Tutto è bene quel che finisce bene – Atto V

Tutto è bene quel che finisce bene – Atto V

(“All’s well that ends well”  1602 – 1603)

Introduzione - Riassunto

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Introduzione al teatro di Shakespeare

Elenco opere teatrali

Tutto è bene quel che finisce bene - Atto V

 


ATTO QUINTO – SCENA PRIMA

Entrano Elena, la Vedova e Diana, con due servitori.

 

ELENA

Certo questo continuo viaggiare giorno e notte

deve avervi prostrato.Non si poteva far diversamente;

ma dato che non avete distinto giorni da notti,

per causa mia, fino a logorare le vostre membra delicate,

ardite pur pensare che la mia riconoscenza per voi

è così cresciuta che niente potrà sradicarla.

Entra un Gentiluomo, falconiere del Re.

Al momento giusto! quest’uomo, se vuole,

con la sua autorità può aiutarmi

ad avere un colloquio col Re.Dio vi salvi, signore!

 

GENTILUOMO

Altrettanto a voi.

 

ELENA

Signore, vi ho visto alla corte di Francia.

 

GENTILUOMO

Mi ci sono trovato.

 

ELENA

Non voglio pensare, signore, che abbiate tralignato

dall’ampia reputazione della vostra bontà;

perciò, fatta ardita da urgenti necessità

che fanno a meno delle buone maniere, vi chiedo

di voler far uso del vostro potere, per la qual cosa

saprò esservi eternamente grata.

 

GENTILUOMO

Che desiderate?

 

ELENA

Che vi degnaste di consegnare

questa povera supplica al Re

e mi aiutaste in virtù della vostra autorità

a riceverne udienza.

 

GENTILUOMO

Il re non è qui.

 

ELENA

Non è qui?

 

GENTILUOMO

No davvero.

È partito di qui la notte scorsa:

aveva più fretta del solito.

 

VEDOVA

Santo cielo, tanta fatica per nulla!

 

ELENA

Ciononostante, tutto è bene quel che finisce bene:

anche se il tempo sembra così avverso e i mezzi errati.

Vi supplico: dov’è andato?

 

GENTILUOMO

Ma per quanto ne so, a Rossiglione.

Dove anch’io sto andando.

 

ELENA

Vi prego, signore,

dato che probabilmente vedrete il Re prima di me,

di voler consegnare questa carta alla sua graziosa mano:

Sono certa che per questo non avrete biasimo,

ma invece vi sarà grato esservi adoperato.

Vi seguirò con la massima rapidità

che le nostre risorse ci consentano.

 

GENTILUOMO

Lo farò per voi.

 

ELENA

E voi vedrete quanto saprò esservi grata,

qualunque cosa accada.Dobbiamo rimontare a cavallo.

Su, su, provvedete. Escono.


ATTO QUINTO – SCENA SECONDA

Entrano il Clown e Parolles.

 

PAROLLES

Buon signor Lavatch, vogliate dare questa lettera a monsignor Lafew. Signore, mi avete conosciuto prima di oggi, quando avevo dimestichezza con abiti più freschi; ma adesso, signore, sono infangato del malumore della Fortuna e maleodorante come il suo malanimo.

 

CLOWN

Mi sa davvero che il malanimo della Fortuna è ben schifoso se è maleodorante come dici. D’ora in poi non toccherò più pesce che imbandisca la Fortuna.Ti prego, non stare controvento.

 

PAROLLES

Via, non c’è bisogno che vi tappiate il naso, signore: parlavo per metafora.

 

CLOWN

Già, signore, ma il naso io me lo tappo contro il puzzo della tua o altrui metafora.Ti prego, spostati un po’.

 

PAROLLES

Vi prego, signore, di portare questo foglio.

 

CLOWN

Pfui! E io ti prego di startene lontano. Io dare a un nobiluomo un pezzo di carta del cesso della Fortuna! Guarda, viene lui in persona.

Entra Lafew.

Signore, c’è qui uno stronzo della Fortuna, anzi del gatto della Fortuna, ma non puzza di gatto muschiato: secondo lui, è caduto nella fogna della malasorte e si è ricoperto di fango.Vi prego, signore, trattate questa carpa concimata come meglio vi sembra: ha tutta l’aria di un povero furfante decaduto, scaltro, stupido e canaglia.Con le mie similitudini di conforto simpatizzo con la sua sventura e lo lascio a Vossignoria. Esce.

 

PAROLLES

Monsignore, sono un uomo crudelmente graffiato dalla Fortuna.

