Enrico VI – Parte III – Atto III

Enrico VI – Parte III – Atto III

(“Henry VI, part 3” – 1588 – 1592)

Introduzione - Riassunto

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Introduzione al teatro di Shakespeare

Elenco opere teatrali

Enrico VI - Parte III - Atto III


ATTO TERZO – SCENA PRIMA

Entrano [due guardiacaccia] con la balestra in pugno.

 

PRIMO GUARDIACACCIA

Ci mimetizzeremo sotto questo rigoglioso cespuglio,

perché presto il cervo attraverserà la radura:

troveremo riparo in questo nascondiglio

selezionando il cervo più imponente.

 

SECONDO GUARDIACACCIA

Io starò sopra il rialzo, così potremo tirare tutti e due.

 

PRIMO GUARDIACACCIA

Così non va: il rumore della tua balestra

spaventerà il branco e il mio tiro andrà a vuoto;

stiamo qui tutti e due e miriamo giusto.

Affinché l’attesa non appaia noiosa,

ti racconterò cosa mi accadde un giorno

in questo stesso luogo dove intendiamo appostarci.

 

SECONDO GUARDIACACCIA

Arriva un uomo: aspettiamo che passi.

 

Entra [Re Enrico, travestito,] con un libro di preghiere.

 

RE ENRICO

Dalla Scozia sono sgusciato via per salutare la mia terra,

che tanto amo, con lo sguardo bramoso.

No, Harry, Harry, non è più la tua terra;

il tuo posto è occupato, il tuo scettro ti è strappato,

lavato via il balsamo con cui tu fosti unto.

Ormai nessun ginocchio piegato ti chiamerà Cesare,

nessun umile postulante vorrà parlarti dei suoi diritti,

no, neppure un uomo viene a chiederti riparazione:

come posso aiutare loro e non me stesso?

 

PRIMO GUARDIACACCIA

Ecco un cervo la cui pelle val bene la paga

d’un guardiacaccia. È l’ex re; catturiamolo.

 

RE ENRICO

Lasciati abbracciare, dura Avversità,

poiché i saggi dicono che è la via più saggia.

 

SECONDO GUARDIACACCIA

Perché indugiamo? Mettiamogli le mani addosso.

 

PRIMO GUARDIACACCIA

Pazienta ancora: lo ascolteremo un altro po’.

 

RE ENRICO

La regina e mio figlio sono andati in Francia per soccorso;

e, a quanto odo, il grande imperioso Warwick

c’è andato per reclamare la sorella del re di Francia

quale moglie di Edoardo. Se queste notizie sono vere,

povera regina, povero figlio, la vostra fatica è inutile,

poiché Warwick è un oratore abile,

e Luigi un principe subito persuaso da parole

toccanti. In questo senso, Margherita può convincerlo,

poiché è una donna meritevole di molta pietà:

i sospiri di lei faranno breccia nel suo petto;

le sue lacrime squarceranno un cuore di marmo;

la tigre sarà mite mentre ella piange i suoi lutti,

e Nerone sarebbe infettato dal rimorso

a udire i suoi lamenti, a vedere le sue lacrime salmastre.

Già, ma lei viene a implorare, Warwick a dare.

Lei gli sta a sinistra, e vuole soccorso per Enrico,

lui sulla destra, chiedendo moglie per Edoardo;

lei piange e dice che il suo Enrico è deposto,

lui sorride e dice che Edoardo si è insediato;

sicché ella, poverina, non riesce più a parlare dal dolore,

mentre Warwick elenca i titoli di lui, sorvola sui torti,

presenta argomentazioni di grande peso,

e, in conclusione, tira il re dalla sua parte

con le promesse fatte alla sorella, e quanto occorre

per rafforzare e sostenere la posizione di Re Edoardo.

Ahimè, Margherita, andrà così; e tu, povera anima,

resti a mani vuote, derelitta come te ne andasti.

 

SECONDO GUARDIACACCIA

Dicci chi sei, tu che discorri di re e di regine.

 

RE ENRICO

Più di quel che sembro e meno di quel che ero di nascita:

un uomo, almeno, perché non dovrei essere di meno;

gli uomini possono discorrere di re, perché io no?

 

SECONDO GUARDIACACCIA

Già, ma tu ne parli come se fossi un re.

 

RE ENRICO

Sì che lo sono, nella mente: e tanto basta.

 

SECONDO GUARDIACACCIA

Ma se sei re, dov’è la tua corona?

 

RE ENRICO

La corona è nel mio cuore, non sulla testa;

non ricoperta di diamanti e di pietre dell’India,

non da vedersi: la mia corona si chiama Contentezza –

è una corona che raramente un re si gode.

