Le allegre comari di Windsor – Atto IV

(“Merry Wives of Windsor”  1599 – 1601)

Introduzione – Riassunto
Atto I
Atto II
Atto III
Atto IV
Atto V

Introduzione al teatro di Shakespeare
Elenco opere teatrali

Le allegre comari di Windsor - Atto IV

ATTO QUARTO – SCENA PRIMA

Entrano madonna Page, [monna] Spiccia e Guglielmo.

MADONNA PAGE

Credi che sia digià in casa di mastro Ford?

MONNA SPICCIA

Sì, a quest’ora egli è, o sarà di qui a poco; ma oh, è impazzato furioso per il suo tuffo in acqua. Madonna Ford vi vuole da lei subito.

MADONNA PAGE

Ci vado adesso adesso; porto solo il mio ometto a scuola. Ma guarda, il suo maestro. Si fa vacanza oggi, vedo.

[Entra Evans.]

Allora, don Ughetto, niente scuola stamani?

EVANS

Eh no. Mastro Slender l’è permesso ai racazzi per andare a ciocare.

MONNA SPICCIA

Ih che cuor d’oro!

MADONNA PAGE

Don Ughetto, qua mio marito dice che sto figliolo al suo libro non fa un passo ch’è un passo. Vi prego, fategli qualche domanda sulla sua grammatica.

EVANS

Vieni qua, Guglielmino. Ehi, sù la crapa! Vieni.

MADONNA PAGE

Dài, birbone, alzala quella cocuzza. Rispondi al maestro, non avere paura.

EVANS

Guglielmino, quanti numeri ha i nomi?

GUGLIELMO

Due.

MONNA SPICCIA

Per la Madonna e io che ho sempre creduto che l’erano più, dacché si dice “Quello lì dà i numeri”!

EVANS

Smetti le ciance. Dì, Guglielmo: “bello”?

GUGLIELMO

Pulcher.

MONNA SPICCIA

Pulci! C’è di più bel che le pulci, dico.

EVANS

Siete una donna assai sciocchezza: prego, statevi zitta. – Cosa è lapis, Guglielmo?

GUGLIELMO

Un sasso.

EVANS

E “una pietra”, Guglielmo?

GUGLIELMO

Un ciottolo.

EVANS

No, è un lapis. Prego, ficcalo bene in mente.

GUGLIELMO

Lapis.

EVANS

Pravo Guglielmo. Ora chi è, Guglielmo, che fornisce gli articoli?

GUGLIELMO

Gli articoli sono imprestati dal pronome e vanno così declinati: Singulariter nominativo hic, haec, hoc.

EVANS

Nominativo hig, hag, hog. Ora attenzione: genitivo huius. Peh, qual è ora il caso accusativo?

GUGLIELMO

Accusativo hinc.

EVANS

Prego aver rimempranza, pimpo: accusativo hing, hang, hog.

MONNA SPICCIA

“Anca oca” è latino per farsi servire un cosciotto d’oca, è sicuro.

EVANS

Femmina, cessa ogni castronerie. – Il caso focativo, Guglielmo?

GUGLIELMO

O – vocativo, O.

EVANS

Un piccolo sforzo, Guglielmo: focativo caret.

MONNA SPICCIA

Sì, la carota è bona come radica.

EVANS

Femmina, lascia lavorare.

MADONNA PAGE

Zitta, oh!

EVANS

Guglielmo, qual è il casso genitivo plurale?

GUGLIELMO

Il caso genitivo?

EVANS

Sissignore.

GUGLIELMO

Genitivo horum, harum, horum.

MONNA SPICCIA

O che vergogna, la cassa di Ginetta!  Che le venga una fistola! Non mentovarla, piccolo, se lei fa la puttana.

EVANS

Femmina, un po’ di decenza.

MONNA SPICCIA

Sì ma voi fate male a insegnare al bambino tutte ste parolacce. Vedi un po’, gl’insegna a ripetere ficca e rificca, come se non imparassero a farlo da sé fin troppo presto, e a dire de’ genitali – ma non vi vergognate?

EVANS

Donna, sei tu lunatiche? Non hai tu cognizioni de’ casi e dei numeri dei generi? Sei la cervella di gatta più gatta d’ogni creatura cristiana.

MADONNA PAGE [A monna Spiccia]

Stàttene zitta ti prego.

EVANS

Adesso, Guglielmo, fammi vedere un po’ le declinazioni de’ tua pronomi.

GUGLIELMO

Mamma mia, l’ho scordate.

