Riccardo III – Atto V

Riccardo III – Atto V

(“Richard III” – 1591 – 1594)

Introduzione - Riassunto

Atto I       Atto II       Atto III       Atto IV       Atto V

Introduzione al teatro di Shakespeare

Elenco opere teatrali

Riccardo III - Atto V


ATTO QUINTO – SCENA PRIMA

Entra uno sceriffo con Alabardieri, [e] Buckingham condotto al patibolo.

 

BUCKINGHAM

Dunque, re Riccardo si rifiuta di lasciare che gli parli?

 

SCERIFFO

È così, mio buon signore; perciò abbiate pazienza.

 

BUCKINGHAM

Hastings e voi, figli di Edoardo, voi Grey e Rivers,

e tu, santo re Enrico e il tuo diletto figlio Edward,

tu, Vaughan, e tutti coloro che sono periti

per occulta, corrotta e nefanda iniquità –

se l’anime vostre, corrucciate e inquiete

osservano dal cielo l’ora presente,

irridete, per vendetta, alla mia rovina.

Amico, oggi è il giorno dei Morti, non è vero?

 

SCERIFFO

Sì.

 

BUCKINGHAM

Ebbene, il giorno dei Morti è dunque il giorno del giudizio del mio corpo.

Questo è il giorno che, mentre era ancora in vita Edoardo,

m’augurai d’aver in sorte quando fossi venuto meno

alla fede data ai suoi figli e ai congiunti di sua moglie.

Questo è il giorno che auspicai a me stesso, augurandomi

che mi tradisse l’amico di cui più mi fidavo.

Questo, questo giorno dei Morti, per l’anima mia atterrita

è il termine prestabilito delle mie iniquità.

Quel supremo Onniveggente di cui mi feci beffe

m’ha ritorto sul capo la mia falsa invocazione

e m’ha dato sul serio ciò ch’io chiesi per burla.

Così egli costrinse le spade dei malvagi

a rivolger le loro punte contro il petto di chi l’impugna.

Così la maledizione di Margherita piomba pesante sul mio collo:

«Quando egli», disse, «ti spezzerà il cuore dal dolore,

ricordati di Margherita che te l’aveva vaticinato!»

Andiamo, guardie, menatemi al ceppo della vergogna;

al delitto non tocca che il delitto, e all’infamia l’infamia.

Esce con le guardie.


ATTO QUINTO – SCENA SECONDA

Entrano Richmond, Oxford, Blunt, Herbert ed altri, con tamburi e bandiere.

 

RICHMOND

Compagni d’arme ed amici fedelissimi

feriti dal giogo della tirannia,

fin qui abbiamo marciato

inoltrandoci senza impedimenti nelle viscere del paese;

e qui riceviamo dal nostro patrigno Stanley

un messaggio di valido sostegno e di incoraggiamento.

Lo sciagurato cinghiale, micidiale e usurpatore,

che ha devastato i vostri campi e le vostre vigne feraci,

tracanna come pastone il vostro sangue caldo e insedia il suo truogolo

nei vostri petti dilaniati – questo immondo maiale

si trova in questo momento, a quanto apprendiamo,

al centro di quest’isola, presso la città di Leicester.

Da qui, Tamworth, a lì c’è soltanto un giorno di marcia.

Nel nome di Dio, avanziamo animosamente, amici coraggiosi,

a mietere il raccolto d’una pace permanente,

con quest’unica sanguinosa prova di crudele guerra.

 

OXFORD

La coscienza di ciascuno di noi vale mille uomini,

per combattere contro questo infame assassino.

 

HERBERT

Non dubito che i suoi amici passeranno dalla nostra parte.

 

BLUNT

Egli non ha amici all’infuori di chi lo è per paura,

e che l’abbandonerà nel suo estremo bisogno.

 

RICHMOND

Tutto gioca a nostro favore; marciamo, dunque, in nome di Dio.

La speranza verace è rapida e vola con ali di rondine:

tramuta in numi i re ed in re gli esseri più modesti.

Escono.


