Sonetto 87 – Shakespeare

L’amore viene espresso nel linguaggio del diritto e della rinuncia: ciò che è stato posseduto come dono viene restituito per mancanza di titolo, e la separazione assume la forma di un risveglio doloroso da un sogno regale.

Sonetto 87 di Shakespeare

Sonetto 87 – Leggi e ascolta

⬇️ Scarica l’audio

Addio! Sei troppo caro per tenerti ancora
e fin troppo tu conosci la tua stima:
il titolo del tuo valore ti assegna ogni diritto,
i vincoli che a te mi legano sono ormai scaduti.

Come ti tengo infatti se non per grazia tua
e per tal ricchezza il mio merito dov’è?
Manca in me ragione di tal prezioso dono
e così il mio privilegio di nuovo a te ritorna.

Tu allora ti donasti ignorando il tuo valore
o lo accordasti a me credendomi diverso;
così il tuo immenso dono, frutto di un errore,
su giudizio ravveduto, a casa sua ritorna.

Io ti ho avuto quindi come illude un sogno:
nel sonno un re, ma nullità al risveglio.


»»» Introduzione ai Sonetti
»»» Elenco completo Sonetti
»»» I Sonetti in Inglese, con audio lettura

Analisi del Sonetto 87

Il Sonetto 87 segna una svolta emotiva netta all’interno della sequenza. Dopo i sonetti sulla rivalità poetica (78–86), il conflitto non riguarda più la parola, il silenzio o l’ispirazione, ma il possesso stesso dell’amato. Shakespeare abbandona il lessico dell’arte e introduce quello del diritto, del contratto, della legittimità: l’amore non è più esperienza lirica, ma bene che può essere detenuto o restituito.

Il tono del sonetto è freddo solo in apparenza. La scelta di un linguaggio giuridico non attenua il dolore, ma lo rende più netto, più inesorabile. L’amore viene trattato come qualcosa che non può più essere legalmente posseduto, non per mancanza di desiderio, ma per mancanza di “titolo”. La rinuncia non nasce dall’assenza di sentimento, ma da un eccesso di lucidità.

In questo testo Shakespeare esplora una forma di separazione particolarmente crudele: quella che avviene senza colpa evidente, senza tradimento esplicito, ma per una sproporzione di valore. L’amato è “troppo caro”, troppo prezioso per essere trattenuto.

Prima quartina: l’addio come atto legale

Nella prima quartina l’addio viene formulato come una constatazione di diritto.

L’amato conosce il proprio valore e possiede il titolo che gli assegna piena libertà. I legami che lo univano al poeta sono scaduti, come un contratto giunto a termine. L’amore viene così spogliato di ogni illusione romantica e sottoposto a una logica implacabile.

Seconda quartina: la grazia e il merito

La seconda quartina introduce una distinzione decisiva.

Il poeta riconosce di aver posseduto l’amato solo per grazia, non per merito. Non c’era in lui una ragione sufficiente a giustificare un dono tanto grande. Di conseguenza, ciò che è stato concesso può legittimamente essere revocato.

Terza quartina: l’errore originario

Nella terza quartina Shakespeare ipotizza l’origine dell’unione.

Forse l’amato si era donato senza conoscere il proprio valore, o forse aveva sopravvalutato il poeta. In entrambi i casi, il dono appare ora come un errore di giudizio, che viene corretto con la restituzione.

Il distico finale: il sogno del re

Nel distico finale il linguaggio giuridico cede improvvisamente il passo a un’immagine onirica.

Il poeta paragona la propria esperienza a un sogno: nel sonno era re, al risveglio torna alla nullità. L’immagine è potentissima perché concentra in due versi l’intera tragedia della perdita: non solo l’amore finisce, ma viene rivelato come illusione.

Conclusione

Il Sonetto 87 è uno dei testi più dolorosi e lucidi dell’intera raccolta. Shakespeare mette in scena una separazione che non nasce dall’odio o dal tradimento, ma dalla consapevolezza di una diseguaglianza insanabile. L’amore, per quanto sincero, non basta a colmare la distanza di valore percepita.

La scelta del linguaggio legale non è casuale: essa serve a eliminare ogni appiglio emotivo. Non si tratta di ciò che si vorrebbe, ma di ciò che è legittimo. In questo senso, il sonetto è una meditazione spietata sulla fragilità dei legami quando vengono misurati con criteri di valore e di merito.

Il distico finale, con la sua immagine del sogno regale, restituisce però alla poesia ciò che il diritto le aveva tolto: l’intensità dell’esperienza vissuta. Anche se illusoria, quella regalità è stata reale nel sentimento. E proprio questa consapevolezza rende la perdita ancora più amara.

Il Sonetto 87 mostra così uno dei nuclei tragici dei Sonetti: l’amore può essere vero e tuttavia non durare; può essere concesso e poi ritirato senza che nessuno abbia mentito. Ciò che resta è il risveglio, e la memoria di un sogno che, proprio perché finito, rivela tutta la sua potenza.

Sonnet 87 – In English ·
◀ Sonetto 86 · Sonetto 88 ▶

Crediti

La traduzione italiana di questo sonetto è opera di Maria Antonietta Marelli, edita da Garzanti. Tutti i diritti sono riservati dai rispettivi titolari. La presenza del testo in questa pagina ha finalità di studio e divulgazione dell’opera di William Shakespeare. Il sito può includere inserzioni pubblicitarie generiche, non collegate al contenuto specifico della traduzione e non sostitutive dell’edizione editoriale. Si invita alla consultazione dell’edizione completa disponibile presso l’editore o le librerie autorizzate.

(I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube: VALTER ZANARDI letture.


PirandelloWeb