EVANS

Va così: qui, quae, quod. Però se ti scordi i tuoi qui, i tuoi quae e i tuoi quod, povero il tuo didietro. E ora corri a ciocare, vai, va’.

MADONNA PAGE

Ei mi pare più addottrinato che non lo credessi, via!

EVANS

L’è una memoria svelta, puona. A puon riverirvi, madonna Page.

MADONNA PAGE

Andate sano, don Ughetto. [Esce Evans.] Tu a casa, carino. Andiamo, ché siamo in ritardo. Escono.

ATTO QUARTO – SCENA SECONDA

Entrano Falstaff e madonna Ford.

FALSTAFF

Madonna Ford, il vostro dolore se l’è magnate, tutte le pene mie. Il bene che mi volete, vedo, è carico di premure, ed io vi professo un contraccambio al capello, non solo, madonna Ford, nella mera funzion dell’amore, ma in tutte le sue forniture, complementi e cerimoniali. Ma siete sicura di vostro marito al presente?

MADONNA FORD

È ito ad uccellare, mio caro sere.

MADONNA PAGE [Di dentro]

Ehi oh, comare Ford, ehi oh!

MADONNA FORD

Ser John, passate in camera.

[Falstaff esce.]

[Entra madonna Page.]

MADONNA PAGE

Di’ un po’, tesoro, chi c’è in casa oltre a te?

MADONNA FORD

Beh nessuno, soltanto i servi.

MADONNA PAGE

Ah davvero?

MADONNA FORD

Davvero, proprio così. [A parte a lei.] Parla più forte.

MADONNA PAGE

Beh, son così contenta che qui tu non abbia nessuno!

MADONNA FORD

Perché?

MADONNA PAGE

Ma cara mia, perché tuo marito ha di nuovo le lune; è qui fuori che smania col mio marito; va blaterando da matto contro la razza degli sposati; ei maledice tutte le figlie di Eva, d’incarnato quale che sia; e si mena in fronte di tali schiaffoni, urlando “Venite fuori, venite fuori!”, che ogni pazzia che ho vista sinora era solo tenerezza, civilità e pazienza rispetto alla mattana che ora l’ha preso. Sono contenta che qui non ci sia quel grasso cavaliere.

MADONNA FORD

Ma perché, parla di lui?

MADONNA PAGE

Corpo! Solo di lui, e giura e spergiura ch’ei venne tradotto fuori, l’ultima volta che lui lo cercava, in una cesta; e a mio marito sostiene che colui è qui ora, ed ha tirato dal loro sollazzo lui e il resto della brigata, per fare un’altra prova dei sua sospetti. Ma sono contenta che non ci sia, il cavaliere; ché ora tuo marito capirà la propria follia.

MADONNA FORD

Quant’è discosto ora, madonna Page?

MADONNA PAGE

È giusto qua fuori, in cima alla via; sarà qui a momenti.

MADONNA FORD

Io sono morta: il cavaliere è qui.

MADONNA PAGE

Ma come! Allora sei tutta infamata, e lui si tenga per morto. Ma che donna sei? Via, fallo fuggire; meglio infamato che ammazzato.

MADONNA FORD

Da che parte deve fuggire? Che ne faccio io di costui? Lo ficco di nuovo nella cesta?

[Entra Falstaff.]

FALSTAFF

No, nella cesta no! Non posso uscire di qua prima che spunti il matto?

MADONNA PAGE

Ahimè, tre fratelli di Ford si sono messi alla porta con le pistole, perché nessuno se la fili; senza di che potevate sgattaiolarvi fuori prima che lui arrivasse. Ma che cosa fate voi qui?

FALSTAFF

Cosa farò? M’infilo drento al camino.

MADONNA FORD

È sempre lì che scaricano gli scioppetti. Provate magari a ficcarvi nel buco del forno.

FALSTAFF

Dove è?

MADONNA FORD

Cercherà pure lì, ne sono sicura. Non c’è credenza, cassetto, cassone, baule, cisterna o cantina ch’egli non l’abbia in rubrica per ricordarsi de’ posti, e ire a ciascuno con la sua lista in mano. Non v’è luogo a celarvi in questa casa.

FALSTAFF

Io ne vò fuori allora.

MADONNA PAGE

Se andate fuori con le vostre fattezze siete morto, Ser John – ammenoché sortiate contraffatto.

MADONNA FORD

E come possiamo contraffarlo?

MADONNA PAGE

Malnaggia io che ne so? Non c’è sottana di donna di quella stazza; sennò poteva indossare un cappellino, un ciarpone, un fisciù, e in tale maniera campare.

