Sonetto 93 – Shakespeare

L’amore viene accettato come possibile illusione: il poeta sceglie di credere alla fedeltà dell’amato perché il suo volto non conosce odio, pur sapendo che sotto un’apparenza immacolata può nascondersi un cuore infedele.

Sonetto 93 di Shakespeare

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Credendoti sincero, dunque io vivrò
come un marito illuso, così il volto d’amore
amore mi parrà, anche se menzognero:
i tuoi occhi con me, il tuo cuore altrove.

Poiché odio non può viver nei tuoi occhi,
non posso in essi legger mutamenti:
in molti sguardi l’infedeltà del cuore
è scritta in malumori, cipigli e rughe avverse;

ma il cielo nel crearti quel giorno sentenziò
che solo dolce amore dimorasse nel tuo viso;
quali fossero i pensieri o i moti del tuo cuore,
il tuo sguardo non avrebbe espresso che dolcezza.

Uguale al pomo d’Eva sarebbe la tua bellezza
se la tua natura non fosse pari al tuo sembiante!


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Analisi del Sonetto 93

Il Sonetto 93 prosegue direttamente la riflessione aperta nel Sonetto 92, ma ne sposta l’asse dal problema della durata dell’amore a quello della sua verità. Se prima il poeta temeva l’inganno come unica crepa nella sua fragile sicurezza, qui accetta consapevolmente quella possibilità. L’amore diventa una scelta di fede, non una certezza dimostrabile.

Shakespeare affronta uno dei nodi più delicati dell’esperienza amorosa: la discrepanza tra apparenza e interiorità. Il poeta sa che il volto dell’amato è incapace di tradire ciò che il cuore può invece concepire. Eppure decide di vivere come se l’amato fosse sincero, perché l’alternativa — il sospetto continuo — sarebbe più distruttiva dell’illusione.

Il sonetto non è ingenuo, né consolatorio. È una lucida esposizione del compromesso emotivo che l’amore talvolta impone: accettare una possibile menzogna pur di preservare la bellezza del legame.

Prima quartina: vivere come un marito ingannato

Nella prima quartina il poeta paragona se stesso a un marito illuso.

Egli vive nella convinzione della fedeltà, anche se sa che l’amore mostrato potrebbe essere menzognero. Il volto dell’amato continua a sembrare amore, anche se il cuore è altrove. L’illusione non è inconsapevole: è accettata.

Seconda quartina: l’impossibilità di leggere l’odio

La seconda quartina approfondisce questa dinamica.

Negli sguardi comuni, l’infedeltà del cuore si manifesta con segni visibili: durezza, rughe, ombre. Ma negli occhi dell’amato non appare nulla di tutto ciò. Il volto non tradisce mai ciò che accade dentro.

Terza quartina: il verdetto della natura

Nella terza quartina Shakespeare introduce un elemento quasi mitico.

Il cielo, nel creare l’amato, avrebbe decretato che solo dolcezza abitasse nel suo viso. Qualunque siano i pensieri o i moti del cuore, l’espressione resta invariabilmente gentile. La bellezza diventa maschera perfetta.

Il distico finale: il paragone con il pomo d’Eva

Nel distico finale il sonetto raggiunge il suo punto più alto.

La bellezza dell’amato viene paragonata al pomo d’Eva: splendida all’apparenza, ma potenzialmente ingannevole. Se la natura interiore non corrisponde al sembiante, allora quella bellezza diventa pericolosa.

Conclusione

Il Sonetto 93 è una delle più sottili analisi shakespeariane dell’autoinganno amoroso. Il poeta non ignora il rischio dell’illusione: lo guarda in faccia e decide comunque di accettarlo. L’amore non è qui fondato sulla verità assoluta, ma sulla scelta di credere.

Questo testo rivela una maturazione dolorosa rispetto ai sonetti precedenti. Dopo aver temuto l’inganno (92), il poeta comprende che l’amore non può essere garantito da segni esteriori. Il volto può mentire senza voler mentire; la bellezza può nascondere ciò che il cuore tace.

Shakespeare suggerisce che l’alternativa all’illusione non è la sicurezza, ma la solitudine. Vivere sospettando significa distruggere in anticipo ciò che si teme di perdere. Accettare l’illusione, invece, significa vivere pienamente, pur sapendo che il prezzo potrebbe essere altissimo.

Il Sonetto 93 lascia il lettore in una zona di ambiguità morale e affettiva. Non condanna l’autoinganno, ma ne mostra il costo. L’amore, quando è totale, accetta anche il rischio di essere ingannato — perché senza quel rischio, forse, non sarebbe più amore.

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Crediti

La traduzione italiana di questo sonetto è opera di Maria Antonietta Marelli, edita da Garzanti. Tutti i diritti sono riservati dai rispettivi titolari. La presenza del testo in questa pagina ha finalità di studio e divulgazione dell’opera di William Shakespeare. Il sito può includere inserzioni pubblicitarie generiche, non collegate al contenuto specifico della traduzione e non sostitutive dell’edizione editoriale. Si invita alla consultazione dell’edizione completa disponibile presso l’editore o le librerie autorizzate.

(I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube: VALTER ZANARDI letture.


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