ATTO QUINTO – SCENA TERZA

Entra re Riccardo in armi, con Norfolk, Ratcliffe e il conte di

                Surrey, con altri.

 

RE RICCARDO

Qui, piantate la nostra tenda proprio qui, sul campo di Bosworth.

[la tenda di Riccardo è rizzata su un lato della scena].

Monsignore di Surrey, perché avete un’aria così grave?

 

SURREY

Il mio cuore è dieci volte più lieve del mio aspetto.

 

RE RICCARDO

Monsignore di Norfolk.

 

NORFOLK

Eccomi, graziosissimo sire.

 

RE RICCARDO

Norfolk, voleranno botte, eh, non è vero?

 

NORFOLK

Ne daremo e ne prenderemo, mio amato signore.

 

RE RICCARDO

Tirate su la mia tenda! Stanotte mi coricherò qui…

Ma dove, domani? Be’, è tutt’uno, quanto a questo.

Chi ha avvistato quanti sono i traditori?

 

NORFOLK

Sei o sette mila al massimo, saranno le loro forze.

 

RE RICCARDO

Ebbene, il nostro schieramento è tre volte quel numero!

Inoltre, il nome del re è una colonna di forza

che manca a quelli della fazione avversa.

Su con la tenda! Andiamo, nobili amici,

ispezioniamo il terreno per una posizione vantaggiosa;

chiamate uomini esperti che ci diano i loro lumi;

non trascuriamo la disciplina e non attardiamoci in rinvii,

giacché domani, signori, ci sarà un bel da fare!

[La tenda è ormai pronta]. Escono [da una porta].

 

Entrano [da un’altra porta] Richmond, Sir William Brandon, Oxford e Herbert [Blunt ed altri, che rizzano la tenda di Richmond dall’altro lato del palcoscenico].

 

RICHMOND

Il sole affaticato ha avuto un tramonto d’oro

e, con la scia luminosa del suo carro infocato,

dà pegno d’una bella giornata, domani.

Sir William Brandon, voi porterete il mio stendardo.

Monsignore di Oxford, voi, Sir William Brandon,

e voi, Sir Walter Herbert, restate con me;

il conte di Pembroke rimane col suo reggimento…

Caro capitano Blunt, portategli la mia buonanotte

e per le due del mattino

pregate il conte di venir nella mia tenda.

Ancora una cosa, mio buon capitano, fate per me:

sapete dov’è acquartierato lord Stanley?

 

BLUNT

Se non mi sono sbagliato di grosso sulle sue insegne, come

son sicuro di non aver fatto,

il suo reggimento staziona almeno mezzo miglio

a sud dell’esercito potente del re.

 

RICHMOND

Se è possibile, senza rischio,

caro Blunt, trova qualche maniera conveniente per parlargli,

e per dargli da parte mia questo messaggio indispensabile.

 

BLUNT

Monsignore, a costo della vita, m’incaricherò di ciò;

perciò Dio vi conceda, stanotte, un tranquillo riposo.

 

RICHMOND

Buona notte, buon capitano Blunt. [Esce Blunt].

Portatemi un po’ di inchiostro e di carta nella tenda;

voglio tracciare una pianta del nostro schieramento;

assegnare ad ogni comandante il suo incarico personale

e distribuire in giusta proporzione le nostre modeste forze.

Suvvia, signori:

teniamo consiglio sul da fare di domani;

entrate nella mia tenda; l’aria è cruda e pungente.

[Richmond, Brandon, Oxford e Herbert] si ritirano nella tenda. [Gli altri escono].

 

Entrano re Riccardo, Ratcliffe, Norfolk e Catesby [con soldati del seguito].

 

RE RICCARDO

Che ora è?

 

CATESBY

È ora di cena, monsignore; sono le nove.

 

RE RICCARDO

Stasera non cenerò. Datemi carta e inchiostro.

Dunque, la visiera del mio elmo è stata aggiustata?

Ed è stata messa nella tenda tutta la mia armatura?

 

CATESBY

Sì, mio sovrano, ogni cosa è pronta.

