Shakespeare. Sonetto 110 - Sonnet 110. Audio. | Shakespeare Italia

Sonetto 110 – Sonnet 110

Shakespeare Sonetto 110

Ahimè, è vero, ho errato qua e là. Alas, ‘tis true I have gone here and there. 

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Ahimè, è vero, ho errato qua e là
e fatto di me stesso un buffone da teatro,
ho trafitto i miei pensieri, deprezzato sentimenti,
e per nuove sensazioni offeso vecchi affetti.
È ancor più vero che guardai la fedeltà
con sospetto e distacco; ma per il cielo,
questo fuorviare diede al mio cuore nuova giovinezza
e i peggiori incontri ti confermaron mio supremo amore.
Or tutto è passato, abbi quanto non avrà mai fine:
mai più vorrò acuire questa voglia mia d’amore
con esperienze nuove per provare un vecchio amico,
un dio in amore, al quale son devoto.
Lascia ch’io dunque torni al cielo mio migliore,
l’ambito cuore tuo, puro e generoso.

Il poeta si rammarica profondamente della sua mancanza di attenzione nei confronti del giovane e desidera mostrare il suo disgusto e il suo rimprovero. Elenca i suoi difetti ed esprime risentimento per essere legato al suo corso “un buffone da teatro” e per aver“deprezzato sentimenti”: per il suo amore per il giovane. Quasi masochisticamente, crede di essersi fatto male, un autolesionismo che merita anche il rimprovero del giovane.

Il Sonetto 110 è unificato dalla nozione di verità del poeta e dai molti modi diversi in cui la verità viene espressa: “è vero”, “ancor più vero”, “guardato alla fedeltà” e “puro e generoso”. Il sonetto incorpora il movimento del poeta dal rimpianto di un comportamento precedente al suo adulatorio sul giovane. Nella prima quartina, il poeta ammette di aver offeso il giovane con le sue azioni, anche se non dice esattamente quali fossero quelle azioni fino alla seconda quartina: Ha mostrato affetto per “un altro giovane”. Tuttavia, questa breve relazione ha solo rafforzato il suo amore per il giovane, che lui chiama “mio supremo amore”. Giurando di non voler “acuire questa voglia mia d’amore / con esperienze nuove per provare un vecchio amico”, il poeta supplica il giovane: “Lascia ch’io dunque torni al cielo mio migliore”, e si ingrazia al giovane chiamandolo “puro e generoso”.

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Alas, ‘tis true I have gone here and there
And made myself a motley to the view,
Gored mine own thoughts, sold cheap what is most dear,
Made old offences of affections new;
Most true it is that I have look’d on truth
Askance and strangely: but, by all above,
These blenches gave my heart another youth,
And worse essays proved thee my best of love.
Now all is done, have what shall have no end:
Mine appetite I never more will grind
On newer proof, to try an older friend,
A god in love, to whom I am confined.
Then give me welcome, next my heaven the best,
Even to thy pure and most most loving breast.

The poet deeply regrets his lapse of attention to the young man and wishes to show his disgust and self-reproach. He lists his faults and expresses resentment at being bound to his “motley” course and for selling “cheap what is most dear” — his love for the young man. Almost masochistically, he believes that he has hurt himself, a self-injury deserving the youth’s reproach as well.

Sonnet 110 is unified by the poet’s notion of truth and the many different ways truth is expressed: “‘tis true,” “Most true,” “looked on truth,” and “pure and most most loving.” The sonnet incorporates the poet’s movement from regret of an earlier behavior to his fawning over the young man. In the first quatrain, the poet admits that he offended the young man by his actions, although just what those actions were he doesn’t say until in the second quatrain: He displayed affection for “another youth.” However, this brief relationship has only strengthened his love for the young man, whom he calls “my best of love.” Vowing never again to “grind / On newer proof, to try an older friend,” the poet begs the young man, “Then give me welcome, next my heaven the best,” and he ingratiates himself to the youth by calling him his “pure and most most loving breast.” The double use of the word “most,” although it seems falsely affected, emphasizes the deep emotion the poet has for the youth, “A god in love” to whom the poet is “confined.”

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Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

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