Enrico VI – Parte III – Atto V

Enrico VI – Parte III – Atto V

(“Henry VI, part 3” – 1588 – 1592)

Introduzione - Riassunto

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Introduzione al teatro di Shakespeare

Elenco opere teatrali

Enrico VI - Parte III - Atto V


ATTO QUINTO – SCENA PRIMA

Entrano Warwick, il Sindaco di Coventry, due Messaggeri, assieme ad altri sulle mura.

 

WARWICK

Dov’è il corriere inviato dal valoroso Oxford?

Quanto dista il tuo signore, mio onesto amico?

 

PRIMO MESSAGGERO

A quest’ora è a Dunsmore e marcia in questa direzione.

 

WARWICK

Quanto è lontano nostro fratello Montague?

Dov’è il corriere inviato da Montague?

 

SECONDO MESSAGGERO

A quest’ora è a Daintry, con un esercito poderoso.

 

Entra [Sir Thomas] Somerville.

 

WARWICK

Dunque, Somerville, cosa dice il mio figliolo amorevole,

e, secondo i tuoi calcoli, ora Clarence quanto è vicino?

 

SOMERVILLE

Lo lasciai a Southam con le sue truppe,

e mi aspetto il suo arrivo qui entro due ore.

[Un tamburo suona la marcia.]

 

WARWICK

Allora Clarence è a portata di mano. Odo i suoi tamburi.

 

SOMERVILLE

Non sono i suoi, mio signore. Southam sta qui:

il tamburo che ode vostro onore marcia da Warwick.

 

WARWICK

Chi dovrebbe essere? Forse amici inaspettati.

 

SOMERVILLE

Sono a portata di mano: lo saprai ben presto.

 

Marcia militare. Squilli di tromba. Entrano [Re] Edoardo, Riccardo [di Gloucester], e i loro soldati.

 

RE EDOARDO

Trombettiere, va sotto le mura e suona a parlamento.

 

GLOUCESTER

Guardate con che cipiglio Warwick presidia le mura.

 

WARWICK

Che bella seccatura, è giunto quel lascivo di Edoardo?

Dove dormivano le nostre scolte, come furono corrotte

per non farci sapere le notizie del suo arrivo?

 

RE EDOARDO

Allora, Warwick, se aprirai le porte della città,

userai parole cortesi, piegherai umilmente il ginocchio,

chiamerai Edoardo tuo sovrano e chiederai misericordia

dalle sue mani, egli ti perdonerà questi oltraggi.

 

WARWICK

Piuttosto, se allontanerai di qui le tue forze,

confesserai chi ti ha innalzato e poi tirato giù,

chiamerai Warwick tuo protettore e farai penitenza,

allora tu rimarrai ancora Duca di York.

 

GLOUCESTER

Pensavo che almeno avesse detto “re”,

o gli è sfuggita una battuta involontaria?

 

WARWICK

Un ducato, signore, non è forse un bel dono?

 

GLOUCESTER

Ma certo, in fede, il dono d’un povero conte;

ti renderò grazie per un dono così bello.

 

WARWICK

Fui io a dare il regno a tuo fratello.

 

RE EDOARDO

E allora è mio, se non altro perché dono di Warwick.

 

WARWICK

Il peso è grosso e tu non sei affatto Atlante.

Gracile come sei, Warwick si riprende il suo dono;

Enrico è il mio re, Warwick il suo suddito.

 

RE EDOARDO

Ma il re di Warwick è prigioniero di Edoardo;

e, prode Warwick, rispondi solo a questo:

cos’è un corpo se non ha più la testa?

 

GLOUCESTER

Ahimè, Warwick non ha più azzeccato la carta giusta,

e mentre pensava di carpire un bel dieci,

il re veniva destramente sfilato dal mazzo!

Lasciaste il povero Enrico nel palazzo del vescovo,

dieci contro uno lo incontrerete dentro la Torre.

 

RE EDOARDO

Proprio così; [a Warwick] tuttavia siete sempre Warwick.

 

GLOUCESTER

Su, Warwick, cogliete il momento: in ginocchio, in ginocchio.

Allora? Battete il ferro, altrimenti si raffredda.

 

WARWICK

Preferirei troncarmi questa mano in un sol colpo

e con l’altra gettartela in faccia,

piuttosto che abbassare le vele alla tua altezza.

 

RE EDOARDO

Usa le vele come vuoi, prenditi vento e marea come amici,

ma questa mano, serrata ai tuoi capelli color carbone,

scriverà col tuo sangue, mentre la tua testa è calda

e appena mozzata, questa frase nella polvere:

“Warwick, mutevole come il vento, ora non muta più”.

