mia per aver mollato la Normandia a Monsieur Baciamilcul, il delfino di Francia? Ti sia noto qui, al presente, cioè alla presenza di Lord Mortimer, che io sono la ramazza che deve ripulire la corte dal sudiciume di gente come te. Tu hai con altissimo tradimento corrotto la gioventù del regno, fondando una scuola di grammatica: e mentre, prima, i nostri avi non avevano altri libri all’infuori dei grani sul pallottoliere, tu hai introdotto l’uso della stampa, e, in contrasto con il re, con la corona e con la dignità dello stato, hai costruito una cartiera. Verrà provato alla faccia tua che ti circondi di uomini che parlano di sostantivi, di verbi e di simili termini abominevoli che nessun orecchio cristiano può tollerare di udire. Tu hai nominato giudici di pace, per convocare davanti a loro dei poveracci, riguardo a questioni di cui non sapevano rispondere. Inoltre, li hai messi in prigione, e poiché non sapevano leggere, li hai impiccati, quando, invece, soltanto per quel motivo, erano sommamente degni di vivere. Tu cavalchi un cavallo con i finimenti, vero?

 

SAY

Sì, e allora?

 

CADE

Perdio, non avresti dovuto lasciare che il tuo cavallo indossasse una gualdrappa, quando uomini più onesti di te se ne vanno in giro in brache e giacchette.

 

DICK

E lavorano in maniche di camicia – come me, per esempio, che sono un macellaio.

 

SAY

Uomini del Kent…

 

DICK

Cosa ne sai del Kent?

 

SAY

Nient’altro che questo: “bona terra, mala gens“.

 

CADE

Portatelo via! Portatelo via! Parla in latino.

 

SAY

Ascoltate le mie parole, e poi portatemi dove volete.

Nei Commentarii, scritti da Cesare, il Kent è chiamato

il luogo più civile di tutta quanta l’isola:

dolce è il paese perché colmo di ricchezze,

la gente munifica, valorosa, attiva, benestante;

e ciò mi fa sperare che voi non siate privi di pietà.

Non vendetti il Maine, né persi la Normandia,

e tuttavia, per riprenderli, perderei la vita.

Ho sempre amministrato la giustizia con generosità,

mi hanno commosso preghiere e lacrime, mai i doni.

Quando ho riscosso qualcosa dalle vostre mani,

se non per mantenere il Kent, il re, il regno e voi?

Ho elargito grossi doni ai chierici eruditi,

perché la mia cultura mi rese ben accetto al re.

E visto che l’ignoranza è la maledizione di Dio,

e la conoscenza l’ala con cui voliamo fino al cielo,

a meno che non siate posseduti da spiriti diabolici,

voi non potete che astenervi dal mio assassinio.

Questa lingua ha parlamentato con i re stranieri

in vostro favore…

 

CADE

Ma va là: quand’è che in campo hai menato un colpo?

 

SAY

I grandi hanno mani smisurate: spesso ho colpito

chi non avevo mai visto in faccia, e mortalmente.

 

GEORGE

Codardo abominevole! Come, gli arrivavi alle spalle?

 

SAY

Queste guance sono pallide, a furia di vegliare sul vostro bene.

 

CADE

Dategli un bel ceffone, così gli tornano rosse.

 

SAY

A furia di sedere a ponderare le cause dei poveri,

sono diventato pieno di acciacchi e di malattie.

 

CADE

Diamoci un bel taglio: ce l’ho io il beverone che ti farà girare la testa.

 

DICK

Perché tremi, ometto?

 

SAY

La paralisi, non la paura, mi mette in agitazione.

 

CADE

Sì sì, ci fa dei cenni, come a dire, “vi sistemo io”. Vedremo se la sua testa se ne sta bella diritta su un palo, o no. Portatelo via e decapitatelo.

 

SAY

Ditemi: dove vi ho offeso maggiormente?

Ho danneggiato il vostro benessere, l’onore?

