Otello – Atto V

Otello – Atto II

(“Othello” – 1602 – 1603)

Introduzione - Riassunto

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Introduzione al teatro di Shakespeare

Elenco opere teatrali

Otello - Atto V


ATTO QUINTO – SCENA PRIMA

Una strada.

 

Entrano Iago e Roderigo.

 

IAGO

Qui, sta dietro a questo chiosco; verrà subito.

Tieni la spada snudata e colpisci a morte.

Su, svelto, non temere, sarò al tuo fianco.

Qui o la va o la spacca; pensaci bene,

e sii fermamente risoluto.

 

RODERIGO

Stammi vicino; potrei sbagliarlo.

 

IAGO

Eccomi al tuo fianco; coraggio, la spada. Si ritira.

 

RODERIGO

Quest’affare non mi va molto a genio;

pur me ne ha dato sufficienti ragioni.

È solo uno in meno; fuori la spada, e muore.

 

IAGO

Ho sfregato sul vivo questo foruncoletto,

e s’è infiammato. Che uccida Cassio,

o Cassio lui, o si uccidano l’un l’altro,

in ogni caso va tutto a mio vantaggio.

Se Roderigo la scampa, reclamerà

ampia restituzione dell’oro e delle gioie

che gli ho truffato come doni per Desdemona.

È da evitare. Se la scampa Cassio

la vita gli riserba giorni radiosi

che oscureranno me; inoltre il Moro

potrebbe smascherarmi con lui, ed è

un gran pericolo. No, deve morire.

Ma zitti, lo sento avvicinarsi.

 

Entra Cassio.

 

RODERIGO

Conosco il suo passo; è lui. Muori, marrano!

Assale Cassio.

 

CASSIO

Quel colpo sarebbe stata la mia fine,

ma la mia cotta di maglia è migliore

di quel che credi; proviamo la tua. Ferisce Roderigo.

 

RODERIGO

Ah, sono morto!

Iago da dietro ferisce Cassio alla gamba e esce.

 

CASSIO

Sono storpiato per sempre,

luci, luci, all’assassinio, all’assassinio! Cade.

 

Entra Otello

 

OTELLO

La voce di Cassio. Iago è di parola.

 

RODERIGO

O furfante che sono!

 

OTELLO

Tu dici il vero.

 

CASSIO

Aiuto, aiuto! Luci! Un medico!

 

OTELLO

È lui. O nobile, onesto, giusto Iago,

hai un senso magnanimo del torto

fatto all’amico. Tu mi sei maestro…

Bambina mia, il tuo drudo è morto

e il tuo fato incombe. Vengo, sgualdrina,

i tuoi occhi incantatori mi son tolto dal cuore.

Il tuo letto di lussuria insozzato

di sangue lussurioso sarà macchiato. Esce.

 

Entrano Lodovico e Graziano.

 

CASSIO

Ehilà, non una guardia, un passante?

All’assassinio, all’assassinio!

 

GRAZIANO

È una disgrazia, il grido è straziante.

 

CASSIO

Aiuto!

 

LODOVICO

Ascoltate!

 

RODERIGO

Ah, sciagurato furfante.

LODOVICO

Due o tre gemiti. È una notte buia,

potrebbe essere un agguato, non è prudente

avvicinarsi a questo luogo senza scorta.

 

RODERIGO

Non viene nessuno; morirò dissanguato.

 

Entra Iago con una torcia.

 

LODOVICO

Ascolta!

 

GRAZIANO

Arriva uno in camicia, con torce e armi.

 

IAGO

Chi va là? Chi grida all’assassinio?

 

LODOVICO

Non sappiamo.

 

IAGO

Non sentiste delle grida?

 

CASSIO

Di qua, di qua; per amor del cielo, aiuto!

 

IAGO

Che succede?

 

GRAZIANO

Mi pare che sia l’alfiere del Moro.

 

LODOVICO

Proprio lui, un soldato valoroso.

 

IAGO

Chi siete, che gridate a tutto spiano?