 

SECONDO GUARDIACACCIA

Ebbene, se siete un re coronato di contentezza,

voi e la vostra corona Contentezza dovete contentarvi

di venire con noi, poiché noi pensiamo

che voi siate il re che Re Edoardo ha deposto;

e noi, suoi sudditi che gli abbiamo giurato fedeltà,

vi arresteremo come suo nemico.

 

RE ENRICO

Ma non avete mai giurato e infranto un vostro voto?

 

SECONDO GUARDIACACCIA

No, nessun voto, e neppure adesso.

 

RE ENRICO

Dove abitavate quando ero re d’Inghilterra?

 

SECONDO GUARDIACACCIA

In questo paese, che è ancora dove stiamo.

 

RE ENRICO

A nove mesi fui unto re; mio padre e mio nonno erano re,

e voi avete giurato di essermi sudditi fedeli:

adesso mi dite che non avete infranto il vostro voto?

 

PRIMO GUARDIACACCIA

No, perché vi eravamo sudditi solo mentre eravate re.

 

RE ENRICO

Ebbene, sono morto? Non respiro da uomo?

Ah, sempliciotti, non sapete cosa giuraste.

Guardate: come soffio questa piuma lontano dal viso,

e come l’aria la risospinge verso di me,

ed essa obbedisce al mio respiro quando io soffio,

e cede a un’altra corrente quando soffia,

guidata sempre dalla raffica più forte,

così voi del popolo siete leggeri.

Ma non rompete il vostro giuramento: di quel peccato

la mia debole supplica non vi renderà colpevoli.

Andate dove volete, il re si farà comandare;

siate voi i re: comandate e io obbedirò.

 

PRIMO GUARDIACACCIA

Noi siamo sudditi fedeli del re: Re Edoardo.

 

RE ENRICO

Lo sareste ancora di Enrico,

se egli fosse seduto al posto di Re Edoardo.

 

PRIMO GUARDIACACCIA

Vi intimiamo, nel nome di Dio e del re,

di venire con noi alla polizia.

 

RE ENRICO

In nome di Dio, fate strada; sia obbedito il nome

del vostro re. E ciò che Dio dispone, esegua il vostro re;

e alla Sua volontà io umilmente mi piego. Escono.


ATTO TERZO – SCENA SECONDA

Entrano Re Edoardo, [Riccardo, Duca di] Gloucester, [Giorgio, Duca di] Clarence e Lady [Elizabeth] Grey.

 

RE EDOARDO

Fratello Gloucester, sul campo di Saint Albans,

il marito di questa dama, Sir Richard Grey, fu ucciso,

e le sue terre confiscate dal vincitore.

La sua richiesta è ora di riprendere possesso di quelle terre,

e a essa noi non possiamo, secondo giustizia, opporci,

poiché, in lotta insieme alla casata York,

il degno gentiluomo ci rimise la vita.

 

GLOUCESTER

Vostra altezza farà bene a concederle la richiesta:

sarebbe un disonore negargliela.

 

RE EDOARDO

Niente di meno, comunque sospendo la seduta.

 

GLOUCESTER [in disparte a Clarence]

Ma davvero?

Vedo che la dama ha da concedere qualcosa

prima che il re le conceda la sua umile richiesta.

 

CLARENCE

Egli sa andare a caccia, e come sta dalla parte del vento!

 

GLOUCESTER [in disparte a Clarence]

Silenzio!

 

RE EDOARDO

Vedova, prenderemo in considerazione la richiesta;

venite un’altra volta a conoscere il nostro pensiero.

 

LADY GREY

Benigno e giusto sire, non posso accettare un rinvio:

piaccia a vostra altezza di deliberare ora su di me,

e quale sia il vostro piacere, esso mi soddisferà.

 

GLOUCESTER [in disparte a Clarence]

Davvero, vedova? Allora ti garantisco tutte le tue terre,

se ciò che piace a lui, piace anche a te:

fatti sotto, o, in fede mia, vedrai che botta.

 

CLARENCE [in disparte a Gloucester]

Non ho timore per lei, a meno che non ci caschi.

 

GLOUCESTER [in disparte a Clarence]

Dio non lo voglia, perché lui se ne approfitterà.

 

RE EDOARDO

Dimmi, vedova, quanti figli hai?

 

CLARENCE [in disparte a Gloucester]

Credo che intenda garantirle un figlio.

 

GLOUCESTER [in disparte a Clarence]

No, che mi venga un colpo: preferirebbe dargliene due.

 

LADY GREY

Tre, mio benigno signore.

 

GLOUCESTER [in disparte a Clarence]

Ne avrete quattro, se date retta a lui.

 

RE EDOARDO

Sarebbe un peccato, se perdessero le terre del padre.

