Sonetto 124 – Sonnet 124

Shakespeare Sonetto 124

Se il mio grande amore fosse figlio della sorte. If my dear love were but the child of state. 

Leggi e ascolta

Se il mio grande amore fosse figlio della sorte,
qual bastardo del Destino vivrebbe come orfano
or soggetto all’amor del Tempo, ora al suo odio,
erbaccia fra le erbacce o fior tra i fiori accolto.
No, il mio amore nacque lungi da questi rischi;
non subisce precarietà di fasti, né soccombe
ai colpi di sordide congiure
cui l’invitante tempo espone la nostra gente:
no, esso non teme ipocrisia, quell’eretica politica
che si regge soltanto per brevi contate ore,
ma con saggia filosofia vive in salda indipendenza,
così né calor l’accresce né pioggia lo sommerge.
A questa verità io cito quei creduli del Tempo
che per glorie effimere distrussero se stessi.

Sviluppando ulteriormente il tema della fedeltà del sonetto precedente, il poeta sostiene che l’amore – “quell’eretica politica” – non è soggetto a cancellazione o cambiamento. A differenza dell’amore degli altri, che è “or soggetto all’amor del Tempo, ora al suo odio”, il suo amore lealee non è suscettibile al danno del tempo : “No, il mio amore nacque lungi da questi rischi; / non subisce precarietà di fasti, né soccombe / ai colpi di sordide congiure. “

Questo oscuro sonetto è carico di riferimenti politici e religiosi. Il poeta ipoteticamente chiama il suo amore “il figlio della sorte” ma rifiuta questa affermazione nel distico conclusivo, in cui castiga quelle persone – “quei creduli del tempo” – che “per glorie effimere distrussero se stessi” – cioè, persone che si pentono all’ultimo momento della loro vita. La figura retorica “creduli del tempo” allude anche ai rivali del poeta, che perseguono la ricompensa materiale, il patrocinio e l’interesse personale in nome dell’amore.

»»» Sonetto 123

»»» Sonetto 125

..

Read and listen

If my dear love were but the child of state,
It might for Fortune’s bastard be unfather’d’
As subject to Time’s love or to Time’s hate,
Weeds among weeds, or flowers with flowers gather’d.
No, it was builded far from accident;
It suffers not in smiling pomp, nor falls
Under the blow of thralled discontent,
Whereto the inviting time our fashion calls:
It fears not policy, that heretic,
Which works on leases of short-number’d hours,
But all alone stands hugely politic,
That it nor grows with heat nor drowns with showers.
To this I witness call the fools of time,
Which die for goodness, who have lived for crime.

Developing further the theme of constancy from the previous sonnet, the poet argues that love — “that heretic” — is not subject to cancellation or change. Unlike other people’s love, which is “subject to Time’s love or to Time’s hate,” his constant love is not susceptible to injurious time: “No, it was builded far from accident; / It suffers not in smiling pomp, nor falls / Under the blow of thrallèd discontent.”

This obscure sonnet is fraught with political and religious references. The poet hypothetically calls his love “the child of state” but rejects this assertion in the concluding couplet, in which he castigates those people — “the fools of Time” — who “die for goodness, who have lived for crime” — that is, people who repent at the last moment of their lives. The figure of speech “fools of Time” also alludes to the poet’s rivals, who pursue material reward, patronage, and self-interest in the name of love.

»»» Sonnet 123

»»» Sonnet 125

Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

Indice Sonetti con audio – Audio Sonnets

PirandelloWeb