Parlate. Ho i forzieri pieni d’oro derubato?

Il mio abbigliamento è lussuoso alla vista?

A chi ho fatto del male, ché vogliate la mia morte?

Queste mani non hanno mai sparso sangue innocente,

questo petto non cela pensieri turpi e bugiardi.

Oh, lasciatemi vivere!

 

CADE [in disparte]

Sento dentro di me il rimorso per le sue parole; ma gli metterò le briglie: morrà, non fosse altro perché ha perorato così bene per la sua vita. – Via di qui! Sotto la lingua tiene un diavolo; non parla nel nome di Dio. Su, portatelo via, vi dico, e tagliategli subito la testa, e poi fate irruzione nella casa del genero, Sir James Cromer, e tagliate la testa anche a lui. Portatele qua tutte e due, su due pali.

 

TUTTI

Sarà fatto.

 

SAY

Ah, compatrioti! Se, quando recitate le preghiere,

Dio fosse così pervicace come lo siete voi,

dove andrebbero a finire le vostre anime dipartite?

Perciò ora placatevi, e salvatemi la vita.

 

CADE

Via di qui, e fate come vi comando.

[Un paio escono con Lord Say.]

Il pari più superbo del regno non porterà la testa sulle spalle, se non mi pagherà un tributo; non ci sarà una vergine da maritare, se non mi pagherà la sua verginità prima che ne siano venuti a capo gli altri; gli uomini riceveranno benefici da me in quanto loro capo, e noi disponiamo e comandiamo che le loro mogli siano libere quanto il cuore desidera e la lingua riferisce.

 

DICK

Mio signore, quand’è che andiamo a Cheapside e prendiamo a prestito un po’ di robetta con i nostri bastoni?

 

CADE

Perdio, subito!

 

TUTTI

Che bello!!

 

Entra un ribelle con le teste [dei due Say, impalate].

 

CADE

E questo non è ancora più bello? Che si scambino baci, perché si volevano tanto bene, quando erano vivi. Adesso separateli, altrimenti si mettono d’accordo per cedere qualche altra città della Francia. Soldati, rinviate il saccheggio della città fino a notte: perché, con queste due teste a precederci, al posto delle mazze, cavalcheremo per le strade e le faremo baciare a ogni angolo. Andiamo!

Escono.


ATTO QUARTO – SCENA OTTAVA

Suona l’allarme, viene suonata la ritirata.Cade entra con tutta la sua plebaglia.

 

CADE

Su per Fish Street, giù all’angolo di Saint Magnus! Uccidete e distruggete! Buttateli nel Tamigi!

Viene suonata la richiesta di parlamentare.

Che rumore è questo che sento? Chi osa essere così sfrontato da suonare la ritirata o la richiesta di parlamentare quando io do l’ordine di uccidere?

 

Entrano Buckingham e Clifford il Vecchio [con un seguito].

 

BUCKINGHAM

Ecco chi osa darti fastidio, e vedrai quanto!

Sappi, Cade, che noi veniamo come ambasciatori del re

dalla gente del popolo che tu hai fuorviato;

e qui proclamiamo il perdono senza condizione per tutti

quelli che ti lasceranno, per tornare a casa in pace.

 

CLIFFORD

Cosa dite, concittadini? Vi placherete,

cedendo alla misericordia ora che vi è offerta,

o lascerete che una plebaglia vi conduca a morte?

Chi ama il re e abbraccia il suo perdono,

getti in aria il berretto e dica, “Dio salvi sua maestà!”

Chi lo odia e non onora suo padre, Enrico Quinto,

che fece tremare tutta la Francia dal terrore,

agiti la sua arma verso di noi e passi oltre.

[I ribelli gettano in aria i berretti e abbandonano Cade.]

 

TUTTI

Dio salvi il re! Dio salvi il re!