FALSTAFF

Cuoricini miei, avanti, trovate qualcosa: qualsiasi eccesso ma non una strage.

MADONNA FORD

La zia della mia fantesca, la grassona di Brainford, ha lasciato un vestito, di sopra.

MADONNA PAGE

Per le messe, questo gli servirà. È grossa come lui; e dev’esserci pure la sua scuffiaccia con le gale, e il suo fazzolettone. Correte di sopra, Ser John.

MADONNA FORD

Andate, andate, carissimo. Qui monna Page ed io vi cercheremo qualche fusciacca per la facciata.

MADONNA PAGE

Ma presto, presto! Veniamo all’istante a fare la vestizione. Fratanto infilate la gonna. [Esce Falstaff.]

MADONNA FORD

Io mi spero che mio marito se lo trovi faccia a faccia così conciato. Lui non la può soffrire la vecchiona di Brainford; giura che l’è una strega, le ha proibito di venirci in casa, ed ha pure minacciato di bastonarla.

MADONNA PAGE

Domine lo conduca al randello di tuo marito; e il diavolo poi conduca quel randello!

MADONNA FORD

Ma mio marito sta venendo davvero?

MADONNA PAGE

Sì, viene sul serio! E parla pure della cesta, come ch’egli abbia aùta l’informazione.

MADONNA FORD

Codesto lo scopriremo incarico i servi di caricarsi la cesta di nuovo, e d’incontrarlo sull’uscio con essa come la volta scorsa.

MADONNA PAGE

Sì ma è qui a momenti; forza, andiamo a vestirlo da strega di Brainford.

MADONNA FORD

Prima dirò ai famigli cosa fare con la cesta. Vai sù, ch’io arrivo subito con le fusciacche.

MADONNA PAGE

Alle forche, villan scostumato! Non si può fargliene mai di troppe.

Con quel che noi facciamo una prova sarà lasciata

la moglie può essere allegra ma in contempo costumata.

Non si fa nulla di male, noi comari che ride e scherza;

adagio antico l’è vero: “scrofa cheta si magna la merda”.

[Esce.]

[Entrano John e Robert.]

MADONNA FORD

Forza ragazzi, ricaricatevi quella cesta; il principale sta per entrare; se vi comanda di metterla in terra, ubbiditelo. Presto, svelti. [Esce.]

JOHN

Animo, animo, tirala sù.

ROBERT

Dio voglia che non sia piena anche stavolta di cavalleria.

JOHN

Spero di no, preferisco portare lo stesso peso di biacca.

[Entrano Ford, Page, Shallow, Caio ed Evans.]

FORD

Ben, ma se la cosa tornasse vera, compare Page, come farete a scusarvi d’avermi ridato del fesso? – Ehi tu, gran farabutto, scarica quel cestone! Qualcuno mi chiami mogliama. Un ragazzotto in cesta! Voi masnadieri e ruffiani, qua c’è una ganga, una setta, una cricca, un fottìo di gente che trama contro di me! Ma ora ve lo smaschero io il diavolaccio. – O moglie mi senti o no? Vienmi qua, vieni fuora: guarda che costumati panni mi vai qui mandando a bucato!

PAGE

Mò questo passa ogni limite, mastro Ford: non vi si può più lasciare in circolazione, qua ci vogliono le manette!

EVANS

Mò questo è lunatici, questo è pazzo com’un cane pazzo.

SHALLOW

A dir vero, mastro Ford, ciò non è bene, a dir vero.

FORD

Lo dico anch’io, messere.

[Entra madonna Ford.]

Venite qua, monna Ford. Monna Ford donna onesta, moglie modesta, tutta virtù poverina, che ha per marito un buffone geloso! Io sospetto senza cagione, monna Ford, non è vero?

MADONNA FORD

Il Cielo mi sia testimone che è proprio così, se mi sospettate di qualche disonestà.

FORD

Ben detto, faccia di bronzo, continua così. – Vieni fuori, infame! [Strappa i panni dalla cesta.]

PAGE

Questo è troppo!

MADONNA FORD

Ma non hai vergogna? Lascia stare quei panni!

FORD

Ora ti stano io!

EVANS

Irracionevole! Come, tirar fuori la ropa di vostra moglie? Avanti, venite via.

FORD

Svuotate la cesta, dico!

MADONNA FORD

Perché, matto, perché?

FORD

Compare Page, com’è vero che sono un uomo, ieri qualcuno è stato traslato fuori di casa mia in quella cesta medesima: e perché non potrebbe esserci drento di nuovo? In casa mia sono certo ch’egli è! La mia informazione è vera, la mia gelosia è ragionevole. Cavatemi fuori tutta quanta la roba.