 

LADY GREY

Sii pietoso, allora, temuto signore, e concedile.

 

RE EDOARDO

Signori, per piacere, ritiratevi:

metterò alla prova l’ingegno di questa vedova.

 

GLOUCESTER [in disparte a Clarence]

Sì, il piacere è tutto vostro, ché avrete il vostro piacere,

finché la giovinezza si sarà afflosciata e voi sarete floscio.

[Gloucester e Clarence si ritirano.]

 

RE EDOARDO

Ora, ditemi, signora, amate i vostri figli?

 

LADY GREY

Sì, con tanto amore quanto ne ho per me stessa.

 

RE EDOARDO

E non fareste molto per far loro del bene?

 

LADY GREY

Per far loro del bene, sarei pronta a sopportare del male.

 

RE EDOARDO

Guadagnatevi le terre di vostro marito per fare il loro bene.

 

LADY GREY

Perciò sono venuta da vostra maestà.

 

RE EDOARDO

Vi dirò come quelle terre si possono guadagnare.

 

LADY GREY

Così mi vincolerete al servizio di vostra altezza.

 

RE EDOARDO

Quali servizi mi farai, se gliele rendo?

 

LADY GREY

Quelli che, al vostro comando, mi è consentito fare.

 

RE EDOARDO

Ma tu avrai delle obiezioni alla mia richiesta.

 

LADY GREY

No, benigno signore, a meno che non possa farlo.

 

RE EDOARDO

Sì. ma tu puoi fare quello che intendo chiederti.

 

LADY GREY

Allora, farò quello che comanda vostra grazia.

 

GLOUCESTER [in disparte a Clarence]

La importuna assai, e molta pioggia consuma il marmo.

 

CLARENCE [in disparte a Gloucester]

È rossa come il fuoco! La sua cera deve sciogliersi.

 

LADY GREY

Perché si ferma il mio signore? Non udrò il mio compito?

 

RE EDOARDO

È un compito facile: devi solo amare un re.

 

LADY GREY

È presto fatto, perché io sono una suddita.

 

RE EDOARDO

Ebbene, ti rendo liberamente le terre di tuo marito.

 

LADY GREY

Prendo congedo con mille e mille ringraziamenti.

 

GLOUCESTER [in disparte a Clarence]

L’intesa è raggiunta: lei la sigilla con una riverenza.

[Lady Grey si gira per andarsene.]

 

RE EDOARDO

Fermati: io intendo i frutti dell’amore.

 

LADY GREY

Anch’io intendo i frutti dell’amore, mio amato sire.

 

RE EDOARDO

Sì, ma io voglio dire in un altro senso.

Quale amore tu pensi che io implori tanto di ottenere?

 

LADY GREY

Il mio amore fino alla morte, umili ringraziamenti, le mie preghiere.

Quell’amore che la virtù impone e che concede.

 

RE EDOARDO

No, in verità, non intendevo un tale amore.

 

LADY GREY

Ma allora voi non intendete quello che pensavo.

 

RE EDOARDO

Ma adesso puoi cominciare a capire cosa ho in mente.

 

LADY GREY

La mia mente non cencederà mai ciò a cui capisco

miri vostra altezza, se faccio centro.

 

RE EDOARDO

A dirtela chiara, io aspiro a giacere con te.

 

LADY GREY

A dirvela chiara, preferirei giacere in prigione.

 

RE EDOARDO

Allora, non riavrai le terre di tuo marito.

 

LADY GREY

Allora, la mia onestà mi farà da dote:

poiché non riacquisterò le terre con la sua perdita.

 

RE EDOARDO

In questo modo farai un grosso torto ai tuoi figli.

 

LADY GREY

Così vostra altezza fa torto a loro e a me.

Ma, potente signore, questo atteggiamento allegro

non si concilia con la gravità della mia richiesta:

per favore, congedatemi con un sì o con un no.

 

RE EDOARDO

È “sì”, se dirai “sì” alla mia richiesta;

“no”, se dici “no” alla mia domanda.

 

LADY GREY

Allora è “no”, mio signore. La mia supplica è respinta.

 

GLOUCESTER [in disparte a Clarence]

Lui non piace alla vedova: lei aggrotta le ciglia.

 

CLARENCE [in disparte a Gloucester]

È il corteggiatore più goffo di tutta la cristianità.

 

RE EDOARDO [in disparte]

Il suo sguardo prova che è colma di pudicizia;

le sue parole mostrano che ha ingegno incomparabile;

ogni sua perfezione esalta il suo portamento sovrano:

in un modo, o nell’altro, è fatta per un re;

farò l’amore con lei, o la farò regina.

E se Re Edoardo ti prendesse per regina?