 

CADE

Come, Buckingham e Clifford, avete tanta audacia? – E voi, vili braccianti, gli credete? Vi farete impiccare con l’editto del perdono attorno al collo? La mia spada ha aperto un varco attraverso le porte di Londra, perché voi mi lasciaste in bianco al Cervo Bianco di Southwark? Pensavo che non avreste mai consegnato queste armi prima di recuperare la vostra antica libertà: ma siete tutti dei pusillanimi e dei fifoni, e ci provate gusto a vivere da schiavi sotto i nobili. Che vi spezzino la schiena di fardelli, che vi tolgano il tetto da sopra la testa, e vi stuprino mogli e figlie davanti agli occhi. In quanto a me, me la caverò da solo! E così la maledizione di Dio ricada su tutti voi!

[Tornano di corsa da Cade.]

 

TUTTI

Seguiremo Cade! Seguiremo Cade!

 

CLIFFORD

Cade è forse il figlio di Enrico Quinto,

che voi gridiate così di voler andare con lui?

Vi guiderà attraverso il cuore della Francia

e farà dei più miseri di voi conti e duchi?

Ahimè, non ha né casa, né luogo dove fuggire;

non sa come vivere, se non di saccheggi,

a meno che non rapini i vostri amici e noi.

Non sarebbe una vergogna se, vivendo nella discordia,

i timorosi Francesi, che voi soggiogaste in passato,

facessero irruzione dal mare, a sottomettervi?

Mi pare già di vederli, in questo conflitto civile,

spadroneggiare per le strade di Londra,

gridando “Vigliacco” a tutti quelli in cui s’imbattono.

Meglio che vadano in malora diecimila ignobili Cade, piuttosto

che voi dobbiate inchinarvi alla mercé di un Francese.

In Francia, in Francia, a riprendervi ciò che avete perso!

Risparmiate l’Inghilterra, che è la vostra riva natia.

Enrico ha il denaro, voi siete forti e vigorosi;

Dio è al nostro fianco, non dubitate della vittoria.

[Lasciano di nuovo Cade.]

 

TUTTI

Viva Clifford! Viva Clifford! Seguiremo il re e Clifford.

 

CADE

C’è mai stata piuma mossa su e giù dal vento più facilmente di questa folla? Il nome di Enrico Quinto li caccia in cento guai, e li spinge a piantarmi in asso. Vedo che si stringono a capannello tutti insieme, per farmi una sorpresa. La mia spada mi apra una strada, perché non è il caso di rimanere qui. A dispetto dei diavoli e dell’inferno, vi passerò proprio in mezzo; il cielo e il mio nome mi siano testimoni che non fu la mancanza di decisione in me, ma soltanto il tradimento vile e ignominioso dei miei seguaci, a spingermi ad alzare i tacchi!

[Corre in mezzo a loro con il bastone e fugge.]

 

BUCKINGHAM

Come, è fuggito? Che alcuni lo inseguano;

e colui che porterà al re la sua testa,

avrà una ricompensa di mille corone. Alcuni escono.

Seguitemi, soldati; troveremo il modo

di riconciliarvi tutti con il re. Escono.


ATTO QUARTO – SCENA NONA

Squilli di tromba.Entrano il Re, la Regina e Somerset sulla balconata.

 

RE ENRICO

Vi fu mai re che godette d’un trono terreno

senza poter contare su una soddisfazione maggiore della mia?

Non ero ancora sgusciato fuori dalla culla

che già mi facevano re, a nove mesi.

Vi fu mai un suddito che bramasse d’essere re

come io bramo e desidero essere un suddito?

 

Entrano Buckingham e Clifford [il Vecchio].

 

BUCKINGHAM

Salute e belle notizie a vostra maestà!

 

RE ENRICO

Dunque, Buckingham, è stato preso il traditore Cade,

o si è solo ritirato per rafforzarsi?

 

[Sotto] entra una folla con capestri attorno al collo.

 

CLIFFORD

È fuggito, mio signore, e tutte le sue forze

si arrendono; e umilmente, così, coi capestri al collo,

attendono il giudizio di vostra altezza: vita o morte.