MADONNA FORD

Se trovi un uomo lì dentro, ch’ei muoia come una pulce.

PAGE

Ma qua dentro non c’è nessuno.

SHALLOW

Per la fede mia, ciò bene non è, mastro Ford; ciò vi fa torto assai.

EVANS

Messere Ford, precare dovete, e non seguire la vostra corata nelle sue fantasticherie: cotesta l’è gelosie.

FORD

Bene, colui che cerco non è costì.

PAGE

No, e neppure costà se non nel vostro cervello.

FORD

Aiutate a frugar la casa solo per questa volta. Se non trovo quello che cerco, non truovate più scuse a questa mia stravaganza; fate di me per sempre la burletta della tavolata; dicano pure “geloso come quel Ford, che cercava in un guscio di noce l’amoroso della mogliera”. Ma contentatemi un’ultima volta, un’ultima volta frugate con me.

[Escono John e Robert con la cesta.]

MADONNA FORD

Eilà, madonna Page, venite giù con la vecchia, ché mio marito vuole salire in camera.

FORD

La vecchia? Quale vecchia?

MADONNA FORD

Ma sì, la zia della fante, quella di Brainford.

FORD

La strega, la puttana, la vecchia troia buggerona! Non le avevo proibito di mettermi piede in casa? Lei viene a fare imbasciate, vero? Noi poveri fessi non lo sappiamo minga, quello che ti rimestano sotto la professione di leggere la fortuna. Costei fa fatture, fa incanti, ti traccia i sua disegnini, e simili fesserie che non stanno in cielo né in terra: ci pigliano pei fondelli. Vieni giù, strega, versiera, vieni giù, ti dico!

MADONNA FORD

Per carità, mio caro, mio buon marito! – Amici miei, non fategli malmenare la vecchia.

Entrano Falstaff vestito da donna e madonna Page.

MADONNA PAGE

Venite, venite, nonna Chiappa, datemi qua la mano.

FORD

Ora l’acchiappo io. [Lo bastona.] Fuori dalla mia porta, strega pacchiana, puttana e puzzola che non sei altro, vecchia rognosa, fuori, fuori di qua! Te li fò io gli scongiuri, te la leggo io la fortuna. [Falstaff esce.]

MADONNA PAGE

Ma che cuore avete? L’avete quasi ammazzata, quella povera donna.

MADONNA FORD

Oh, è capace di farlo. Ti farà grande onore!

FORD

Alle forche la strega!

EVANS

Per l’animuccia sua, io mi credo la ‘onna l’è una streca davvero. Non mi quadra quando una ‘onna l’ha una grande parpa. Io spiare la grande parpa sotto la sua fusciacca.

FORD

Signori miei mi volete seguire? Io vi supplico di seguirmi: vedrete che risultato ha la mia gelosia. S’io vò abbaiando dove pista non c’è, non fidatevi più di me quando aprirò la bocca.

PAGE

Beh prestiamoci al suo capriccio ancora un poco. Venite di sopra, signori.

Escono Ford, Page, Shallow, Caio ed Evans.

MADONNA PAGE

All’anima, l’ha menato davvero in modo pietoso.

MADONNA FORD

No per le messe, no: io credo che l’abbia menato in modo davvero spietato.

MADONNA PAGE

Io quel randello lo fò benedire e appendere sull’altare: ha fatto un servizio sacrosanto.

MADONNA FORD

Ma dimmi ora, tu credi che noi si possa, garantite dall’esser donne e con la nostra coscienza pulita, tribolare ancora costui con qualcun’altra vendetta?

MADONNA PAGE

Beh certo la fifa gli ha fatto perdere ogni voglia di far porcherie. E se il diavolo non lo possiede in proprietà assoluta, di diritto e una volta per sempre, io mi credo che non oserà più assalirci per farci danno.

MADONNA FORD

E ai mariti vogliamo dirlo che servizio gli abbiamo fatto?

MADONNA PAGE

Sicuramente sì – fusse solo per grattar via le fantasie dal cervello di tuo marito. E se a loro gli basta il cuore di affliggerlo ancora, questo tristo cavaliere, questo pancione scostumato, allora noialtre due ci daremo da far di nuovo.

MADONNA FORD

Io son sicura che lo vorranno svergognare dinanzi a tutti. E forse forse lo penso anch’io che non va messo il punto alla beffa sinché costui non sia pubblicamente mortificato.

