Shakespeare. Sonetto 117 - Sonnet 117. Audio. | Shakespeare Italia

Sonetto 117 – Sonnet 117

Shakespeare Sonetto 117

Accusami pure d’aver del tutto trascurato. Accuse me thus: that I have scanted all. 

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Accusami pure d’aver del tutto trascurato
il dovuto compenso ai tuoi grandi meriti,
d’aver scordato di venerare quel prezioso amore
che di giorno in giorno sempre più mi vincola;
d’esser stato familiare con gente sconosciuta,
lasciando ad altri il tuo diritto ben pagato;
d’aver spiegato vele a tutti i venti
per allontanarmi sempre più dalla tua vista.
Registra pure caparbietà ed errori
e a vere prove, aggiungi i tuoi sospetti;
fammi bersaglio del tuo furioso sguardo,
ma non colpirmi nella foga del tuo odio:
perché la mia difesa adduce che sol volli tentare
di mettere alla prova la forza del tuo amore.

Il poeta torna bruscamente sull’argomento del giovane e rinnova le sue scuse e il suo appello. Mentre il Sonetto 116 indica che il rapporto si è stabilizzato, questo sonetto sottolinea l’auto-rimprovero del poeta usando una terminologia legale: “Accusami pure d’aver del tutto trascurato / il dovuto compenso ai tuoi grandi meriti”; “… giorno in giorno sempre più mi vincola”; e “Registra pure caparbietà ed errori”.

Il Sonetto 117 fa eco al Sonetto 110, in cui l’oratore elenca anche i suoi difetti. Qui, sebbene l’ottetto – le prime otto righe – renda chiaramente la natura dei torti del poeta, gli eventi reali non vengono identificati. Il poeta confessa di aver sperperato l’affetto costante del giovane sugli altri: “d’esser stato familiare con gente sconosciuta”. L’espressione figurativa “d’aver spiegato vele a tutti i venti” può riferirsi alla distanza emotiva o, come alcuni pensano, al bere eccessivo piuttosto che al viaggio effettivo. Il distico finale chiarisce ancora, come nel sonetto precedente, che l’abisso emotivo tra il giovane e il poeta è dovuto all’incostanza e al tradimento del giovane, non a quello del poeta.

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Read and listen


Accuse me thus: that I have scanted all
Wherein I should your great deserts repay,
Forgot upon your dearest love to call,
Where to all bonds do tie me day by day;
That I have frequent been with unknown minds
And given to time your own dear-purchased right
That I have hoisted sail to all the winds
Which should transport me farthest from your sight.
Book both my wilfulness and errors down
And on just proof surmise accumulate;
Bring me within the level of your frown,
But shoot not at me in your waken’d hate;
Since my appeal says I did strive to prove
The constancy and virtue of your love.

The poet abruptly returns to the subject of the young man and renews his apology and appeal. Whereas Sonnet 116 indicates that the relationship has stabilized, this sonnet stresses the poet’s self-rebuke using legal terminology: “Accuse me thus, that I have scanted all / Wherein I should your great deserts repay”; “. . . all bonds do tie me day by day”; and “Book both my wilfulness and errors down.”

Sonnet 117 echoes Sonnet 110, in which the speaker also lists his faults. Here, although the octet — the first eight lines — clearly renders the nature of the poet’s wrongs, actual events are not identified. The poet confesses to squandering the youth’s constant affection on others: “I have frequent been with unknown minds.” The figurative expression “hoisted sail to all the winds” may refer to emotional distance or, as some think, to excessive drink rather than actual travel. The ending couplet again makes clear, as in the previous sonnet, that the emotional gulf between the youth and the poet is due to the youth’s inconstancy and betrayal, not the poet’s.

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Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

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