Sonetto 1 – Sonnet 1

Shakespeare sonetto 1

Sonetto 1 – Sonnet 1.

Leggi e ascolta

Alle meraviglie del creato noi chiediam progenie
perché mai si estingua la rosa di bellezza,
e quando ormai sfiorita un dì dovrà cadere,
possa un suo germoglio continuarne la memoria:
ma tu, solo devoto ai tuoi splendenti occhi,
bruci te stesso per nutrir la fiamma di tua luce
creando miseria là dove c’è ricchezza,
tu nemico tuo, troppo crudele verso il tuo dolce io.
Ora che del mondo sei tu il fresco fiore
e l’unico araldo di vibrante primavera,
nel tuo stesso germoglio soffochi il tuo seme
e, giovane spilorcio, nell’egoismo ti distruggi.
Abbi pietà del mondo o diverrai talmente ingordo
da divorar con la tua morte quanto a lui dovuto.

Riassunto
Il Sonetto 1 di William Shakespeare serve per introdurre molti dei temi che risuoneranno nel resto della raccolta. Lo scrittore si sofferma sulla bellezza, la virtù, l’autoconsumo e il trascorrere della vita umana nel tempo. In particolare il Sonetto 1 (così come molti altri sonetti) include riferimenti all’amore che lo scrittore nutre per un giovane senza nome. Questo giovane è elevato sopra ogni altra cosa e lodato. Non solo il Sonetto 1 viene utilizzato per aprire la raccolta generale delle poesie più brevi di Shakespeare, ma apre una sequenza più breve (circa 17 sonetti) che parla direttamente a questo giovane.

Struttura
La struttura del Sonetto 1 aderisce alla forma dei sonetti di Shakespeare. La prima quartina si occupa della premessa morale. Qui, lo scrittore propone l’idea che la bellezza dovrebbe sempre cercare di propagarsi. Nella seconda quartina, il soggetto (il giovane) è accusato di aver violato questa premessa morale e si suggerisce che sprechi la sua bellezza su se stesso piuttosto che diffonderla in tutto il mondo. Con la terza quartina, l’attenzione si sposta sul tentativo di convincere il giovane a cambiare i suoi modi, per evitare che la sua bellezza svanisca nel tempo. Il distico finale (le ultime due righe) riassume l’intero argomento del pezzo, aggiungendo una supplica in più che il soggetto “abbia pietà del mondo” e trasmetta la sua bellezza sotto forma di bambino.

Come sempre nei sonetti shakespeariani , le linee sono scritte in rigoroso pentametro giambico . Ciò significa dieci sillabe per ogni riga, con sillabe non accentate e accentate alternativamente. Lo schema delle rime è semplice: ABAB, CDCD, EFEF, GH. Questa struttura serve a suddividere l’intera poesia in sezioni facilmente digeribili e rende più facile l’analisi.

Analisi del sonetto 1

Righe 1-4
Alle meraviglie del creato noi chiediam progenie
perché mai si estingua la rosa di bellezza,
e quando ormai sfiorita un dì dovrà cadere,
possa un suo germoglio continuarne la memoria:

Shakespeare usa le prime quattro righe per esporre le sue idee principali. Ciascuna delle righe riprende un’idea particolare. La prima discute l’importanza della procreazione per gli esseri umani, la seconda suggerisce che è così che possiamo rimanere immortali, la terza riga introduce la minaccia del tempo che passa e la quarta riassume tutto questo rivelando il “tenero erede” che è il rappresentazione dell’immortalità per i suoi genitori, ma a sua volta invecchierà e morirà. L’idea alla base del Sonetto 1 è che, se vogliamo vivere per sempre, l’unico modo è avere figli. Questi bambini continueranno i nostri nomi molto tempo dopo la nostra morte, mentre la mancanza di procreazione porterà a una rapida scomparsa.

Righe 5-8
ma tu, solo devoto ai tuoi splendenti occhi,
bruci te stesso per nutrir la fiamma di tua luce
creando miseria là dove c’è ricchezza,
tu nemico tuo, troppo crudele verso il tuo dolce io.

Per quanto le prime quattro righe si sforzino di proporre un’idea, le quattro successive mostrano che il soggetto (il giovane) rifiuta l’idea con tutto il cuore. Rimproverando il giovane per questo approccio, per essere troppo egocentrico, il poeta ammette di essere ancora “contratto” dagli “occhi splendenti” del soggetto e continua questo immaginario suggerendo che sono “carburante autosufficiente”. Indirizzato come “tu”, il soggetto sembra essere interessato solo a se stesso, piuttosto che propagare la sua incredibile bellezza. L’approccio narcisistico e distruttivo è condannato dal poeta, la cui scelta del vocabolario prende una piega negativa. “Miseria” e “crudele” sono le parole scelte quando si descrive l’approccio del soggetto, facendo sembrare che le decisioni del giovane siano intrinsecamente malsane. In tutto, il poeta suggerisce che il giovane è il suo peggior nemico e non si rende ancora conto dell’importanza di trasmettere la sua bellezza alla generazione successiva.

Linee 9-14
Ora che del mondo sei tu il fresco fiore
e l’unico araldo di vibrante primavera,
nel tuo stesso germoglio soffochi il tuo seme
e, giovane spilorcio, nell’egoismo ti distruggi.
Abbi pietà del mondo o diverrai talmente ingordo
da divorar con la tua morte quanto a lui dovuto.