 

RE RICCARDO

Mio buon Norfolk, affrettati alla tua postazione;

scegli sentinelle fidate e vigila attentamente.

 

NORFOLK

Vado, monsignore.

 

RE RICCARDO

Alzati con l’allodola domattina, nobile Norfolk.

 

NORFOLK

Non dubitate, monsignore. Esce.

 

RE RICCARDO

Catesby!

 

CATESBY

Monsignore!

 

RE RICCARDO

Spedisci un araldo d’armi al reggimento di Stanley.

Digli che venga con le sue truppe prima della levata del sole,

se non vuole che suo figlio George cada

nella cieca caverna della notte eterna [Esce Catesby].

Riempitemi una coppa di vino. Datemi una candela.

Sellate il bianco Surrey per la battaglia di domani;

badate che le mie lance siano robuste e non troppo pesanti.

Ratcliffe!

 

RATCLIFFE

Monsignore!

 

RE RICCARDO

Hai visto il mesto lord Northumberland?

 

RATCLIFFE

Il conte di Surrey, Thomas, ed egli stesso,

verso l’ora in cui si chiudono i polli, percorrevano l’esercito

da schiera a schiera, incoraggiando i soldati.

 

RE RICCARDO

Bene, son soddisfatto. Dammi una coppa di vino.

Non mi sento quella alacrità di spirito

né quella gaiezza d’animo che mi era abituale.

Mettila lì. Son pronti carta e inchiostro?

 

RATCLIFFE

Sì, monsignore.

 

RE RICCARDO

Di’ alla guardia di vigilare; lasciatemi.

Ratcliffe, verso la mezza notte vieni nella mia tenda

ed aiutami ad armarmi. Lasciatemi, dico.

Esce Ratcliffe. [Riccardo si ritira nella tenda. I soldati del seguito montano di guardia].

 

Entra nella tenda di Richmond il conte di Derby, Stanley.

 

STANLEY

La fortuna e la vittoria si posino sul tuo elmo!

 

RICHMOND

Ogni conforto che la buia notte possa fornire

accompagni la tua persona, mio nobile patrigno.

Dimmi, come sta la nostra affettuosa madre?

 

STANLEY

Ti benedico, per procura, a nome di tua madre,

che prega costantemente per il bene di Richmond.

Tanto basti, di ciò. Le ore del silenzio scorrono furtive

e la tenebra squamosa si dirada ad Oriente.

In breve, poiché il momento ce lo ingiunge,

prepara le tue forze per domattina presto

ed affida la tua fortuna all’arbitraggio

di sanguinosi fendenti e della guerra dal volto letale.

Io, come posso – ciò che vorrei, non posso –

guadagnerò tempo nel modo più profittevole

e t’aiuterò in questo incerto scontro d’armi.

Ma non posso spingermi troppo dalla parte tua,

per evitare che tuo fratello, il giovane George,

sia giustiziato sotto gli occhi di suo padre.

Addio; la mancanza di agio e l’ora pericolosa

troncano le formule cerimoniose dell’affetto

e lo scambio disteso di dolci espressioni,

su cui vorrebbero indugiare amici da tanto separati.

Dio ci conceda il tempo per questi riti d’amore.

Di nuovo, addio: sii prode e buona fortuna.

 

RICHMOND

Gentili signori, riaccompagnatelo al suo reggimento.

Malgrado i pensieri preoccupanti, io mi sforzerò di appisolarmi,

affinché il plumbeo sonno, domani non mi schiacci,

proprio quando dovrei levarmi con ali vittoriose.

Ancora una volta, buona notte, gentili nobili e signori.

Escono [Stanley, Brandon, Oxford e Herbert].

[S’inginocchia] O tu, di cui mi considero qui capitano,

contempla con occhio benevolo le mie forze;

metti loro in mano i ferri contundenti della tua ira,

che con grave colpo possano abbattersi

sugli elmi usurpatori dei nostri avversari;

fa di noi i ministri della tua punizione,

sicché possiamo lodarti nella vittoria.