 

CASSIO

Iago! Oh, sono stato aggredito,

storpiato da furfanti! Datemi aiuto.

 

IAGO

Ah, luogotenente! Chi sono i furfanti?

 

CASSIO

Uno di loro dev’essere nei pressi,

non può sfuggirvi.

 

IAGO

Ah, vili traditori!

Voi, là, chi siete? Venite a dare aiuto.

A Lodovico e Graziano.

 

RODERIGO

Aiuto, aiuto, qui!

 

CASSIO

È uno di loro.

 

IAGO

Canaglia assassina, furfante! Pugnala Roderigo.

 

RODERIGO

Maledetto Iago, ah, cane disumano… oh, oh.

 

IAGO

Uccidere col favore della notte?

Dove sono questi ladri sanguinari?

E come tutto tace in città! All’assassinio!

E voi chi siete, amici o nemici?

 

LODOVICO

Se ci riconoscete lo saprete.

 

IAGO

Il signor Lodovico?

 

LODOVICO

Sì, signore.

 

IAGO

Chiedo venia; qui c’è Cassio ferito da furfanti.

 

GRAZIANO

Cassio!

 

IAGO

Che c’è, fratello?

 

CASSIO

Ho la gamba tagliata in due.

 

IAGO

Dio ne scampi!

Luce, signori; lo fascerò con la mia camicia.

 

Entra Bianca.

 

BIANCA

Cosa succede qui? Chi gridava?

 

IAGO

Chi gridava?

 

BIANCA

O mio caro Cassio, mio dolce Cassio!

Cassio, Cassio!

 

IAGO

Ah, la solita sgualdrina! Cassio, sospettate

chi sia stato a ferirvi a questo modo?

 

CASSIO

No.

 

GRAZIANO

Mi angoscia trovarvi in questo stato;

vi stavo cercando.

 

IAGO

Passatemi una giarrettiera.

Ecco… Una barella per rimuoverlo di qui!

 

BIANCA

Ahimè, vien meno! O Cassio, Cassio, Cassio!

 

IAGO

Signori, sospetto che questa puttanella

sia implicata. Fatevi forza, buon Cassio.

Datemi una torcia; conosciamo quest’uomo?

Ahimè, il mio caro amico e conterraneo

Roderigo? No… sì, certo… cielo, è Roderigo!

 

GRAZIANO

Il veneziano?

 

IAGO

Sì, proprio lui; lo conoscevate?

 

GRAZIANO

Sì, lo conoscevo.

 

IAGO

Signor Graziano, vi chiedo perdono;

questi fatti di sangue scuseranno

i miei modi trascurati.

 

GRAZIANO

Son lieto di vedervi.

 

IAGO

Come state, Cassio? Una barella, una barella!

 

GRAZIANO

Roderigo!

 

IAGO

Sì, è lui. Viene portata una barella.

Ah, bene, la barella.

Qualcuno lo porti via di qui, piano, piano;

io vado a cercare il medico del generale.

(A Bianca) E tu, donna, risparmia la fatica.

Cassio, l’uomo che giace qui assassinato,

era mio caro amico. C’era malanimo fra voi?

 

CASSIO

No, nessuno; io neanche lo conosco.

 

IAGO (A Bianca)

Ah, impallidisci? – Portatelo al coperto.

Cassio e Roderigo vengono portati via.

Aspetta un momento, signorinella. Impallidisci?

Vedete che ha il terrore negli occhi?

Ah, se ti muovi… ne sapremo subito di più.

Osservatela bene, vi prego, guardatela;

vedete, signori? La colpevolezza si rivela

anche se fuori uso è la favella.

 

Entra Emilia.

 

EMILIA

Ahimè, che è successo? Che è successo, marito?

 

IAGO

Cassio ha subito un agguato nel buio,

da Roderigo e altri che sono fuggiti.

Lui è moribondo, e Roderigo è morto.

 

EMILIA

Ahimè, povero signore! Ahimè, povero Cassio!

 

IAGO

Ecco il frutto dell’andare a puttane.

