Pericle Principe di Tiro – Atto II

Pericle Principe di Tiro – Atto II

(“Pericles, Prince of Tire”  1607/1608)

Introduzione - Riassunto

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Introduzione al teatro di Shakespeare

Elenco opere teatrali

Pericle Principe di Tiro - Atto II


ATTO SECONDO

Entra Gower.

 

GOWER

Qui avete visto un re potente

portare sua figlia all’incesto,

indubitabilmente; e veduto avete anche

un miglior principe e signore benigno,

che troverà certo venerazione

per gli atti suoi e per le sue parole.

State attenti, dunque, come si deve stare,

finché egli non passi le sue prove amare.

Vi mostrerò che chi negli affanni regna,

perdendo un granello, guadagna una montagna.

Quest’uomo buono nel suo comportamento,

cui va la mia benedizione,

si trova ancora a Tarso, dove ognuno pensa

che sia vangelo tutto ciò che dice,

e per ricordare quello che egli fa

gli erigono una statua per la posterità.

Ma notizie avverse vi vedete arrivare;

non c’è bisogno per me di parlare.

 

PANTOMIMA

Entra da una porta Pericle che parla con Cleone, ognuno con il suo seguito. Entra da un’altra porta un signore con una lettera per Pericle. Pericle mostra la lettera a Cleone. Pericle dà una ricompensa al messaggero e lo arma cavaliere. Pericle esce da una porta e Cleone dall’altra.

 

Il buon Elicano, che è rimasto in patria,

ma non per mangiar miele come un fuco

dalle altrui fatiche, e cerca quindi

di uccidere il male, di tener vivo il bene

e d’adempiere il volere del suo capo,

gli manda nota di quanto a Tiro avviene:

come venisse Taliardo spinto dal peccato

e dal segreto intento d’ammazzarlo,

e come a Tarso più non convenisse

che egli ancora facesse sosta.

Seguendo il suo consiglio, egli si mette in mare,

dove per gli uomini è raro trovar pace;

ed ecco il vento già prende a soffiare;

tuoni in alto e abissi profondi

fanno tale tumulto che la nave,

che lo dovrebbe al sicuro ospitare,

vien presto sfasciata e spaccata,

ed egli, il buon principe, che tutto ha perduto,

di costa in costa dalle onde viene sbattuto.

Tutti periti, ogni avere disperso,

oltre lui, nessuno scampato;

finché la Fortuna, stanca di far male,

lo gettò a riva per dargli sollievo.

Ed eccolo che viene. Quanto al resto,

scusate il vecchio Gower – appartiene al testo. Esce.


ATTO SECONDO – SCENA PRIMA

Entra Pericle, tutto bagnato.

 

PERICLE

Calmate la vostra ira, infuriate stelle del cielo!

Vento, pioggia e tuono, ricordate che l’uomo terreno

è sostanza che a voi per forza cede,

ed io, come si addice alla mia natura, vi obbedisco.

Ahimè, le onde m’hanno gettato sugli scogli

e trascinato di costa in costa, lasciandomi respiro

solo per pensare alla imminente morte.

Basti, a gloria del vostro potere,

l’aver privato un principe d’ogni sua fortuna;

scagliato fuori dalla vostra acquorea tomba,

egli non cerca altro che d’aver morte in pace.

 

Entrano tre pescatori.

 

PRIMO PESCATORE

Ehi tu, Cencio!

 

SECONDO PESCATORE

Su, va’ a prendere le reti.

 

PRIMO PESCATORE

Ehi, dico, Toppa!

 

TERZO PESCATORE

Che c’è, capo?

 

PRIMO PESCATORE

Guarda di muoverti o vengo a prenderti con le brutte.

 

TERZO PESCATORE

Ti giuro, capo, stavo pensando a quei poveretti che sono appena naufragati sotto i nostri occhi.

 

PRIMO PESCATORE

Ah, poveracci, che pena al cuore sentire i loro pietosi gridi d’aiuto, quando a malapena potevamo aiutare noi stessi.

 

TERZO PESCATORE

E non ve l’avevo detto io, capo, quando ho visto come saltava e si dimenava il marsuino? Dicono che sono metà pesce e metà carne. Accidenti a loro, quando arrivano mi aspetto sempre di finire a mollo. Capo, mi domando come, fanno i pesci a vivere nel mare.

