La bisbetica domata – Prologo

La bisbetica domata – Prologo

(“The Taming of the Shrew” 1590 – 1593)

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La bisbetica domata - Prologo


Personaggi

Prologo 

CHRISTOPHER SLY, calderaio

Ostessa

Un Signore

Paggio, Cacciatori e Servi al seguito del Signore

Una compagnia di attori

La bisbetica domata

BATTISTA MINOLA, ricco cittadino di Padova

CATERINA, la bisbetica, figlia maggiore di Battista

PETRUCCIO, gentiluomo di Verona, corteggiatore di Caterina

GRUMIO, servo personale di Petruccio

CURZIO, capo-servitore di Petruccio nella casa di campagna

NATANIELE, servo di Petruccio

FILIPPO, servo di Petruccio

Un Sarto, Un Merciaio

GIUSEPPE, servo di Petruccio

NICOLA, servo di Petruccio

PIETRO, servo di Petruccio

BIANCA, figlia minore di Battista

GREMIO, vecchio e abbiente cittadino di Padova, pretendente di Bianca

ORTENSIO, gentiluomo di Padova, pretendente di Bianca

LUCENZIO, gentiluomo di Pisa, pretendente di Bianca

TRANIO, servo personale di Lucenzio

BIONDELLO, servo di Lucenzio

VINCENZO, ricco cittadino di Pisa, padre di Lucenzio

Un Pedante di Mantova

Una Vedova

Servi al seguito di Battista.


PROLOGO – Scena PRIMA

Entrano Christopher Sly e l’Ostessa.

 

SLY

Ti faccio fuori, parola.

 

OSTESSA

I ceppi, per te, manigoldo!

 

SLY

Donnaccia, gli Sly non sono manigoldi. Guarda nelle Cronache, siamo venuti con Riccardo Conquistatore. Perciò paucas pallabris, lascia che il mondo giri. Sciò!

 

OSTESSA

Non vuoi pagarmi i bicchieri che hai rotto?

 

SLY

No, neanche un soldo. Dai, dai, San Geronimo, vatti a scaldare nel tuo letto freddo.

 

OSTESSA

Conosco il rimedio, vado a chiamare l’appuntato.

[Esce.]

 

SLY

Appuntato, spuntato o strapuntato, gli risponderò a termini di legge. Non mi sposterò di un dito, to’! Se viene, benvenuto. Si addormenta.

 

Corni da caccia. Entrano un Signore di ritorno da una battuta, con il suo Seguito.

 

SIGNORE

Capocaccia, ti raccomando, bada bene ai cani.

Fa’ rifiatare Merriman, povera bestia, è esausta,

e metti Clowder con la bracca che abbaia roca.

Hai visto com’è stato bravo Silver, ragazzo,

all’angolo della siepe, quando s’era perso l’usta?

Quel cane non lo darei via per venti sterline.

 

PRIMO CACCIATORE

Be’, Belman vale quanto lui, signore.

Ha abbaiato quando la traccia era proprio persa,

e due volte oggi ha fiutato un minimo sentore.

Io lo valuto più dell’altro, fidatevi di me.

 

SIGNORE

Sei scemo. Se Echo fosse svelto come lui,

lo stimerei pari a una dozzina di loro.

Ma nutrili bene e controllali tutti.

Domani voglio fare un’altra battuta.

 

PRIMO CACCIATORE

Sì, signore.

 

SIGNORE

Chi c’è qui? Morto o ubriaco? Guarda se respira.

 

SECONDO CACCIATORE

Respira, signore. Non fosse scaldato di birra

sarebbe un letto freddo su cui dormir così.

 

SIGNORE

Oh, bestia immonda, steso per terra come un porco!

Morte tetra, com’è brutta e ripugnante la tua immagine!

Signori, voglio fare uno scherzo a questo ubriaco.

Che ne direste se lo portassimo a letto

con lenzuola profumate, anelli al dito,

dei rinfreschi imbanditi al capezzale,

e servi in livrea pronti quando si sveglia;

il pezzente non perderebbe la testa?

 

PRIMO CACCIATORE

Non avrebbe scelta, credetemi, signore.

 

SECONDO CACCIATORE

Quando si sveglierà gli parrà impossibile.

 

SIGNORE

Come un sogno allettante o un’evanescente fantasia.

Tiratelo su, e organizzate bene lo scherzo.

Portatelo pian piano nella mia stanza più bella,

e abbia intorno tutti i miei quadri più lascivi.