Affido a Te la mia vigile anima

prima di chiudere le finestre degli occhi:

nel sonno e nella veglia, oh, difendimi, sempre!

[S’alza, si ritira nella tenda e si corica]. Dorme.

 

Entra lo spettro del giovane principe Edward, figlio d’Enrico VI.

 

SPETTRO DI EDWARD a re Riccardo

Possa io domani opprimere col mio peso la tua anima.

Pensa a come mi pugnalasti a Tewkesbury

nel fior degli anni. Dispera, perciò e muori.

A Richmond Sta’ di buon animo, Richmond, poiché le anime offese

dei principi massacrati si battono per te.

La prole di re Enrico, Richmond ti fa coraggio. [Esce].

 

Entra lo spettro di re Enrico VI.

 

SPETTRO DI ENRICO a re Riccardo

Quando fui mortale, il mio

lo crivellasti di fori letali. corpo consacrato

Pensa alla Torre ed a me; dispera e muori;

A Richmond Virtuoso e santo, sii vincitore:

Arrigo, che vaticinò che saresti stato re

t’incoraggi, nel sonno. Vivi e prospera. [Esce].

 

Entra lo spettro di Clarence.

 

SPETTRO DI CLARENCE a re Riccardo

Possa io opprimere col mio peso domani la tua anima…

Io che fui ucciso e immerso in vino disgustoso,

il misero Clarence, tradito mortalmente dalla tua perfidia –

pensa domani a me nel combattimento

e la tua spada cada col filo smussato; dispera e muori.

A Richmond Progenie della Casa di Lancaster,

gli eredi oltraggiati di York pregano per te.

Angeli benefici proteggano le tue truppe; vivi e prospera.

[Esce].

 

Entrano gli spettri di Rivers, Grey e Vaughan.

 

SPETTRO DI RIVERS [a re Riccardo]

Possa domani opprimere col mio peso la tua anima.

Sono Rivers che morì a Pomfret; dispera e muori.

 

SPETTRO DI GREY [a re Riccardo]

Pensa a Grey e l’anima tua disperi.

 

SPETTRO DI VAUGHAN [a re Riccardo]

Pensa a Vaughan e, per il terrore della tua colpa,

lascia cader la lancia; dispera e muori.

 

TUTTI a Richmond

Svegliati e pensa che tutte l’iniquità commesse

da Riccardo su noi graveranno sul suo petto e lo porteranno alla sconfitta:

svegliati e vinci la giornata. [Escono].

 

Entra lo spettro di Hastings.

 

SPETTRO DI HASTINGS [a re Riccardo]

Sanguinario e criminale, svegliati dai tuoi delitti

e finisci i tuoi giorni in una cruenta battaglia

Pensa a lord Hastings, dispera e muori.

A Richmond Spirito tranquillo e sereno, svegliati, svegliati:

armati, combatti e vinci per la causa della bella Inghilterra.

[Esce].

 

Entrano gli spettri dei due principini.

 

SPETTRI a Riccardo

Sogna dei tuoi nipoti soffocati nella Torre:

che non si possa, Riccardo, pesare come piombo sul tuo petto

e schiacciarti nella rovina, nella vergogna e nella morte;

le anime dei tuoi nipoti ti ingiungono di disperare e morire.

A Richmond Dormi, Richmond, dormi in pace e svegliati nella gioia;

angeli benigni ti proteggano dagli attacchi del cinghiale.

Vivi e genera una stirpe felice di re;

i figli sventurati di Edoardo ti incitano a prosperare.

[Escono].

 

Entra lo spettro di lady Anne, sua moglie.

 

SPETTRO DI ANNE a re Riccardo

Riccardo, tua moglie, la sventurata Anne,

tua moglie che non ha dormito con te un’ora sola tranquilla,

adesso riempie d’angoscia il tuo sonno.

Domani in battaglia pensa a me

e cada la tua spada dal filo smussato: dispera e muori.

A Richmond Anima tranquilla, dormi un sonno tranquillo;

sogna il successo e una felice vittoria.

La moglie del tuo avversario prega per te. [Esce].

 

Entra lo spettro di Buckingham.