 

Entra Oxford, con tamburi e insegne.

 

WARWICK

O insegne allegre! Guardate: arriva Oxford!

 

OXFORD

Oxford, Oxford per i Lancaster!

[Egli e le sue truppe entrano nella città.]

 

GLOUCESTER

Le porte sono aperte: entriamo anche noi.

 

RE EDOARDO

Così altri nemici potranno prenderci alle spalle.

Rimaniamo schierati, perché, senza dubbio,

essi torneranno fuori per darci battaglia.

Altrimenti, poiché la città è poco munita,

faremo presto a stanarne i traditori.

[Oxford appare in alto.]

 

WARWICK

Benvenuto Oxford, abbiamo bisogno del tuo aiuto.

 

Entra Montague con tamburi e insegne.

 

MONTAGUE

Montague, Montague per i Lancaster!

[Egli e le sue truppe entrano in città.]

 

GLOUCESTER

Tu e tuo fratello pagherete entrambi questo tradimento

con il sangue più prezioso che avete in corpo.

[Montague appare in alto.]

 

RE EDOARDO

Più aspramente contesa, più grande è la vittoria:

la mia mente presagisce vantaggi e conquiste favorevoli.

 

Entra Somerset con tamburi e insegne.

 

SOMERSET

Somerset, Somerset per i Lancaster!

[Egli e le sue truppe entrano in città.]

 

GLOUCESTER

Due col tuo nome, entrambi duchi di Somerset,

hanno venduto la loro vita alla casata York,

[Somerset appare in alto.]

e tu sarai il terzo, se funziona questa spada.

 

Entra Clarence con tamburi e insegne.

 

WARWICK

Eccolo che sfila, Giorgio di Clarence, con forze bastanti

per ingaggiare battaglia col fratello;

in lui un retto zelo per ciò che è giusto

prevale sull’amore naturale verso un fratello.

 

CLARENCE

Clarence, Clarence per i Lancaster!

 

RE EDOARDO

Et tu, Brute? Anche tu pugnalerai Cesare?

Suona la tregua per parlamentare con Giorgio di Clarence!

[Suona la tregua; Gloucester e Clarence bisbigliano tra di loro, poi Clarence toglie la rosa rossa dal berretto e la scaglia verso Warwick.]

 

WARWICK

Su, Clarence, vieni: verrai, è Warwick che ti chiama.

 

CLARENCE

Padre Warwick, lo sai cosa vuol dire questo?

Guarda: ti scaglio contro la tua infamia.

Non manderò in rovina la casa di mio padre,

che diede il sangue per cementarne le pietre,

non innalzerò i Lancaster. Credi tu, Warwick,

che Clarence sia così aspro, ottuso, innaturale,

da impiegare i fatali strumenti della guerra

contro il fratello, il suo legittimo re?

Forse obietterai che ho fatto un sacro giuramento:

rispettare quel giuramento sarebbe atto più empio

di quello di Jefte, quando sacrificò la figlia.

Tanto mi dolgo della violazione che ho compiuto,

che, per ben meritare dalle mani di mio fratello,

qui mi dichiaro tuo nemico mortale

con il proposito, ovunque io ti incontri

– e ti incontrerò se tu esci dalle mura –

di fartela pagare per avermi turpemente fuorviato.

Dunque, Warwick altezzoso, io ti disobbedisco,

e mi volgo verso i miei fratelli con il rossore sulle guance. –

Perdonatemi, Edoardo, farò ammenda. – Tu, Riccardo,

non ricordarmi le mie colpe con lo sguardo aggrottato,

perché da adesso in poi non sarò più così incostante.

 

RE EDOARDO

Ora ancora più benvenuto, e dieci volte più amato

che se tu non avessi mai meritato il nostro odio!

 

GLOUCESTER

Benvenuto, buon Clarence: così si comporta un fratello.

 

WARWICK

Sommo traditore, spergiuro e ingiusto!

 

RE EDOARDO

Allora, Warwick, uscirai dalla città a combattere?

O batteremo le pietre fino ad assordarti?

 

WARWICK

Ahimè, non sono trincerato qui per la difesa:

mi dirigerò subito verso Barnet, e là, Edoardo,

ti darò battaglia, se ne avrai l’audacia.

 

RE EDOARDO

Sì, Warwick, Edoardo ha l’audacia e ti precede.

Signori, al campo di battaglia! San Giorgio e la vittoria!.

