Shakespeare. Sonetto 104 - Sonnet 104. Audio. | Shakespeare Italia

Sonetto 104 – Sonnet 104

Shakespeare Sonetto 104

Per me, amico mio, non sarai mai vecchio. To me, fair friend, you never can be old. 

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Per me, amico mio, non sarai mai vecchio,
qual eri la prima volta che incontrai il tuo sguardo,
tal oggi appare la tua bellezza; tre gelidi inverni
hanno scosso dagli alberi l’orgoglio di tre estati,
tre leggiadre primavere avvizzite in gialli autunni
ho visto nel susseguir delle stagioni,
tre fragranti Aprili arsero nel fuoco di tre Giugni
da quando ti vidi in fiore, giovane come ora.
Ma la bellezza è come l’ombra sulla meridiana
che furtiva avanza senza mostrarne il passo;
così la tua freschezza, che a me par sempre ferma,
ha un movimento che l’occhio mio non percepisce:
se temi questo, sappi, posterità in ascolto:
pria del tuo avvento già era morta l’estate di bellezza.

Il Sonetto 104 indica per la prima volta che la relazione del poeta e del giovane va avanti da tre anni. Evocando le immagini stagionali dei sonetti precedenti, il poeta osserva che “tre gelidi inverni / … l’orgoglio di tre estati, / tre leggiadre primavere avvizzite in gialli autunni / ho visto nel susseguir delle stagioni”. Solo ora il poeta è disposto a chiedersi se la bellezza del giovane rimanga com’era “la prima volta che incontrai il tuo sguardo”: “così la tua freschezza, che a me par sempre ferma, / ha un movimento che l’occhio mio non percepisce”. Non importa, però, sostiene il poeta nel distico conclusivo, se la bellezza del giovane si è deteriorata: nessuna bellezza ha mai eguagliato l’aspetto del giovane, né nulla in futuro oscurerà il suo bel viso.

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Read and listen


To me, fair friend, you never can be old,
For as you were when first your eye I eyed,
Such seems your beauty still. Three winters cold
Have from the forests shook three summers’ pride,
Three beauteous springs to yellow autumn turn’d
In process of the seasons have I seen,
Three April perfumes in three hot Junes burn’d,
Since first I saw you fresh, which yet are green.
Ah! yet doth beauty, like a dial-hand,
Steal from his figure and no pace perceived;
So your sweet hue, which methinks still doth stand,
Hath motion and mine eye may be deceived:
For fear of which, hear this, thou age unbred;
Ere you were born was beauty’s summer dead.

Sonnet 104 indicates for the first time that the poet and young man’s relationship has gone on for three years. Evoking seasonal imagery from previous sonnets, the poet notes that “Three winters cold / . . . three summers’ pride, / Three beauteous springs to yellow autumn turned / In process of the seasons I have seen.” Only now is the poet willing to question whether the youth’s beauty remains as it was “when first your eye I eyed”: “So your sweet hue, which methinks still doth stand, / Hath motion, and mine eye may be deceived.” No matter, though, the poet argues in the concluding couplet, if the youth’s beauty has deteriorated: No beauty has ever equaled the youth’s appearance, nor will anything in the future outshine his lovely visage.

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Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

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