MADONNA PAGE

Forza allora, alla nostra fucina. Diamo forma a quest’altra baia: io non vorrìa le cose tornassero fresche.

Escono.

ATTO QUARTO – SCENA TERZA

Entrano l’oste e Bardolph.

BARDOLPH

Capo, il tedesco chiede se gli potete prestare tre dei vostri cavalli. Il Duca stesso sarà domani alla Corte, e loro vanno a rincontrarlo.

OSTE

Ma che Duca di Domine è questo che t’arriva così in segreto? Qui alla corte non se ne sente. Fammi un po’ parlottare con cotesti signori. Parlano l’inghilese?

BARDOLPH

Messersì. Ora lo chiamo.

OSTE

I miei cavalli li possono avere, ma glieli farò pagare: e in salsa piccante oh! Hanno avuto a disposizione la mia casa per una settimana; gli altri clienti io l’ho mandati via. Devono pur scucire. Salsa piccante oh! Forza, muoviamoci.

Escono.

ATTO TERZO – SCENA QUARTA

Entrano Page, Ford, madonna Page, madonna Ford ed Evans.

EVANS

L’è una delle migliori discrezioni di monna che mai io m’abbia vedute.

PAGE

E queste lettere ve l’ha mandate tutte le dua assieme?

MADONNA PAGE

Entro un quarto d’un’ora.

FORD

Moglie, perdonami. Fa’ quel che vuoi da ora:

ch’io prima il Sol sospetterò sia fresco

che te d’essere frasca. Ora il tuo onore

sta saldo in questo cuore già d’eretico

com’è salda la fede.

PAGE

Va ben, va ben, finiscila.

Ora non mi strafare a sottometterti

come già ad accusare.

Ma avanti con la trappola: nuovamente le mogli

per apprestar lo spasso generale

fissino un rendez-vous a quel vecchio grassone:

e lì lo beccheremo e lo scorbacchieremo.

FORD

Non v’è partito migliore di quello che han detto loro.

PAGE

Cioè? Di mandargli a dire che loro vogliono convenire con lui nel parco a mezzanotte? Ma via, ma via, non verrà mai.

EVANS

Voi dite che egli è stato puttato nei fiumi, che egli è stato pattuto pruttamente come una vecchia; io penso che ci dev’essere in lui terrori per non venire; forse forse la sua carne è punita, e non avrà più desiri.

PAGE

Anch’io la penso così.

MADONNA FORD

Voi pensate soltanto a compicciare

che cosa fargli quando sarà venuto,

ché a farlo venire ci pensiamo noi due.

MADONNA PAGE

Corre una vecchia storia che Erone il cacciatore,

uno che a’ tempi antichi fu guardiacaccia qui

nella foresta di Windsor, per tutta l’invernata,

quando il silenzio regna a mezzanotte,

s’aggiri torno torno a una quercia, con grandi

corna ramose in testa, e allora gli alberi

stecchiscono, il bestiame è affatturato,

le vacche danno sangue non latte, e lui ti scote

una catena in modo orrendo e pauroso.

Voi di questo fantasma avete udito,

e ben sapete che li nostri anziani,

crape matte farcite di cabale, hanno presa

e consegnata ad oggi questa storia

del cacciatore Erone come una storia vera.

PAGE

Ma sì, non manca gente che tuttora

in piena notte ha fifa di passare vicino

alla quercia d’Erone. Ma tutto ciò che vale?

MADONNA FORD

Per le Marette, è questo il nostro piano:

che Falstaff ci riscontri proprio a codesta quercia

truccato come Erone, con corna enormi in testa.

PAGE

Ben, supponiamo pure che ci venga;

ma avendolo menato laggiù in codesta guisa,

che si farà con lui? Qual è il lacciuolo?

MADONNA PAGE

Anche a ciò s’è pensato, e andrà così:

Nannina (mia figliola) ed il mio naccherino,

più altri tre o quattro della stessa misura

li vestiamo da gnomi e da folletti

e fate, in verde e in bianco, con cerchietti

di lumini di cera in su i capini,

e in mano, raganelle; all’improvviso,

non appena che Falstaff, lei ed io

ci saremo incontrati, li faremo avventarsi

fuor da un fossato, in frotta, e ciascheduno

cantando il sua spartito; a quella vista

noi due scappiamo via terrorizzate.

E tutti quanti allora dovranno assediare

e pizzicare il cavaliere spurco

a mo’ di fate, e chiedergli come osa,

nell’ora della festa fatata, scalpicciare

questi loro sentieri così santi

sotto veste profana.