Ti prego, Emilia, fatti dire da Cassio

dove ha cenato questa sera. Ah, adesso tremi?

 

BIANCA

Ha cenato da me, ma non tremo per questo.

 

IAGO

Ah, è così? Ti ingiungo di seguirmi.

 

EMILIA

Vergognati, vergognati, sgualdrina!

 

BIANCA

Non sono una sgualdrina, conduco vita onesta

come voi che m’insultate.

 

EMILIA

Come me? Vergognati!

 

IAGO

Gentili signori, rechiamoci a vedere

se hanno medicato Cassio. Tu, donna, vieni,

dovrai raccontarci un’altra storia.

Emilia, tu corri alla cittadella,

e riferisci ai signori cos’è accaduto.

Volete avviarvi, vi prego? (A parte) Quest’è la nottata

in cui la mia fortuna sarà fatta, o rovinata. Escono.


ATTO QUINTO – SCENA SECONDA

Una camera nel castello.

 

Desdemona a letto addormentata.

 

Entra Otello con un lume.

 

OTELLO

È la causa, è la causa, anima mia;

ma a voi non la dirò, caste stelle.

È la causa; ma non verserò il suo sangue

né scalfirò la sua pelle più bianca

della neve e liscia come alabastro sepolcrale.

Pure deve morire, o tradirà altri uomini.

Prima spegni una luce, e poi quell’altra;

se spengo questa fiaccola, e mi pento,

posso ripristinare la sua luce;

ma una volta spenta la tua luce,

o modello compiuto della perfezione di natura,

non so dove si trovi il fuoco prometeico

che la riaccenda. Quand’ho svelto la rosa

non posso più ridarle il suo rigoglio;

appassisce per forza. L’odorerò sullo stelo. La bacia.

O alito balsamico, che quasi induci

la Giustizia a spezzare la sua spada!

Un altro; un altro. Resta così nella morte,

e io ti ucciderò, e ancora ti amerò.

Ancora un bacio, e sia l’ultimo bacio.

Mai dolcezza fu così fatale. Piango,

sì, ma lacrime crudeli; è una pena celestiale,

colpisce l’oggetto del suo amore. Si ridesta…

 

DESDEMONA

Chi c’è? Otello?

 

OTELLO

Sì, Desdemona.

 

DESDEMONA

Venite a letto, mio signore?

 

OTELLO

Hai detto le preghiere questa sera,

Desdemona?

 

DESDEMONA

Sì, mio signore.

 

OTELLO

Se ti sovviene d’una qualche colpa

che ancora non abbia ricevuto

la grazia del perdono, invocalo subito.

 

DESDEMONA

Che intendete dire, mio signore?

 

OTELLO

Fallo, e in fretta, io starò discosto;

non voglio uccidere la tua anima impreparata,

no – Dio ne guardi – non la tua anima.

 

DESDEMONA

Parlate di uccidere?

 

OTELLO

Sì, di uccidere.

 

DESDEMONA

Allora il cielo abbia pietà di me!

 

OTELLO

Amen, con tutto il cuore!

 

DESDEMONA

Se dite così, spero che non mi ucciderete.

 

OTELLO

Uhm!

 

DESDEMONA

Eppure ho paura, perché quando roteate

gli occhi a questo modo, siete esiziale.

Non so perché dovrei aver paura,

essendo senza colpa, ma ho paura.

 

OTELLO

Pensa ai tuoi peccati.

 

DESDEMONA

L’amore che ho per voi.

 

OTELLO

E per quello morrai.

 

DESDEMONA

È una morte innaturale quella data per amore.

Ah, perché vi mordete così il labbro?

Una collera sanguinaria vi scuote tutto;

sono neri presagi. Eppure spero, spero

che non siano per me.

 

OTELLO

Taci e non muoverti!

 

DESDEMONA

Obbedisco. Ma cos’è mai successo?

 

OTELLO

Il fazzoletto che mi era così caro,

e che ti regalai, tu l’hai dato a Cassio.