 

SPETTRO DI BUCKINGHAM a re Riccardo

Fui il primo ad aiutarti ad acquistare la corona.

Fui l’ultimo a subire la tua tirannia.

Oh, nel combattimento, pensa a Buckingham

e muori nel terrore delle tue colpe.

Continua a sognare, sogna di azioni sanguinarie e di morte;

mancandoti il respiro, dispera; disperando, rendi lo spirito.

A Richmond Morii nella speranza, prima di poterti prestar aiuto;

ma fatti animo e non lasciarti sgomentare.

Dio e angeli benigni si battono a fianco di Richmond;

e Riccardo cada, al vertice del suo orgoglio. [Esce].

Riccardo si sveglia dal sogno con un sobbalzo.

 

RE RICCARDO

Datemi un altro cavallo! Fasciatemi le ferite!

Gesù, misericordia!.. Piano, non è stato che un sogno.

O coscienza vigliacca, come mi tormenti!

Le luci ardono azzurre; è mezzanotte fonda.

Fredde stille di spavento coprono la mia carne tremante.

Di che cosa ho paura? Di me stesso? Non c’è nessun altro presente.

Riccardo ama Riccardo, cioè, io sono ben io.

C’è forse un assassino qui? No. Sì, lo sono io!

Fuggi, allora. Come, da me stesso? Ne avrei una buona ragione,

per non vendicarmi? Come, io di me stesso?

Ahimè, io amo me stesso. Perché? Per qualche bene

ch’io abbia fatto a me stesso?

O no, ahimè, se mai odio me stesso,

per le azioni odiose che ho commesso.

Sono uno scellerato… oppure mento, non lo sono!

Sciocco, parla bene di te stesso! Sciocco, non ti lusingare.

La mia coscienza ha mille lingue diverse,

ciascuna delle quali racconta una diversa storia

ed ogni storia mi condanna come scellerato:

spergiuro, spergiuro, al massimo grado;

assassino, feroce assassino, al grado più atroce;

tutte le diverse colpe, commesse tutte in ogni grado,

s’accalcano alla sbarra, gridando tutte: «Colpevole, colpevole!»

Finirò disperato. Non c’è creatura che m’ami,

e, se muoio, nessuna anima avrà pietà di me…

E perché dovrebbe, dato che io stesso

non trovo in me pietà alcuna verso me stesso?

M’è parso che tutte l’anime di quelli che ho trucidato

venissero alla mia tenda, ed ognuna minacciasse

per domani vendetta sulla testa di Riccardo.

 

Entra Ratcliffe.

 

RATCLIFFE

Monsignore!

 

RE RICCARDO

Per le piaghe di Dio! Chi è là?

 

RATCLIFFE

Ratcliffe, mio signore, sono io. Il mattiniero gallo del villaggio

ha già due volte salutato l’alba.

I vostri amici sono in piedi ed indossano le armature.

 

RE RICCARDO

O Ratcliffe, ho fatto un sogno spaventoso!

Che credi… rimarranno tutti fedeli i nostri amici?

 

RATCLIFFE

Senza dubbio, mio signore.

 

RE RICCARDO

O Ratcliffe, ho paura, ho paura!

 

RATCLIFFE

No, mio buon signore, non abbiate paura delle ombre!

 

RE RICCARDO

Per l’apostolo Paolo, delle ombre stanotte

hanno suscitato più terrore nell’anima di Riccardo

di quanto possa farlo la realtà di diecimila fanti

armati di tutto punto e guidati da quella nullità di Richmond.

Non è ancora giorno; andiamo, vieni con me;

starò a origliare facendo il giro delle nostre tende,

per vedere se qualcuno si prepara ad abbandonarmi.

Escono Riccardo e Ratcliffe.

 

Entrano i Nobili da Richmond seduto nella sua tenda.

 

NOBILI

Buon giorno, Richmond.

 

RICHMOND

Vi chiedo scusa, nobili Pari e vigili gentiluomini,

che abbiate qui sorpreso un pigro dormiglione.

 

I NOBILE

Come avete dormito, monsignore?