 

RE ENRICO

Allora, cielo, spalanca le tue porte eterne

per ricevere i miei voti di ringraziamento e di lode.

Soldati, quest’oggi avete riscattato la vostra vita

e mostrato quanto amore abbiate per il vostro principe

e la patria; perseverate in tale ottimo spirito,

ed Enrico, sebbene egli sia poco fortunato,

vi assicura che non sarà mai mal disposto.

Così, con ringraziamenti e il perdono per tutti,

vi congedo perché torniate ciascuno al proprio paese.

 

TUTTI

Dio salvi il re! Dio salvi il re!

 

Entra un messaggero.

 

MESSAGGERO

Piaccia a vostra grazia di venire a conoscenza

che il Duca di York è appena tornato dall’Irlanda,

e con un esercito potente, formidabile,

di vassalli ben armati e vigorosi fanti irlandesi,

marcia in questa direzione con superbo sfoggio di mezzi

e continua a proclamare, mentre avanza,

che ha preso le armi solo per allontanare da te

il Duca di Somerset, che egli definisce un traditore.

 

RE ENRICO

Questo è il mio stato, sballottato tra Cade e York,

come un vascello che, sfuggito alla tempesta,

giunto in acque tranquille, subito è abbordato dai pirati.

Appena ora Cade è ricacciato, e dispersi i suoi uomini,

ed ecco che York è in armi per dargli man forte.

Ti prego, Buckingham, incontrati con lui, e chiedigli

qual è la ragione di questo apparato militare.

Digli che manderò il Duca Edmund nella Torre…

tu, Somerset, ti invieremo là,

finché non avrà congedato il suo esercito.

 

SOMERSET

Mio signore,

mi rassegno volentieri alla prigione,

o alla morte, per il bene della patria.

 

RE ENRICO

In ogni caso, non usare un linguaggio troppo aggressivo,

poiché egli è fiero e non tollera parole dure.

 

BUCKINGHAM

Farò così, mio nobile signore, e non dubito che le trattative

si risolveranno a vostro completo vantaggio.

 

RE ENRICO

Moglie, entriamo, e impariamo a governare meglio;

l’Inghilterra finirà per maledire il mio regno miserando.

Squilli di tromba.Escono.


ATTO QUARTO – SCENA DECIMA

Entra Cade.

 

CADE

Accidenti alle ambizioni! Accidenti a me, che ho una spada eppure sto per crepare fame! Da cinque giorni mi nascondo in questi boschi e non ho il coraggio di mettere fuori il capo, perché tutto il paese mi tende trappole; ma adesso sono così affamato che non potrei attendere più neppure se avessi un contratto d’affitto sulla vita di mille anni. Perciò, scavalcando un muro di mattoni, sono entrato in questo giardino per vedere se riesco a mangiare un po’ di lattuga o a raccoglier verdura per qualche momento – il che farebbe anche bene allo stomaco in questo clima torrido. E penso che la parola “lattuga” sia stata creata per farmi del bene, perché, molte volte, la mia scatola cranica sarebbe stata spaccata da un’alabarda di bronzo, se la mia testa non fosse stata protetta dall’elmo di latta; e, molte altre volte, mentre ero a gola secca e in marcia a tappe forzate, la latta mi è servita per berci dentro, al posto del boccale; e ora la parola “lattuga” deve servire a nutrirmi.

[Si mette carponi, coglie della verdura e la mangia.]

 

Entra Iden [con i suoi uomini].

 

IDEN

Dio, chi vorrebbe vivere tra le beghe della corte

potendo godersi una tranquilla passeggiata come questa?

Questa piccola eredità lasciata da mio padre,

mi soddisfa, e vale una monarchia.               Non cerco di rifulgere dando ombra agli altri

o di accumulare ricchezze chissà tra quali invidie:

mi basta mantenere la mia condizione con ciò che ho,

e aver reso felici i poveri, che s’allontanano dalla mia porta.