 

PRIMO PESCATORE

Beh, come gli uomini a terra: i grossi si mangiano i piccoli. Non so paragonare un ricco avaro a niente di più simile di una balena: scherza e fa acrobazie spingendosi avanti i pesciolini, e poi se li divora in un sol boccone. Di simili balene ho sentito parlare anche a terra, che se ne stanno con la bocca spalancata finché non s’ingoiano un’intera parrocchia, chiesa, campanile, campane e tutto.

 

PERICLE (a parte)

Perfetta morale!

 

TERZO PESCATORE

Ma io, se fossi stato il sagrestano, avrei voluto trovarmi, quel giorno, sul campanile.

 

SECONDO PESCATORE

E perché, amico?

 

TERZO PESCATORE

Perché avrebbe dovuto ingoiare anche me, e quando le ero andato in pancia mi mettevo a fare un tale baccano di campane che quella non poteva fare a meno di vomitare campane, campanile, chiesa e tutta la parrocchia. Ma se il buon re Simonide la pensasse come me…

 

PERICLE (a parte)

Simonide?

 

TERZO PESCATORE

Purgheremmo questo paese dei fuchi che rubano alle api il loro miele.

 

PERICLE (a parte)

Come sanno raccontare, questi pescatori,

le miserie umane partendo dagli squamosi esseri

del mare e deducendo da quel regno d’acqua

tutto ciò che fa onore o disonore all’uomo!

La pace assista le vostre fatiche, onesti pescatori!

 

SECONDO PESCATORE

Onesti, buon uomo? Che significa? Se c’è un giorno che si adatta alla tua parola, va’ a scovarlo nel calendario, ma tanto nessuno ci farà caso.

 

PERICLE

Come potete vedere, il mare ha gettato sulla vostra costa…

 

SECONDO PESCATORE

Che furfante ubriaco è stato il mare a rigettarti sulla nostra strada!

 

PERICLE

Un uomo che le onde e il vento

si sono giocati come una palla

in quel loro enorme campo di pallacorda,

un uomo che chiede la vostra pietà.

Ve la chiede uno che non ha mai mendicato.

 

PRIMO PESCATORE

Davvero, amico, non sai mendicare? In questa nostra terra greca ce n’è di quelli che rimediano di più a mendicare che noi a lavorare.

 

SECONDO PESCATORE

Sai prender pesci allora?

 

PERICLE

Non ho mai provato.

 

SECONDO PESCATORE

Beh, allora morirai di fame, di sicuro, perché oggi non si rimedia nulla se non si sa pescare.

 

PERICLE

Quello che sono stato l’ho dimenticato;

ma quello che sono, il bisogno m’insegna a pensarlo:

un uomo intirizzito dal freddo; le mie vene sono gelate

e non hanno più vita dentro di quanta basta appena

a scaldare la mia lingua per chiedervi aiuto;

se me lo rifiutate, quando sarò morto,

datemi sepoltura, perché sono un uomo.

 

PRIMO PESCATORE

Morire, ha detto? Via, gli dèi non lo vogliono, visto che ho qui un giaccone. Su, mettitelo, tieniti caldo. Però, parola mia, un uomo ben fatto! Su, verrai a casa con noi, e avremo carne i giorni di festa e pesce in quelli di vigilia, e in più salsicce e frittelle, e tu sarai il benvenuto.

 

PERICLE

Ti ringrazio, signore.

 

SECONDO PESCATORE

Senti un po’, amico, hai detto di non saper mendicare?

 

PERICLE

Io ho solo chiesto.

 

SECONDO PESCATORE

Solo chiesto? Allora farò anch’io il chiedente e così eviterò la frusta.

 

PERICLE

Perché? da voi i mendicanti vengono frustati?

 

SECONDO PESCATORE

Oh, non tutti, amico, non tutti, perché se tutti i mendicanti venissero frustati io non cercherei miglior lavoro che quello di fustigatore. Ma ora, capo, vado a ritirare le reti.

Escono il secondo e il terzo pescatore.

 

PERICLE (a parte)

Come si addice questa onesta allegria alla loro fatica!

