Nel Sonetto 128 Shakespeare trasforma la musica in desiderio: osserva la donna amata mentre suona e invidia i tasti che, sotto le sue dita, sembrano baciarle la mano. Il poeta immagina che le proprie labbra vorrebbero prendere il posto di quel “legno fortunato”, reso più felice di una bocca viva perché può toccarla senza colpa. Il sonetto culmina in una richiesta diretta: se i tasti godono delle dita, a lui restino le labbra da baciare.

Sonetto 128 – Leggi e ascolta
Quante volte mentre tu, mia musica, suoni
quel fortunato legno il cui vibrar risponde
sotto le tue dolci dita, e moduli con grazia
armoniosi accordi che turbano il mio ascolto,
io invidio quei tasti che agili sobbalzano
per baciare il tenero incavo della tua mano;
mentre queste mie labbra che mieterebbero tal messe,
accanto a te arrossiscono per l’ardire di quei legni.
Per esser così eccitate, cambierebbero natura
e posto con quei saltellanti tasti,
sui quali le tue dita scorrono con dolce movimento
rendendo un morto legno più felice di vive labbra.
Se quei tasti impertinenti gioiscono di questo,
lascia loro le tue dita, a me le labbra da baciare.
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Analisi del Sonetto 128
Il Sonetto 128 è uno dei più sensuali e musicali del ciclo della Dark Lady. Shakespeare non descrive direttamente il corpo dell’amata: lo fa attraverso un oggetto — lo strumento musicale — e attraverso un gesto: le dita che suonano. Nasce così una scena intima, quasi teatrale, dove l’amore diventa invidia, e l’invidia diventa desiderio.
Il sonetto è costruito su un’idea semplice e potentissima: i tasti dello strumento hanno un privilegio proibito, perché possono “toccare” la donna, mentre il poeta deve restare a distanza. Il risultato è una fantasia erotica raffinata, mai volgare: Shakespeare rende fisica la musica e rende musicale la passione.
Prima quartina: la musica che turba l’ascolto
La prima quartina è un’invocazione amorosa:
la donna è chiamata “mia musica”. Non è solo una persona: è armonia, arte, incanto.
Lo strumento è definito “quel fortunato legno”, e già qui appare la gelosia. Il legno vibra sotto le dita dolci dell’amata; e ciò che per il lettore è semplicemente musica, per Shakespeare diventa contatto.
Gli accordi sono “armoniosi”, ma turbano il suo ascolto: la bellezza non consola, inquieta. La musica non è pura contemplazione estetica; è stimolo di desiderio.
Seconda quartina: l’invidia dei tasti che baciano la mano
La seconda quartina è il cuore sensuale del sonetto:
il poeta invidia i tasti che “sobbalzano” per baciare l’incavo tenero della mano.
Qui Shakespeare anima lo strumento: i tasti sembrano creature vive, agili e impudenti, capaci di un gesto impossibile per l’uomo. Il verbo “baciare” trasforma subito la scena in una scena d’amore.
E poi arriva la contrapposizione:
le labbra del poeta “mieterebbero tal messe” — cioè vorrebbero raccogliere quella felicità — ma arrossiscono per l’audacia dei tasti. È un pudore pieno di ardore: ciò che il poeta desidera gli è negato, mentre un oggetto senza vita può permetterselo.
Terza quartina: il legno morto più felice di labbra vive
Nella terza quartina Shakespeare spinge l’idea fino al paradosso:
le labbra cambierebbero natura per prendere il posto dei tasti.
Qui la fantasia è esplicita: il poeta desidera sostituirsi allo strumento. E sottolinea l’assurdo:
le dita rendono “un morto legno più felice di vive labbra”.
È una frase straordinaria: il contatto vale più della vita stessa. Un oggetto morto è “felice” perché toccato; un uomo vivo soffre perché escluso. L’amore diventa dunque una gerarchia crudele del privilegio.
Il distico: la richiesta finale
Nel distico Shakespeare scioglie tutto con una richiesta diretta e audace:
se i tasti gioiscono delle dita, a loro restino le dita; ma a lui siano concesse le labbra da baciare.
È una chiusa perfetta perché ribalta la scena:
lo strumento, simbolo del privilegio, può restare dov’è; ma il poeta reclama finalmente la parte umana e vera dell’amore.
Conclusione
Il Sonetto 128 unisce musica e desiderio in una delle immagini più eleganti della sequenza. Shakespeare guarda l’amata mentre suona e trasforma lo strumento in un rivale: i tasti, impertinenti, sembrano baciare la sua mano. Il poeta, escluso, immagina che le proprie labbra vorrebbero diventare tasti pur di ottenere quel contatto.
La chiusa è diretta e sensuale: al legno restino le dita, ma all’uomo spettino le labbra da baciare. Con questo sonetto Shakespeare inaugura la Dark Lady in modo chiarissimo: qui l’amore non è ideale, è corpo, vicinanza, brama.
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La traduzione italiana di questo sonetto è opera di Maria Antonietta Marelli, edita da Garzanti. Tutti i diritti sono riservati dai rispettivi titolari. La presenza del testo in questa pagina ha finalità di studio e divulgazione dell’opera di William Shakespeare. Il sito può includere inserzioni pubblicitarie generiche, non collegate al contenuto specifico della traduzione e non sostitutive dell’edizione editoriale. Si invita alla consultazione dell’edizione completa disponibile presso l’editore o le librerie autorizzate.
(I Sonetti – Garzanti editore)
Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube: VALTER ZANARDI letture.