MADONNA FORD

E sino a quando il vero

non avrà detto, quelle finte fate

lo pinzino di santa ragione, lo sbruciacchino

con i loro lumini.

MADONNA PAGE

E quando il vero

si saprà, tutti noi ci appalesiamo,

discorniamo il demonio, e a furia di motteggi

lo accompagniamo a casa in Windsor.

FORD

Ma i bimbini

vanno addestrati bene, o faranno cilecca.

EVANS

Ci sono me, ai pimpini ci insegno me cosa fare; ed io pur mi stravesto come pertuccia io, onde scottare il tristo col mio moccolo.

FORD

Allora è fatta; io vò a comprar bautte.

MADONNA PAGE

La mia Annetta sarà regina delle fate:

l’avvolgo tutta in un bel manto bianco.

PAGE

Ed io accatto la seta. [A parte.] E proprio allora

mastro Slender s’involerà l’Annetta

e andrà a sposarla a Eton. – Suvvia, mandate subito

qualcuno da Falstaff con l’invito.

FORD

Adagio,

ché prima io vo’ tornare da lui io stesso

col nome di Rivoletto: mi dirà

cosa conta di fare. Ma verrà di sicuro.

MADONNA PAGE

Ah, di ciò non temete. Andiamo, procuriamoci

ammenniccoli e vesti per queste nostre fate.

EVANS

Fah, diamoci da fare. Ah che pelli divertimenti! Che pirponate onestissime! [Escono Page, Ford ed Evans.]

MADONNA PAGE

Presto, madonna Ford,

manda qualcuno da Ser John, per sapere

se dice di sì o di no. [Esce madonna Ford.]

Io vò dal mio dottore: è lui che ha il mio consenso,

e lui soltanto sposerà l’Annetta.

Quello Slender ha le tasche fornite, ma è un frescone;

e guarda un po’, al marito è il più caro di tutti.

Il dottore ne ha, moneta, ed i sua amici

sono potenti a corte: lui, solo lui la ottiene

anche se ventimila più degni me la chiedono. [Esce.]

ATTO QUARTO – SCENA QUINTA

Entrano l’oste e Pierino il Semplice.

OSTE

Che domine vuoi da me, il mio rustico? Cos’è che cerchi, pellaccia dura? Parla, fiata, discuti; ratto, corto, lesto: sputa!

SEMPLICE

Per la Madrina, messere, vengo a parlare al ser Falstaff da parte di mastro Slender.

OSTE

Ecco là la sua camara, casa, castello, letto fisso e lettino a rotelle; pittàti torno torno con la storia del Figliol Prodigo, nuova e fresca. Va’, bussa, strilla; ed egli ti parlerà con voce antropofagica. Picchia, ti dico.

SEMPLICE

Ma c’è una vecchia, una vecchia grassa che gli èmontata in camera. Oserò di starmene ad aspettare, messere, sinché costei non viene giù. Ché a dire il vero io son qua per parlare con lei.

OSTE

Ah! Come, una vecchia grassa? Che la voglia svaligiare il mio cavaliere? Ora lo chiamo: Cavalierone! Bullo mio Ser John! Dài fiato ai tuoi marziali polmoni. Sei tu lì drento? È il tuo taverniere, l’Efesio tuo che t’appella.

FALSTAFF [Da sopra]

Cosa è nato, oste mio?

OSTE

V’è qui un boemo-tartaro che attende la discesa della tua domina grassa. Fà ch’ella scenda, bullo, fà ch’ella venga giù. Le alcove mie son rispettabili. Che diavolo! Intimità? Un po’ di pudore!

Entra Falstaff.

FALSTAFF

V’era meco, ospite mio, pochissimo tempo fa, una femmina vecchia e grassa, ma ella è andata ora.

SEMPLICE

Per cortesia, monsignore, non era costei la fattucchiera di Brainford?

FALSTAFF

Sì, per la Nostra Nonna, era lei, guscio di cozza: e cosa volevi da lei?

SEMPLICE

Il mio padrone, monsignore, il mio principale mastro Slender mi manda da quella donna, avendola vista bordeggiare per strada, onde sapere, signore, se un certo Nym, monsignore, che gli ha fregato una catenella, abbia la catenella o non l’abbia.

FALSTAFF

Io di codesto già parla’ne alla vecchia.

SEMPLICE

E cosa dice la vecchia, monsignore, di grazia?

FALSTAFF

Per Santa Fresca, ella dice che la persona precisa che gli ha fregato la catenella a mastro Slender, è la persona istessa che gliel’ha fregata.