 

PRIMO PESCATORE

Senti, signor mio, lo sai dove ti trovi?

 

PERICLE

Non bene.

 

PRIMO PESCATORE

Allora te lo dirò io. Questa terra si chiama Pentapoli, e il nostro re è il buon Simonide.

 

PERICLE

Il buon Simonide lo chiami?

 

PRIMO PESCATORE

Sissignore, e se lo merita d’essere chiamato così, perché regna in pace e governa bene.

 

PERICLE

È un re felice, visto che con il suo governo si guadagna dai suoi sudditi l’appellativo di buono. Quanto è lontana la sua corte da questa spiaggia?

 

PRIMO PESCATORE

Beh, signore, mezza giornata di cammino. E ti dirò che ha una bella figlia, che domani compie gli anni, e principi e cavalieri sono venuti da tutte le parti del mondo a giostrare e torneare per il suo amore.

 

PERICLE

Se le mie fortune fossero pari ai miei desideri, mi piacerebbe essere uno di loro.

 

PRIMO PESCATORE

Ah, signore, le cose devono andare per come uno può farle andare, e quello che uno non può ottenere, lo può avere, legittimamente, in cambio dell’anima di sua moglie.

 

Entrano i due pescatori che tirano una rete.

 

SECONDO PESCATORE

Aiuto, capo, aiuto! Qui c’è un pesce impigliato nella rete come un pover’uorno incappato nella legge: non vuol venir fuori. Ah, gli prenda la peste, è venuto via finalmente, e che cos’è? un’armatura arrugginita.

 

PERICLE

Un’armatura, amici? Vi prego, fatemela vedere.

Grazie, Fortuna, che dopo tutte le tue croci

mi dai qualcosa per riprendermi,

anche se era già mia, parte della mia eredità,

che mi lasciò il mio povero padre sul punto di morire

con questa rigorosa raccomandazione:

“Tienda, Pericle mio; ha fatto da scudo

tra me e la morte”, e indicò questo bracciale,

“visto che mi ha salvato la vita, prendilo. In un uguale rischio,

da cui ti proteggano gli dèi, potrebbe difendere te.”

La tenni sempre con me, tanto mi era cara,

finché il tempestoso mare, che non risparmia uomo,

se la prese con la sua furia, anche se ora

si è calmato e me la rende. Te ne ringrazio.

Il naufragio non mi è più un tormento

se ho quel che mio padre mi diede in testamento.

 

PRIMO PESCATORE

Che intendi, mio signore?

 

PERICLE

Chiedervi, buoni amici, questa nobile armatura

che un tempo fece da scudo ad un re.

La riconosco da questo segno. Egli mi amava caramente,

e per amor suo desidero riaverla.

E poi vi chiedo di guidarmi alla corte del vostro re,

dove, con questa, io possa presentarmi come un gentiluomo;

e se mai migliorerà la mia scarsa fortuna,

ripagherò la vostra generosità; fino ad allora

resterò vostro debitore.

 

PRIMO PESCATORE

Ah, vuoi fare il torneo per la damigella?

 

PERICLE

Voglio mostrare il mio valore in campo.

 

PRIMO PESCATORE

Ah, prendila allora, e gli dèi ti portino bene.

 

SECONDO PESCATORE

Sì, ma ascolta, amico mio, siamo stati noi a farti questo indumento dalle ruvide costure delle acque. Ci sono certi condogliamenti, certi emolumenti. Io spero, signore, se avrai fortuna, che ti ricorderai di dove l’hai avuta.

 

PERICLE

Lo farò, credimi.

Con il vostro aiuto sono vestito d’acciaio,

e a dispetto delle rapine del mare

questo gioiello resta al suo posto al mio braccio.

Con il tuo valore mi comprerò e monterò

un corsiero di così meraviglioso passo

che chiunque si delizierà a guardarlo incedere.

Solo, amico mio, mi manca ancora una gualdrappa.

 

SECONDO PESCATORE

Ci penseremo noi. Avrai la mia veste migliore per fartene una, e ti porterò a corte io stesso.

 

PERICLE

Allora l’onore sia la mia meta;

quest’oggi mi risolleverò, o aumenterò i miei mali.

