Shakespeare. Sonetto 118 - Sonnet 118. Audio. | Shakespeare Italia

Sonetto 118 – Sonnet 118

Shakespeare Sonetto 118

Se per risvegliare il nostro appetito. Like as, to make our appetites more keen. 

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Se per risvegliare il nostro appetito
stimoliamo il palato con ghiottonerie piccanti
e per proteggerci da malattie senza alcun sintomo,
ci ammaliamo con purghe per evitar l’infermità:
anch’io, colmo della tua instancabile dolcezza,
orientai il mio vitto alle salse amare
e sazio di piacere trovai un certo conforto
nell’essere malato senza ragion fondata.
Ma l’astuta strategia in amor di premunirci
da mali inesistenti, diede vita a vere colpe
e finì per aggravare una sana situazione
che ricca di benessere, con mal volle curarsi.
Ma da questo imparo e giusta è la lezione,
i farmaci avvelenano chi s’ammalò di te.

Il poeta elabora ora i versi 5 e 6 del sonetto precedente: “d’esser stato familiare con gente sconosciuta / lasciando ad altri il tuo diritto ben pagato”. Qui nel Sonetto 118, poiché un appetito stanco ha bisogno di rivivere, sia il poeta che il giovane cercano nuove, se non migliori, conoscenze. Quando il poeta paragona il giovane a una “instancabile dolcezza”, crea un’antitesi nel descrivere i suoi nuovi amici come “ghiottonerie piccanti” e “salse amare”. Dichiarandosi “malato”, il poeta è scontento della sua scelta di medicine: “orientai il mio vitto alle salse amare”.

Reagendo al ritiro emotivo del giovane dalla relazione, il poeta reagisce in modo eccessivo e scopre che la cura per il suo cuore malato è peggiore della malattia originale dell’amore non corrisposto. Dove originariamente non c’era malattia, ora ci sono “vere colpe”, ma solo dopo il fatto il poeta si rende conto del suo errore: “Ma da questo imparo e giusta è la lezione, / i farmaci avvelenano chi s’ammalò di te.” L’affetto reciproco tra il poeta e il giovane è in declino.

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Read and listen


Like as, to make our appetites more keen,
With eager compounds we our palate urge,
As, to prevent our maladies unseen,
We sicken to shun sickness when we purge,
Even so, being tuff of your ne’er-cloying sweetness,
To bitter sauces did I frame my feeding
And, sick of welfare, found a kind of meetness
To be diseased ere that there was true needing.
Thus policy in love, to anticipate
The ills that were not, grew to faults assured
And brought to medicine a healthful state
Which, rank of goodness, would by ill be cured:
But thence I learn, and find the lesson true,
Drugs poison him that so fell sick of you.

The poet now elaborates on lines 5 and 6 from the previous sonnet: “That I have frequent been with unknown minds / And given to time your own dear-purchased right.” Here in Sonnet 118, because a jaded appetite needs reviving, both the poet and the youth seek new, if not better, acquaintances. When the poet compares the youth to a “ne’er-cloying sweetness,”  he sets up an antithesis in describing his newer friends as “eager compounds” and “bitter sauces.” Declaring himself to be “diseased,” the poet is displeased in his choice of medicines: “To bitter sauces did I frame my feeding.”

Reacting to the youth’s emotional withdrawal from the relationship, the poet overreacts and finds that the cure to his ailing heart is worse than the original malady of unrequited love. Where originally there was no sickness, now there are “faults assured,” but only after the fact does the poet realize his mistake: “But thence I learn, and find the lesson true, / Drugs poison him that so fell sick of you.” Mutual affection between the poet and the youth is in decline.

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Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

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