Shakespeare. Sonetto 123 - Sonnet 123. Audio. | Shakespeare Italia

Sonetto 123 – Sonnet 123

Shakespeare Sonetto 123

No Tempo, mai ti vanterai ch’io cambi. No, Time, thou shalt not boast that I do change. 

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No Tempo, mai ti vanterai ch’io cambi;
le piramidi che innalzi con sempre nuova possa
non mi dicon niente, non han niente di nuovo:
non son che nuove vesti di cose già vedute.
È breve l’arco della vita, perciò guardiam stupiti
il vecchio che ci imponi come fosse nuovo,
e che vogliamo credere fatto a nostro gusto
piuttosto di pensare che già ne udimmo dire.
Io ti sfido Tempo e sfido i tuoi registri,
perché non mi sorprende il tuo presente od il passato
le tue vestigia mentono e mente quanto vediamo
fatto grande o piccolo dalla tua continua furia:
questo io ti giuro e questo manterrò,
a scorno tuo e della tua falce, io non cambierò.

Il poeta nega chiaramente di essere uno degli sciocchi del tempo, o uno che agisce solo per una soddisfazione immediata: “No Tempo, mai ti vanterai che io cambi”. Questo tema della fedeltà è evidente in tutto il sonetto. Dopo aver affermato con aria di sfida che non sarà indotto a porre fine al suo amore per il giovane, filosofeggia su come le persone percepiscono gli oggetti e gli eventi in base a ciò che vogliono vedere, non a ciò che realmente è. Il poeta sostiene che poiché viviamo solo per un breve lasso di tempo, diamo maggior valore a ciò che è vecchio – ciò che ha resistito alle ingiurie del tempo ed è esistito molto più a lungo di ogni singola persona – ad esempio, le “piramidi” nella riga 2, che simboleggiano l’accumulo del tempo.

Nelle prime due righe della terza quartina, il poeta afferma di nuovo con audacia che il suo amore è diverso da queste immagini create di cui ha appena discusso: “Io ti sfido Tempo e sfido i tuoi registri, / perché non mi sorprende il tuo presente od il passato”. Segue poi questa affermazione con un vanto ancora maggiore nel distico conclusivo: l’unica cosa che non è influenzata dalla fortuna o dall’incidente è il vero voto d’amore. La sua sfacciata affermazione “a scorno tuo e della tua falce, io non cambierò” bilancia piacevolmente la linea di apertura del sonetto; il suo vanto qui alla fine del sonetto contrasta quello del tempo, all’inizio.

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Read and listen


No, Time, thou shalt not boast that I do change:
Thy pyramids built up with newer might
To me are nothing novel, nothing strange;
They are but dressings of a former sight.
Our dates are brief, and therefore we admire
What thou dost foist upon us that is old,
And rather make them born to our desire
Than think that we before have heard them told.
Thy registers and thee I both defy,
Not wondering at the present nor the past,
For thy records and what we see doth lie,
Made more or less by thy continual haste.
This I do vow and this shall ever be;
I will be true, despite thy scythe and thee.

The poet clearly denies that he is one of time’s fools, or one who acts only for immediate satisfaction: “No, Time, thou shalt not boast that I do change.” This theme of constancy is evident throughout the sonnet. After defiantly stating that he will not be duped into ending his love for the youth, the poet then philosophizes about how people perceive objects and events according to what they want to see, not what really is. The poet argues that because we live for only a brief span of time we value most what is old — that which has withstood the ravages of time and has existed much longer than any individual person — for example, the “pyramids” in line 2, which symbolize time’s accumulation.

In the first two lines of the third quatrain, the poet again boldly asserts that his love is unlike these created images he just discussed: “Thy registers and thee I both defy, / Not wond’ring at the present nor the past.” He then follows this assertion with an even greater boast in the concluding couplet: The one thing not affected by fortune or accident is the true vow of love. His brash statement “I will be true, despite thy scythe and thee” nicely balances the sonnet’s opening line; his boast here at the sonnet’s end counters time’s boast at the sonnet’s beginning.

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Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

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