 

DESDEMONA

No, sulla vita e sull’anima mia.

Mandatelo a chiamare e chiedete a lui.

 

OTELLO

Attenta, dolce anima, attenta

a non spergiurare; sei sul letto di morte.

 

DESDEMONA

Sì, ma non ancora per morire.

 

OTELLO

Invece sì, e subito;

confessa perciò francamente il tuo peccato,

perché negare questo o quest’altro punto

col giuramento, non smuoverà né soffocherà

la certezza che in cuore mi tormenta.

Devi morire.

 

DESDEMONA

Dio abbia pietà di me!

 

OTELLO

Amen, io dico.

 

DESDEMONA

E abbiatene anche voi! Mai in vita mia

vi ho fatto torto… Mai ho amato Cassio,

se non di quell’amore ammesso anche dal cielo.

Non gli ho mai dato pegni.

 

OTELLO

Per Dio,

gli ho visto in mano il mio fazzoletto.

Spergiura, mi rendi il cuore di pietra,

e vuoi farmi chiamare assassinio

il sacrificio che intendo compiere.

Ho visto il fazzoletto.

 

DESDEMONA

Allora l’ha trovato,

io non gliel’ho mai dato. Chiamatelo,

fategli confessare la verità.

 

OTELLO

Ha confessato.

 

DESDEMONA

Che cosa, mio signore?

 

OTELLO

Che ha…

usato di te.

 

DESDEMONA

Come, disonestamente?

 

OTELLO

Sì.

 

DESDEMONA

Non può dirlo.

 

OTELLO

No, ha la bocca tappata.

L’onesto Iago ha provveduto a questo.

 

DESDEMONA

La mia paura m’illumina… Allora è morto?

 

OTELLO

Se avesse avuto una vita per capello

tutte gliele avrebbe strappate la mia vendetta.

 

DESDEMONA

Ahimè, lui è stato tradito, ed io perduta.

 

OTELLO

Ah, sgualdrina… piangi per lui davanti a me?

 

DESDEMONA

Scacciatemi, mio signore, ma non uccidetemi.

 

OTELLO

Giù, sgualdrina!

 

DESDEMONA

Uccidetemi domani, fatemi vivere stanotte.

 

OTELLO

Ah, se resisti…

 

DESDEMONA

Solo una mezz’ora,

il tempo di dire una preghiera!

 

OTELLO

È troppo tardi. La soffoca.

 

DESDEMONA

Mio Dio, mio Dio, mio Dio!

 

EMILIA (Da dentro)

Signore, signore, ohilà, signore!

 

OTELLO

Che grida son queste? Non è morta? non ancora morta?

Io che sono crudele, sono anche pietoso,

non voglio prolungarti l’agonia… Ecco, ecco.

 

EMILIA (Da dentro)

Ohilà, signore, signore!

 

OTELLO

Chi c’è?

 

EMILIA (Da dentro)

Mio buon signore, ho da dirvi una parola.

 

OTELLO

Sì, è Emilia… vengo subito… È morta;

Sì, verrà a dirmi della morte di Cassio.

Le grida erano qui… Ah, non si muove più,

muta come una tomba. Devo farla entrare?

Faccio bene? Mi pare che si muova ancora.

No… che devo fare? Se la faccio entrare

certamente vorrà parlare con mia moglie.

Mia moglie, mia moglie; io non ho moglie…

È insopportabile! Che ora tremenda!

Ora dovrebbe esserci un’immensa eclissi

di sole e luna, e il globo atterrito

spalancarsi di fronte al mutamento.

 

EMILIA (Da dentro)

Vi scongiuro,

lasciate che vi parli, mio signore.

 

OTELLO

Ti avevo scordata. Entra, Emilia.

Piano, un momento. Fammi tirare le tende.

Dove sei? Apre la porta.

 

Entra Emilia.

 

Che cosa ti succede adesso?

 

EMILIA

Oh, mio signore, sono stati commessi turpi delitti!

 

OTELLO

Cosa? Adesso?