 

RICHMOND

Dal momento che mi lasciaste, signori miei,

ho avuto il sonno più dolce e i sogni di più buon augurio

che abbiano mai visitato una testa assopita.

M’è parso che le anime dei corpi assassinati da Riccardo

venissero nella mia tenda e cantassero vittoria.

V’assicuro che il mio spirito esulta

al ricordo d’un sogno così bello.

Signori, a che punto del mattino siamo?

 

I NOBILE

Sono quasi le quattro.

 

RICHMOND

È dunque ora d’armarsi e di emanare gli ordini.

[Esce dalla tenda].

 

La sua orazione ai soldati.

 

Oltre a ciò che ho detto, miei fedeli compatrioti,

la ristrettezza e la tirannia del tempo

mi vietano d’indugiare. Tuttavia, ricordatevi di questo:

Dio e la nostra giusta causa combattono al nostro fianco;

ci si ergono di fronte, come sublimi baluardi,

le preghiere di santi in cielo e di anime offese.

Tranne Riccardo, quelli contro cui ci battiamo

preferirebbero che vincessimo noi piuttosto che il loro condottiero.

Poiché chi è colui che essi seguono? In realtà, signori,

un tiranno e un assassino sanguinario,

uno allevato nel sangue e nel sangue insediato al trono;

uno che s’è creato sostegni per impadronirsi di ciò che possiede

e che ha massacrato quelli che sono stati sostegni alla sua conquista.

Un’ignobile, immonda pietra, resa preziosa soltanto dal castone

del trono d’Inghilterra su cui è iniquamente salito;

uno che è sempre stato nemico di Dio.

Allora, se combattete contro il nemico di Dio

è giusto che Dio vi protegga come suoi soldati;

se ora sudate per abbattere un tiranno,

dormirete in pace, una volta ucciso il tiranno;

se vi battete in difesa delle vostre mogli,

le vostre mogli vi accoglieranno a casa come vincitori;

se liberate i vostri figli dalla spada,

i figli dei vostri figli vi compenseranno nella vecchiaia.

Dunque, nel nome di Dio e di tutti questi diritti,

alzate le vostre bandiere, sguainate, pronte, le spade!

Quanto a me, il riscatto della mia audace impresa

sarà il mio freddo cadavere sulla fredda faccia della terra;

ma se la fortuna m’arride, degli acquisti della mia impresa

avrà parte l’ultimo fra voi.

Tamburi e trombe, sonate arditi e lieti!

Dio e San Giorgio! Richmond e vittoria!

[Escono Richmond e seguaci].

 

Entra re Riccardo, Ratcliffe e [soldati].

 

RE RICCARDO

Che cosa ha detto di Richmond Northumberland?

 

RATCLIFFE

Che non è stato mai istruito nelle armi.

 

RE RICCARDO

Ha detto la verità. E allora che ha detto Surrey?

 

RATCLIFFE

Ha sorriso ed ha detto: «Tanto meglio per il nostro scopo».

 

RE RICCARDO

Aveva ragione, ed infatti è così.

Batte l’orologio.

Contate l’ore dell’orologio! Dammi un almanacco.

Chi ha visto il sole, oggi?

 

RATCLIFFE

Io no, monsignore.

 

RE RICCARDO

Allora, non si degna di splendere, giacché, secondo il libro,

avrebbe dovuto brillare da un’ora, a oriente.

Sarà per qualcuno una giornata nera.

Ratcliffe!

 

RATCLIFFE

Monsignore?

 

RE RICCARDO

Il sole oggi non si fa vedere!

Il cielo guarda imbronciato e buio il nostro esercito:

vorrei che queste lacrime di rugiada scomparissero dal suolo.

Non splende, oggi? Ebbene, che importa a me

più che a Richmond? Visto che lo stesso cielo

accigliato su me, guarda con occhio triste anche lui.

 

Entra Norfolk.

 

NORFOLK

Armatevi, armatevi, monsignore; il nemico irrompe sul campo.

 

RE RICCARDO

Avanti, avanti, presto! Mettete la gualdrappa al mio cavallo.

