Shakespeare. Sonetto 100 - Sonnet 100. Audio. | Shakespeare Italia

Sonetto 100 – Sonnet 100

Shakespeare Sonetto 100

Dove sei, mia Musa, che da lungo tempo oblii. Where art thou, Muse, that thou forget’st so long. 

Leggi e ascolta

Dove sei, mia Musa, che da lungo tempo oblii
di cantare chi ti dona tutta la tua possanza?
Consumi il tuo fervore in canti senza pregio
bruciando la tua vena per dar luce a temi indegni?
Ritorna, o smemorata, e subito riscatta
con accurati metri il tempo che hai sprecato;
canta all’orecchio che apprezza le tue rime
e dona alla tua penna ispirazione e ardore.
Sorgi, torpida Musa, scruta il dolce viso del mio amore
per veder se il Tempo vi ha scolpito qualche ruga;
se ne trovi, sii tu satira della decadenza
e rendi disprezzata ogni razzia del Tempo.
Da’ fama all’amor mio pria che lo falci il Tempo
così potrai preceder la sua perversa lama.

Il Sonetto 100 segna un cambiamento nel pensiero del poeta rispetto ai sonetti precedenti, in cui ci si aspettava che la semplicità della sua poesia guadagnasse il favore dei rivali e suggerisce l’affetto in declino del poeta per il giovane. Sappiamo che è passato del tempo da quando scrisse il sonetto precedente perché il poeta si rimprovera di aver trascurato di scrivere versi sul giovane: “Dove sei, mia Musa, che da lungo tempo oblii / di cantare chi ti dona tutta la tua possanza?” Con tono disinvolto e rilassato, il poeta si esorta a comporre complimenti sul giovane, perché ora non c’è nessun poeta rivale che ne attiri l’attenzione: “Ritorna (Musa), o smemorata, e subito riscatta / con accurati metri il tempo che hai sprecato”. Nota la falce e la “perversa lama” riferimenti alla morte e al decadimento del tempo nel distico conclusivo; il poeta sembra incapace – o riluttante – a creare nuove immagini nei suoi versi.

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Read and listen

Where art thou, Muse, that thou forget’st so long
To speak of that which gives thee all thy might?
Spend’st thou thy fury on some worthless song,
Darkening thy power to lend base subjects light?
Return, forgetful Muse, and straight redeem
In gentle numbers time so idly spent;
Sing to the ear that doth thy lays esteem
And gives thy pen both skill and argument.
Rise, resty Muse, my love’s sweet face survey,
If Time have any wrinkle graven there;
If any, be a satire to decay,
And make Time’s spoils despised every where.
Give my love fame faster than Time wastes life;
So thou prevent’st his scythe and crooked knife.

Sonnet 100 marks a change in the poet’s thinking from previous sonnets, in which the simplicity of his poetry was expected to win favor against rivals, and suggests the poet’s ebbing affection for the youth. We know that some time has elapsed since he wrote the previous sonnet because the poet rebukes himself for having neglected writing verse about the young man: “Where art thou, Muse, that thou forget’st so long / To speak of that which gives thee all thy might?” In an easy, relaxed tone, the poet exhorts himself to compose compliments about the youth, for now there is no rival poet to curry the youth’s attention: “Return, forgetful Muse, and straight redeem / In gentle numbers time so idly spent.” Note the scythe and “crooked knife” references to death and time’s decay in the concluding couplet; the poet seems unable — or unwilling — to create new images in his verse.

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Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

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