SEMPLICE

Io arei voluto parlare con la vecchia stessa. Ch’io avevo ancora altre cose da dirle, da parte del principale.

FALSTAFF

E quali sarebbono? Dìccele.

OSTE

Ma sì, da bravo: spùtale.

SEMPLICE

Non posso ricelarvele, monsignore.

OSTE

Ricélale o schiatti.

SEMPLICE

Ma per le Curatelle, eccellenza, altro non riguardavano che la madonna Annetta, onde sapere se l’era sorte del mio principale maritarsela sì o no.

FALSTAFF

È la sua sorte, è dessa.

SEMPLICE

Che cosa è, monsignore?

FALSTAFF

Maritarsela sì o no. Vanne. Di’ che la femmina m’ha parlato così.

SEMPLICE

Mi posso permettere di riferire così, monsignore?

FALSTAFF

Caspio che sì: come nessuno.

SEMPLICE

Grazie, grazie a vossignoria: farò felice il mio principale con queste nuove. Esce.

OSTE

Sei un gran dottore, Ser John, un gran dottore. C’è stata davvero codesta fattucchiera con te?

FALSTAFF

Ma certo che c’era, ospite mio: una che m’ha insegnato più cose che mai abbia apprese prima d’adesso in vita mia. E neppure ho dovuto versarle nulla; anzi per la conoscenza ne ho buscato io stesso.

Entra Bardolph.

BARDOLPH

Per la miseria, capo, fregatura, v’han proprio trappolato!

OSTE

Dove sono i cavalli? Dimmene bene, furfante.

BARDOLPH

Scappati coi truffatori. S’era arrivati appena di là di Eton che m’hanno scaricato dal didietro di uno di essi nel fangaccio d’un pantano; un colpo di sproni e via come tre diavoli alemanni, tre Dottorfausti.

OSTE

Gran farabutto, son iti soltanto a incontrare il Duca! Non dire che sono scappati. L’uomo germanico non ciurla nel manico.

Entra Evans.

EVANS

Dov’essere l’oste mio?

OSTE

Che vi serve, don Ughetto?

EVANS

Occhio ai vostri pensionamenti: un amico venuto in villa dicemi essere in ciro tre truffagermani che han truffati tutti gli osti delli castelli a Letture, Montevergine e Fiumefresco, di cavalli e moneta. Io ve lo dico per puona intenzione, fate attenzione. Siete un omo di mente, pieno di prese per i fontelli e pieno di sfottimenti, e non parmi ciusto che siate frecato. Statevi pene. Esce.

Entra Caio.

CAIO

Dov’essere l’oste mio della Giarrettella?

OSTE

Son qua, medico mio, son qua pieno di titubanza e apprensivi dilemmi.

CAIO

Io non capiscio bene gli eventi, ma si dicere me voi fate grandi apprestamenti per un Duca di Lemagna. Affé mia, non essere Duca che la corte sapere dovere arrivare. Ve lo dico con buon intento. Statevi sano. Esce.

OSTE

Allarme, gente! Muòviti brutta canaglia! – Cavaliere, dammi una mano ch’io son spacciato! – Scappa, corri, ulula al ladro, farabutto, sono fregato! Escono l’oste [e Bardolph.]

FALSTAFF

Per me, magari tutto il globo terracqueo fusse fregato, dacché io sono stato fregato ed anca mazzolato. Se dovesse arrivare all’orecchio della corte come m’hanno acconciato, e come la mia trasfigurazione l’è stata sciacquata ben bene e randellata, quelli mi squaglierebboro il grasso a goccia a goccia, e col sottoscritto ci spalmerebboro gli stivaloni de’ pesciaioli. Io vo’ garantirvi che quelli mi levarìano la pelle di dosso con gli scudisci dei loro aguzzi ingegnuzzi, sinch’io calassi la cresta come una pera vizza. Mai che mi vada un solco diritto da quella volta che ho barato a primero. Bene, s’io fussi certo che mi bastasse il fiato, quasi quasi mi pentirei.

Entra monna Spiccia.

E voi da dove spuntate?

MONNA SPICCIA

Da dove volete che spunti? Dalle due parti in causa.

FALSTAFF

Il diavolo ne pigli l’una, e la versiera l’altra, così ambodue saranno alloggiate. Ho sofferto di più per colpa loro – più che possa accollarsene la miserabile inconsistenza della natura umana.

MONNA SPICCIA

E loro due no? Certo che han tribolato, parola mia, e speciosamente l’una di loro due: la monna Ford, povera cara, a furia di busse è nera e blu, che non potreste avvisarle in corpo una sola macchiolina bianca.