 

LADY GREY

Si fa prima a dirlo che a farlo, mio benigno signore:

sono una suddita con cui ci si può divertire,

ma assolutamente inadatta a essere sovrana.

 

RE EDOARDO

Dolce vedova, ti giuro sul mio rango

che non dico più di quanto non intenda nell’animo,

e cioè di goderti come il mio vero amore.

 

LADY GREY

Questo è più di quanto io possa concedere:

so di essere troppo umile per essere la vostra regina,

e tuttavia troppo onesta per essere la vostra concubina.

 

RE EDOARDO

Non essere capziosa, vedova; volevo dire mia regina.

 

LADY GREY

Vostra grazia si dorrà se i miei figli vi chiamassero padre.

 

RE EDOARDO

Non più di quando le mie figlie ti chiameranno madre.

Tu sei una vedova e hai dei figli,

e, sulla madre di Dio, io, pur essendo scapolo,

ne ho di miei. Ebbene, è una fortuna

essere il padre di molti figli.

Non ribattere più, perché sarai la mia regina.

 

GLOUCESTER [in disparte a Clarence]

Il padre confessore s’è fatto la penitente.

 

CLARENCE [in disparte a Gloucester]

Quando fu fatto confessore, fu per fare fessi i fedeli.

 

RE EDOARDO

Fratelli, voi vi chiedete cosa ci siamo detti noi due.

 

GLOUCESTER

Alla vedova non piace, perché sembra turbata.

 

RE EDOARDO

Trovereste strano, se la sposassi?

 

CLARENCE

A chi, mio signore?

 

RE EDOARDO

Se io la sposassi, Clarence.

 

GLOUCESTER

Sarebbe un miracolo che dura almeno dieci giorni.

 

CLARENCE

Un giorno in più di quanto durano i miracoli.

 

GLOUCESTER

Sarebbe un miracolo miracoloso.

 

RE EDOARDO

Be’, fratelli, continuate a scherzare; intanto vi comunico

che la sua supplica riguardante le terre del marito è accolta.

 

Entra un nobile [Sir James Harrington].

 

 

HARRINGTON

Mio benigno signore, Enrico, il vostro rivale, è catturato

e portato prigioniero alle porte del palazzo.

 

RE EDOARDO

Provvedete che sia inviato nella Torre;

e noi andiamo, fratelli, dall’uomo che l’ha preso

per interrogarlo sull’arresto.

Vedova, vai pure. Signori, fatele un buon uso..

Escono [tutti eccetto Gloucester].

 

GLOUCESTER

E sì, Edoardo fa un buon uso delle donne.

Si fosse consumato midollo, ossa, tutto,

così che dai suoi lombi non spunti alcuna fronda

promettente, capace di escludermi dal tempo dorato

che io agogno. Tuttavia, tra le brame della mia anima e me

– sepolta la primogenitura del lussurioso Edoardo –

ci sono Clarence, Enrico, e suo figlio, il giovane Edoardo,

e tutta la progenie imprevedibile dei loro corpi

a prender posto prima che mi sistemi io:

una prospettiva gelida per il mio scopo!

Eppure io non faccio altro che sognare di essere sovrano,

come uno che sta sopra un promontorio,

e scruta una riva lontana dove vorrebbe camminare,

desiderando che il suo piede fosse pari ai suoi occhi,

e rimbrotta il mare che gli si frappone,

e afferma che lo prosciugherà per farsi strada:

così io bramo la corona, pur così distante,

così rimprovero gli ostacoli che mi separano da essa,

così, io dico, eliminerò gli impedimenti,

illudendomi di fare cose impossibili.

Il mio occhio è troppo acceso, troppo presume il cuore,

a meno che braccia e forze non siano pari a loro.

Si dica allora che non c’è regno per Riccardo:

quale altro piacere può fornire il mondo?

Farò il mio paradiso nel grembo di una dama,

e ornerò il mio corpo con un abbigliamento allegro,

e stregherò le dolci signore con le parole e gli sguardi.

Pensiero miserando! E più improbabile

che raggiungere venti corone dorate!

Già, l’Amore mi respinse nel seno di mia madre,

e perché non avessi commercio con le sue leggi delicate,

corruppe la fragile Natura con dei doni, per rattrappire

il mio braccio come un ramoscello vizzo;

per farmi crescere sulla schiena una montagna disgustosa

dove risiede la Deformità a irridere al mio corpo;

per forgiare le mie gambe di dimensioni disuguali;

per rendermi sproporzionato in ogni parte,

simile a un grumo o a un cucciolo d’orso

che, non leccato, non porta su di sé l’impronta dell’orsatta.

Sono dunque un uomo che può essere amato?

Colpa mostruosa nutrire un tale pensiero!