Escono.


ATTO SECONDO – SCENA SECONDA

Entrano Simonide, con signori e persone del seguito, e Taisa.

 

SIMONIDE

Sono pronti i cavalieri a dar inizio al torneo?

 

PRIMO SIGNORE

Lo sono, mio sovrano,

e attendono il vostro ingresso per presentarsi.

 

SIMONIDE

Dite loro che siamo pronti; e questa nostra figlia,

in onore del cui compleanno si tiene questo torneo,

qui siede come erede della bellezza, generata dalla Natura

perché gli uomini la vedessero e, vedendola, ne fossero stupiti.

 

TAISA

A te piace, padre mio regale, manifestare

grandi lodi per me che merito assai meno.

 

SIMONIDE

È giusto che sia così, perché i principi

sono un modello fatto dal cielo a sua somiglianza.

Come i gioielli perdono il loro splendore, se dimenticati,

così i principi perdono la fama, se non riveriti.

E ora, figlia, a te l’onore di osservare

l’ingegnosa invenzione di ogni cavaliere nella sua impresa.

 

TAISA

Lo farò, per tener fede al mio onore.

 

Passa il primo cavaliere e il suo scudiero ne presenta lo scudo a Taisa.

 

SIMONIDE

Chi è il primo a presentarsi?

 

TAISA

Un cavaliere di Sparta, mio illustre padre,

e l’impresa che porta sullo scudo

è un nero etiope proteso verso il sole.

Il motto: Lux tua vita mihi.

 

SIMONIDE

Bene ti ama chi da te riceve la vita.

 

Passa il secondo cavaliere.

 

Chi è il secondo a presentarsi?

 

TAISA

Un principe di Macedonia, mio regale padre,

e l’impresa che reca sul suo scudo

è un cavaliere in armi conquistato da una dama.

Il motto è così in spagnolo: Più per dolcezza cbe per forza.

 

Passa il terzo cavaliere.

 

SIMONIDE

E il terzo?

 

TAISA

Il terzo è di Antiochia,

e la sua impresa una ghirlanda sull’elmo.

Il motto: Me pompae provexit apex.

 

Passa il quarto cavaliere.

 

SIMONIDE

Cos’è il quarto?

 

TAISA

Una torcia ardente capovolta.

il motto: Qui me alit me extinguit.

 

SIMONIDE

Il che mostra che la bellezza ha il suo potere e volere,

e può accenderli come può ucciderli.

 

Passa il quinto cavaliere.

 

TAISA

Il quinto, è una mano circondata da nuvole,

che porge dell’oro saggiato dalla pietra di paragone.

Il motto è così: Sic spectanda fides.

 

Passa il sesto cavaliere, che è Pericle.

 

SIMONIDE

E che cos’è il sesto e ultimo, che lo stesso cavaliere

presenta con tanta graziosa cortesia?

 

TAISA

Sembra essere uno straniero, ma ciò che presenta

è un ramo avvizzito che è verde solo in punta.

Il motto: In hac spe vivo.

 

SIMONIDE

Una bella morale:

dallo stato reietto in cui si trova

egli spera che grazie a te le sue fortune possano rifiorire.

 

PRIMO SIGNORE

Dovrebbe intendere qualcosa di meglio del suo aspetto

perché si possa parlare in suo favore,

visto che dal suo guscio arrugginito sembra

aver praticato più la frusta che la lancia.

 

SECONDO SIGNORE

Può ben essere uno straniero, poiché viene

ad un nobile torneo ben stranamente abbigliato.

 

TERZO SIGNORE

E di proposito ha lasciato arrugginire l’armatura

fino a quest’oggi, per lustrarla nella polvere.

 

SIMONIDE

Sciocca è l’opinione che ci fa scrutare

l’intimo di un uomo dal suo aspetto esterno.

Ma fermi, arrivano i cavalieri.

Ci ritireremo in galleria. Escono

Grandi acclamazioni, e tutti gridano “Il cavaliere misero!”.


ATTO SECONDO – SCENA TERZA

Entrano Simonide, Taisa, Pericle e cavalieri, di ritorno dal torneo, seguiti da signori, signore e dal maestro di cerimonie.