 

EMILIA

Adesso, mio signore.

 

OTELLO

È la luna che devia dal suo corso,

avvicinandosi più del solito alla terra

e fa impazzire gli uomini.

 

EMILIA

Cassio,

mio signore, ha ucciso un giovane veneziano

chiamato Roderigo.

 

OTELLO

Roderigo ucciso?

E anche Cassio?

 

EMILIA

No, lui non è morto.

 

OTELLO

Cassio non è morto? Allora il delitto

ha stonato, e la dolce vendetta dissona.

 

DESDEMONA

Ingiustamente, ingiustamente uccisa!

 

EMILIA

Mio Dio, cos’è questo grido?

 

OTELLO

Che? Quale?

 

EMILIA

Ahimè, è la voce della mia signora;

aiuto, aiuto, aiuto! O signora, parlate!

dolce Desdemona, dolce signora, parlate!

 

DESDEMONA

Muoio innocente.

 

EMILIA

Ah, chi ha commesso questo delitto?

 

DESDEMONA

Nessuno; io stessa. Addio.

Riverisci il mio buon signore. Addio. Muore.

 

OTELLO

Come sarebbe stata assassinata?

 

EMILIA

Chi lo sa?

 

OTELLO

L’hai sentita dire che non sono stato io.

 

EMILIA

L’ha detto; non posso negare il vero.

 

OTELLO

È una bugiarda finita nel fuoco dell’inferno:

l’ho uccisa io.

 

EMILIA

Allora è un angelo,

e voi tanto più nero demonio!

 

OTELLO

S’era data al vizio, ed era una puttana.

 

EMILIA

È una calunnia, e tu sei un demonio.

 

OTELLO

Era incostante come l’acqua.

 

EMILIA

E tu impulsivo come il fuoco a crederla

infedele. Era fedele come un angelo!

 

OTELLO

Cassio l’ha montata; chiedi a tuo marito.

Oh, meriterei il profondo dell’inferno

se non mi fossi risolto a questo passo

per giusti motivi. Tuo marito sapeva tutto.

 

EMILIA

Mio marito?

 

OTELLO

Tuo marito.

 

EMILIA

Che tradiva il talamo nuziale?

 

OTELLO

Sì, con Cassio. Ah, fosse stata fedele,

se il cielo mi avesse creato un altro mondo

d’un unico topazio perfetto e puro,

non l’avrei data in cambio.

 

EMILIA

Mio marito?

 

OTELLO

Sì, lui mi ha per primo messo sull’avviso:

è un uomo onesto, e odia il lerciume

che s’appiccica alle azioni immonde.

 

EMILIA

Mio marito?

 

OTELLO

Perché lo ripeti, donna?

Sì, tuo marito.

 

EMILIA

O mia padrona,

la perfidia s’è fatta beffe dell’amore!

Mio marito dire che era infedele?

 

OTELLO

Sì, lui, tuo marito. Capisci le parole?

Il mio amico, tuo marito, l’onesto, onesto Iago.

 

EMILIA

Se dice così, che la sua anima perfida

marcisca un granellino al giorno! Mente dal cuore.

Era fin troppo innamorata del suo sporco acquisto.

 

OTELLO

Ah!

 

EMILIA

Fammi quel che vuoi. Il tuo misfatto

è indegno del cielo, come eri tu di lei.

 

OTELLO

Faresti meglio a tacere.

 

EMILIA

Tu non puoi farmi neanche metà del male

ch’io posso subire. O stupido credulone!

Misero ignorante! Il tuo è un delitto…

no, non temo la tua spada, ti denuncerò

anche se mi costasse venti vite. Aiuto, aiuto!

Il Moro ha ucciso la mia padrona! All’assassinio!

 

Entrano Montano, Graziano, Iago e altri.

 

MONTANO

Che succede? Che c’è, generale?

 

EMILIA

Ah, anche tu qui, Iago? Sei stato bravo,

tutti ora addosseranno a te la colpa.

 

TUTTI

Che succede?