Escono [Re Edoardo e il suo seguito di sotto, Warwick e il suo seguito in alto]. Marcia militare. [Entrano di sotto, come uscissero dalla città] Warwick e il suo seguito, dietro [a Re Edoardo].


ATTO QUINTO – SCENA SECONDA

Suona l’allarme, incursioni. Entra [Re] Edoardo, trascinando Warwick, ferito.

 

RE EDOARDO

Stattene lì. Muori tu e muoiano le nostre paure,

perché Warwick era un babau, che ci impauriva tutti;

ora, Montague, sta’ in guardia: vengo a cercarti,

così che le ossa di Warwick possano tenerti compagnia. Esce.

 

WARWICK

Ah, chi è là? Avvicinati, amico o nemico,

e dimmi chi è il vincitore, York o Warwick?

Perché lo chiedo? Lo mostrano il mio corpo mutilato,

il mio sangue, le forze che mi mancano; il mio cuore malato

mostra che devo cedere il mio corpo alla terra

e, con la mia caduta, le conquiste al nemico.

Così alla lama della scure cede il cedro,

le cui braccia davano rifugio all’aquila maestosa,

alla cui ombra dormiva il leone rampante,

la cui fronda più alta superava l’albero esteso di Giove,

e proteggeva i rami più bassi dal potente vento invernale.

Questi occhi ora offuscati dal velo nero della morte

sono stati penetranti come il sole a mezzogiorno

per indagare i segreti tradimenti del mondo;

le rughe della fronte, ora piene di sangue,

erano spesso paragonate a sepolcri regali:

chi viveva da re che non potessi scavargli la fossa,

e chi osava sorridere quando Warwick aggrottava la fronte?

Eccola, ora, la mia gloria macchiata di polvere e di sangue.

I miei parchi, i miei sentieri, i castelli che avevo

in questo istante mi lasciano, e di tutte le mie terre

nulla mi rimane se non l’estensione del mio corpo.

Ma cosa sono la pompa, il governo, il regno, se non polvere e terra?

E comunque si viva, la morte comunque ci afferra.

 

Entrano Oxford e Somerset.

 

SOMERSET

Ah, Warwick, Warwick! Se tu stessi come noi,

noi potremmo ancora recuperare le nostre perdite.

Dalla Francia la regina ha portato un’armata poderosa:

proprio ora udimmo le notizie. Se tu potessi fuggire!

 

WARWICK

Allora non vorrei fuggire. Ah, Montague,

se tu sei qui, dolce fratello, prendimi la mano

e con le labbra tienimi dentro l’anima

ancora un po’. Tu non mi ami: se mi amassi, fratello,

le tue lacrime laverebbero questo freddo sangue raggrumato

che impasta le mie labbra e non mi fa parlare.

Vieni presto, Montague, o sono morto.

 

SOMERSET

Ah, Warwick, Montague ha esalato l’ultimo respiro,

e fin nell’affannoso istante della morte ha gridato il nome

di Warwick, dicendo “Ricordatemi al mio valoroso fratello”.

Ancora avrebbe detto e ancora egli profferì parole

che risuonarono come un canone in una cripta

che non poteva essere compreso; ma alla fine,

lo udii ben chiaro esalare un gemito:

“Addio, Warwick!”

 

WARWICK

Dolce sia il riposo dell’anima sua: scappate,

signori, mettetevi in salvo, perché Warwick

vi dice addio: ci incontreremo tutti in paradiso. [Muore.]

 

OXFORD

Via, via, andiamo incontro al grande esercito della regina.

A questo punto portano via il corpo. Escono.


ATTO QUINTO – SCENA TERZA

Squilli di tromba. Re Edoardo entra in trionfo, con Riccardo [di Gloucester], Clarence [e alcuni soldati].

 

RE EDOARDO

Fino ad ora la nostra sorte vola alta

e noi siamo ricompensati con ghirlande di vittoria;

ma nel mezzo di questo giorno che splende luminoso

intravedo con sospetto una nera nube minacciosa,

che si scontrerà con il nostro sole glorioso,

prima di raggiungere il suo comodo giaciglio occidentale.

Intendo dire, miei signori, che le forze che la regina

ha arruolato in Gallia hanno raggiunto la nostra costa

e, così informano, sono in marcia per darci battaglia.

 

CLARENCE

Una lieve brezza presto disperderà quelle nubi

e le sospingerà verso l’origine da cui sono arrivate;

i tuoi stessi raggi prosciugheranno quei vapori,

poiché non tutte le nubi provocano tempesta.

