Shakespeare. Sonetto 108 - Sonnet 108. Audio. | Shakespeare Italia

Sonetto 108 – Sonnet 108

Shakespeare Sonetto 108

V’è altro nel cervello che inchiostro possa scrivere. What’s in the brain that ink may character. 

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V’è altro nel cervello che inchiostro possa scrivere
che il mio sincero spirito non ti abbia dedicato?
Che dir ancor di nuovo, che resta ancor da offrire
per esprimere il mio amore o il tuo prezioso merito?
Nulla, caro giovane; ma come in sante preci, ancor
devo ripetere ogni giorno le stesse cose,
non sentendo vecchio il vecchio dir, tu mio, io tuo,
come la prima volta che venerai il tuo nome.
Così quell’eterno amore in rinnovata veste,
non dà peso alla polvere e al logorio del tempo
né concede spazio alle implacabili rughe,
ma costringe vecchiaia a sua perenne schiava,
trovando il primo concetto d’amor perpetuato
dove tempo e apparenza lo penserebbero distrutto.

Ammettendo che rischia di rimanere a corto di nuove idee e “devo ripetere ogni giorno le stesse cose” del giovane, il poeta sostituisce la creazione appena immaginata con il rito; l’amore ridondante trova un nuovo significato nella ripetizione “Così quell’eterno amore in rinnovata veste, / non dà peso alla polvere e al logorio del tempo.” Psicologicamente malsano, il poeta regredisce di nuovo a vedere se stesso e il giovane come “tu mio, io tuo”. Rivive il passato, ma lo fa in modo tale che il passato sembri nuovamente fresco: “trovando il primo concetto d’amor perpetuato / dove tempo e apparenza lo penserebbero distrutto”. Poiché la realtà comporta ferite e accuse del passato, il poeta sceglie di vivere in un mondo fantastico in cui non è costretto a ricordare il trattamento narcisistico che i giovani hanno di lui.

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What’s in the brain that ink may character
Which hath not figured to thee my true spirit?
What’s new to speak, what new to register,
That may express my love or thy dear merit?
Nothing, sweet boy; but yet, like prayers divine,
I must, each day say o’er the very same,
Counting no old thing old, thou mine, I thine,
Even as when first I hallow’d thy fair name.
So that eternal love in love’s fresh case
Weighs not the dust and injury of age,
Nor gives to necessary wrinkles place,
But makes antiquity for aye his page,
Finding the first conceit of love there bred
Where time and outward form would show it dead.

Admitting that he risks running out of new ideas and “I must each day say o’er the very same” about the young man, the poet replaces newly imagined creation with ritual; redundant love finds new meaning in repetition “So that eternal love in love’s fresh case / Weighs not the dust and injury of age.” Psychologically unhealthy, the poet again regresses to viewing himself and the young man as “thou mine, I thine.”  He relives the past, but he does so in such a way that the past seems newly fresh: “Finding the first conceit of love there bred / Where time and outward form would show it dead.” Because reality entails past hurts and accusations, the poet chooses to live in a fantasy world where he’s not forced to remember the youth’s narcissistic treatment of him.

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Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

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