Sonetto 125 – Sonnet 125

Shakespeare Sonetto 125

Ma perché reggere baldacchini. Were ‘t aught to me I bore the canopy. 

Leggi e ascolta

Ma perché reggere baldacchini
magnificando apertamente ogni apparenza,
o gettare salde basi per una eternità
che provasi più fragile d’ingiuria e di rovina?
Non vidi forse avidi di vanità e favori
perdere tutto per aver pagato ad alto prezzo
quelle grazie effimere, dimentichi delle vere,
miseri mercenari in loro ambizion perduti?
No, lascia che nel tuo cuore io viva in devozione
e accetta questa offerta, povera ma spontanea,
non frammista a scorie, che non conosce inganno,
che in cambio del tuo amore ti offre la sua fede.
Vattene da me, infame delatore! Un’anima sincera
quanto più l’accusi, tanto più ti sfugge.

Per il poeta, l’amore non è una questione di orgoglio esterno, cioè non è interessato alle dimostrazioni auto-frustranti di falso amore dei suoi rivali (versi 1-2). Il linguaggio qui è filosofico e la prima quartina suggerisce che l’omaggio pubblico del poeta verso il giovane significa poco per il poeta. La seconda quartina riflette sui rivali che sperano di conquistare il favore del giovane sacrificando le loro risorse immaginative su vane speranze. Sfidando l’immagine degli inquilini che abitano nei loro appartamenti e pagano troppo l’affitto, il poeta sostiene che i suoi rivali per l’affetto del giovane sono “miseri mercenari” – uomini “avidi di vanità e favori” piuttosto che di qualsiasi sostanza reale. Nella terza quartina, l’offerta del poeta al giovane non è né “frammista a scorie” e“non conosce inganno”; il suo affetto peril giovane è puro amore, non come l’atteggiamento artificiale dei suoi rivali.

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Read and listen

Were ‘t aught to me I bore the canopy,
With my extern the outward honouring,
Or laid great bases for eternity,
Which prove more short than waste or ruining?
Have I not seen dwellers on form and favour
Lose all, and more, by paying too much rent,
For compound sweet forgoing simple savour,
Pitiful thrivers, in their gazing spent?
No, let me be obsequious in thy heart,
And take thou my oblation, poor but free,
Which is not mix’d with seconds, knows no art,
But mutual render, only me for thee.
Hence, thou suborn’d informer! a true soul
When most impeach’d stands least in thy control.

For the poet, love is not a matter of external pride — that is, he is not interested in his rivals’ self-frustrating displays of false love (lines 1–2). The language here is philosophical, and the first quatrain suggests that the poet’s public homage to the youth means little to the poet. The second quatrain reflects on the rivals who hope to win the youth’s favor by sacrificing their imaginative resources on vain hopes. Playing off the image of tenants dwelling in their apartments and paying too much rent, the poet argues that his rivals for the youth’s affection are “pitiful thrivers” — achievers of “form and favor” rather than of any real substance. In the third quatrain, the poet’s offering to the youth is neither “mixed with seconds” nor “knows no art”; his affection for the youth is pure love, not like the artificial posturing of his rivals.

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Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

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