 

GLOUCESTER

Si stima che la regina abbia trentamila uomini,

e Somerset, con Oxford, è fuggito da lei:

se le si dà il tempo di tirare il fiato, state certi

che il suo partito sarà forte proprio come il nostro.

 

RE EDOARDO

Siamo avvertiti dai nostri amici fedeli

che essi si stanno dirigendo verso Tewkesbury.

Noi, avendo avuto ormai la meglio sul campo di Barnet,

ci recheremo subito là, poiché la volontà divora il percorso;

e mentre marciamo, le nostre forze verranno accresciute

in ogni contea che attraversiamo.

Battete il tamburo; gridate “Coraggio!” e andiamo!

[Squilli di tromba. Marcia militare.] Escono


ATTO QUINTO – SCENA QUARTA

Squilli di tromba. Marcia militare. Entra la Regina [Margherita], il giovane [Principe] Edoardo, Somerset, Oxford [con un tamburino e soldati].

 

MARGHERITA

Nobili signori, i saggi non stanno a piagnucolare sulle perdite,

ma si adoperano di buon grado a riparare il danno.

Sebbene una raffica abbia spinto l’albero maestro

fuori bordo, il cavo si sia spezzato, e perduta

l’ancora di salvataggio, metà dei nostri marinai

sia inghiottita dalla piena del mare,

pure il nostro pilota è ancora vivo. Conviene che egli

lasci il timone e, come un ragazzo impaurito

aggiunga acqua al mare con gli occhi lagrimosi,

e dia maggior vigore a ciò che ne ha già troppo,

mentre, tra i gemiti, si infrange sulle rocce la nave

che operosità e coraggio avrebbero potuto salvare?

Ah, che vergogna, che colpa sarebbe questa!

Diciamo che Warwick era la nostra àncora: e allora?

e Montague il nostro albero più alto: be’, e allora?

I nostri amici assassinati i palanchi: e allora?

Ebbene, non è Oxford qui presente un’altra àncora,

e Somerset un altro ottimo albero maestro,

i nostri amici di Francia, non sono sartie e cordame?

E sebbene inesperti, perché non consentire

a Ned e a me per una volta il compito del provetto pilota?

Noi non lasceremo il timone, per starcene a piangere,

ma terremo la rotta, anche se lo nega l’impeto del vento,

lontano dai banchi e dalle rocce, minaccia di naufragio,

bravi a rimbottare le onde, come a trattarle bene.

E cos’è Edoardo, se non un mare spietato,

cos’è Clarence, se non l’insidia delle sabbie mobili,

e Riccardo, se non una fatale roccia scabrosa?

Tutti costoro sono ostili al nostro povero scafo.

Dite di saper nuotare: ahimè, solo per un tratto;

di camminare sulla sabbia: di colpo sprofondate;

di aggrapparvi alla roccia: la marea spazzerà via,

oppure creperete di fame – e d’una morte triplice.

Questo io dico, nobili signori, per farvi capire,

nel caso che qualcuno di voi intenda abbandonarci,

che non c’è speranza di misericordia nei fratelli,

più di quanta vi sia nelle onde spietate, sabbie, rocce.

Coraggio, dunque! Ciò che non può essere evitato,

sarebbe debolezza puerile temere o lamentare.

 

PRINCIPE EDOARDO

Credo che una donna di spirito così valoroso,

se un codardo la udisse pronunciare queste parole,

dovrebbe inondargli il petto di pensieri magnanimi

e fargli sconfiggere a mani nude un cavaliere corazzato.

Non dico questo come se dubitassi d’uno di voi;

se solo sospettassi che qualcuno ha paura,

costui avrebbe licenza di andarsene all’istante

per tema che, nel bisogno, possa contagiare un altro

e renderlo d’animo simile al suo.

Se c’è qualcuno qui in questo stato, Dio non voglia,

si allontani prima che abbiamo bisogno del suo aiuto.

 

OXFORD

Donne e ragazzi hanno tanto coraggio e ai guerrieri

tremano le gambe! Ebbene, sarebbe una vergogna eterna.

O giovane principe ardimentoso, il tuo nonno famoso

resuscita davvero in te: che tu possa vivere a lungo

per portare le sue fattezze e rinnovare le sue glorie.

 

SOMERSET

E colui che non combatterà per una tale speranza,

vada a casa a dormire, e, come il gufo di giorno,

se si alza dal letto, sia deriso e guardato con stupore.

 

MARGHERITA

Grazie, nobile Somerset; dolce Oxford, grazie.

 

PRINCIPE EDOARDO

E ricevete grazie da chi ancora non ha null’altro.

