Shakespeare. Sonetto 136 - Sonnet 136. Audio. | Shakespeare Italia

Sonetto 136 – Sonnet 136

Shakespeare Sonetto 136

Se l’anima ti rimprovera il mio contegno audace. If thy soul cheque thee that I come so near. 

Leggi e ascolta

Se l’anima ti rimprovera il mio contegno audace
giura all’anima tua cieca che ero io il tuo Will
e l’anima tua ben sa che ivi l’amor è ammesso:
perciò per amor, dolcezza, appaga la mia supplica.
Will completerà la ricchezza del tuo amore
e quest’unico mio desìo appagherà ogni voglia.
In posti di gran ritrovo si sa per esperienza
che uno non conta niente in mezzo a tanta gente:
perciò lascia che nel numero io passi inosservato
benché il mio uno accresca il novero dei tuoi possessi;
stimami pure un nulla, purché pensar ti piaccia
questa mia nullità un qualcosa che ti è caro.
Fa’ del mio nome il tuo amore ed amalo per sempre,
così mi amerai, perché il mio nome è Will.

Il Sonetto 136 continua a giocare sulla parola “will” e il risultato è ancora più dannoso per il carattere della donna. La signora ha altri amanti ma non ha ancora acconsentito ad accettare il poeta. Nell’ultima riga, il poeta recita: “così mi amerai, perché il mio nome è Will”, molto probabilmente un riferimento allo stesso Shakespeare.

Essenzialmente l’argomento del poeta è che un altro amante – se stesso – non occuperà eccessivamente l’amante, specialmente quando il poeta si caratterizza come “nulla”: “stimami pure un nulla, purché pensar ti piaccia / questa mia nullità un qualcosa che ti è caro.” Il poeta sostiene che, data la prodigiosa lussuria della donna, aggiungere un altro amante alla sua scuderia di amanti è insignificante.

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Read and listen

If thy soul cheque thee that I come so near,
Swear to thy blind soul that I was thy ‘Will,’
And will, thy soul knows, is admitted there;
Thus far for love my love-suit, sweet, fulfil.
‘Will’ will fulfil the treasure of thy love,
Ay, fill it full with wills, and my will one.
In things of great receipt with ease we prove
Among a number one is reckon’d none:
Then in the number let me pass untold,
Though in thy stores’ account I one must be;
For nothing hold me, so it please thee hold
That nothing me, a something sweet to thee:
Make but my name thy love, and love that still,
And then thou lovest me, for my name is ‘Will.’

Sonnet 136 continues to play on the word “will,” and the result is still more damaging to the woman’s character. The lady has other lovers but has not yet consented to accept the poet. In the last line, the poet acknowledges, “And then thou lovest me, for my name is Will,” most likely a reference to Shakespeare himself.

For all of the poet’s play on phrases like “I come so near,” “store’s account,” and “a something, sweet,” his satirical purpose is apparent. Essentially the poet’s argument is that one more lover — himself — will not overextend the mistress, especially when the poet characterizes himself as “nothing”: “For nothing hold me, so it please thee hold / That nothing me, a something, sweet, to thee.” The poet argues that, given the woman’s prodigious lust, adding one more lover to her stable of lovers is insignificant.

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Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

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