 

CADE [in disparte]

Ecco il padrone del terreno che mi viene a prendere come fossi un animale randagio, perché sono entrato nella sua proprietà senza permesso. – Ah, mascalzone, tu mi tradirai e otterrai mille corone dal re, portandogli la mia testa; ma io ti farò mangiar ferro come a uno struzzo, e inghiottire la mia spada come fosse uno spillone, prima che tu e io ci siamo lasciati.

 

IDEN

Brutto maleducato, chiunque tu sia,

io non ti conosco; perché, allora, dovrei tradirti?

Non ti basta irrompere nel mio giardino

e, come un ladro, derubare il mio terreno,

arrampicandoti sul mio muro, malgrado la presenza

del proprietario? E mi provochi con parole villane?

 

CADE

Provocarti? Sì, sul miglior sangue che sia mai stato versato, e anche sulla tua barba. Guardami bene: non tocco cibo da cinque giorni, e tuttavia prova ad avvicinarti, tu con i tuoi cinque uomini, e se non vi faccio tutti quanti secchi come il baccalà, prego Iddio di non poter più mangiare neppure un filo d’erba.

 

IDEN

Non sarà mai detto, finché esista l’Inghilterra,

che Alexander Iden, possidente del Kent,

si sia preso la briga di duellare con un poveraccio affamato.

Ficcami addosso i tuoi occhi sbarrati,

vedi se riesci a farmi distogliere lo sguardo.

Opponi braccio a braccio, il tuo è ben più debole;

la tua mano è solo un dito, vicina al mio pugno,

la tua gamba solo uno stecco in confronto a questo randello;

un mio piede lotterà con tutte le forze che hai,

e se io sollevo in aria il mio braccio,

la tua tomba è già scavata nella terra.

[I suoi uomini gli porgono la spada e rimangono in disparte.]

In quanto a questo battibecco di parole grosse,

che questa mia spada riferisca ciò che trascura il linguaggio.

 

CADE

Sul mio valore, il campione più forbito che abbia mai ascoltato! Acciaio, se la tua lama non inchioderà e non farà a fettine questo zotico corpulento, prima di riposare nel fodero, supplico Iddio in ginocchio che ti trasformi in chiodi da scarpe.

Combattono [e Cade viene colpito].

Oh, sono ucciso! La fame e niente altro mi ha ucciso: che diecimila diavoli mi aggrediscano – datemi solo i dieci pasti che ho perduto e io li sconfiggerò tutti. Diventa arido, giardino, e, da ora in poi, sii il sepolcro di tutti coloro che risiedono in questa casa, perché l’anima invitta di Cade è volata via.

 

IDEN

È Cade che ho ucciso, quel mostruoso traditore?

Spada, per questa impresa ti consacrerò,

e, alla mia morte, ti appenderò sulla tomba.

Questo sangue non verrà mai lavato dalla tua punta,

ma tu lo conserverai come un araldico blasone

per decorare l’onore acquisito dal tuo padrone.

 

CADE

Addio, Iden, e sii orgoglioso della tua vittoria. Di’ alla terra del Kent da parte mia che ha perduto il suo uomo migliore, ed incita tutto il mondo alla vigliaccheria, poiché io, che non ho mai temuto nessuno, sono vinto dalla fame, non dal valore. Muore.

 

IDEN

Il cielo giudichi il grave torto che mi fai.

Muori, sciagurato, maledizione di chi ti partorì;

come ti caccio in corpo la mia spada,

così vorrei cacciare la tua anima all’inferno.

Ti trascinerò via di qui per i piedi, a testa in giù,

fino a un letamaio, che sarà la tua tomba,

e taglierò la tua testa di gran furfante

per portarla in trionfo al re,

lasciando la tua carcassa in pasto ai corvi.

Esce [con il corpo di Cade].


Enrico VI – Parte II

Introduzione - Riassunto

Atto I       Atto II       Atto III       Atto IV       Atto V

Introduzione al teatro di Shakespeare

Elenco opere teatrali