 

Entra un Messaggero.

 

MESSAGGERO

Preparatevi, signori, perché Edoardo è vicino,

pronto a combattere; perciò siate risoluti.

 

OXFORD

Non pensavo diversamente: è la sua tattica

piombarci addosso in fretta, per coglierci impreparati.

 

SOMERSET

Ma s’inganna; siamo ben organizzati.

 

MARGHERITA

Mi rallegra il cuore vedervi così decisi.

 

OXFORD

Schieriamoci in formazione; non ci tireremo indietro.

 

Squilli di tromba e marcia militare. Entrano [Re] Edoardo, Gloucester, Clarence e i loro soldati.

 

RE EDOARDO

Prodi seguaci, laggiù si stende il bosco irto di spine

che, con l’aiuto del cielo e il vostro valore,

va sradicato, buttato giù, prima di notte.

Non occorre che aggiunga altra esca al vostro fuoco,

perché so bene che voi ardete dalla voglia di bruciarlo:

date il segno del combattimento; all’attacco, nobili signori!

 

MARGHERITA

Signori, cavalieri, gentiluomini, ciò che dovrei dire

lo impediscono le lacrime; ad ogni parola che pronuncio,

vedete che bevo l’acqua dei miei occhi.

Perciò, soltanto questo: Enrico, il vostro sovrano,

è prigioniero del nemico, il suo stato è usurpato,

il suo regno un mattatoio, i suoi sudditi uccisi,

i suoi statuti cancellati, e il suo tesoro consumato;

laggiù c’è il lupo che ha provocato questa rovina.

Voi lottate per la giustizia; dunque, nel nome di Dio,

siate valorosi, e date il segno del combattimento.

 

[Suona l’allarme della battaglia. Gli Yorkisti fuggono, poi le culatte vengono scaricate. Quindi entrano Re Edoardo, Clarence, gli altri, ed emettono un alto grido e urlano “Viva York! Viva York!” Poi la regina è catturata assieme al principe, a Oxford e a Somerset.] Escono.


ATTO QUINTO – SCENA QUINTA

Squilli di tromba. Entrano [Re] Edoardo, Gloucester, Clarence [e altri soldati con] la Regina [Margherita], Oxford, Somerset [e altri prigionieri].

 

RE EDOARDO

Qui, ora, si pone termine ai conflitti sediziosi.

Portate subito Oxford al Castello di Hammes;

quanto a Somerset, tagliategli la testa colpevole.

Portateli via di qui; non voglio udire le loro parole.

 

OXFORD

Da parte mia, non ti importunerò con le parole.

[Esce tra le guardie.]

 

SOMERSET

Neppure io, ma mi piegherò rassegnato alla mia sorte.

[Esce tra le guardie.]

 

MARGHERITA

Così ci separiamo tristemente in questo mondo travagliato,

per incontrarci gioiosi nella dolce Gerusalemme.

 

RE EDOARDO

È stato letto il bando che chi trova Edoardo

avrà una ricca ricompensa, ed egli garantita la vita?

 

GLOUCESTER

Sì, ed ecco che arriva il giovane Edoardo.

 

Entrano [i soldati con] il Principe [Edoardo].

 

RE EDOARDO

Portate avanti quel prode; sentiamo cosa ha da dire.

[Edoardo lotta con i suoi catturatori.]

Come, può cominciare a pungere una spina così verde?

Edoardo, quale riparazione puoi offrire

per aver perso le armi, aizzato i miei sudditi,

e per tutti i guai che mi hai procurato?

 

PRINCIPE EDOARDO

Parla da suddito, York superbo e ambizioso.

Immagina che io sia la bocca di mio padre:

rinuncia al seggio e inginocchiati qui davanti a me,

mentre io ti rivolgo le identiche parole

a cui tu, traditore, vorresti che io rispondessi.

 

MARGHERITA

Ah, se tuo padre fosse stato così determinato!

 

GLOUCESTER

Così tu avresti potuto indossare ancora la sottana

senza mai rubare i calzoni dei Lancaster.

 

PRINCIPE EDOARDO

Che Esopo racconti le sue frottole in una notte d’inverno:

i suoi bestiali indovinelli non si adattano a questo luogo.

 

GLOUCESTER

Cielo, ragazzaccio, ti pesto io per questa battuta.

 

MARGHERITA

Sì, tu sei nato per appestare gli uomini.

 

GLOUCESTER

Per amor di Dio, portate via questa megera esaltata.

 

PRINCIPE EDOARDO

No, piuttosto portate via questo storpio esaltato.