Versategli sul capo sozzo tepide acque balsamiche

e bruciate legno aromatico per profumar l’ambiente.

Procurate che quando si sveglia ci sia musica

che dia un suono melodioso e celestiale.

E se parla, state subito pronti a dire,

con un profondo inchino deferente,

“Che cosa comanda Vostra signoria?”

Che uno gli porga un bacile d’argento

colmo d’acqua di rose e cosparso di fiori,

un altro la brocca, un terzo la salvietta,

e dica;”Vossignoria vuol rinfrescarsi le mani?”

Qualcuno sia pronto con un abito lussuoso,

e gli chieda che vestito vuole mettersi.

Un altro gli parli dei suoi cani e cavalli,

e della sua signora, afflitta pel suo male.

Persuadetelo che era in preda alla follia,

e se dice che gli par di sì, dite che sogna,

perché non è altri che un potente signore.

Fate così, e con tatto, amici miei.

Sarà un passatempo fuor dell’ordinario,

se condotto con mano leggera.

 

PRIMO CACCIATORE

Signore,

vi assicuro che faremo la nostra parte

con tanta diligenza, che crederà

di essere proprio quel che gli diremo.

 

SIGNORE

Alzatelo piano e portatelo a letto,

e ciascuno al suo compito, quando si sveglia.

[Sly viene portato fuori.] Suon di trombe.

Ehi, tu, va’ a vedere perché suonano… [Esce il Servo.]

Magari è un nobile gentiluomo in viaggio

che vuol fermarsi qui.

Entra il Servo.

Ebbene Chi è?

 

SERVO

Con licenza di Vossignoria,

comici che offrono i loro servigi.

 

SIGNORE

Fateli entrare.

Entrano gli Attori.

Benvenuti, amici.

 

ATTORI

Ringraziamo Vossignoria.

 

SIGNORE

Volete restare da me questa notte?

 

PRIMO ATTORE

Se Vossignoria si degna di accettare i nostri servigi.

 

SIGNORE

Di tutto cuore. Questo qui me lo ricordo,

una volta recitò il primogenito d’un fittavolo…

corteggiavi così bene la gentildonna.

Non ricordo il tuo nome, ma certo quella parte

era adatta a te, e recitata con naturalezza.

 

SECONDO ATTORE

Credo che Vossignoria intenda Soto.

 

SIGNORE

Già, è vero, la facevi benissimo.

Bene, capitate proprio a proposito,

tanto più che ho per le mani uno scherzo

nel quale la vostra arte può essermi d’aiuto.

C’è un signore che stasera vuol vedervi recitare;

ma non so se fidarmi del vostro ritegno,

ché occhieggiando il suo contegno balzano –

finora Sua signoria non ha mai visto una commedia –

non vi prenda uno scoppio di risa

e l’offendiate; perché vi avverto,

se solo sorridete, quello va in bestia.

 

PRIMO ATTORE

Non temete, signore, sapremo contenerci,

fosse il più scatenato stravagante del mondo.

 

SIGNORE

Va’, messere, portali nella dispensa,

e da’ a tutti un amichevole benvenuto.

Non gli manchi nulla di quanto offre la casa.

Esce uno con gli Attori.

Tu, messere, va’ dal mio paggio Bartholomew

e fallo vestire di tutto punto come una dama.

Fatto questo, conducilo alla stanza dell’ubriaco

e chiamalo “signora”, rendendogli omaggio.

Digli da parte mia, se gli preme il mio affetto,

di comportarsi con lo stesso nobile contegno

che ha visto tenere dalle gentildonne

nei riguardi dei loro mariti. Tal deferenza

mostri all’ubriacone, con dolci paroline

e profondi inchini, dicendo”Cosa comanda

Vossignoria, col che la vostra signora

e umile sposa possa compiacervi e dimostrare

il proprio amore?” E poi con teneri abbracci,

baci tentatori, reclinando il capo sul suo petto,

digli di versar lacrime sopraffatto dalla gioia

nel veder rinsavito il suo nobile signore,

che per sette anni. si è creduto null’altro

che un misero e ripugnante pezzente.

E se il giovane non ha il dono femminile

di versare una pioggia di lacrime a comando,

una cipolla servirà a questo scopo,

che avvolta di nascosto in un fazzoletto

sarà giocoforza gli inondi gli occhi.

Fallo eseguire con la massima urgenza,

fra poco ti darò altre istruzioni. Esce un Servo.

