Shakespeare. Sonetto 101 - Sonnet 101. Audio. | Shakespeare Italia

Sonetto 101 – Sonnet 101

Shakespeare Sonetto 100

Quali saranno le tue scuse, o Musa vagabonda. O truant Muse, what shall be thy amends. 

Leggi e ascolta

Quali saranno le tue scuse, o Musa vagabonda,
per tanta negligenza di virtù in bellezza?
Virtù e bellezza insieme dipendon dal mio amore,
ed anche tu in lui trovi ogni tuo merito.
Dammi risposta, o Musa, vuoi tu forse dire:
“Virtù, in colore fissa, non necessita pittura,
né bellezza di pennello per attestarne il vero;
ma il meglio meglio risplende se puro lo si lascia?”.
Resterai tu muta perché a lui non serve lode?
Non scusar così il silenzio, perché sta in te
far sì ch’ei sopravviva a un sepolcro d’oro
e che sia apprezzato in epoche a venire.
Fa dunque il tuo dovere, Musa: io ti insegnerò
a mostrarlo com’è ora anche in tempi più lontani.

Continuando la sua richiesta alla Musa della poesia, il poeta abbandona il silenzio e filosofeggia sulla natura della verità e della bellezza. La natura, dice, è la verità del poeta; la bellezza cosmetica, la sua falsità: “Virtù, in colore fissa, non necessita pittura, / né bellezza di pennello per attestarne il vero”. Ritorna anche su un altro dei suoi temi preferiti, l’immortalità del giovane attraverso i suoi versi; riconosce che la sua unica responsabilità nella vita è “far sì ch’ei sopravviva a un sepolcro d’oro / e che sia apprezzato in epoche a venire”.

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Read and listen

O truant Muse, what shall be thy amends
For thy neglect of truth in beauty dyed?
Both truth and beauty on my love depends;
So dost thou too, and therein dignified.
Make answer, Muse: wilt thou not haply say
‘Truth needs no colour, with his colour fix’d;
Beauty no pencil, beauty’s truth to lay;
But best is best, if never intermix’d?’
Because he needs no praise, wilt thou be dumb?
Excuse not silence so; for’t lies in thee
To make him much outlive a gilded tomb,
And to be praised of ages yet to be.
Then do thy office, Muse; I teach thee how
To make him seem long hence as he shows now.

Continuing his plea to the Muse of poetry, the poet abandons his silence and philosophizes about the nature of truth and beauty. Nature, he says, is the poet’s truth; cosmetic beauty, his falsehood: “Truth needs no color with his color fixed, / Beauty no pencil, beauty’s truth to lay.” He also returns to another of his favorite themes, the young man’s immortality through his verse; he recognizes that his only responsibility in life is “To make him much outlive a gilded tomb / And to be praised of ages yet to be.”

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Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

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