Sonetto 146 – Shakespeare

Nel Sonetto 146 Shakespeare abbandona la Dark Lady e si rivolge direttamente alla propria anima: denuncia l’illusione del corpo, “terra peccaminosa”, e l’inutile spreco per ornare una dimora destinata ai vermi. Il poeta oppone all’ostentazione esterna la ricchezza interiore: l’anima deve nutrirsi dello spirito, acquistare eternità vendendo “ore di fango” e lasciare che il corpo soffra. Solo così, paradossalmente, si può vincere la morte: nutrendosi di ciò che nutre gli uomini, fino a “far morire la Morte”.

Sonetto 146 di Shakespeare

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Povera anima, centro della mia peccaminosa terra
(schiava di) queste brame ardenti che ti ammantano,
perché dentro ti struggi e miseria sopporti
per decorar le tue pareti di costosa ostentazione?

Perché sì alto prezzo per un sì breve affitto,
sprechi tu pagando questa effimera dimora?
Dovranno forse i vermi, eredi di tanti eccessi,
divorar ogni ricchezza? È tale il fine del tuo corpo?

Allora anima sfrutta la rovina del tuo servo
e lascia che patisca per aumentar le tue risorse,
compera eternità divine vendendo ore di fango,
pasciti del tuo spirito, senza più sfarzo esterno,

così ti nutrirai di Morte che di uomini si nutre
e con Morte morta, si estinguerà il morire.


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Analisi del Sonetto 146

Il Sonetto 146 è uno dei testi più profondi e “metafisici” dell’intera raccolta. È anche un sonetto di rottura: per un attimo Shakespeare sembra allontanarsi dal dramma della Dark Lady e dall’ossessione erotica per spostare lo sguardo su un problema più radicale: la salvezza dell’anima e la vanità del corpo.

La voce poetica non parla più a un amante, né a un rivale, né alla donna crudele: parla a se stessa. E soprattutto parla alla propria anima, definendola “povera anima”, rinchiusa al centro della “peccaminosa terra”: il corpo.

L’intero sonetto è costruito su un contrasto fondamentale:
– il corpo è una casa presa in affitto, breve, destinata a crollare;
– l’anima è il vero tesoro, ma viene trascurata a vantaggio della decorazione esterna.

Il tono è quasi quello di un sermone, ma non è freddo né moralistico: è drammatico, pieno di immagini potenti (pareti, affitto, vermi, ore di fango). Shakespeare mostra un uomo che, dopo tante passioni, guarda la propria condizione e la giudica con severità.

Prima quartina: la “terra peccaminosa” e la sofferenza interiore

Il sonetto si apre con una definizione durissima:
“Povera anima, centro della mia peccaminosa terra”.

Il corpo è “terra”, materia, e soprattutto è peccaminosa, perché rivestita e governata da “brame ardenti”. L’anima è al centro, come se fosse prigioniera: avvolta, ammantata, soffocata.

Shakespeare pone una domanda cruciale:
perché l’anima si strugge dentro e sopporta miseria, mentre all’esterno si decorano le pareti con “costosa ostentazione”?

Qui “pareti” non sono metafora astratta: il corpo è una casa, e l’uomo investe in apparenza, moda, prestigio, lusso. Ma dentro è vuoto.

È una critica spietata alla vanità umana: siamo poveri interiormente e ricchi esteriormente.

Seconda quartina: alto prezzo per breve affitto

Nella seconda quartina Shakespeare intensifica la metafora economica:
perché pagare così alto prezzo per un così breve affitto?

Il corpo non è possesso, è affitto: non resta. Tutto ciò che si spende per esso è spreco.

E poi arriva l’immagine più feroce:
i vermi, eredi di tanti eccessi, divoreranno ogni ricchezza.

È una messa a nudo della fine corporale: la bellezza, la forza, l’ornamento, ogni “ricchezza” materiale, viene riconsegnata al degrado biologico.

La domanda finale è come un martello:
“È tale il fine del tuo corpo?”
cioè: tutto finisce così, e tu continui a investire qui?

Terza quartina: l’anima deve arricchirsi con la rovina del corpo

Nella terza quartina Shakespeare propone una soluzione radicale:
l’anima deve “sfruttare la rovina del suo servo” (il corpo).

Il corpo è chiamato servo: non padrone. Qui Shakespeare ribalta l’ordine naturale che spesso viviamo: nella vita quotidiana sembriamo servire il corpo (i piaceri, le urgenze, l’apparenza). Il poeta invece dice: no, deve essere il corpo a servire l’anima.

E arriva il verso più straordinario:
“compera eternità divine vendendo ore di fango”.

Le “ore di fango” sono il tempo del corpo: vita terrena, provvisoria, sporcata dalla materia. Shakespeare invita a “vendere” quel tempo — cioè a non sprecarlo — per comprare eternità spirituale.

È una logica di scambio quasi mercantile, usata però per il sacro: investire nel bene interiore, invece che nel lusso esterno.

Il distico: nutrirsi di Morte per far morire la Morte

Nel distico Shakespeare chiude con un paradosso grandioso:
l’anima si nutrirà della Morte, che si nutre degli uomini.

È un rovesciamento: la Morte divora tutti; ma l’anima, diventando spiritualmente ricca, può divorare ciò che divora.

E la conclusione è folgorante:
“con Morte morta, si estinguerà il morire.”

È una formulazione quasi teologica: se la Morte muore, non esiste più il “morire”. È l’idea di immortalità dell’anima.

Conclusione

Il Sonetto 146 è un richiamo potente alla vita interiore. Shakespeare si rivolge alla propria anima e denuncia la follia dell’ostentazione: spendere per il corpo, dimora effimera, mentre l’anima si consuma nella miseria.

Attraverso immagini economiche (affitto, prezzo, comprare e vendere) e biologiche (vermi, rovina), il poeta invita a un capovolgimento: il corpo deve tornare servo, l’anima deve tornare padrona. Solo nutrendosi dello spirito e acquistando “eternità divine”, l’uomo può vincere il destino del corpo.

Il finale è una dichiarazione assoluta: quando la Morte sarà “morta”, anche il morire si estinguerà. È uno dei vertici filosofici dei Sonetti, e mostra Shakespeare capace di passare dalla gelosia alla metafisica con un solo scatto di voce.

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Crediti

La traduzione italiana di questo sonetto è opera di Maria Antonietta Marelli, edita da Garzanti. Tutti i diritti sono riservati dai rispettivi titolari. La presenza del testo in questa pagina ha finalità di studio e divulgazione dell’opera di William Shakespeare. Il sito può includere inserzioni pubblicitarie generiche, non collegate al contenuto specifico della traduzione e non sostitutive dell’edizione editoriale. Si invita alla consultazione dell’edizione completa disponibile presso l’editore o le librerie autorizzate.

(I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube: VALTER ZANARDI letture.


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