 

LAFEW

E che volete che ci faccia io? È troppo tardi per tagliarle le unghie. Che brutto tiro le avete fatto perché la Fortuna vi graffiasse? Presa con le buone, la Fortuna è una bravissima signora che non lascia che dei bricconi la facciano franca a lungo sotto di lei.Ecco qua uno scudo.Ci penseranno i giudici a metter pace tra voi e la Fortuna; ho altro da fare io.

 

PAROLLES

Supplico Vostro Onore di starmi a sentire: ho una parola sola.

 

LAFEW

Ho capito, una parola per una moneta: ecco qua, risparmia la parola.

 

PAROLLES

Mio buon signore, il mio nome è Parolles.

 

LAFEW

Allora non hai solo “una parola”.Sangue di Cristo! Dammi la mano.Che fa il tamburo?

 

PAROLLES

O mio buon signore, siete stato voi il primo a cogliermi veramente.

 

LAFEW

Veramente? E allora anche il primo a buttarti via.

 

PAROLLES

Se mi avete fatto cadere in disgrazia, solo voi, monsignore, avete il potere di farmi rientrare nella grazia.

 

LAFEW

Sparisci, canaglia! Per te dovrei fare sia da Dio che da diavolo: quello che ora ti dà la grazia e ora te la toglie! Squilli di tromba.

Arriva il Re, lo sento dalle trombe. Cercami più tardi, pezzo da galera.Ieri sera si è parlato di te.Canaglia e buffone come sei, pure non resterai a stomaco vuoto. Avanti, se-

guimi.

 

PAROLLES

Dio sia lodato per voi. Escono.


ATTO QUINTO – SCENA TERZA

Squilli. Entrano il Re, la Contessa, Lafew e i due Nobili francesi, con servi.

 

RE

Con lei abbiamo perso un gioiello: il nostro valore

ora è molto impoverito; ma vostro figlio,

pazzo da legare, era troppo fuor di sé per capire

i pregi che lei aveva.

 

CONTESSA

Il passato è passato, sire;

prego Vostra Maestà di considerarla

ribellione naturale nello stelo acerbo della gioventù,

quando olio e fuoco, inattaccabili alla forza della ragione,

la travolgono e divampano.

 

RE

Mia onorata signora,

ho tutto perdonato e dimenticato,

benché l’arco della mia vendetta fosse già teso su di lui

e aspettasse solo di scoccare.

 

LAFEW

Devo dire una cosa,

scusandomi in partenza: il giovane signore

ha offeso in modo imperdonabile

Sua Maestà, sua madre e la sua sposa,

ma il torto più grande l’ha fatto a se stesso.

Ha perduto una moglie la cui bellezza confondeva

lo sguardo più nobile, la cui parola imprigionava ogni orecchio,

la cui tenera perfezione cuori refrattari a servire

in umiltà chiamavano signora.

 

RE

Lodare ciò che è perduto

ne fa amare il ricordo.Ora chiamatelo qui;

l’abbiamo accettato: il solo sguardo sopprimerà

qualsiasi ripercussione.Non obbligatelo al perdono,

la natura della sua grande offesa è morta:

più in fondo dell’oblio ne seppelliamo

gl’incandescenti resti.Si faccia avanti

come un uomo nuovo, non come un incolpato.

Informatelo che questa è la nostra volontà.

 

UN SERVO

Sarà fatto, mio sire. Esce.

 

RE

E cosa ha detto di vostra figlia? Ne avete parlato?

 

LAFEW

Si rimette in tutto e per tutto a Vostra Maestà.

 

RE

Allora si andrà alle nozze.Da lettere che ho avuto sembra

che si sia fatto un gran nome.

 

Entra Bertram.

 

LAFEW

È tornato in gran forma.

 

RE

Sono un giorno stonato:

vedi che sul mio sole grandina.

Ma la nube s’è rotta e passa lo splendore;

su, vieni avanti: il tempo s’è rimesso al bello.

 

BERTRAM

Sovrano amato, perdonate

le colpe di cui tanto mi pento.

 

RE

Tutto è a posto.

Non un’altra parola sul passato.

Afferriamo l’istante per il ciuffo.

Noi siamo vecchi e sui nostri atti più pronti

s’insinua il passo inudibile e tenue del tempo

e ci vieta di compierli.Ricordi

la figlia di questo signore?

