Nel Sonetto 134 Shakespeare continua il dramma del tradimento: ha ipotecato se stesso alla donna e riconosce che l’amico è ormai suo. Chiede almeno che l’altro “io” gli venga restituito, ma comprende che non accadrà: lei è possessiva e l’amico è nobile, dunque manterrà il vincolo sottoscritto. La Dark Lady appare come un’usuraia che pretende l’intero prezzo della bellezza: possiede entrambi e, sebbene l’amico paghi, il poeta non è libero.

Sonetto 134 – Leggi e ascolta
Così, or che ho confessato che egli è tuo
e che me stesso ho ipotecato alle tue brame,
rinuncio a ogni diritto se tu l’altro mio io
vorrai restituirmi ancora a mio conforto.
Ma non lo farai, né lui vorrà mancar l’impegno,
perché tu sei possessiva ed egli ha nobil cuore;
solo a mio favore egli sottoscrisse
quel vincolo che anche lui or lega strettamente.
Della tua bellezza tu vuoi l’intero prezzo,
tu usuraia che solo dai per interesse,
e citi un amico che per me impegnò il suo nome:
così lo perdo per questo assurdo intrigo.
Io l’ho perduto; tu ci possiedi entrambi,
ei paga ogni tributo, ma ancor non sono libero.
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Analisi del Sonetto 134
Il Sonetto 134 è il seguito diretto del 133 e ne sviluppa la tragedia con un linguaggio economico e giuridico: ipoteca, vincolo, sottoscrizione, tributo, usura. Shakespeare descrive l’amore come un contratto capestro e la Dark Lady come un’usuraia che presta bellezza chiedendo in cambio la vita intera di chi la desidera.
Il poeta ammette apertamente la sconfitta: ha ipotecato se stesso alle brame della donna e ha confessato che l’amico è diventato suo. Eppure prova ancora a negoziare: se lei restituisse l’amico, lui rinuncerebbe a ogni diritto. Ma la risposta è già chiara: lei non lo farà, e l’amico — nobile — non romperà l’impegno.
Il sonetto è quindi un testo sulla prigionia: si paga, si tributa, ma non ci si libera. Il desiderio diventa debito perpetuo.
Prima quartina: confessione e patteggiamento impossibile
La prima quartina parte da un’ammissione:
“ho confessato che egli è tuo”.
E non basta: Shakespeare ha ipotecato se stesso. L’amore diventa un prestito, una garanzia data al creditore. Il poeta rinuncia a ogni diritto se lei restituisce “l’altro mio io”. È un patto disperato: sacrifica se stesso per salvare l’amico.
Ma il patto è già condannato: è un’offerta senza potere contrattuale, perché la donna possiede già tutto.
Seconda quartina: lei possiede, lui mantiene l’impegno
Nella seconda quartina Shakespeare anticipa la risposta:
lei non lo farà e l’amico non mancherà l’impegno.
La donna è “possessiva” e l’amico ha “nobil cuore”: qui la tragedia è doppia.
– lei trattiene per cupidigia,
– lui resta legato per onore.
L’amico aveva sottoscritto solo per favorire il poeta, ma ora quel vincolo lo lega. Shakespeare mostra così un inganno crudele: la bontà dell’amico è diventata la sua catena.
Terza quartina: la Dark Lady come usuraia
La terza quartina è la più corrosiva:
la donna vuole l’intero prezzo della sua bellezza. È un’economia dell’eros: la bellezza è moneta, il desiderio è debito.
Shakespeare la chiama “usuraia”: non dà per amore, ma per interesse. E cita l’amico che ha impegnato il suo nome per lui: cioè lo chiama in causa come garante, come fideiussore.
Il risultato è assurdo e tragico:
“così lo perdo per questo assurdo intrigo”. Shakespeare perde l’amico non per colpa dell’amico, ma per l’intreccio economico-morale creato dal desiderio.
Il distico: pagamento senza libertà
Nel distico finale Shakespeare chiude con la condanna definitiva:
lei possiede entrambi.
L’amico paga ogni tributo, eppure il poeta non è libero. È la definizione di schiavitù: anche quando il debito viene pagato, la catena resta.
Qui Shakespeare mostra una verità terribile: l’amore come dipendenza non ha saldo finale. La donna esige sempre, e chi ama resta prigioniero.
Conclusione
Il Sonetto 134 trasforma il desiderio in un sistema di debiti e vincoli. Shakespeare confessa di essersi ipotecato alla Dark Lady e di averle consegnato anche l’amico, l’“altro io”. Vorrebbe salvarlo, ma capisce che non sarà possibile: lei è possessiva, lui è nobile e manterrà l’impegno.
La donna viene dipinta come un’usuraia della bellezza: pretende il prezzo intero, cita l’amico come garante e li possiede entrambi. Il distico finale suggella la tragedia: si paga ogni tributo, ma non si è mai liberi.
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La traduzione italiana di questo sonetto è opera di Maria Antonietta Marelli, edita da Garzanti. Tutti i diritti sono riservati dai rispettivi titolari. La presenza del testo in questa pagina ha finalità di studio e divulgazione dell’opera di William Shakespeare. Il sito può includere inserzioni pubblicitarie generiche, non collegate al contenuto specifico della traduzione e non sostitutive dell’edizione editoriale. Si invita alla consultazione dell’edizione completa disponibile presso l’editore o le librerie autorizzate.
(I Sonetti – Garzanti editore)
Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube: VALTER ZANARDI letture.