Shakespeare. Sonetto 120 - Sonnet 120. Audio. | Shakespeare Italia

Sonetto 120 – Sonnet 120

Shakespeare Sonetto 120

La tua crudeltà d’un tempo oggi m’aiuta. That you were once unkind befriends me now. 

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La tua crudeltà d’un tempo oggi m’aiuta,
poiché memore del dolore che allor provai
mi sentirei schiantato dal peso dei miei torti,
ché di bronzo non ho i nervi, né d’acciaio.
Se anche tu hai sofferto per le colpe mie
l’angoscia ch’io sentii, inferno saran stati quei momenti
ed io, tiranno, tempo non ebbi
di pesar quel che un dì patii per il tuo oltraggio.
O se quella cupa angoscia avesse ricordato
al mio sentir profondo quanto stronca un dolor sincero,
per poterti porgere, come allor tu offristi a me,
l’umile balsamo che dà conforto a cuori oppressi!
Ma la tua crudeltà d’un tempo è oggi una risorsa
per compensar quell’onta e riscattar la mia.

Il poeta e il giovane ora possono apprezzare le reciproche ferite, con il poeta che trascura il giovane per la sua amante e il giovane che commette una vaga “crudeltà”. Ma le loro posizioni sono ribaltate solo in senso retorico, poiché il poeta continua a sostenere che restano amici: “Ma la tua crudeltà d’un tempo è oggi una risorsa / per compensar quell’onta e riscattar la mia”. Il Sonetto 120 incarna ancora un’altra variazione sul trasferimento dei ruoli del poeta: dal sofferente – “poiché memore del dolore che allor provai” – al trasgressore incostante – “… Se anche tu hai sofferto per le colpe mie” – al tiranno – “ed io, tiranno, tempo non ebbi.”  La storia poetica diventa improvvisamente complessa e torturata dalla presenza di un altro, sebbene questa presenza rimanga sullo sfondo.

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That you were once unkind befriends me now,
And for that sorrow which I then did feel
Needs must I under my transgression bow,
Unless my nerves were brass or hammer’d steel.
For if you were by my unkindness shaken
As I by yours, you’ve pass’d a hell of time,
And I, a tyrant, have no leisure taken
To weigh how once I suffered in your crime.
O, that our night of woe might have remember’d
My deepest sense, how hard true sorrow hits,
And soon to you, as you to me, then tender’d
The humble slave which wounded bosoms fits!
But that your trespass now becomes a fee;
Mine ransoms yours, and yours must ransom me.

The poet and the youth now are able to appreciate traded injuries, with the poet neglecting the youth for his mistress and the youth committing a vague “trespass.” But their positions are only reversed in a rhetorical sense, for the poet still argues that they remain friends: “But that your trespass now becomes a fee; / Mine ransoms yours, and yours must ransom me.” Sonnet 120 embodies yet another variation on the poet’s transference of roles from sufferer — “And for that sorrow which I then did feel” — to inconstant wrongdoer — “. . . you were by my unkindness shaken” — to tyrant — “And I, a tyrant, have no leisure taken.” The poetic story suddenly becomes complex and tortured by another’s presence, although this presence remains in the background.

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Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

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