 

RE EDOARDO

Calmati, ragazzo caparbio, o ti tapperò la bocca d’incanto.

 

CLARENCE

Giovane maleducato, sei troppo insolente.

 

PRINCIPE EDOARDO

Conosco i miei doveri; voi tutti li ignorate.

Lascivo Edoardo, e tu, Giorgio spergiuro,

e, Dick, tu che sei deforme, dico a voi tutti

che io sono meglio di voi, tutti traditori:

tu usurpi i diritti di mio padre e i miei.

 

RE EDOARDO

Prendi questo, tu che sei la copia di questa energumena.

Lo pugnala.

 

GLOUCESTER

Ti dibatti? Prendi questo per por fine alla tua agonia.

Lo pugnala.

 

CLARENCE

E questo è per avermi tacciato di spergiuro.

Lo pugnala. [Il principe muore.]

 

MARGHERITA

Oh, uccidete anche me!

 

GLOUCESTER

Per la Madonna, ci penso io. Fa per ucciderla.

 

RE EDOARDO

Fermati, Riccardo, fermati, siamo andati troppo in là.

 

GLOUCESTER

Perché dovrebbe vivere per riempire il mondo di parole?

[Margherita sviene.]

 

RE EDOARDO

Come, sviene? Trovate il modo di rianimarla.

[Qualcuno pizzica il naso della regina.]

 

GLOUCESTER [prende Clarence in disparte]

Clarence, scusami davanti al re, mio fratello.

Mi reco a Londra per una questione di grande importanza:

prima di giungervi, sta’ sicuro che udrai alcune nuove.

 

CLARENCE

Cosa? Cosa?

 

GLOUCESTER

La Torre, la Torre! Esce.

 

MARGHERITA

O Ned, dolce Ned, parla a tua madre, ragazzo!

Non riesci a parlare? Traditori! Assassini!

Chi pugnalò Cesare non avrebbe sparso alcun sangue,

non avrebbe recato offesa, non sarebbe degno di biasimo,

se questa turpe azione servisse come paragone.

Egli era un uomo; questi, in confronto a lui, un bambino;

e gli uomini non sfogano mai la rabbia su un bambino.

Cosa è peggio di un assassino che io possa menzionare?

No, no, mi scoppierà il cuore, se solo parlo –

ma parlerò fino a farmi scoppiare il cuore.

Macellai e delinquenti, cannibali sanguinari,

quale dolce pianta avete troncato prematuramente!

Non avete bambini, macellai! Se li aveste,

il pensiero di loro avrebbe stimolato il vostro rimorso;

ma se mai avvenga che abbiate un bambino, aspettatevi

che anch’egli venga ucciso nel fiore della giovinezza,

come vi siete sbarazzati, boia, di questo dolce principino.

 

RE EDOARDO

Via di qui, portatela via con la forza.

 

MARGHERITA

No, non dovete pertarmi via: uccidetemi qui;

qui sfodera la tua spada; ti perdonerò la mia morte.

Cosa, non vuoi? Allora, Clarence, fallo tu.

 

CLARENCE

Per il cielo, non ti renderò questo servizio.

 

MARGHERITA

Buon Clarence, fallo; dolce Clarence, dai, fallo tu.

 

CLARENCE

Non mi hai udito giurare che non l’avrei fatto?

 

MARGHERITA

Sì, ma tu sei uno spergiuro incallito:

prima era peccato, ma ora è un atto di carità.

Cosa, non vuoi? Dov’è Riccardo, il macellaio del diavolo?

Riccardo che è così poco dotato? Riccardo, dove sei?

Non sei qui? Assassinando, tu dai l’elemosina,

e non deludi mai coloro che ti chiedono sangue.

 

RE EDOARDO

Via, dico; vi ordino di portarla via di qui.

 

MARGHERITA

Accada a voi e ai vostri cari come a questo principe!

[Gli uomini del seguito, portando con sé il cadavere del Principe Edoardo, trascinano via di forza la Regina Margherita.]

 

RE EDOARDO

Dov’è andato Riccardo?

 

CLARENCE

A Londra, a spron battuto – [in disparte] e, immagino,

a fare una cena di sangue nella Torre.

 

RE EDOARDO

È impulsivo, se gli passa qualcosa per la testa.

Ora rimettiamoci in marcia; congedate la truppa

con la paga e i ringraziamenti, e rechiamoci a Londra

per vedere come se la cava la nostra nobile regina:

a quest’ora, spero, mi ha dato un figlio. Escono.