 

SIMONIDE

Cavalieri,

sarebbe superfluo dirvi che siete i benvenuti.

Inscrivere sul volume delle vostre gesta,

nel frontespizio, fi vostro valore guerriero

sarebbe più di quanto vi attendiate e di quel che conviene,

poiché ogni valore si raccomanda nel suo manifestarsi.

Disponetevi all’allegria, perché l’allegria si addice

ad una festa. Siete tutti principi e miei ospiti.

 

TAISA (a Pericle)

Ma voi siete il mio cavaliere e il mio ospite,

a cui io do questa ghirlanda di vittoria,

coronandovi re di questo felice giorno.

 

PERICLE

Devo più alla fortuna, signora, che al mio merito.

 

SIMONIDE

Chiamatela come volete, avete vinto,

e qui non c’è nessuno, spero, che vi invidi.

Nel foggiare un artista, l’arte così decide,

di farne buoni alcuni, altri eccezionali,

e voi siete il suo più compiuto alunno. Vieni,

regina della festa, ché tale tu sei, figlia, prendi

il tuo posto. Maestro, gli altri secondo il loro rango.

 

CAVALIERI

Siamo molto onorati dal buon Simonide.

 

SIMONIDE

La vostra presenza rallegra i nostri giorni;

l’onore noi amiamo, e chi l’odia odia gli dèi lassù.

 

MAESTRO

Signore, quello è il vostro posto.

 

PERICLE

Qualcun altro ne è più degno.

 

PRIMO CAVALIERE

Non discutete, signore, siamo gentiluomini

che né nei nostri cuori né con lo sguardo abbiamo mai

invidiato i grandi né disprezzeremo gli umili.

 

PERICLE

Siete cavalieri davvero cortesi.

 

SIMONIDE

Sedete, signore, sedete.

(A parte) Per Giove, che è il re di tutti i pensieri,

perché mai queste squisitezza non mi tentano,

se mi distraggo da lui?

 

TAISA (a parte)

Per Giunone, che è la regina dei matrimoni,

tutte le vivande che mangio non hanno per me sapore,

desiderando lui come mio cibo. Certo, è un valente gentiluomo.

 

SIMONIDE

È solo un gentiluomo di campagna.

Non ha fatto più di quanto abbian fatto altri cavalieri.

Ha spezzato una lancia o due. Lasciamo andare.

 

TAISA (a parte)

A me sembra come un diamante rispetto al vetro.

 

PERICLE (a parte)

Quel re è per me come il ritratto di mio padre

che mi dice quale gloria egli ebbe una volta:

aveva principi come stelle seduti intorno al suo trono,

ed egli era il sole che essi riverivano.

Chiunque lo guardasse, come astro minore,

doveva chinar la testa alla sua supremazia;

mentre ora suo figlio è come la lucciola notturna,

che s’accende nel buio e scompare nella luce;

e da questo io vedo che il Tempo è il re degli uomini:

è insieme il loro genitore ed è la loro tomba,

e dà loro quel che vuole, non ciò che essi desiderano.

 

SIMONIDE

Allora, siete allegri, cavalieri?

 

CAVALIERI

Chi può non esserlo alla vostra regale presenza?

 

SIMONIDE

Ecco una coppa colma fino all’orlo:

se nutrite amore, bevete in onore della vostra signora.

Noi brindiamo alla salute di tutti.

 

CAVALIERI

Ringraziamo Vostra Maestà.

 

SIMONIDE

Ma aspettate un momento.

Quel cavaliere se ne sta tutto malinconico,

come se questo intrattenimento a corte

non fosse uno spettacolo da uguagliare il suo valore.

Non l’hai notato, Taisa?

 

TAISA

Che posso fare, padre?

 

SIMONIDE

Stammi a sentire, figlia:

i principi in questo mondo dovrebbero vivere come gli dèi lassù,

che liberamente danno a chiunque venga ad onorarli.

E i principi che non lo fanno sono come zanzare,

che ronzano forte, ma se le uccidi te ne meravigli.

Perciò, per rendere più dolce la sua venuta qui,

digli che beviamo questa coppa di vino in suo onore.

 

TAISA

Ahimè, padre, non si addice a me

esser così ardita con un cavaliere straniero.