Dunque, poiché questa terra non mi offre altro piacere,

se non di comandare, rimbrottare, soggiogare

chi d’aspetto è più bello di me,

il mio paradiso sarà di sognare la corona e, da vivo,

di considerare questo mondo come un inferno,

finché la testa piantata su questo mio tronco deforme

non sia circondata da una corona gloriosa.

E tuttavia non so come ottenere la corona,

poiché molte vite stanno tra di me e la meta:

e io, come uno perduto in un bosco irto di spine,

che lacera le spine ed è lacerato dalle spine,

cercando un sentiero e deviando dal sentiero,

non sapendo come trovare l’aria aperta,

ma sforzandomi disperatamente di scoprirla,

mi tormento per catturare la corona d’Inghilterra;

da quel tormento riuscirò a liberarmi,

o mi spalancherò la strada con una scure insanguinata.

Ebbene, posso sorridere, e assassinare sorridendo,

e gridare, “Che gioia!”, a ciò che mi stringe il cuore,

e bagnare le guance di lacrime finte,

e aggiustare il volto per ogni circostanza.

Annegherò più marinai della sirena;

ucciderò più osservatori del basilisco;

reciterò bene l’oratore come Nestore,

ingannerò più astutamente di quanto riuscì a Ulisse,

e, come Sinone, prenderò un’altra Troia.

Posso aggiungere sfumature al camaleonte,

mutar forma con Proteo per il mio tornaconto,

e rimandare a scuola l’omicida Machiavelli.

Posso far questo e non avere la corona in mano?

Via! Fosse più distante, la coglierei dal ramo! Esce.


ATTO TERZO – SCENA TERZA

Squilli di tromba. Entrano [e si dirigono verso il seggio reale] Luigi, re di Francia, la sorella Bona, il suo ammiraglio di nome Borbone; il Principe Edoardo, la Regina Margherita e il Conte di Oxford. Luigi si siede e si alza di nuovo.

 

RE LUIGI

Bella regina d’Inghilterra, degna Margherita,

siedi con noi: mal si adatta al tuo rango e alla tua nascita,

che tu stia in piedi mentre Luigi è seduto.

 

MARGHERITA

No, potente re di Francia: ora Margherita

deve calare le sue vele e imparare a servire

dove comandano i re. Io fui, lo devo ammettere,

regina della grande Albione nei giorni dorati del passato,

ma ora la mala sorte ha calpestato il mio titolo

e mi ha lasciata sulla nuda terra nel disonore,

dove devo prendere un posto adeguato al mio destino

e adeguarmi alla mia umile condizione.

 

RE LUIGI

Dimmi, bella regina, donde viene questa profonda disperazione?

 

MARGHERITA

Da una causa che mi riempie gli occhi di lacrime e mi blocca

la lingua, mentre il cuore è affogato negli affanni.

 

RE LUIGI

Qualunque cosa sia, sii ancora pari a te stessa

e diedi quindi al nostro fianco. La fa sedere vicino a sé.

Non piegare il collo

al giogo della sorte, ma la tua mente immacolata

cavalchi ancora in trionfo su tutte le sciagure.

Sii chiara, Regina Margherita, e dimmi il torto subito;

ti sarà alleviato, se Francia può portare conforto.

 

MARGHERITA

Queste parole gentili ravvivano i miei afflitti pensieri,

e danno licenza di parlare al mio dolore represso.

Sia reso noto, perciò, al nobile Luigi

che Enrico, l’unico detentore del mio amore,

da re è diventato un uomo bandito

e costretto a vivere derelitto in Scozia,

mentre il superbo e ambizioso Edoardo, Duca di York,

usurpa il titolo e il seggio regale

del legittimo sovrano d’Inghilterra, vero unto da Dio.

Per questo motivo io, la povera Margherita,

con questo figlio, il Principe Edoardo, erede di Enrico,

vengo a implorare il tuo appoggio giusto e legittimo:

e se tu ci abbandoni, ogni nostra speranza è finita.

La Scozia ha la volontà di aiutare, ma non il potere;

la nostra gente e i nostri pari sono traviati tutti quanti,

il nostro tesoro è confiscato, i nostri soldati sono allo sbando,

e, come vedi, noi stessi stiamo disperando.

 

RE LUIGI

Regina illustre, placa con pazienza la bufera,

finché consideriamo un mezzo per troncarla.

 

MARGHERITA

Più stiamo fermi e più il nemico si rafforza.

 

RE LUIGI

E tanto più sono fermo nel proposito di sostenerti.

 

MARGHERITA

Sì, ma l’impazienza accompagna un’autentica angoscia;

e vedi che arriva il responsabile della mia angoscia.

 

Entra Warwick.

 

RE LUIGI

Chi è che ha l’audacia di presentarsi dinanzi a noi?