ATTO QUINTO – SCENA SESTA

Entrano Enrico Sesto e Gloucester, con il Comandante della Torre.

 

GLOUCESTER

Buon dì, mio signore. Come, così assorto nella lettura?

 

RE ENRICO

Sì, mio buon signore – anzi, mio signore, dovrei dire:

l’adulazione è peccato. “Buon signore” era appena meglio:

“buon Gloucester” e “buon diavolo” sarebbero simili

ed entrambe fuori luogo: perciò, niente “buon signore”.

 

GLOUCESTER

Amico, lasciaci soli; dobbiamo parlare.

[Esce il Comandante.]

 

RE ENRICO

Così il pastore distratto fugge lontano dal lupo;

così l’innocua pecora dapprima cede la sua lana

e poi la gola al coltello del macellaio.

Quale scena di morte ora deve recitare Roscio?

 

GLOUCESTER

Il sospetto si insinua sempre nella mente colpevole;

il ladro teme che ogni cespuglio sia un poliziotto.

 

RE ENRICO

L’uccello che è stato impaniato in un cespuglio

con ali tremanti dubita d’ogni cespuglio:

e io, l’infelice genitore d’un solo pulcino,

adesso ho dentro gli occhi l’immagine fatale

quando il mio povero piccolo fu impaniato, preso, ucciso.

 

GLOUCESTER

Già, che razza di babbeo fu quel tipo di Creta,

che insegnò a suo figlio il mestiere del pennuto!

Con tutte le sue penne, il babbeo finì annegato.

 

RE ENRICO

Io, Dedalo; il mio povero ragazzo, Icaro;

tuo padre, Minosse che ci impedì il volo;

il sole che bruciò le ali del mio dolce ragazzo,

tuo fratello Edoardo; e tu, il mare

il cui invido gorgo inghiottì la sua vita.

Ah, uccidimi con la tua lama, non con le parole;

il mio petto sopporta meglio la punta del tuo pugnale

che non le mie orecchie quella storia tragica.

Ma perché sei venuto? È per la mia vita?

 

GLOUCESTER

Pensi che sia qui per compiere una esecuzione?

 

RE ENRICO

Sicuramente una persecuzione.

Se l’assassinio degli innocenti è una esecuzione,

be’, allora, tu sei un esperto di esecuzioni.

 

GLOUCESTER

Tuo figlio l’ho ucciso per la sua presunzione.

 

RE ENRICO

Se t’avessero ucciso, la prima volta che tu presumesti,

non avresti vissuto per uccidermi un figlio.

Così, io profetizzo che molte migliaia,

ora neppure sfiorate dall’ombra dei miei timori,

e i sospiri di molti vecchi, e quelli di molte vedove,

e gli occhi colmi di lacrime di molti orfani –

gli uomini piangenti la morte prematura dei figli,

le mogli dei mariti, gli orfani dei genitori –

si dorranno dell’ora in cui tu fosti partorito.

La civetta stridette alla tua nascita – un cattivo presagio;

la cornacchia notturna gracchiò, segno di tempi infelici;

i cani ulularono e orrende tempeste rasero gli alberi al suolo;

il corvo fece il nido sulla punta del comignolo,

e le gazze ciarliere cantarono disarmonici lugubri accenti;

tua madre provò di più del travaglio di una madre,

e tuttavia partorì meno della speranza di una madre,

e cioè, un tumore raggrumato e deforme,

dissimile dal frutto d’un albero così benigno.

Appena nato, avevi i denti piantati nella bocca,

a significare che venivi a mordere il mondo;

e se è vero il resto di ciò che ho udito,

tu sei venuto a…

 

GLOUCESTER

Non ascolterò più; muori, profeta, mentre sproloqui.

Lo pugnala.

Anche per questo, tra l’altro, fui destinato.

 

RE ENRICO

Sì, e per massacri ben maggiori di questo,

Dio perdoni i miei peccati e ti assolva! Muore.

 

GLOUCESTER

Come, il sangue eletto dei Lancaster

cola per terra? Pensavo che sarebbe asceso.

Vedi come la mia lama piange per la morte del povero re!

Che sempre siano versate lacrime così purpuree

da coloro che si augurano la caduta della nostra casata!

Se rimane ancora una scintilla di vita, giù, giù,

all’inferno, e dillo che sono stato io a mandarti.

Lo pugnala ancora.

Io, che non ho né pietà, né amore, né paura.

È proprio vero quello che Enrico ha raccontato,

perché ho udito spesso dire a mia madre

che io venni al mondo tirato per i piedi.