So che il ragazzo sfoggerà la grazia,

la voce, il passo e i modi di una signora.

Non vedo l’ora di sentirlo chiamare “marito”

l’ubriacone, e i miei uomini soffocare le risa

rendendo omaggio a quest’umile bifolco.

Vado a istruirli. Magari la mia presenza

servirà a contenere gli eccessi d’allegria

che altrimenti passerebbero il segno. [Escono.]


prologo – Scena seconda

Entrano in alto Sly, col Seguito; alcuni con abiti, bacile e brocca, e altri oggetti; e il Signore

 

SLY

Per amor di Dio, una birretta.

 

PRIMO SERVO

Vossignoria vorrebbe una coppa di vin di Spagna?

 

SECONDO SERVO

Vostra eccellenza vuol gustare delle confetture?

 

TERZO SERVO

Che abito vuole indossare oggi Vostro onore?

 

SLY

Io sono Christophero Sly, non chiamatemi”Vostro onore” o “Vossignoria”. Mai bevuto vin di Spagna in vita mia. E se mi date confetture, datemele di manzo. Mai chiedermi che abito metterò, perché ho tanti farsetti quante schiene, tante calze quante gambe e tante scarpe quanti piedi – anzi, talvolta più piedi che scarpe, o scarpe che le dita spuntano dalla tomaia.

 

SIGNORE

Il cielo liberi Vossignoria di questa ubbia!

Oh, che un potente di sì alto lignaggio,

con un tal patrimonio e di tal reputazione,

sia invaso da uno spirito così maligno!

 

SLY

Cosa, volete farmi ammattire? Non sono Christopher Sly, figlio del vecchio Sly di Burton Heath, di nascita straccivendolo, di mestiere cardaiuolo, per trasmutazione guardiano d’orsi da circo, e adesso di professione calderaio? Chiedete a Marian Hacket, la birraia cicciona di Wincot, se non mi conosce. Se dice che non mi ha marcato a debito quattordici pence di birretta, marcatemi come il furfante più bugiardo della Cristianità. [Un Servo gli porta un boccale di birra.] Cosa! mica sono uscito di senno. Ecco…

 

TERZO SERVO [Beve.]

Oh, è questo che fa piangere la vostra signora.

 

SECONDO SERVO

Oh, è questo che fa languire i vostri servi.

 

SIGNORE

Ecco perché i vostri parenti evitano la vostra casa,

come scacciati dalla vostra singolare follia.

O nobile signore, rammentati della tua nascita,

richiama i tuoi antichi pensieri dal bando,

e bandisci invece questi vili e abbietti sogni.

Guarda come i tuoi servi ti accudiscono,

ciascuno al suo compito, pronti ad un tuo cenno.

Vuoi della musica? Ascolta, Apollo suona, Musica.

e venti usignoli in gabbia cantano.

O vuoi dormire? Ti condurremo a un giaciglio

più morbido e dolce del voluttuoso letto

preparato allo scopo per Semiramide.

Se vuoi camminare, spargeremo stuoie per terra.

O vuoi cavalcare? Barderemo i tuoi cavalli

coi finimenti incastonati d’oro e di perle.

Ti piace falconare? Hai falconi che s’impennano

sovra l’allodola mattutina. O vuoi cacciare?

I tuoi segugi faranno risonare il firmamento

ed echeggiare di latrati la terra cava.

 

PRIMO SERVO

Se vuoi cacciare la lepre, i tuoi levrieri

sono veloci come i cervi dal fiato lungo,

più svelti del capriolo.

 

SECONDO SERVO

Ti piacciono i quadri?

Ti porteremo subito Adone dipinto

presso ad un ruscello, e Citera nascosta

nei falaschi, che sembrano muoversi

e palpitare al suo respiro, così come

quando ondeggiando scherzano col vento.

 

SIGNORE

Ti mostreremo Io quand’era vergine

e come venne allettata e sorpresa,

vividamente dipinta come se fosse vero.

 

TERZO SERVO

O Dafne che vaga in una selva spinosa

graffiandosi le gambe che si giurerebbe sanguini,

e a quella vista Apollo triste piangerà,

con tanta maestria sono ritratti sangue e lacrime.

 

SIGNORE

Tu sei un signore, nient’altri che un signore.

Tu hai una moglie assai più bella

d’ogni donna in quest’epoca in declino.

 

PRIMO SERVO

E prima che le lacrime per te versate

come fiotti invidiosi le inondassero il bel viso,

era la creatura più leggiadra del mondo;

ed è ancora non inferiore a nessuna.

