Nel Sonetto 126 Shakespeare si rivolge all’amato come a un giovane che sembra dominare il Tempo, trattenendo giovinezza e splendore mentre gli altri appassiscono. Ma questa vittoria è solo apparente: la Natura, per un momento, può ingannare la falce e la clessidra, ma non può farlo per sempre. Alla fine il debito dovrà essere saldato: ciò che la Natura trattiene come tesoro, un giorno lo reclamerà, e la “quietanza” sarà la restituzione stessa della vita.

Sonetto 126 – Leggi e ascolta
O mio amabil giovane, che reggi in tuo potere
del Tempo il mutevol specchio, la falce, la clessidra
che nel declinar fiorisci e in tal modo esponi
l’appassire di chi t’ama mentre tu sbocci in fiore;
se la natura, artefice sovrana d’ogni decadenza,
mentre avanzi nel tempo ti riporta indietro,
lo fa soltanto affinché la sua furbizia
screditi il Tempo e vinca il suo rovinoso passo.
Però guardati da lei, prediletto del suo capriccio:
ella può trattenere non tenere sempre il suo tesoro!
Il suo debito pur ritardato, dovrà avere un saldo,
e la sua quietanza sarà la tua restituzione.
»»» Introduzione ai Sonetti
»»» Elenco completo Sonetti
»»» I Sonetti in Inglese, con audio lettura
Analisi del Sonetto 126
Il Sonetto 126 è uno dei testi più particolari e solenni della sequenza: appare come un addio, o come un monito definitivo rivolto all’amato. Dopo la celebrazione della fedeltà e dell’amore indipendente dal Tempo (123–125), Shakespeare torna ancora una volta a confrontarsi con il nemico più grande: il Tempo. Ma qui lo scontro cambia tono: non è più una sfida orgogliosa (come nel Sonetto 123), bensì una profezia.
Il poeta si rivolge al giovane amato come a una creatura eccezionale: sembra reggere in potere lo specchio del tempo, la falce e la clessidra. In altre parole, sembra padrone della giovinezza. Egli “declinando fiorisce”: mentre l’età avanza, continua a sbocciare. Questo crea una visione incantata e quasi irreale, perché i segni dell’invecchiamento non sembrano toccarlo.
Ma Shakespeare introduce subito il rovescio: questa sospensione non è eterna. Non è l’amato a dominare davvero il Tempo: è la Natura che, per capriccio e furbizia, trattiene ancora il suo tesoro. E ciò che viene trattenuto, un giorno verrà chiesto indietro. L’intero sonetto diventa così un’amara verità: la bellezza non è immortale, anche quando sembra invincibile.
Prima quartina: il giovane come dominatore di specchio, falce e clessidra
Il sonetto si apre con un’immagine potentissima:
l’amato è “amabil giovane” e sembra reggere in suo potere gli strumenti del Tempo.
Lo “specchio mutevole” è il riflesso della trasformazione: ciò che oggi è, domani cambia. La falce è la distruzione, la mietitura delle vite e delle bellezze. La clessidra è la misura inevitabile dello scorrere.
Eppure il giovane sembra dominarli: mentre altri appassiscono, lui sboccia. Questo crea un senso di superiorità quasi divina: la bellezza dell’amato diventa una prova vivente contro il declino.
Ma Shakespeare inserisce anche un’ombra: l’amato “espone l’appassire” di chi lo ama. La sua giovinezza, che resta, fa risaltare ancora di più la decadenza degli altri. La bellezza diventa quasi crudele involontariamente: chi ama invecchia, chi è amato sembra eterno.
Seconda quartina: la Natura “inganna” il Tempo
Nella seconda quartina Shakespeare spiega il fenomeno: non è una vittoria vera contro il Tempo. È la Natura che, pur essendo artefice della decadenza, sembra riportare indietro l’amato mentre avanza nel tempo.
È un paradosso: proprio colei che consuma tutto (la Natura) trattiene ancora quella bellezza. Ma lo fa per furbizia: per screditare il Tempo, per fargli perdere terreno.
Qui Shakespeare introduce un conflitto cosmico: Natura e Tempo sono potenze rivali. La Natura trattiene il giovane come un capolavoro, quasi per dimostrare di essere più forte della falce.
Ma si tratta solo di una strategia momentanea: un gioco di potere, non un’eternità.
Terza quartina: il monito — la Natura trattiene, ma non per sempre
La terza quartina è un avvertimento severo:
“guardati da lei”.
Il giovane è il prediletto del capriccio della Natura: ma proprio per questo è in pericolo. La Natura può trattenere il suo tesoro, ma non può tenerlo sempre. Shakespeare distrugge l’illusione della giovinezza senza fine: ciò che è trattenuto è comunque destinato a essere restituito.
E qui entra la grande metafora contabile:
il debito, anche se ritardato, dovrà avere un saldo. La Natura ha concesso tempo extra, ha rimandato il pagamento, ma la legge finale non cambia.
Il distico: la quietanza sarà la restituzione
Il distico è lapidario e tremendo:
“e la sua quietanza sarà la tua restituzione.”
La “quietanza” è la ricevuta finale, la prova del saldo. E il saldo è la “restituzione” del giovane stesso: della sua bellezza, della sua vita, del suo tempo concesso in prestito.
È una chiusa quasi funebre: la Natura, alla fine, esige ciò che ha dato. Non si tratta di punizione morale: è legge naturale. Il sonetto termina con una verità inevitabile, che suona come un congedo.
Conclusione
Il Sonetto 126 è un monito estremo sul Tempo. Shakespeare guarda l’amato come un miracolo di giovinezza che sembra dominare falce e clessidra, ma spiega che questa vittoria è solo momentanea: è la Natura che trattiene il proprio tesoro per capriccio e strategia, quasi per umiliare il Tempo.
Tuttavia la sospensione non può durare: ciò che è trattenuto sarà richiesto. Il debito andrà saldato, e la “quietanza” finale sarà la restituzione stessa della bellezza e della vita.
È un sonetto doloroso e profetico: se nei testi precedenti la fedeltà sfidava il Tempo, qui Shakespeare riconosce che nessuno — nemmeno il più splendido dei giovani — può sottrarsi per sempre alla legge del declino.
Sonnet 126 – In English ·
◀ Sonetto 125 · Sonetto 127 ▶
La traduzione italiana di questo sonetto è opera di Maria Antonietta Marelli, edita da Garzanti. Tutti i diritti sono riservati dai rispettivi titolari. La presenza del testo in questa pagina ha finalità di studio e divulgazione dell’opera di William Shakespeare. Il sito può includere inserzioni pubblicitarie generiche, non collegate al contenuto specifico della traduzione e non sostitutive dell’edizione editoriale. Si invita alla consultazione dell’edizione completa disponibile presso l’editore o le librerie autorizzate.
(I Sonetti – Garzanti editore)
Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube: VALTER ZANARDI letture.