 

BERTRAM

Con ammirazione, sire.Fu lei

la mia prescelta, prima che il mio cuore

facesse della lingua il suo sfacciato portavoce;

avevo appena impresso negli occhi un’immagine

che il Disprezzo mi prestava il suo specchio deformante:

e quello distorceva i lineamenti

di ogni volto che non fosse il suo,

sdegnava un bel carnato o lo giudicava contraffatto,

estendeva o contraeva tutte le proporzioni

facendone un oggetto disgustoso.Così accadde

che lei che aveva lodi da tutti, e che io stesso

amo da quando l’ho perduta, per me divenne

solo polvere negli occhi.

 

RE

Fai bene a scusarti.

Il tuo amore per lei cancella più di un debito

dal tuo conto totale; ma l’amore in extremis,

come un perdono concesso troppo tardi e per rimorso,

è un gran gesto che aspro si ritorce su chi lo fa

e grida: “Era buona e ora non c’è più”.

La nostra colpa impulsiva svaluta il pregio che si ha,

non lo conosce appieno che quando lo vede nella tomba.

Spesso il nostro malumore, ingiusto con noi stessi,

distrugge chi c’è amico e poi ne piange le ceneri.

Risvegliandosi, l’amore si dispera vedendo cos’è stato:

l’odio non ha vergogna di dormire tutto il giorno.

Sia questo l’addio alla dolce Elena: ora dimenticala.

Manda il tuo pegno d’amore alla bella Maudlin.

C’è già il consenso di tutti: noi stessi rimarremo qui

per assistere alle seconde nozze del nostro vedovo.

 

CONTESSA

Benedicile, o caro cielo, meglio delle prime!

Oppure, o natura, abbandonami prima che si uniscano.

 

LAFEW

Venite, figlio mio, voi che assorbirete

il nome della mia casata: datemi un pegno

che accenda lo spirito della mia figliola

a venir qui al più presto.

Bertram dà a Lafew un anello.

Per la mia vecchia barba

e per ogni suo pelo, Elena che non è più fra noi

era davvero una dolce creatura! Un anello così

glielo vidi al dito l’ultima volta

che la salutai a corte.

 

BERTRAM

Questo non era suo.

 

RE

Vi prego di farmelo vedere; quando le parlavo,

spesso accadeva che vi posassi l’occhio.

Questo anello era mio, e quando lo detti a Elena

le dissi che, se mai il suo stato si fosse trovato

nella necessità di aiuto, per questo stesso pegno

l’avrei soccorsa.Con quale astuzia le hai sottratto

l’unica cosa che l’avrebbe messa al sicuro?

 

BERTRAM

Mio grazioso sovrano,

vi sarà difficile crederlo,

ma quest’anello non fu mai suo.

 

CONTESSA

Figlio, sulla mia vita,

gliel’ho visto portare: lei lo stimava

pari alla sua vita.

 

LAFEW

Sono sicuro, gliel’ho visto al dito.

 

BERTRAM

Vi sbagliate, monsignore: lei non l’ha mai visto.

Mi fu buttato da una finestra di Firenze

avvolto in una carta su cui era scritto il nome

di lei che l’aveva buttato.Era nobile e pensava

che con questo mi legasse.Quando le spiegai

la mia condizione, e la informai appieno

di non poter contraccambiare sul mio onore

il tenore del suo nel presentarsi, lei comprese

con triste serenità, e non volle più

riprendersi l’anello.

 

RE

Pluto in persona,

artista in tinture e magiche alchimie,

non ha più certa conoscenza dei misteri della natura

di quanta io ne ho di questo anello.Era mio, poi di Elena,

non importa chi te l’abbia dato.Per la certezza che hai

di conoscere te stesso, confessa che era suo

e tu glielo carpisti in malo modo.Chiamò i santi a testimoni

che non se lo sarebbe mai tolto dal dito,

se non per darlo a te con lei nel letto –

e tu non ci sei mai stato – o per mandarlo a noi

in caso di disastro.

 

BERTRAM

Lei non lo vide mai.

 

RE

Per quanto tengo al mio onore, tu dici il falso

e insinui in me terribili sospetti

che vorrei tanto ignorare.Se sarà provato

che sei così disumano… Non sarà provato,

ma come saperlo? La odiavi mortalmente

e lei è morta: niente mi persuade a crederci

più della vista di questo anello – a meno

che io stesso non le avessi chiuso gli occhi.

Portatelo via. Le prove già in mio possesso,

comunque vada, non imputeranno d’illusione i miei timori:

che anzi l’illusione è stata averne avuti pochi.