 

EMILIA

Smentisci questo furfante, se sei uomo;

dice che tu gli hai raccontato che sua moglie

lo tradiva. Io so che non può essere,

non sei un furfante di questa risma.

Parla, il cuore mi scoppia.

 

IAGO

Gli dissi quel che pensavo, e non di più

di quanto egli stesso appurò che era vero.

 

EMILIA

Ma gli hai mai detto che lei lo tradiva?

 

IAGO

Sì.

 

EMILIA

Hai detto una menzogna, una sporca,

maledetta menzogna; sull’anima mia,

una menzogna, un’infame menzogna!

Tradirlo con Cassio? Hai detto con Cassio?

 

IAGO

Con Cassio, donna. Su, frena la tua lingua.

 

EMILIA

No, non la freno; devo invece parlare.

La mia padrona è assassinata sul suo letto.

 

TUTTI

Ah, Iddio non voglia!

 

EMILIA

E le tue parole hanno istigato l’assassinio.

 

OTELLO

No, non sbarrate gli occhi, padroni, è vero.

 

GRAZIANO

Ma è assurdo!

 

MONTANO

Un’azione mostruosa!

 

EMILIA

Che infamia, che infamia, che infamia!

A pensarci, par di fiutarla; che infamia!

L’avevo immaginato… Mi ucciderò per il dolore.

Che infamia, che infamia!

 

IAGO

Ma sei impazzita?

Ti ingiungo di tornare a casa.

 

EMILIA

Buoni signori, datemi licenza di parlare.

È giusto che gli obbedisca, ma non ora.

Forse, Iago, non tornerò più a casa.

 

OTELLO

Oh, oh, oh! Cade sul letto.

 

EMILIA

Sì, accasciati e ruggisci,

hai ucciso la creatura più innocente

che abbia mai levato occhi al cielo.

 

OTELLO (Alzandosi)

Era corrotta.

Quasi non vi riconoscevo, zio;

vostra nipote è di là, e con queste mani

le ho appena soffocato il respiro.

Lo so che appare terribile e odioso…

 

GRAZIANO

Povera Desdemona, sono contento

che tuo padre sia morto; le tue nozze

gli son state fatali, ed il dolore

gli ha troncato il filo della vita.

Se fosse vivo, questa vista lo indurrebbe

a un atto disperato, a scacciare bestemmiando

l’angelo custode dal suo fianco, e a dannarsi.

 

OTELLO

È penoso, ma Iago sa

che mille volte con Cassio ha commesso

l’atto obbrobrioso. Cassio l’ha confessato;

e lei ha ripagato le sue fatiche amorose

con quel segno e vincolo d’amore che io

le avevo regalato. Gliel’ho visto in mano;

un fazzoletto, un antico pegno

donato da mio padre a mia madre.

 

EMILIA

O Dio, Dio del cielo!

 

IAGO

Cristo, chiudi il becco.

 

EMILIA

Verrà fuori, verrà fuori! No, non sto zitta,

signore, no, parlerò libera come l’aria;

anche se il cielo, gli uomini, i demoni,

mi dessero tutti addosso, io parlerò.

 

IAGO

Sii saggia, vattene a casa.

 

EMILIA

No! Iago fa per colpirla.

 

GRAZIANO

Vergogna, alzare la spada su una donna!

 

EMILIA

Ah, stupido Moro, il fazzoletto di cui parli

l’ho trovato per caso e dato a mio marito,

perché spesso con pesante insistenza,

più di quanto meritasse quella cosuccia,

mi aveva chiesto di rubarlo.

 

IAGO

Brutta puttana!

 

EMILIA

Lei darlo a Cassio? No, l’ho trovato io

e l’ho dato a mio marito.

 

IAGO

Carogna, menti!

 

EMILIA

No, per il cielo, no, signori.

Stupido assassino! Che poteva farsene

d’una donna così buona un tale sciocco?

 

OTELLO

Non esistono folgori nel cielo

che non servano solo per il tuono?