Potrebbe prendere come offesa la mia offerta,

perché gli uomini prendono i doni delle donne come un’impudenza.

 

SIMONIDE

Cosa?

Fa’ come ti dico o mi farai adirare.

 

TAISA (a parte)

Per gli dèi, non poteva farmi miglior piacere,

 

SIMONIDE

E digli inoltre che desideriamo sapere da lui

donde viene, il suo nome e il suo casato.

 

TAISA

Il re mio padre, signore, ha bevuto alla vostra salute.

 

PERICLE

Lo ringrazio.

 

TAISA

Augurando altrettanto buon sangue alla vostra vita.

 

PERICLE

Ringrazio entrambi, lui e voi, e bevo alla sua.

 

TAISA

E desidera inoltre sapere da voi

donde venite, il vostro nome ed il casato.

 

PERICLE

Gentiluomo di Tiro, il mio nome è Pericle,

e la mia educazione è stata nelle arti e nelle armi;

cercando avventure per il mondo,

fui dal furioso mare privato di navi e di uomini,

e, dopo il naufragio, fui gettato su questa riva.

 

TAISA

Egli ringrazia Vostra Maestà, si chiama Pericle,

gentiluomo di Tiro,

che solo per avversa fortuna nei mari,

privato di navi e di uomini, fu gettato su questa riva.

 

SIMONIDE

Ah, per gli dèi, compiango la sua sfortuna

e voglio risvegliarlo dalla sua malinconia.

Venite, signori, sediamo da troppo a gingillarci,

sciupando il tempo che vuole altro diletto.

Nelle armature di cui siete vestiti,

si converrà per voi una danza di soldati.

Non accetterò scuse che mi dicano:

una musica forte urta la testa delle donne,

perché loro amano uomini in armi non meno di un letto.

Danzano.

Ecco qui, l’avevo ben chiesto ed è stato ben fatto.

Venite, signore, ecco una signora che ha bisogno di moto,

e ho sentito che voi cavalieri di Tiro

siete eccellenti nel far viaggiare le dame,

e che le vostre danze sono altrettanto eccellenti.

 

PERICLE

Lo sono per quelli che le praticano, mio signore.

 

SIMONIDE

Oh, dite così per venir rifiutato,

ma lo fate per cortesia.

Danzano.

Scioglietevi, scioglietevi!

Grazie a tutti, signori. Bravi tutti quanti,

(a Pericle) ma voi il migliore. Paggi e torce, per condurre

questi cavalieri ai loro diversi alloggiamenti.

Il vostro, signore, abbiamo dato ordine che sia vicino al nostro.

 

PERICLE

Come piace a Vostra Grazia.

 

SIMONIDE

Principi, è troppo tardi per parlare d’amore,

e quello è il bersaglio a cui so che mirate.

Perciò, ognuno si ritiri al suo riposo;

domani tutti facciano del loro meglio per aver successo.

Escono.


ATTO SECONDO – SCENA QUARTA

Entrano Elicano ed Escane.

 

ELICANO

No, Escane, lasciatelo dire da me,

Antioco non era sfuggito all’incesto.

E per questo, non intendendo gli altissimi dèi

rimandare oltre la vendetta che avevano in serbo,

e che era dovuta per questa odiosa e capitale colpa,

proprio al culmine superbo di tutta la sua gloria,

mentre egli sedeva su un cocchio

d’inestimabile valore, con la figlia accanto,

una fiamma venne giù dal cielo e fece raggricciare

i loro corpi rendendoli disgustosi; perché puzzarono

al punto che tutti quegli occhi che, prima della caduta,

li avevano adorati, disdegnavano ora di dar mano a seppellirli.

 

ESCANE

Fu strano davvero.

 

ELICANO

Ma solo giusto, perché, per grande

che fosse questo re, la sua grandezza non poteva sbarrare

il fulmine del cielo, e il peccato ha avuto il suo castigo.

 

ESCANE

È proprio vero.

 

Entrano due o tre signori.

 

PRIMO SIGNORE

Vedi, non c’è altra persona che egli riceva

in udienza privata.

 

SECONDO SIGNORE

Questo non dovrà irritarci oltre senza la nostra rimostranza.