Non avevo ragione, eh, a fare in fretta

e a cercare la rovina di chi usurpava i nostri diritti?

La levatrice si stupì e le donne gridarono,

“Gesù ci benedica, è nato con i denti!”

E così fu, il che aveva il significato evidente

che io avrei ringhiato, morso, e fatto il cane.

Dunque, poiché il cielo ha plasmato così il mio corpo,

che l’inferno, in risposta, renda deforme la mia mente.

Non ebbi un padre, non ho nulla del padre;

non ho fratelli, non ho nulla del fratello;

e la parola “amore”, che le barbe grigie chiamano divina,

risieda negli uomini simili tra di loro,

e non in me: io sono solo me stesso.

Clarence, sta’ attento: tu mi tieni lontano dalla luce;

ma io ti preparerò un giorno nero come la pece,

perché farò ronzare profezie tali

che Edoardo proverà timore per la sua vita,

e poi, per cauterizzare i suoi timori, sarò la tua morte.

Enrico e suo figlio fatti fuori; Clarence, ora tocca a te,

e liquiderò gli altri ad uno ad uno;

non avrò stima di me finché non sarò il primo.

Getterò il tuo corpo in un’altra stanza, io, vittorioso,

Enrico, nel giorno del tuo eterno riposo..

Esce [con il cadavere].


ATTO QUINTO – SCENA SETTIMA

Squilli di tromba. Entrano Re [Edoardo], la Regina [Elizabeth], Clarence, Gloucester, Hastings, una balia [con il principino] e il seguito.

 

RE EDOARDO

Di nuovo sediamo sul trono regale d’Inghilterra

riconquistato con il sangue dei nemici;

che valorosi avversari, simili a spighe autunnali,

abbiamo mietuto al culmine della loro superbia:

tre duchi di Somerset, tre volte rinomati

come campioni forti e inoppugnabili;

due Clifford, cioè il padre e il figlio,

e due Northumberland – due uomini più valorosi

mai spronarono i loro destrieri al suono della tromba;

con loro, i due orsi valorosi, Warwick e Montague,

che nelle loro catene imprigionarono il leone regale

e fecero tremare le foreste con i loro ruggiti.

Così abbiamo sgomberato il nostro seggio da ogni motivo

di apprensione, e fatto sicuro sgabello dei nemici.

Vieni qui, Bess, e fammi baciare il mio ragazzo.

Giovane Ned, per te i tuoi zii e io stesso nelle armature

abbiamo vigilato la notte invernale –

e marciato nel torrido calore dell’estate –

affinché tu potessi riprenderti in pace la corona:

tu mieterai la ricompensa delle nostre fatiche.

 

GLOUCESTER [in disparte]

Farò inaridire il suo raccolto, quando sarà piegata

la tua testa; non sono ancora apprezzato nel mondo.

Questa spalla fu concepita così grossa da sollevarsi,

e solleverà un bel peso, o mi spezzerà la schiena:

tu trova la via – e questa provvederà all’esecuzione.

 

RE EDOARDO

Clarence e Gloucester, amate la mia deliziosa regina,

e baciate il vostro principe nipote: tutti e due, fratelli.

 

CLARENCE

Il dovere che ho nei confronti di vostra maestà

lo sigillo sulle labbra di questa dolce creatura.

 

ELIZABETH

Grazie, nobile Clarence, degno fratello, grazie.

 

GLOUCESTER

E quanto io amo l’albero da cui sei spuntato

lo testimoni il bacio amoroso che do al frutto.

[In disparte] A dire il vero, così Giuda baciò il suo Maestro,

esclamando “Ogni bene”, mentre intendeva ogni male.

 

RE EDOARDO

Ora sono insediato con somma letizia dell’animo,

poiché possiedo la pace del mio paese e l’amore dei fratelli.

 

CLARENCE

Cosa vuole vostra grazia che venga fatto di Margherita?

Suo padre Reignier ha dato in pegno

le due Sicilie e Gerusalemme al re di Francia

e a lui si sono rivolti per il suo riscatto.

 

RE EDOARDO

Sbarazziamoci di lei, venga imbarcata per la Francia!

E ora cosa rimane se non passare il tempo

in sontuose celebrazioni, in allegri e divertenti spettacoli,

come si addice al piacere della corte.

Suonate, tamburi e trombe! Addio, amare cure;

qui, spero, iniziano le nostre gioie imperiture.

[Squilli di tromba. Marcia trionfale.] Escono.


Enrico VI – Parte III

Introduzione - Riassunto

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Introduzione al teatro di Shakespeare

Elenco opere teatrali