Lurida canaglia!

Si avventa su Iago. Iago pugnala Emilia.

 

GRAZIANO

La donna si accascia; ha ucciso sua moglie.

 

EMILIA

Sì, sì… stendetemi accanto alla mia padrona.

Esce Iago.

 

GRAZIANO

È fuggito, ma sua moglie è morta.

 

MONTANO

È un gran farabutto; prendete quest’arma

che ho tolto al Moro; state fuori di guardia

e non fatelo passare. Piuttosto uccidetelo,

io inseguirò quella canaglia, è un maledetto furfante.

Escono Montano e Graziano.

 

OTELLO

Non ho più forza, anche un omuncolo

si prende la mia spada. Ma perché l’onore

sopravviverebbe all’onestà? Alla malora.

 

EMILIA

Cosa presagiva la tua canzone, mia signora?

Ascolta, puoi sentirmi? Farò il cigno

che muore cantando; (Canta) “Salice, salice, salice“.

Moro, era casta; ti amava, Moro crudele;

Dio salvi la mia anima; dico il vero.

E parlando sincera, io muoio, muoio. Muore.

 

OTELLO

Ho un’altra arma in questa camera;

una spada di Toledo, temprata nel gelo

d’un ruscello. Eccola; zio, fatemi uscire.

 

GRAZIANO (Da dentro)

Se ci provi, ti costerà caro;

sei disarmato, devi sottometterti.

 

OTELLO

Allora vieni dentro a parlare con me

o, disarmato come sono, ti attaccherò.

 

Entra Graziano.

 

GRAZIANO

Che succede?

 

OTELLO

Guardate, ho una spada;

una migliore non ha mai poggiato

sulla coscia d’un soldato. Ho visto giorni

in cui con questo braccio e questa spada

mi sono aperto un varco contro ostacoli

venti volte più forti. Ma, sciocca vanteria,

chi può controllare il suo destino?

Non è così ora. Non abbiate paura,

anche se mi vedete così armato;

qui è la fine del mio viaggio, la meta

e l’ultimo traguardo della mia vela.

Indietreggiate sgomento? Inutile paura;

basta puntare un giunco sul petto d’Otello

e si ritira. Dove potrebbe andare Otello?

Com’è ora il tuo volto, creatura sventurata?

Bianco come la tua camicia. Quando c’incontreremo

il giorno del giudizio, questo tuo aspetto

farà precipitare dal cielo la mia anima,

e saranno i diavoli a ghermirla. Fredda,

fredda, bambina mia, come la tua castità.

O maledetto scellerato! A frustate, diavoli,

toglietemi questa visione celestiale;

sballottatemi in vortici di vento,

bruciatemi nello zolfo, trascinatemi

in precipiti abissi di fuoco liquido!

Oh, Desdemona, Desdemona, morta!

Oh, oh, oh.

 

Entrano Lodovico, Montano, ufficiali con Iago prigioniero e Cassio su una barella.

 

LODOVICO

Dov’è quel pazzo sventurato?

 

OTELLO

Colui che era Otello; eccolo qui.

 

LODOVICO

E quel serpente? Portatelo qui.

 

OTELLO

Guardo se ha il piede forcuto; ma è una favola…

Se sei un demonio, non ti posso uccidere. Ferisce Iago.

 

LODOVICO

Toglietegli quella spada.

 

IAGO

Sanguino, ma non sono morto.

 

OTELLO

Non mi rincresce; vorrei che tu vivessi

perché per me morire è una benedizione.

 

LODOVICO

Ah, Otello, tu un tempo così buono,

caduto nelle trame di un verme maledetto,

che cosa si dirà di te?

 

OTELLO

Quel che volete.

Dite pure, un assassino per onore;

non mi ha spinto l’odio, ma l’onore.

 

LODOVICO

Questo miserabile ha in parte confessato

i suoi misfatti. Avevate concordato

di uccidere Cassio?

 

OTELLO

Sì.

 

CASSIO

Caro generale, non ve ne diedi mai motivo.