 

TERZO SIGNORE

E sia dannato chi non ci asseconderà.

 

PRIMO SIGNORE

Seguitemi, allora. Signor Elicano, una parola.

 

ELICANO

A me? Ben volentieri. Felice giornata, signori.

 

PRIMO SIGNORE

Sappiate che la nostra irritazione ha raggiunto

il culmine e ora trabocca infine dagli argini.

 

ELICANO

La vostra irritazione? Per che cosa? Non fate torto

al vostro principe, che amate.

 

PRIMO SIGNORE

Non fate torto a voi stesso, nobile Elicano;

ma se il principe è vivo, fatecelo salutare

e diteci quale terra è allietata dal suo respiro.

Se è ancora in questo mondo, noi lo scoveremo;

se riposa in una tomba, noi la troveremo;

e la cosa si risolva: se vive, ci governi;

se è morto, ci sia dato modo di lamentarlo al funerale

e ci si lasci alle nostre libere elezioni.

 

SECONDO SIGNORE

Poiché, a nostro giudizio, la sua morte

è la cosa più probabile, e sappiamo che questo regno

non ha capo – è come un bell’edificio rimasto senza tetto

e destinato alla rovina -, alla vostra nobile persona,

che meglio di tutti sa governare e regnare,

noi ci sottomettiamo come al nostro sovrano.

 

TUTTI

A lungo viva il nobile Elicano!

 

ELICANO

Seguite piuttosto una più onorevole causa; ritirate

i vostri suffragi. Ritirateli, se amate il principe Pericle.

Se accogliessi il vostro desiderio, farei un salto dentro al mare,

dove ci sono ore d’affanni per un minuto di quiete.

Per altri dodici mesi lasciate che vi chieda

di sopportare ancora l’assenza del vostro re;

se per tale scadenza egli non tornasse,

io accetterò il vostro giogo con la pazienza della mia età.

Ma se non posso conquistarvi a quest’atto d’amore,

andate alla sua ricerca, come nobili sudditi,

e nella vostra ricerca impiegherete il vostro avventuroso valore.

Se lo troverete e lo convincerete a ritornare,

come diamanti siederete intorno alla sua corona.

 

PRIMO SIGNORE

È uno sciocco chi non si arrende alla saggezza,

e poiché il signor Elicano ce l’ingiunge,

ci metteremo in viaggio a tentar la prova.

 

ELICANO

Allora voi ci amate, e noi vi amiamo; e stringiamoci la mano.

Quando i nobili pari si uniscono così, un regno è sempre sano.

Escono.


ATTO SECONDO – SCENA QUINTA

Entra da una porta Simonide leggendo una lettera. I cavalieri gli vanno incontro.

 

PRIMO CAVALIERE

Buon giorno al buon Simonide.

 

SIMONIDE

Cavalieri, da parte di mia figlia vi faccio sapere

che per dodici mesi ella non intende intraprendere

una vita matrimoniale.

La ragione lei sola la conosce,

e in nessun modo ho potuto strappargliela.

 

SECONDO CAVALIERE

Non ci è consentito accedere a lei, mio signore?

 

SIMONIDE

In nessun modo, in fede mia. Si è ritirata

così rigorosamente nelle sue stanze che è impossibile.

Per dodici lune ella porterà la tunica di Diana.

Sotto l’occhio di Cinzia stessa ha fatto questo voto,

e, sul suo onore verginale, non lo romperà.

 

TERZO CAVALIERE

Pur restii a dirvi addio, prendiamo congedo.

Escono i cavalieri.

 

SIMONIDE

Eccoli tutti liquidati!

E ora la lettera di mia figlia.

Mi dice qui che vuol sposare il cavaliere straniero

o non vorrà più vedere né giorno né luce.

Va molto bene, signora, la tua scelta s’incontra con la mia.

Mi piace molto. Però, come è decisa,

e non si cura se a me piaccia o meno.

Beh, io approvo la sua scelta

e non voglio che venga ritardata.

Stiamo zitti, arriva lui. Farò finta di nulla.

 

Entra Pericle.

 

PERICLE

Ogni fortuna al buon Simonide!

