Sonetto 119 – Shakespeare

Nel Sonetto 119 Shakespeare rievoca un delirio di colpa e smarrimento: come se avesse bevuto lacrime di Sirene, la mente si confonde tra speranze e paure. Ma da quell’errore nasce una scoperta: il bene risplende quando è stato attraversato dal male, e l’amore infranto, ricostruito, diventa più forte e più grande. Così il poeta ritorna mortificato all’amato, e dal male ricava un guadagno triplice.

Sonetto 119 di Shakespeare

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Quali lacrime di Sirene devo aver bevuto
stillate da alambicchi immondi come inferno,
per dar paura alle speranze e speranze alle paure,
sentendomi sconfitto in ogni mia vittoria!

Quali misere colpe può aver commesso il cuore,
quando si credeva al sommo d’ogni gioia!
Come vagavan fuori dalle orbite i miei occhi
nell’eccitazione di tal delirante febbre!

O vantaggio del male: ora solo riconosco
che sempre il bene è dal mal reso migliore
e che l’amore infranto, ricostruito a nuovo,
cresce ancor più bello, più forte, ben più grande.

Così, mortificato, ritorno all’amor mio,
e dal mal guadagno tre volte quel che ho perso.


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Analisi del Sonetto 119

Il Sonetto 119 è uno dei testi più febbrili e intensi di questa sezione: Shakespeare guarda indietro a una stagione di errore, smarrimento e colpa, descrivendola come un vero e proprio stato di avvelenamento mentale. È come se avesse bevuto un liquore ingannevole — le “lacrime di Sirene” — distillato in alambicchi immondi “come inferno”. Il poeta evoca immagini di stregoneria, seduzione e veleno: l’amore, in quel momento, non era limpido, ma alterato da una febbre che confondeva speranze e paure.

Ma il sonetto non resta nel rimorso: compie una svolta. Shakespeare riconosce un “vantaggio del male”: l’esperienza dolorosa, pur degradante, diventa rivelatrice. Il bene risulta migliore se riconquistato, e l’amore infranto, ricostruito, cresce più forte. È un sonetto di caduta e risalita, di rovina e guarigione, in cui il poeta scopre che l’errore può, paradossalmente, rafforzare la verità.

Prima quartina: le lacrime delle Sirene e l’avvelenamento dell’anima

La prima quartina è dominata dalla metafora del veleno seduttivo:
“Quali lacrime di Sirene devo aver bevuto”.

Le Sirene sono simbolo di canto ingannevole, di attrazione che conduce alla perdita. Shakespeare immagina di aver bevuto le loro lacrime come fosse una pozione distillata. L’immagine degli “alambicchi immondi” richiama l’alchimia e la stregoneria: non un errore leggero, ma un’intossicazione spirituale.

L’effetto di questa pozione è la confusione totale:
dare paura alle speranze e speranze alle paure. È un capovolgimento emotivo, un caos interiore. Il poeta dice perfino di sentirsi sconfitto in ogni vittoria: anche quando ottiene qualcosa, si sente perdente. È la condizione tipica di chi è intrappolato in un’illusione, in una passione che non porta pace.

Seconda quartina: colpa e febbre delirante

Nella seconda quartina Shakespeare si rivolge al cuore e lo accusa:
quali misere colpe ha commesso quando si credeva al massimo della gioia?

Qui il poeta mostra un paradosso psicologico: spesso gli errori più gravi si compiono non nella tristezza, ma nell’euforia. La gioia si trasforma in irresponsabilità, e l’ebbrezza diventa colpa.

Poi descrive la febbre con un’immagine fisica fortissima:
“Come vagavan fuori dalle orbite i miei occhi”.

Lo sguardo esce dai limiti, perde controllo. È un’immagine di follia momentanea: occhi che non stanno più al loro posto, simbolo di una percezione che non è più lucida. La passione diventa “delirante febbre”: non calore dell’amore, ma malattia dell’anima.

Terza quartina: il vantaggio del male e l’amore ricostruito

La terza quartina segna la svolta e contiene il cuore morale del sonetto:
“O vantaggio del male”.

Shakespeare riconosce qualcosa di inquietante ma vero: il male può produrre consapevolezza. Il bene è “dal mal reso migliore” perché la perdita fa comprendere il valore, la frattura rende più evidente l’unità desiderata.

E qui l’immagine decisiva:
“l’amore infranto, ricostruito a nuovo, / cresce ancor più bello, più forte, ben più grande.”

È una dichiarazione di speranza. L’amore spezzato non torna identico: torna migliore. Come un edificio ricostruito, come un legame riparato, porta in sé la memoria della frattura, e proprio per questo acquista solidità.

Shakespeare sembra suggerire che la fedeltà riconquistata è più potente di quella mai messa alla prova.

Il distico: ritorno mortificato e guadagno triplice

Nel distico finale il poeta torna all’essenziale:
“Così, mortificato, ritorno all’amor mio”.

“Mortificato” significa umiliato, ferito, pieno di vergogna. Non torna trionfante: torna pentito. Ma questo ritorno porta un guadagno:
“e dal mal guadagno tre volte quel che ho perso.”

È un distico di bilancio. Shakespeare trasforma la perdita in profitto morale: l’esperienza del male non cancella la colpa, ma produce una conquista—più consapevolezza, più amore, più verità.

Conclusione

Il Sonetto 119 descrive l’amore come malattia e guarigione. Shakespeare rievoca un tempo di delirio, in cui speranze e paure si confondevano come sotto una pozione infernale. Ma riconosce che da quell’errore nasce una lezione: il bene diventa più prezioso dopo il male, e l’amore ricostruito cresce più forte.

Il sonetto è quindi una confessione e una rinascita: il poeta ritorna mortificato, ma torna con un amore rinnovato, e trasforma la caduta in guadagno. È uno dei punti più alti della sequenza “penitenziale”, perché mostra come Shakespeare sappia trarre verità persino dal proprio smarrimento.

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Crediti

La traduzione italiana di questo sonetto è opera di Maria Antonietta Marelli, edita da Garzanti. Tutti i diritti sono riservati dai rispettivi titolari. La presenza del testo in questa pagina ha finalità di studio e divulgazione dell’opera di William Shakespeare. Il sito può includere inserzioni pubblicitarie generiche, non collegate al contenuto specifico della traduzione e non sostitutive dell’edizione editoriale. Si invita alla consultazione dell’edizione completa disponibile presso l’editore o le librerie autorizzate.

(I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube: VALTER ZANARDI letture.


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