Shakespeare. Sonetto 148 - Sonnet 148. Audio. | Shakespeare Italia

Sonetto 148 – Sonnet 148

Shakespeare Sonetto 148

Ahimè, quali occhi mi ha messo in fronte Amore. O me, what eyes hath Love put in my head. 

Leggi e ascolta

Ahimè, quali occhi mi ha messo in fronte Amore
che non son consoni alla vera vista
o se lo sono, dov’è svanita la mia mente
che giudica con errore quanto essi vedon giusto?
Se è bello ciò che affascina il mio distorto sguardo
che intende dire il mondo nel dire che non è vero?
Se non è così, allora Amor denota chiaramente
che il suo occhio non è sincero come gli altri: no,
come potrebbe? Come può l’occhio d’amor esser sincero
se tanto è annebbiato dalle veglie e dalle lacrime?
Nessun stupore quindi se la mia vista sbaglia;
neppur il sole vede se il cielo non è chiaro.
O astuto Amore, tu mi acciechi con le lacrime
per tema che i miei occhi scoprano il tuo inganno.

Nel Sonetto 148, compagno del sonetto precedente, il poeta ammette che quando si tratta di amore il suo giudizio è cieco. Ancora una volta i suoi occhi sono falsi e mal percepiscono la realtà, e la ragione gli è sfuggita: “Ahimè, quali occhi mi ha messo in fronte Amore / che non son consoni alla vera vista”. Riconoscendo la possibilità che l’amore accechi metaforicamente il suo giudizio, cerca quindi di razionalizzare la sua situazione. Come fa il mondo a sapere che ciò che vede è falso e che ciò che il mondo considera falso non è realmente vero? Sebbene il poeta ammetta i suoi errori, tuttavia non può superare la sua malsana dipendenza dalla donna e la sua passione trainante per riaccendere la loro relazione sessuale.

»»» Sonetto 147

»»» Sonetto 149

..

Read and listen

O me, what eyes hath Love put in my head,
Which have no correspondence with true sight!
Or, if they have, where is my judgment fled,
That censures falsely what they see aright?
If that be fair whereon my false eyes dote,
What means the world to say it is not so?
If it be not, then love doth well denote
Love’s eye is not so true as all men’s ‘No.’
How can it? O, how can Love’s eye be true,
That is so vex’d with watching and with tears?
No marvel then, though I mistake my view;
The sun itself sees not till heaven clears.
O cunning Love! with tears thou keep’st me blind,
Lest eyes well-seeing thy foul faults should find.

In Sonnet 148, a companion to the previous sonnet, the poet admits that his judgment is blind when it comes to love. Again his eyes are false and misperceive reality, and reason has fled him: “O me, what eyes hath Love put in my head, / Which have no correspondence with true sight.” Acknowledging the possibility that love metaphorically blinds his judgment, he then attempts to rationalize his predicament. How does the world know that what he sees is false and that what the world considers false is not really true? Although the poet admits his failings, nonetheless he cannot surmount his unhealthy dependency on the woman and his driving passion to rekindle their sexual relationship.

»»» Sonnet 147

»»» Sonnet 149

Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

Indice Sonetti con audio – Audio Sonnets

PirandelloWeb