Sonetto 92 – Sonnet 92

Shakespeare Sonetto 92

Fa’ pure del tuo peggio per sfuggirmi. But do thy worst to steal thyself away. 

Leggi e ascolta

Fa’ pure del tuo peggio per sfuggirmi,
tu in me vivrai per tutta la mia vita
e vita non durerà più a lungo del tuo amore,
perché sol da questo affetto essa dipende.
Quindi temer non devo il peggior dei torti
quando nel più piccolo la mia vita ha fine;
mi par di meritare miglior sorte
di quella che è in balìa dei tuoi capricci.
Non puoi torturarmi con la tua incostanza
perché nel tuo disdegno muore la mia vita:
o che beato titolo solo io posseggo,
felice del tuo amore, felice di morire!
Ma esiste felicità che nuvole non tema?
Tu potresti ingannarmi ed io non saperlo.

Rassegnato, il poeta è pronto ad accettare qualunque cosa porti il destino. Poiché la sua vita dipende dall’amore del giovane, la sua vita non sopravvivrà alla perdita di quell’amore e sostegno: “e vita non durerà più a lungo del tuo amore, / perché sol da questo affetto essa dipende”. Perché anche una ferita molto più piccola del rifiuto totale lo influenzerebbe emotivamente, perché, chiede il poeta, il giovane dovrebbe infliggere una calamità molto maggiore ponendo fine alla relazione? È arrabbiato per la prospettiva di un rifiuto capriccioso e sommario e, con aperto disprezzo per la mente incostante del giovane, dichiara che o sarà felice nella continua amicizia o morirà. Paradossalmente, la sua decisione di morire se il giovane lo respinge lo fa dubitare della sincerità del giovane sia ora che in passato. Solo qui alla fine del rapporto, con la loro continua amicizia discutibile nel migliore dei casi, il poeta è disposto a concedere della giovinezza: “Tu potresti ingannarmi ed io non saperlo”.

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Read and listen

But do thy worst to steal thyself away,
For term of life thou art assured mine,
And life no longer than thy love will stay,
For it depends upon that love of thine.
Then need I not to fear the worst of wrongs,
When in the least of them my life hath end.
I see a better state to me belongs
Than that which on thy humour doth depend;
Thou canst not vex me with inconstant mind,
Since that my life on thy revolt doth lie.
O, what a happy title do I find,
Happy to have thy love, happy to die!
But what’s so blessed-fair that fears no blot?
Thou mayst be false, and yet I know it not.

Resignedly, the poet is prepared to accept whatever fate brings. Because his life depends on the youth’s love, his life will not survive the loss of that love and support: “And life no longer than thy love will stay, / For it depends upon that love of thine.” Because even a much smaller injury than total rejection would emotionally affect him, why, the poet asks, should the youth inflict a far greater calamity by ending the relationship altogether? He is angry at the prospect of a capricious and summary rejection and, with open contempt of the young man’s inconstant mind, declares that he will either be happy in the continued friendship or he will die. Ironically, his decision to die should the young man reject him causes him to doubt the young man’s sincerity both now and in the past. Only here at the end of the relationship, with their continuing friendship questionable at best, is the poet willing to concede of the youth, “Thou mayst be false, and yet I know it not.”

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Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

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