Portatelo via. Poi andremo più a fondo.

 

BERTRAM

Se proverete

che questo anello sia mai stato suo, vi sarà facile

provare che io sono stato a letto con lei a Firenze,

dove lei non venne mai. Esce, sotto scorta.

 

RE

Sono immerso in cupi pensieri.

 

Entra un Gentiluomo (il falconiere).

 

GENTILUOMO

Grazioso sovrano,

non so se sono da biasimare o no:

ho qui la petizione di una fiorentina

cui è sempre mancato, quattro o cinque volte,

di consegnarvela di persona. Me ne sono incaricato io,

conquistato dalla rara grazia e proprietà di linguaggio

della povera supplice, che ormai dev’essere qui anche lei.

Le si legge in faccia che è cosa importante;

mi ha fatto sapere, in un delicato accenno verbale,

che dovrebbe riguardare, oltre lei, Sua Altezza.

 

RE (legge la lettera)

A sentirlo tanto assicurare che mi avrebbe sposato alla morte della moglie, arrossisco nel dirlo, mi detti a lui.Ora che il Conte di Rossiglione è vedovo, io reclamo il pagamento del debito che ha con me, avendolo io saldato col mio onore.Lui ha lasciato Firenze senza congedarsi e io l’ho seguito fin qui per aver giustizia.O Re, concedetemela! Siete il solo che ne detenga il potere: altrimenti è la fortuna di un seduttore e la disgrazia di una povera giovane.

Diana Capuleti.

 

LAFEW

Vuol dire che mi comprerò un genero alla fiera; questo, di certo, è da dare via: non voglio più saperne.

 

RE

I cieli hanno a cuore la tua sorte, Lafew,

se producono questa prova.Cercate queste supplici.

Fate presto e riportate qui il Conte.

Escono alcuni dei servi.

Ho paura, signora, che Elena sia stata soppressa

proditoriamente.

 

CONTESSA

La giustizia si abbatta sui colpevoli!

 

Entra Bertram, sotto scorta.

 

RE

Mi domando, signore: se per te le mogli sono mostri,

se fuggi appena hai promesso loro il matrimonio,

non è strano che tu voglia sposarti?

Entrano la Vedova e Diana.

Chi è quella donna?

 

DIANA

Sono, mio signore, una povera fiorentina,

discendente dell’antica famiglia dei Capuleti.

Se capisco bene, voi conoscete già la mia supplica

e sapete perciò quanto io sia da compiangere.

 

VEDOVA

Io sono sua madre, sire: la mia età e il mio onore

soffrono entrambi per questo reclamo che avanziamo;

entrambi cesseranno se voi non rimediate.

 

RE

Vieni qui, Conte.Conosci queste donne?

 

BERTRAM

Mio signore, non posso né voglio negare

che le conosco.Di cosa mi si accusa?

 

DIANA

Perché guardate vostra moglie come non la conosceste?

 

BERTRAM

Monsignore, questa non è mia moglie.

 

DIANA

Se vi sposate,

voi date via la vostra mano, che è mia;

date via i voti fatti al cielo, che sono miei;

date via me stessa, che tutti sanno mia.

Per voto fatto io sono il vostro corpo:

chi sposa voi deve sposare me –

o tutti e due o nessuno.

 

LAFEW

La vostra reputazione non si addice più a mia figlia; non siete il marito per lei.

 

BERTRAM

Mio signore, è una creatura temeraria e infatuata

con cui ho passato un’ora in allegria.Vostra Altezza

dovrebbe avere un concetto più alto del mio onore:

non pensiate che io lo voglia degradare.

 

RE

A quel che penso, signore, tu non sei bene accetto

se non farai qualcosa per averne i favori.

Mostra il tuo onore, così sarà nei miei pensieri.

 

DIANA

Mio buon signore,

chiedetegli sotto giuramento se non crede

di avermi preso la verginità.

 

RE

Cosa le rispondi?

 

BERTRAM

È un’impudente, sire.

Se la spassava con tutti i militari.

 

DIANA

Sire, costui mi fa torto.Se fossi come dice

mi avrebbe pagata quattro soldi.

Non credetegli.Guardate questo anello:

è inestimabile per autorità e valore;

con tutto ciò costui l’ha regalato

a una che se la fa coi militari –

se io sono così.

 

CONTESSA

È andata a segno: lui arrossisce.

Quella gemma l’hanno portata sei generazioni,

sempre trasmessa agli eredi per testamento.