 

SIMONIDE

Altrettanta a voi, signore. Vi sono riconoscente

per la dolce musica che avete suonato questa notte.

Vi assicuro che mai le mie orecchie furono nutrite

di una così deliziosa, piacevole armonia.

 

PERICLE

È da lodare il compiacimento di Vostra Grazia,

non il mio merito.

 

SIMONIDE

Signore, voi siete il maestro della musica.

 

PERICLE

Il peggiore dei suoi alunni, mio buon signore.

 

SIMONIDE

Lasciatemi chiedere una cosa. Che ne pensate

di mia figlia, signore?

 

PERICLE

È principessa assai virtuosa.

 

SIMONIDE

Ed è bella anche, non è così?

 

PERICLE

Come un bel giorno d’estate, stupendamente bella.

 

SIMONIDE

Signore, mia figlia pensa di voi molto bene;

sì, così bene che voi dovete essere il suo maestro,

e lei vuol essere la vostra alunna. Quindi, pensateci.

 

PERICLE

Sono indegno di farle da maestro.

 

SIMONIDE

Lei non la pensa così; leggete questo scritto.

 

PERICLE (a parte)

Cos’è questo?

Una lettera in cui dice di amare il cavaliere di Tiro!

È un trucco del re per avere la mia vita.

Oh, non cercate d’intrappolarmi, grazioso signore,

un gentiluomo straniero e sventurato,

che mai mirò così in alto da amare vostra figlia,

ma fece di tutto per onorarla.

 

SIMONIDE

Tu hai stregato mia figlia,

e sei un furfante.

 

PERICLE

Per gli dèi, non l’ho fatto.

Mai alcun mio pensiero le ha mosso offesa,

né mai alcun mio atto ha cercato

di guadagnare il suo amore, o il vostro dispiacere.

 

SIMONIDE

Traditore, tu menti.

 

PERICLE

Traditore!

 

SIMONIDE

Sì, traditore.

 

PERICLE

Se non fosse il re a chiamarmi traditore,

gli ricaccerei in gola la menzogna.

 

SIMONIDE (a parte)

Per gli dèi, applaudo il suo coraggio.

 

PERICLE

I miei atti sono nobili come i miei pensieri,

che mai ebbero il sapore di una bassa discendenza.

Son venuto alla vostra corte per cercarvi onore

e non per ribellarmi al suo potere,

e chi altrimenti di me dice

questa spada proverà che è nemico dell’onore.

 

SIMONIDE

No?

Arriva mia figlia. Lei può testimoniarlo.

 

Entra Taisa.

 

PERICLE

Allora, se voi siete virtuosa quanto bella,

spiegate al vostro irato padre se mai la mia lingua

abbia espresso o la mia mano abbia scritto

una sola sillaba in profferta d’amore per voi.

 

TAISA

Perché, signore? Se l’aveste fatto, chi si sarebbe offeso

di quel che a me avrebbe fatto piacere?

 

SIMONIDE

Ma guarda, signora, sei così perentoria?

(A parte) Ne sono felice con tutto il cuore. –

Io ti domerò, ti costringerò all’obbedienza.

Tu vorresti, senza avere il mio consenso,

concedere il tuo amore ed il tuo affetto

a uno straniero? (A parte) Che, per quel che so,

può essere, né so credere il contrario,

di sangue non meno nobile del mio. –

Perciò ascoltami, signora, o pieghi

il tuo volere al mio – e voi, signore, ascoltatemi,

o vi lasciate comandare da me, o io vi farò…

marito e moglie.

No no, avanti, anche le vostre mani e labbra

devono suggellarlo. E ora che siete congiunti,

così io distruggerò le vostre speranze,

e per maggior pena – Dio vi dia gioia!

Allora, siete contenti entrambi?

 

TAISA

Sì, se mi amate, signore.

 

PERICLE

Quanto la mia vita ama il sangue che la nutre.

 

SIMONIDE

Allora, vi siete messi d’accordo?

 

 

PERICLE e TAISA

Sì, se così piace a Vostra Maestà.

 

SIMONIDE

A tal punto mi piace che voglio vedervi sposati;

e poi, più in fretta che potete, andatevene a letto.

Escono.


Pericle Principe di Tiro

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