FALSTAFF

O che mi parli tu di nero e di blu? Me stesso a furor di botte m’hanno pittato di tutti i colori dell’arcobaleno; per vero milacro non m’hanno acchiappato come strega di Brainford. Se non era che m’ha scampato la mia stupenda destrezza d’ingegno e il mio sapere far le mossette d’una vecchietta verace, quel beccamorto d’un vigile urbano m’arebbe messo a le gogne, le pubbliche gogne dei furfanti comuni, come una fattucchiera.

MONNA SPICCIA

Signoria, fatemi solo parlarvi in camera vostra: ché vi chiarisco come stanno le cose e, ve lo giuro, con vostra piena satisfazione. Qua c’è una lettera che dice qualcosa. Povere anime, c’è da cagar le curatelle per potervi abboccare insieme! L’è ben certo che l’uno di voi va sgarrando al servire Iddio, se vi nascon fra’ piedi tutte codeste barriere.

FALSTAFF

Vieni sù in camera mia. Escono.

ATTO QUARTO – SCENA SESTA

Entrano Fenton e l’oste.

OSTE

Mastro Fenton, non me ne dite, ho la testa che mi si spacca. Qua finisce ch’io mollo tutto e me ne vò.

FENTON

Suvvia, stammi a sentire. Se mi darai

una mano in ciò che mi propongo di fare,

parola di gentiluomo, io ti regalo

cento sterline d’oro

in più di quanto hai perduto.

OSTE

Io vi starò a sentire, mastro Fenton; e non fuss’altro, terrò il becco chiuso.

FENTON

Più di una volta ti ho partecipato

il vero amore che porto alla bella Annetta;

e al mio affetto la figlia fa riscontro

sin dove lei può far le proprie scelte,

con mio grande contento. Ho qui una lettera

che dice cose da maravigliarti

su una burla farcita di quanto ti vo’ dire,

così che l’una cosa o l’altra non può dirsi

senza dirle ambedue. Quel grasso Falstaff

ha il ruolo principale. Come anderà la beffa

ti spiegherò al minuto. Fa’ attenzione,

mio buon oste. Proprio questa notte

alla quercia d’Erone, tra le dodici e l’una

la mia Annetta dovrebbe recitare la parte

della Regina delle Fate.

Perché mai, l’è qui scritto. In quel camuffamento,

mentre si fa e strafà un giocofoco di burle

suo padre le ha ordinato di svignarsela

assieme a Slender, per andare a nozze

con lui a Eton; e lei ha consentito.

Ora, oste mio, la madre, la quale è sempre stata

contraria forte a questo parentado,

e salda pel dottore Caio, ha compicciato

che costui similmente se la sgraffigni via

mentre che gli altri scherzi tengono i lor cervelli,

e alla parrocchia, dove un prete attende,

se la mariti subito; e a quel trucco materno

lei, ubbidiente finta, ha detto sì

similemente, e s’è promessa al medico.

Ora il punto l’è questo: il padre suo

la vuole tutta in bianco; e in quel vestito

quando Slender ti vede il suo momento

se la piglia per mano e le dice d’andare,

e lei seguirlo deve. La madre, invece, ha inteso,

per modo ch’el cerusico la riconosca meglio –

perché tutti saranno stravolti e bauttati –

che ella indossi un gran bel manto verde

co’ nastri penzoloni attorno al capo,

e quando che il dottore ti sbircia il suo momento

le dà di becco sulla mano, e al segno

la fanciulletta ha ancora consentito

di andar con l’uccellaccio.

OSTE

Ma chi vuole uccellarti, padre o madre?

FENTON

E ben, caro il mio oste, tutti e due,

per filarsela meco; e questo è il mio bisogno:

che voi mi procuriate un vicario, che stia

ad aspettarmi in chiesa, tra mezzanotte e l’una,

e nel nome legittimo di nozze

dia rituale d’unione ai nostri cuori.

OSTE

E sia. Voi preparate il vostro apostamento;

io m’en vò dal vicario. Voi portate

la fanciulla, il pievano certo non mancherà.

FENTON

Per questo io resterò legato a te

di gratitudine eterna. E ti vo’ dir di più:

io ti fò un’immediata ricompensa. Escono.

Le allegre comari di Windsor
(“Merry Wives of Windsor”  1599 – 1601)
Introduzione – Riassunto
Atto I
Atto II
Atto III
Atto IV
Atto V

 Introduzione al teatro di Shakespeare
Elenco opere teatrali

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