Sonetto 95 – Shakespeare

La bellezza rende seducente persino la colpa: il fascino dell’amato addolcisce il peccato e lo trasforma in grazia, ma proprio questo privilegio contiene un grave pericolo morale.

Sonetto 95 di Shakespeare

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Come sai render dolce ed amabil la vergogna
che simile al verme nella fragrante rosa,
contamina la bellezza del tuo fiorente nome!
O in quali dolcezze racchiudi i tuoi peccati!

Chi narrerà la storia dei tuoi giorni
commentando lascivamente i tuoi piaceri,
in forma di elogio sol potrebbe criticarti:
basta il tuo nome a ingentilire ogni biasimo.

O qual splendida dimora hanno eletto quei vizi
che per loro abitazione hanno scelto te,
ove manto di bellezza copre ogni peccato
e converte in grazia quanto l’occhio può vedere!

Attento, cuore caro, a questo immenso privilegio:
male usata anche la più dura lama perde il filo.


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Analisi del Sonetto 95

Il Sonetto 95 prosegue direttamente la riflessione morale del Sonetto 94, spostando l’attenzione dal potere trattenuto al potere abusato. Se prima Shakespeare aveva elogiato chi sa dominare le proprie doti, qui mostra il lato opposto: la bellezza che copre, giustifica e rende amabile ciò che dovrebbe essere condannato.

Il sonetto mette a nudo un meccanismo pericoloso: quando il fascino è grande, anche la colpa appare meno colpevole. Il poeta non nega il magnetismo dell’amato, ma ne denuncia l’effetto distorsivo sul giudizio morale.

Prima quartina: la colpa addolcita

Nella prima quartina Shakespeare osserva come l’amato sappia rendere dolce la vergogna.

Il peccato, paragonato a un verme nella rosa, contamina la bellezza senza distruggerla. Anzi, il nome stesso dell’amato basta a ingentilire ciò che, in altri, sarebbe biasimevole.

Seconda quartina: il nome che assolve

La seconda quartina insiste su questo potere.

Chi racconta i piaceri dell’amato può farlo solo in forma di elogio: la bellezza trasforma la critica in ammirazione. Il nome dell’amato funziona come una copertura morale.

Terza quartina: il manto della bellezza

Nella terza quartina il poeta descrive i vizi come ospiti di una dimora splendida.

La bellezza agisce da manto, nascondendo ogni peccato e convertendolo in grazia agli occhi di chi guarda. È proprio questa protezione a rendere il rischio più grave.

Il distico finale: l’ammonimento

Nel distico finale Shakespeare lancia un avvertimento netto.

Anche la lama più dura perde il filo se usata male: allo stesso modo, un privilegio straordinario può diventare strumento di rovina se non è guidato dalla misura.

Conclusione

Il Sonetto 95 è un monito severo contro l’abuso del fascino. Shakespeare riconosce il potere seduttivo della bellezza, ma ne mostra anche l’effetto corrosivo quando viene usata per giustificare la colpa.

In continuità con il Sonetto 94, il poeta afferma che la vera virtù non consiste nell’essere belli, ma nel saper rispondere eticamente al dono ricevuto. La bellezza che assolve tutto finisce per perdere se stessa. E ciò che oggi appare grazia, domani può diventare colpa irreparabile.

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Crediti

La traduzione italiana di questo sonetto è opera di Maria Antonietta Marelli, edita da Garzanti. Tutti i diritti sono riservati dai rispettivi titolari. La presenza del testo in questa pagina ha finalità di studio e divulgazione dell’opera di William Shakespeare. Il sito può includere inserzioni pubblicitarie generiche, non collegate al contenuto specifico della traduzione e non sostitutive dell’edizione editoriale. Si invita alla consultazione dell’edizione completa disponibile presso l’editore o le librerie autorizzate.

(I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube: VALTER ZANARDI letture.


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