Mandate a chiamare lord Stanley; ordinategli d’accostarsi con le sue forze.

Io guiderò i miei soldati alla pianura,

e questa sarà la formazione delle truppe:

l’avanguardia si disporrà tutta per il lungo,

composta in parti uguali di cavalleria e di fanteria;

gli arcieri saranno collocati al centro.

John, duca di Norfolk e Thomas, conte di Surrey,

saranno a capo di questa fanteria e cavalleria;

ad esse, sotto la loro direzione, seguiremo noi

col grosso delle forze, appoggiati, d’ambedue i lati,

alle ali, dalla nostra cavalleria scelta.

Così sia, e San Giorgio ci assista. Che ne pensi, Norfolk?

 

NORFOLK

Ottimo piano, mio bellicoso sovrano.

Gli mostra un foglio.

Questo l’ho trovato stamane nella mia tenda.

 

RE RICCARDO [Legge]

«Gianni di Norfolk, non far tanto il dritto,

ché il tuo padron Riccardo è bello che fritto.»

È un’invenzione del nemico.

Andate, signori, ciascuno al suo incarico!

I nostri spiriti non siano atterriti da sogni pettegoli:

la coscienza non è altro che una parola usata dai vigliacchi

ed inventata in origine per tener in soggezione i forti.

Le nostre armi possenti siano la nostra coscienza, le spade

la nostra legge. In marcia! Coraggiosamente uniti!

Avanziamo nel fitto della mischia

se non per il cielo, allora, tenendoci per mano, per l’inferno!

 

La sua orazione all’esercito.

 

Che altro debbo dire, dopo quanto ho già dichiarato?

Rammentate con chi avete a che fare:

una masnada di vagabondi, birbanti e transfughi,

una schiuma di Bretoni e di vili contadini parassiti

che il loro paese straziato vomita

per avventure temerarie e sicura distruzione.

A voi che dormite in pace, essi recano scompiglio;

voi possedete terre e siete allietati da belle mogli,

e costoro vorrebbero espropriarvi delle une e stuprare le altre.

E chi è che li guida se non un figuro spregevole,

mantenuto a lungo in Bretagna a spese di nostro fratello?

Uno smidollato! Uno che mai in vita sua

ha provato tanto freddo quanto i suoi scarponi da neve.

Ricacciamo questi sbandati a frustate di là dal mare,

spazziamo via a nerbate questi straccioni arroganti di Francia,

questi accattoni, affamati, stanchi di vivere –

che, non fosse stato il sogno di questa impresa insensata,

si sarebbero impiccati, miseri ratti, per mancanza di mezzi.

Se dobbiamo esser vinti, ci vincano degli uomini!

E non questi bastardi bretoni, che i nostri padri

hanno battuto sulla loro stessa terra, pestato e tartassato,

lasciandoli nella storia eredi della vergogna.

Dovranno costoro godersi le nostre terre? Giacere con le nostre spose?

Violentare le nostre figlie? Tamburo in lontananza.

Udite, sento i loro tamburi

Combattete, signori d’Inghilterra! Combattete, arditi cavalieri!

Tendete, arcieri, tendete i vostri archi alla cocca!

Spronate a fondo i vostri superbi cavalli, sino a farli

Spaurite il cielo con le vostre lance spezzate! sanguinare!

 

Entra un messo.

 

Che dice lord Stanley? Vuole o no portarmi le sue truppe?

 

MESSO

Monsignore, egli si rifiuta di venire.

 

RE RICCARDO

Si mozzi il capo al figlio George!

 

NORFOLK

Monsignore, il nemico ha superato la palude!

George Stanley muoia dopo la battaglia!

 

RE RICCARDO

Mille cuori mi pulsano forti nel petto.

Avanzino gli stendardi! Date addosso ai nemici!

Il nostro antico grido di guerra, «bel San Giorgio»,

ci ispiri il furore di draghi infocati!

Addosso! La vittoria è posata sui nostri elmi.

Escono.