 

MARGHERITA

Il Conte Warwick, l’amico più grande di Edoardo.

 

RE LUIGI

Benvenuto, valoroso Warwick! Cosa ti porta in Francia?

Scende dal trono. Margherita si alza.

 

MARGHERITA

Sì, ora comincia a sollevarsi una seconda bufera,

poiché costui muove sia il vento che la marea.

 

WARWICK

Il degno Edoardo, Re di Albione,

mio signore e sovrano e tuo amico devoto,

mi manda, con affetto e amore sincero,

prima per porgere i saluti alla tua regale persona,

e poi per implorare un’alleanza cordiale,

e, infine, per confermare quell’alleanza

con un nodo nuziale, se tu ti impegni a concedere

la virtuosa Lady Bona, la tua bella sorella,

al Re d’Inghilterra in legittimo matrimonio.

 

MARGHERITA [in disparte]

Se ciò procede, le speranze di Enrico sono finite.

 

WARWICK parlando a Bona

E, benigna signora, per conto del nostro re,

mi è stato ordinato, con il vostro permesso e favore,

di baciarvi umilmente la mano e di dar voce

alla passione che è nel cuore del mio sovrano,

dove la Fama, giunta di recente alle sue vigili orecchie,

ha posto l’immagine della tua bellezza e della tua virtù.

 

MARGHERITA

Re Luigi e Lady Bona, ascoltate le mie parole

prima di rispondere a Warwick. La sua richiesta

non sorge dall’amore onesto e spassionato di Edoardo,

ma dall’inganno, alimentato dalla necessità,

perché come possono i tiranni governare sicuri in patria

se non acquisiscono all’estero potenti alleati?

Come prova della sua tirannia, basti questa,

che Enrico è ancora vivo; ma se fosse morto,

qui sta il Principe Edoardo, figlio di Re Enrico.

Attento, dunque, Luigi, con tale alleanza e matrimonio,

a non tirarti addosso pericoli e disonore:

sebbene gli usurpatori controllino per un po’ il potere,

pure i cieli sono giusti e il tempo elimina i torti.

 

WARWICK

Margherita, sei offensiva.

 

PRINCIPE EDOARDO

Perché non “regina”?

 

WARWICK

Perché l’usurpatore fu tuo padre,

e tu non sei principe più di quanto lei sia regina.

 

OXFORD

Dunque Warwick cancella il grande John Gaunt

che sottomise la maggior parte della Spagna;

e, dopo John Gaunt, Enrico Quarto,

la cui sapienza fu uno specchio per i più sapienti,

e, dopo quel principe sapiente, Enrico Quinto,

che con il suo valore conquistò tutta la Francia:

di costoro il nostro Enrico è diretto discendente.

 

WARWICK

Oxford, com’è che in questo discorso così liscio

non menzionasti come Enrico Sesto abbia perso

tutto quello che Enrico Quinto aveva conquistato?

Credo che questi pari di Francia dovrebbero sorriderne.

Quanto al resto: tu passi in rassegna sessantadue anni

di albero genealogico – un periodo insignificante

per convalidare la legittimità di un regno.

 

OXFORD

Come, Warwick: puoi parlare contro il tuo sire,

a cui hai obbedito per trentasei anni,

senza rivelare, arrossendo, il tuo tradimento?

 

WARWICK

Può Oxford, che è sempre stato dalla parte del giusto,

far scudo alle menzogne con un albero genealogico?

Vergogna! Lascia Enrico e chiama re Edoardo.

 

OXFORD

Chiamare mio re colui, a causa del cui funesto giudizio,

il mio fratello maggiore, Lord Aubrey Vere,

fu messo a morte? E ancora peggio, mio padre,

già al tramonto dei suoi anni maturi,

quando la natura lo avviava alla soglia della morte?

No, Warwick, no: finché la vita sostiene questo braccio,

questo braccio sostiene la casata Lancaster.

 

WARWICK

E io la casata York.

 

RE LUIGI

Regina Margherita, Principe Edoardo, Oxford,

acconsentite alla nostra richiesta di mettervi in disparte

mentre continuo le mie consultazioni con Warwick.

Si mettono in disparte.

 

MARGHERITA

Voglia il cielo che le parole di Warwick non lo streghino.

 

RE LUIGI

Ora, Warwick, dimmi, proprio sulla tua coscienza,

Edoardo è il vero re? Poiché sarei restio a legarmi

con chi non fosse scelto in modo legittimo.

 

WARWICK

Su questo impegno la mia reputazione e il mio onore.

 

RE LUIGI

Ma è ben accetto agli occhi della gente?

 

WARWICK

Quanto più Enrico era poco fortunato.