 

SLY

Sono un signore, con una dama così?

O sogno? O ho sognato fino adesso?

Non dormo. Vedo, sento, parlo. Fiuto

soavi profumi e tocco cose morbide.

Per la mia vita, sono davvero un signore,

e non un calderaio o Christophero Sly.

Bene, portatemi quivi al mio cospetto

la mia signora, e un’altra birretta.

 

SECONDO SERVO

Vostra potestà desidera lavarsi le mani?

Oh, che gioia vedervi restituita la ragione,

e che sappiate di nuovo quel che siete!

Da quindici anni siete stato in un sogno,

o anche da sveglio sembrava che dormiste.

 

SLY

Da quindici anni! Affè mia, bel sonnellino.

Ma non ho mai parlato tutto questo tempo?

 

PRIMO SERVO

Oh sì, signore, ma vaneggiavate;

pur essendo in questa bella stanza

dicevate che vi avevano buttato in strada

sbraitando contro l’ostessa della taverna,

e dicendo che l’avreste tratta in giudizio

perché vi dava brocche di terraglia

e non quarti col sigillo. Altre volte

chiamavate a gran voce Cicely Hacket.

 

SLY

Ah sì, la cameriera dell’osteria.

 

TERZO SERVO

Ma signore, voi non conoscete l’osteria

o la cameriera, né gli uomini che nominavate,

come Stephen Sly e il vecchio John Naps di Greete,

oppure Peter Turph e Henry Pimpernell,

né altri venti tipi e nomi come questi,

mai esistiti o che nessuno ha mai visto.

 

 

SLY

Dio sia ringraziato per la mia guarigione.

 

TUTTI

Amen.

 

Entra [il Paggio vestito da] signora col Seguito. [Uno dà a Sly un boccale di birra.]

 

SLY

Ti ringrazio, non ci rimetterai.

 

PAGGIO

Come se la passa il mio nobile Signore?

 

SLY

Santo cielo, bene, perché c’è ogni ben di Dio.

Dov’è mia moglie?

 

PAGGIO

Qui, nobile signore, che vuoi da lei?

 

SLY

Sei mia moglie, e non mi chiami marito?

I servi mi chiameranno “signore”, io son tuo sposo.

 

PAGGIO

Mio marito e mio signore, mio signore e marito;

sono tua moglie in tutta obbedienza.

 

SLY

Lo so bene. Cosa devo chiamarla io?

 

SIGNORE

“Madama”.

 

SLY

“Madama Alice” o “Madama Joan”?

 

SIGNORE

“Madama” e basta, così fra dame e gentiluomini.

 

SLY

Madama moglie, dicono che ho sognato

e dormito per quindici anni o anche più.

 

PAGGIO

Sì, e a me sembrano trenta, bandita

per tutto questo tempo dal vostro letto.

 

SLY

È tanto. Servi, lasciate me e lei soli. [Escono i Servi.]

Signora, spogliatevi e venite a letto.

 

PAGGIO

Tre volte nobile signore, vi supplico

di esentarmi ancora per una notte o due;

o almeno finché il sole non tramonti.

I vostri medici hanno ingiunto espressamente,

per paura d’una ricaduta nella vecchia malattia,

che mi assenti ancora un po’ dal vostro letto.

Spero che il motivo si erga a buon diritto.

 

SLY

Sì, si erge così dritto che quasi non resisto più. Ma non mi va di ricadere ancora nei miei sogni. Perciò aspetterò, nonostante la carne e il sangue.

 

Entra un Messo.

 

MESSO

I comici di Vossignoria, saputo della guarigione,

sono venuti a recitare un’allegra commedia.

I vostri medici lo trovano molto opportuno,

visto che troppa mestizia vi ha raggelato il sangue,

e la malinconia fa da nutrice alla follia.

Perciò ritengono vi farà bene sentire una recita

e disporre la mente a letizia e allegria,

che scacciano mille mali e allungano la vita.

 

SLY

Sì, diamine. Che recitino. La comodia non è un trescone natalizio o un numero da saltimbanchi?

 

PAGGIO

No, mio buon signore, è roba più piacevole.

 

SLY

Cosa, roba da mangiare?

 

PAGGIO

È una specie di storia.

 

SLY

Bene, la guarderemo. Vieni, madama moglie,

siediti vicino a me; che il mondo giri,

tanto noi non saremo mai più giovani.

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