Questa è sua moglie: quell’anello

val più di mille prove.

 

RE

Mi pare che abbiate detto

di aver visto qui a corte uno che può testimoniare.

 

DIANA

Vero, mio signore, ma sono restia a presentare

un elemento così famigerato: si chiama Parolles.

 

LAFEW

Ho visto quest’uomo oggi, se può chiamarsi uomo.

 

RE

Trovatelo e portatelo qui. Esce un servo.

 

BERTRAM

Che c’entra lui?

È additato come perfido leccapiedi:

è stigmatizzato per avere tutti i vizi al mondo;

è un debosciato che vomita pur di non dir la verità.

Forse che io mi riconosco come lui mi dipinge,

uno così che è pronto a dire tutto?

 

RE

Lei ha il tuo anello.

 

BERTRAM

Lo so anch’io. Certo che mi piaceva:

l’abbordai come si usa in gioventù.

Lei mi adescò, ma mi tenne anche a bada

facendomi impazzire di desiderio con la sua ritrosia.

Dato che ogni impedimento al godimento del piacere

è causa di un più intenso piacere, alla fine

la sua rara astuzia e in più la sua grazia volgare

m’indussero ad accettare le sue condizioni. Lei ebbe l’anello

e io quello che qualsiasi sottoposto

avrebbe avuto a prezzo di mercato.

 

DIANA

Avrò pazienza.

Se voi avete rifiutato una prima moglie così nobile

è più che giusto che teniate me a secco.Però vi prego –

e io resterò senza marito, dato che vi manca ogni virtù –

fatevi portare il vostro anello: io lo restituirò al suo padrone,

e voi mi ridarete il mio.

 

BERTRAM

Non ce l’ho.

 

RE

Dite, vi prego, qual era il vostro anello?

 

DIANA

Uno quasi uguale,

Sire, a quello che portate al dito.

 

RE

Riconoscete questo anello? Ma questo era il suo.

 

DIANA

È quello che gli detti io quando eravamo a letto.

 

RE

Allora non è vero che glielo avete buttato

dalla finestra?

 

DIANA

Io ho detto la verità.

 

Entra Parolles.

 

BERTRAM

Mio signore, confesso che quell’anello era suo.

 

RE

T’inalberi di colpo; basta una piuma a farti trasalire.-

È questo l’uomo di cui parlavate?

 

DIANA

Sì, mio signore.

 

RE

Dimmi, pezzo da galera – ma dimmi la verità, te l’ordino,

e non temere ritorsioni del tuo padrone,

perché interverrò io se ti porterai bene:

che cosa sai di lui e di questa donna qui?

 

PAROLLES

Col permesso di Vostra Maestà, il mio padrone è sempre stato un gentiluomo d’onore: ha avuto le sue scappatelle, come fanno tutti i gentiluomini.

 

RE

Va bene, ma veniamo al dunque.Amava questa donna?

 

PAROLLES

Alla grazia, signore, se l’amava: però, come?

 

RE

Come, dunque?

 

PAROLLES

L’amava, signore, come un gentiluomo ama una donna.

 

RE

E come sarebbe?

 

PAROLLES

Amandola, signore, e non amandola.

 

RE

Come tu sei una canaglia e non sei una canaglia.Che bel compare equivoco!

 

PAROLLES

Io sono un poveruomo, sempre agli ordini di Sua Maestà.

 

LAFEW

È un buon tamburo, signore, ma un misero oratore.

 

DIANA

Sapevate che mi aveva promesso di sposarmi?

 

PAROLLES

Sarò franco: so più di quanto dico.

 

RE

E non vuoi dire tutto quello che sai?

 

PAROLLES

Sì, per compiacere Vostra Maestà. Ho già detto che facevo da messaggero tra di loro.Ma c’è di più: lui l’amava, in effetti era pazzo di lei e parlava di Satana e del Limbo e delle furie e di cos’altro non so.Era un periodo che ero in gran confidenza con loro tanto che sapevo che andavano a letto e dei loro progetti: fra le altre cose, la sua promessa di sposarla e altre cose che se ne parlassi mal me ne verrebbe. È per questo che non dico quanto so.

 

RE

Hai già detto tutto, a meno che tu non voglia aggiungere che sono sposati.Ma le tue informazioni le fai troppo desiderare – quindi mettiti da parte.

Dite che quest’anello era vostro?

 

DIANA

Sì, mio buon signore.

 

RE

Dove l’avete comprato? O chi ve l’ha dato?

