Shakespeare. Sonetto 122 - Sonnet 122. Audio. | Shakespeare Italia

Sonetto 122 – Sonnet 122

Shakespeare Sonetto 122

Il diario, tuo regalo, è qui nella mia mente. Thy gift, thy tables, are within my brain. 

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Il diario, tuo regalo, è qui nella mia mente,
interamente impresso in memoria imperitura
e durerà più a lungo di quei bianchi fogli
al di là di ogni tempo sino all’eternità
o per lo meno, fino a che la mente e il cuore
avranno da natura la facoltà di vivere,
finché non cederanno al rovinoso oblìo
il tuo nome, il tuo ricordo non andrà mai perso.
Quel povero diario non poteva contenere tutto,
né mi servon note per ricordarmi del tuo amore,
questa è la ragione che mi spinse a separarmene
dando credito alla mente che meglio ti riceve:
tenere un promemoria che mi aiuti a ricordarti
sarebbe come ammettere dimenticanza in me.

Proprio come nel Sonetto 77 il poeta ha dato al giovane un taccuino in cui scrivere i suoi pensieri, è ora il giovane che ha dato al poeta un taccuino, che il poeta però scarta. Il poeta, che sa più cose sul giovane di quanto qualsiasi libro possa contenere, afferma che non ha bisogno di alcun promemoria. Rifiutare il taccuino è un gesto curioso, quasi indifferente, che indica quanto sia diventata casuale la relazione. Sebbene gli ultimi due versi – “tenere un promemoria che mi aiuti a ricordarti / sarebbe come ammettere dimenticanza in me” – sottolineano che il poeta non teme di perdere il ricordo del giovane, l’intero sonetto implica che il giovane sta rapidamente diventando solo un caro ricordo, se non lo è già.

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Read and listen


Thy gift, thy tables, are within my brain
Full character’d with lasting memory,
Which shall above that idle rank remain
Beyond all date, even to eternity;
Or at the least, so long as brain and heart
Have faculty by nature to subsist;
Till each to razed oblivion yield his part
Of thee, thy record never can be miss’d.
That poor retention could not so much hold,
Nor need I tallies thy dear love to score;
Therefore to give them from me was I bold,
To trust those tables that receive thee more:
To keep an adjunct to remember thee
Were to import forgetfulness in me.

Just as the poet gave a notebook to the youth in Sonnet 77, the youth has given the poet a notebook, which the poet discards. The poet, who knows more about the youth than any book can contain, says that he does not need a reminder of the young man. Rejecting the notebook is a curious gesture, almost uncaring, indicating how casual the relationship has become. Although the last two lines — “To keep an adjunct [aid] to remember thee / Were to import forgetfulness in me” — emphasize that the poet does not fear losing his memory of the youth, the entire sonnet implies that the youth is fast becoming only a dear memory to the poet, if he is not one already.

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Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

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