 

RE LUIGI

Inoltre, mettendo da parte ogni simulazione,

dimmi sinceramente l’entità del suo amore

per nostra sorella Bona.

 

WARWICK

Appare tale

quale può convenirsi a un monarca come lui.

Io stesso l’ho sentito spesso affermare e giurare

che questo amore era una pianta eterna,

con le radici piantate nel terreno della virtù,

le foglie e i frutti nutriti col sole della bellezza,

privo di malignità, ma non di orgoglio,

a meno che Lady Bona non plachi le sue sofferenze.

 

RE LUIGI

Ora, sorella, udiamo la tua ferma decisione.

 

BONA

La vostra approvazione o il vostro rifiuto li faccio miei.

Si rivolge a Warwick. Tuttavia confesso che prima di questo giorno,

spesso, udendo riferire le benemerenze del vostro re,

il mio orecchio ha suscitato nella mente il desiderio.

 

RE LUIGI

Allora, Warwick, dico così: nostra sorella sarà di Edoardo.

Perciò ora saranno redatte le clausole concernenti

il patrimonio che il vostro re deve accantonare,

e che sarà controbilanciato dalla dote di lei.

Accostati, Regina Margherita, e sii testimone

che Bona sarà la moglie del re d’Inghilterra.

 

PRINCIPE EDOARDO

Di Edoardo, non del re d’Inghilterra.

 

MARGHERITA

Warwick ingannatore, il tuo è stato un trucco

per svuotare la mia richiesta con questa alleanza:

prima della tua venuta Luigi era amico di Enrico.

 

RE LUIGI

Ed è tuttora amico di lui e di Margherita.

Ma se il vostro titolo alla corona è debole –

come appare dai successi incoraggianti di Edoardo –

allora è solo ragionevole che io sia svincolato

dalla mia recente promessa di darti soccorso.

Comunque, avrete tutto l’affetto che posso darvi,

secondo le esigenze del vostro rango e le mie disponibilità.

 

WARWICK

Ora Enrico vive, a suo piacimento, in Scozia,

dove, nulla avendo, non può perdere nulla.

In quanto a voi, la nostra ex regina,

avete un padre in grado di mantenervi,

e sarebbe meglio se assillaste lui e non Francia.

 

MARGHERITA

Calma, Warwick arrogante e svergognato,

tu che superbo innalzi e tiri giù i re!

Non me ne andrò finché, con le parole e le lacrime,

entrambe piene di verità, non indurrò Re Luigi a scorgere

il tuo astuto imbroglio e il falso amore del tuo signore,

Dietro le quinte un Corriere suona il corno.

poiché voi due siete uccelli dalle stesse piume.

 

RE LUIGI

Warwick, c’è un corriere per noi o per te.

 

Entra il Corriere.

 

CORRIERE si rivolge a Warwick

Signor ambasciatore, queste lettere sono per voi,

inviate da vostro fratello, il Marchese Montague.

A Luigi. Queste dal nostro re a vostra maestà.

A Margherita. E queste, signora, per voi: non so da parte di chi.

Tutti leggono le proprie lettere.

 

OXFORD

Mi fa piacere che la nostra bella regina e padrona

sorrida alle notizie, mentre Warwick si acciglia per le sue.

 

PRINCIPE EDOARDO

Sì, osserva Luigi che pesta i piedi, come fosse irritato.

Spero che tutto vada per il meglio.

 

RE LUIGI

Warwick, che notizie hai? E voi, bella regina?

 

MARGHERITA

Le mie sono tali da riempirmi il cuore di gioia inattesa.

 

WARWICK

Le mie piene di dolore e di disappunto.

 

RE LUIGI

Dunque, il vostro re ha sposato Lady Grey,

e ora, per addolcire il vostro inganno e il suo,

mi manda una carta per incitarmi alla pazienza?

È questa l’alleanza che egli cerca con Francia?

Osa presumere di beffarci in questo modo?

 

MARGHERITA

L’avevo detto, prima, a vostra maestà.

Questo dimostra l’amore di Edoardo e l’onestà di Warwick.

 

WARWICK

Re Luigi, qui affermo in presenza del cielo,

e per la speranza di felicità celeste dentro di me,

che io sono innocente di queste scorrettezze di Edoardo –

non più il mio re, poiché disonora me,

ma soprattutto se stesso, se vedesse la sua vergogna.

Dimenticai che, a causa della casata York,

mio padre giunse a una morte prematura?

Lasciai correre le violenze compiute contro mia nipote?

Gli cinsi il capo con la corona regale?

Sottrassi a Enrico i suoi diritti di nascita?

E, alla fine, vengo risarcito con questa vergogna?

Vergogna a lui! Poiché ciò che mi merito è l’onore;

e, per aggiustare il mio onore, perduto per lui,

qui lo abiuro e ritorno a Enrico.