 

DIANA

Non mi è stato dato, né l’ho comprato.

 

RE

Chi ve l’ha prestato?

 

DIANA

Non mi è stato neanche prestato.

 

RE

Allora dove l’avete trovato?

 

DIANA

Non l’ho trovato.

 

RE

Se non era vostro in nessuno di questi modi

Come avete potuto darglielo?

 

DIANA

Non gliel’ho mai dato.

 

LAFEW

Questa donna, sire, calza come un guanto: s’infila e si sfila a piacere.

 

RE

Quest’anello era mio: lo detti alla sua prima moglie.

 

DIANA

Per quanto ne so io, potrebbe essere vostro o suo.

 

RE

Portatela via, ora non mi piace più.

Mettetela in prigione.E portate via anche lui.

Se non mi dici come hai avuto quest’anello

entro un’ora sarai messa a morte.

 

DIANA

Non ve lo dirò mai.

 

RE

Portatela via.

 

DIANA

Chiederò il riscatto, sire.

 

RE

Ora ci credo che tu sia solo una prostituta.

 

DIANA

Per Giove, se mai ho conosciuto uomo siete voi.

 

RE

Allora perché non hai fatto che accusarlo?

 

DIANA

Perché ne ha colpa e non ne ha colpa.

Sa che io non sono vergine e lo giurerebbe.

Io invece giuro che sono vergine e che lui non lo sa.

Grande re, non sono una sgualdrina; per la mia vita,

o sono vergine o sono la moglie di questo vecchio.

 

RE

Si prende libertà col nostro udito. Portatela in prigione.

 

DIANA

Madre cara, portatemi il riscatto.Aspettate, regale signore;

Esce la Vedova.

ho appena fatto chiamare il gioielliere padrone dell’anello,

e mi farà da garante.Ma questo signore

che mi ha arrecato offesa come lui sa bene,

anche senza farmi violenza, ecco che lo ripago.

Lui sa bene di aver sconciato il mio letto:

in quell’occasione ha dato un figlio a sua moglie.

Benché sia morta, sente scalciare il figlio.

Ecco l’indovinello: colei che è morta è viva.

Avete davanti la soluzione.

 

Entrano la Vedova e Elena.

 

RE

Ma forse un esorcista

ha allucinato la vista corretta dei miei occhi?

È reale quel che vedo?

 

ELENA

No, mio buon signore,

state vedendo l’ombra appena di una moglie,

il nome e non la cosa.

 

BERTRAM

Tutti e due: perdono!

 

ELENA

Mio buon signore, quando ero vergine come lei

mi faceste una squisita cortesia: ecco il vostro anello

e, guardate, ecco la vostra lettera – e dice:

“Quando mi sfilerai dal dito questo anello…

e sarai incinta di un mio figlio”, e altre cose.È fatto:

volete essere mio ora che siete due volte conquistato?

 

BERTRAM

Sire, se lei può dimostrarmi tutto senza ombra di dubbio

io l’amerò sempre, sempre, teneramente.

 

ELENA

Se tutto non sarà più che certo o risultasse falso

fra me e voi intervenga un divorzio mortale!

Mia cara madre, vi vedo ancora in vita!

 

LAFEW

Gli occhi sentono di cipolla, sta’ a vedere che mi metto a piangere.(A Parolles) Buon Tom Tamburo, prestami un fazzoletto. Ecco, grazie. Accompagnami a casa, voglio divertirmi con te. Lascia perdere le riverenze, non ti fanno onore.

 

RE

Ora ci si ripeta questa storia punto per punto,

che tutta la verità trascorra in leggerezza.

(A Diana) Se il tuo fiore è ancora fresco e incolto

scegli un marito e ti darò la dote;

credo di sapere che è stato il tuo casto aiuto

a fare di lei sposa e vergine di te.

Con tutto l’agio di questo e di ogni e minuto

svolgimento discetteremo fino alla chiarezza.

Intanto, tutto sembra bene se finisce perbene:

passato l’amaro, più benvenuto è il dolce.

Squilli.

 

EPILOGO

 

 

Detto dal Re.

 

Finita è la commedia: il Re fa il questuante.

Tutto finisce bene se si faccia garante

il vostro gradimento.Noi vi ripagheremo

cercando il vostro plauso ogni giorno allo stremo.

Noi siamo spettatori, voi avrete le parti:

noi con le vostre mani, voi con le nostre arti.

Escono tutti.


Tutto è bene quel che finisce bene

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