ATTO QUINTO – SCENA QUARTA

Clamori marziali. Scorrerie. Entrano [Norfolk e soldati, poi dall’altra porta] Catesby.

 

CATESBY

Soccorso! Monsignore di Norfolk, soccorso, soccorso!

Il re fa prodigi sovrumani,

sfidando ad oltranza ogni avversario.

Gli hanno ucciso il cavallo, ed egli si batte a piedi,

cercando Richmond nella gola della morte.

Soccorso, nobile signore, o la giornata è persa.

[Escono Norfolk e soldati].

 

Allarmi. Entra re Riccardo.

 

RE RICCARDO

Un cavallo un cavallo! il mio regno per un cavallo!

 

CATESBY

Ritiratevi, monsignore; v’aiuterò io a trovar un cavallo!

 

RE RICCARDO

Vigliacco! Ho puntato la mia vita su una giocata,

e accetterò il rischio del dado.

Credo che ci siano sei Richmond sul campo:

cinque ne ho uccisi oggi, invece di lui.

Un cavallo! Un cavallo! Il mio regno per un cavallo!

[Escono].


ATTO QUINTO – SCENA QUINTA

Clamori. Entrano re Riccardo e Richmond; si battono. Riccardo rimane ucciso; è suonata la ritirata [esce Richmond; il corpo di Riccardo è portato via]. Fanfara. Entrano Richmond, Stanley conte di Derby, con la corona in mano, assieme ad altri nobili [e soldati].

 

RICHMOND

Dio e le nostre armi siano lodati, amici vittoriosi:

la giornata è nostra; il cane sanguinario è morto.

 

STANLEY

Prode Richmond, hai bene assolto il tuo compito!

[presentandogli la corona] Ecco qui, questa corona regale, da troppo tempo usurpata,

ho strappato dalle tempie esanimi di questo infame scellerato,

per ornare la tua fronte.

Portala, godine e fanne gran conto.

 

RICHMOND

Gran Dio del Cielo, di Amen a tutto questo!

Ma, ditemi, è ancora in vita il giovane Stanley?

 

STANLEY

Sì, monsignore, e al sicuro nella città di Leicester,

dove, se vi piace, possiamo ora ritirarci.

 

RICHMOND

Quali combattenti di fama sono caduti dalle due parti?

 

STANLEY

John, duca di Norfolk, Walter, lord Ferrers;

Sir Robert Brakenbury e Sir William Brandon.

 

RICHMOND

Dategli la sepoltura che spetta alla loro nascita.

Proclamate un indulto ai disertori

che torneranno sotto la nostra autorità.

E poi, come abbiamo solennemente giurato,

uniremo la rosa bianca e la rossa.

Sorridi, cielo, a questa leggiadra congiunzione,

dopo aver mirato per tanto tempo accigliato le loro ostilità.

C’è qualche traditore che m’ascolta e non dice Amen?

L’Inghilterra è stata a lungo dissennata ed ha infierito contro se stessa:

il fratello ha versato ciecamente il sangue del fratello;

il padre ha insensatamente massacrato il proprio figlio;

il figlio è stato costretto a farsi macellaio del padre.

Tutto questo divise York e Lancatser – divisi nella loro crudele rivalità. –

Oh, adesso, Richmond ed Elizabeth, entrambi

autentici successori di ciascuna delle Case reali,

si congiungano per fausto decreto di Dio,

e i loro eredi, Dio, se tale è il tuo volere,

arricchiscano l’avvenire con la pace dal volto disteso,

con ridente abbondanza e giorni radiosi di prosperità.

Grazioso Signore, spunta il ferro dei traditori

che vorrebbero far tornare questi giorni cruenti

e far piangere torrenti di sangue alla misera Inghilterra.

Quanti vorrebbero dilaniare col tradimento la pace di questa terra leggiadra,

possano non vivere sì da gustarne i frutti futuri.

Ora le ferite domestiche sono chiuse; torna a vivere la pace.

Che possa qui vivere a lungo, Dio dica Amen.

Escono.


Riccardo III

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Introduzione al teatro di Shakespeare

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