Shakespeare. Sonetto 133 - Sonnet 133. Audio. | Shakespeare Italia

Sonetto 133 – Sonnet 133

Shakespeare Sonetto 133

Dannato sia quel cuore che il cuor mio fa gemere. Beshrew that heart that makes my heart to groan. 

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Dannato sia quel cuore che il cuor mio fa gemere
per la dura ferita inflitta al mio amico e a me!
Non lo saziava forse torturare me soltanto
senza asservire a schiavitù l’amico mio più caro?
Il tuo occhio crudele me ha distolto da me stesso
e con più crudeltà hai catturato l’altro mio io:
da lui, da me, e da te io sono abbandonato,
che triplice agonia sentirsi tre volte in croce!
Chiudi il mio cuore nella cella del tuo duro petto,
ma del cuore del mio amico sia il mio cuor garante;
chiunque m’incateni, lasci il mio cuore a sua custodia
così nella mia prigione non potrai usar violenza.
Eppure lo farai, perché essendo racchiuso in te,
per forza sono tuo e tuo è tutto quel che è in me.

Mentre il Sonetto 132 rende l’amante una bellezza casta, il Sonetto 133 la diffama per aver sedotto l’amico del poeta, il giovane: “Dannato sia quel cuore che il cuor mio fa gemere / per la dura ferita inflitta al mio amico e a me!” Non è chiaro se questa “dura ferita” sia o meno causata dal fatto che la donna abbia avuto una relazione sessuale con il giovane. La frase “asservire a schiavitù” nella riga 4 può riguardare più la gelosia che la lussuria, poiché il poeta sembra qui innamorato sia della donna che del giovane.

Gli occhi pietosi della donna contrastano con il suo cuore crudele e civettuolo. Cinicamente, gli “occhi in lutto” del Sonetto 132 sono diventati occhi “crudeli” che tormentano il poeta. Tentando di proteggere il giovane dalle avances della donna, il poeta sostiene che poiché il giovane risiede nel cuore del poeta, la donna può avere il giovane solo avendo il poeta, il cui cuore proteggerà il cuore del giovane da ogni crudeltà che la la donna può causare. Tuttavia, le ultime due righe del sonetto chiariscono che il poeta sa che la donna sarà crudele non solo con lui ma anche con il giovane.

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Read and listen

Beshrew that heart that makes my heart to groan
For that deep wound it gives my friend and me!
Is’t not enough to torture me alone,
But slave to slavery my sweet’st friend must be?
Me from myself thy cruel eye hath taken,
And my next self thou harder hast engross’d:
Of him, myself, and thee, I am forsaken;
A torment thrice threefold thus to be cross’d.
Prison my heart in thy steel bosom’s ward,
But then my friend’s heart let my poor heart bail;
Whoe’er keeps me, let my heart be his guard;
Thou canst not then use rigor in my gaol:
And yet thou wilt; for I, being pent in thee,
Perforce am thine, and all that is in me.

Whereas Sonnet 132 makes the mistress into a chaste beauty, Sonnet 133 maligns her for seducing the poet’s friend, the young man: “Beshrew that heart that makes my heart to groan / For that deep wound it gives my friend and me.” Whether or not this “deep wound” is caused by the woman’s having had a sexual affair with the youth is unclear. The “slave to slavery” phrase in line 4 may be more about jealousy than about lust, for the poet seems enamored here with both the woman and the young man.

The woman’s pitiful eyes contrast with her cruel and flirtatious heart. Cynically, the “mourning eyes” of Sonnet 132 have become “cruel” eyes that torment the poet. Attempting to protect the youth from the woman’s advances, the poet argues that because the young man resides in the poet’s own heart, the woman can have the young man only by having the poet, whose heart will guard the heart of the youth from any cruelty the woman may do him. However, the sonnet’s last two lines make clear that the poet knows that the woman will be cruel not only to him but to the young man.

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Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

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