 

OTELLO

Ti credo, e ti domando perdono.

Chiedete per favore a questo semidiavolo

perché mi ha così irretito anima e corpo?

 

IAGO

Non chiedetemi nulla. Sapete quel che sapete,

d’ora in poi non aprirò più bocca.

 

LODOVICO

Come, nemmeno per pregare?

 

GRAZIANO

Le torture gli apriranno la bocca.

 

OTELLO

Be’, tu fai bene.

 

LODOVICO

Signore, dovete sapere cos’è accaduto,

quel che credo ignoriate. Ecco una lettera

trovata in tasca al povero Roderigo;

e questa è un’altra. Da una si deduce

che Roderigo doveva uccidere Cassio.

 

OTELLO

Scellerato!

 

CASSIO

Mostruosa e perfida canaglia!

 

LODOVICO

E quest’altra lettera di recriminazione

pure trovata nelle sue tasche, pare

che Roderigo intendesse mandarla

a questo vil dannato, ma probabilmente

Iago è giunto a buon punto e l’ha spacciato.

 

OTELLO

Oh, perfido bastardo! Come hai avuto,

Cassio, il fazzoletto di mia moglie?

 

CASSIO

L’ho trovato in camera mia, e lui stesso

ha appena confessato d’avercelo messo

perché servisse a ottenere il suo scopo.

 

OTELLO

Ah, stolto, stolto, stolto!

 

CASSIO

Inoltre nella lettera Roderigo

rimprovera Iago d’averlo indotto

a provocarmi durante la guardia,

e causare così la mia destituzione;

e or ora, dopo che pareva già morto,

ha detto che fu Iago a colpirlo e a istigarlo.

 

LODOVICO

Lasciate questa stanza e venite con noi.

Siete destituito di potere e comando

e Cassio assume il governo di Cipro.

Per questo verme, se c’è sopraffina crudeltà

per torturarlo duramente e a lungo,

gli venga riservata. Voi resterete

sotto stretta sorveglianza fino a quando

la Repubblica di Venezia non sia informata

sulla natura delle vostre colpe. Portatelo via.

 

OTELLO

Un momento; una parola o due.

Alla Repubblica ho reso dei servigi

e ne sono informati; basta così.

Vi prego che nelle vostre lettere,

quando riferirete questi tristi fatti,

li presentiate come sono, senza attenuare

o aggravare nulla per malanimo.

Direte allora d’uno che nell’amore

fu malaccorto, ma fin troppo ardente;

d’uno non facilmente ingelosito,

ma portato ad estremi disperati

se messo su; d’uno che di sua mano,

come un barbaro indiano, gettò via

una perla più preziosa di tutta la sua tribù;

d’uno che non abituato a struggersi,

con occhi soggiogati versa profusamente lacrime

come le piante d’Arabia stillano resina.

Scrivete questo; e dite ancora

che una volta ad Aleppo, quando

un turco prepotente e inturbantato

bastonava un veneziano e ingiuriava

lo stato, io afferrai alla gola

quel cane circonciso, e lo finii così. Si pugnala.

 

LODOVICO

Ah, sanguinoso epilogo!

 

GRAZIANO

Più non servon le parole.

 

OTELLO

Ti baciai prima d’ucciderti; per finire

non c’è che di mia mano su un bacio morire.

Cade sul letto e muore.

 

CASSIO

Lo temevo, ma lo credevo disarmato,

perché era un gran valoroso

 

LODOVICO (A Iago)

O cane spartano,

più funesto del dolore, della fame o del mare,

guarda il tragico strazio su questo letto;

è opera tua! Lo spettacolo avvelena la vista;

copriteli. Graziano, voi tenetevi la casa

e il possesso dei beni del Moro; vi spettano

in eredità. A voi, governatore, è demandata

la punizione di questo diabolico furfante,

giorno, luogo e supplizio. Nessuna pietà!

Io torno subito a bordo e col cuore straziato

di questi tristi eventi riferirò allo stato. Escono.


Otello

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