Mia nobile regina, dimentichiamo i vecchi rancori,

da adesso sono il tuo leale servitore.

Vendicherò il torto da lui fatto a Lady Bona

e pianterò Enrico sul suo terreno originario.

 

MARGHERITA

Warwick, queste parole hanno mutato il mio odio in amore,

e io perdono, anzi dimentico le antiche colpe,

e gioisco che tu diventi amico di Re Enrico.

 

WARWICK

Tanto suo amico, sì, amico genuino,

che se Re Luigi acconsente a rifornirci

con alcune truppe di soldati scelti,

mi impegnerò a sbarcarli sulla nostra costa

e, con la guerra, scaccerò il tiranno dal suo seggio.

Non sarà certo la sua fresca sposa a venirgli in soccorso;

in quanto a Clarence, come riferiscono le mie lettere,

è molto probabile che ora l’abbandoni, poiché il suo connubio

è dovuto più alla sfrenata lussuria che all’onore

o alla volontà di rafforzare e proteggere il nostro paese.

 

BONA

Caro fratello, come Bona avrà la sua vendetta

se non con l’aiuto concesso a questa regina afflitta?

 

MARGHERITA

Principe illustre, come vivrà il povero Enrico

se tu non lo salvi dalla turpe disperazione?

 

BONA

La mia causa e quella della regina sono una cosa sola.

 

WARWICK

E la mia, bella Lady Bona, si unisce alle vostre.

 

RE LUIGI

E la mia è la sua, la tua e quella di Margherita.

Ormai sono fermamente deciso a darvi appoggio.

 

MARGHERITA

A nome di tutti porgo umili grazie.

 

RE LUIGI

Dunque, messaggero d’Inghilterra, ritorna in tutta fretta

e di’ al falso Edoardo, il tuo presunto re,

che Luigi di Francia si accinge a mandare maschere di ferro

per far la festa a lui e alla sua sposa novella.

Vedi cosa è stato sancito: corri a spaventare il tuo re.

 

BONA

Riferiscigli che io, sperando che si ritrovi presto vedovo,

porterò per amor suo una ghirlanda di salice.

 

MARGHERITA

Riferiscigli che ho smesso di vestire a lutto

e che sono pronta a indossare l’armatura.

 

WARWICK

Riferiscigli da parte mia che mi ha fatto torto,

e perciò lo scoronerò senza indugiare.

[Gli dà del denaro] Eccoti la ricompensa; va’..

Esce il Corriere.

 

RE LUIGI

Dunque, Warwick, tu e Oxford, con cinquemila uomini

solcherete il mare e darete battaglia al falso Edoardo;

e, al momento opportuno, questa nobile regina

e il principe seguiranno con una riserva fresca.

Però, prima di partire, rispondimi solo a questo dubbio:

quale impegno abbiamo della tua assoluta lealtà?

 

WARWICK

Questo garantirà la mia duratura lealtà:

se la nostra regina e questo principe acconsentono,

unirò a lui la maggiore delle mie figlie,

il mio tesoro, nelle sacre bende nuziali.

 

MARGHERITA

Sì, acconsento e vi ringrazio per il vostro gesto.

Figlio Edoardo, ella è bella e virtuosa,

perciò non esitare: dà la mano a Warwick,

e con la mano, la tua irrevocabile certezza

che solo la figlia di Warwick sarà tua.

 

PRINCIPE EDOARDO

Sì, l’accetto, perché assai lo merita:

e qui, a conferma del mio voto, do la mia mano.

Dà la mano a Warwick.

 

RE LUIGI

Che aspettiamo adesso? I soldati saranno richiamati,

e tu, Lord Borbone, nostro supremo ammiraglio,

li traghetterai con la nostra flotta regale.

Bramo di vedere che nella guerra Edoardo faccia le spese

d’aver irriso il matrimonio con una dama francese..

Escono [tutti eccetto] Warwick.

 

WARWICK

Giunsi inviato da Edoardo come ambasciatore,

ma ritorno a lui da mortale nemico giurato:

l’incarico che mi diede era una faccenda di matrimoni,

ma una guerra terribile risponderà alla sua richiesta.

Non aveva nessun altro di cui prendersi gioco oltre a me?

Nessuno all’infuori di me trasformerà in dolore la sua beffa.

Fui lo strumento principale della sua ascesa alla corona,

sarò lo strumento principale che lo risospinge in basso:

non che io compatisca le miserie di Enrico,

ma cerco vendetta per lo scherno di Edoardo. Esce.


Enrico VI – Parte III

Introduzione - Riassunto

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Introduzione al teatro di Shakespeare

Elenco opere teatrali