Quando raggiungiamo la terza quartina, il poeta ha deciso che, sebbene il giovane possa essere davvero bello, il suo essere alla fine perderà il suo bell’aspetto. Anche se il soggetto potrebbe essere il “nuovo ornamento del mondo”, servirà solo per “annunciare la vistosa primavera”. Alla fine, la sua bellezza svanirà e, se non la trasmetterà alla generazione successiva, non rimarrà nulla. “Il germoglio” in questo contesto richiama alla rosa di cui si parla nella seconda riga. Una durevole immagine di perfezione, la rosa è una metafora per l’idea di bellezza. Fiorisce, si apprezza e poi svanisce. A meno che non trasmetta i suoi geni alla generazione successiva sotto forma di “bocciolo”, il mondo non potrà mai più godere della qualità estetica di questa particolare rosa. Quindi, allora, la rosa diventa un avvertimento, minacciando il giovane con l’idea che potrebbe appassire e morire lui stesso.

Durante le ultime due righe, il poeta apre la preoccupazione al mondo esterno. Incoraggia il soggetto non solo ad avere simpatia per se stesso o per il poeta, ma a “compatire il mondo”. La tomba golosa, minaccia, divorerà la bellezza del giovane e sarebbe egoista derubare una cosa del genere dal resto del mondo. C’è un continuo senso di ingiustizia riguardo alla perdita di propagazione. Si fa nuovamente riferimento all’idea della carestia della quartina precedente, con “ingordo” e “mangia ciò che è dovuto al mondo” che introducono entrambe metafore del cibo nel pezzo.

In tutto il pezzo, il poeta accusa il soggetto di accumulare tutta la bellezza giovanile per se stesso. Questo è avido, suggerisce, ed egoista. Non solo ruba al poeta la possibilità di apprezzare la bellezza duratura, ma è un lieve contro il mondo intero. Le metafore della fame costante sembrano parlare della brama che il poeta ha per il soggetto, mentre l’uso tradizionale del sonetto – una poesia d’amore – mette in discussione la motivazione di Shakespeare nello scrivere il pezzo. Come si è visto nelle altre poesie, il Sonetto 1 serve a introdurre i concetti fondamentali che riguardano le opere più brevi di Shakespeare. La bellezza, l’amore e il passare del tempo sono tutte idee su cui ci si sofferma e si modificano mentre viaggiamo attraverso il resto della collezione.

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Read and listen

From fairest creatures we desire increase,
That thereby beauty’s rose might never die,
But as the riper should by time decease,
His tender heir might bear his memory:
But thou, contracted to thine own bright eyes,
Feed’st thy light’st flame with self-substantial fuel,
Making a famine where abundance lies,
Thyself thy foe, to thy sweet self too cruel.
Thou that art now the world’s fresh ornament
And only herald to the gaudy spring,
Within thine own bud buriest thy content
And, tender churl, makest waste in niggarding.
Pity the world, or else this glutton be,
To eat the world’s due, by the grave and thee.

Sonnet 1‘ by William Shakespeare serves to introduce many of the themes which will echo through the rest of the collection. The writer dwells on beauty, virtue, self-consumption, and the passing of human life through time. In particular, Sonnet 1 (as well as many of the other sonnets) includes references to the love the writer holds for an unnamed young man. This young man is elevated above all else and praised. Not only is Sonnet 1 used to open the general collection of Shakespeare’s shorter poems, but it opens a shorter sequence (or around 17 sonnets) that speak directly to this young man.

The structure of Sonnet 1, adheres to the form of Shakespeare’s sonnets. The first quatrain (four lines) deals with the moral premise. Here, the writer puts forward the idea that beauty should always try to propagate. In the second quatrain, the subject (the young man) is accused of violating this moral premise and it is suggested that he wastes his beauty on himself rather than spreading it around the world. By the third quatrain, the focus shifts to trying to convince the young man to change his ways, lest his beauty vanish over time. The final couplet (the last two lines) sum up the entire argument of the piece, adding an extra plea that the subject should “pity the world” and pass on his beauty in the form of a child.

Shakespeare uses the first four lines to set out his main ideas for Sonnet 1. Each of the lines takes up one particular idea. The first discusses the importance of procreation to humans, the second suggests that this is how we can remain immortal, the third line introduces the threat of time passing, and the fourth sums all of these up by revealing the “tender heir” who is the representation of immortality for his parents, but will in turn grow old and pass away. The idea behind Sonnet 1 is that, if we want to live forever, then the only way is to have children. These children will continue our names long after we pass, while a lack of procreation will lead to a quick demise.

As much as the first four lines strive to put forward an idea, the next four show that the subject (the young man) rejects the idea wholeheartedly. Chiding the young man for this approach, for being too self-absorbed, the poet admits that he is still “contracted” to the subject’s “bright eyes” and continues this imagery by suggesting that they are “self-sustainable fuel.” Addressed as “thou,” the subject seems to be only interested in themselves, rather than propagating their incredible beauty. The narcissistic, destructive approach is condemned by the poet, whose choice of vocabulary takes a negative turn. “Famine” and “cruel” are the word choices when describing the subject’s approach, making it seem as though the young man’s decisions are inherently unhealthy. In all, the poet suggests that the young man is his own worst enemy and does not yet realise the importance of passing on his beauty to the next generation.

By the time we reach the third quatrain of Sonnet 1, the poet has decided that – while the young man may indeed be beautiful – his subject will eventually lose his good looks. Even though the subject might be the “world’s fresh ornament,” he will only serve to “herald the gaudy spring.” Eventually, his beauty will fade and, if he does not pass on his beauty to the next generation, then he will be left with nothing. “Bud” in this context calls back to the rose talked about in the second line. An enduring image of perfection, the rose is a metaphor for the idea of beauty. It blooms, is appreciated, and then fades away. Unless it passes on its genes to the next generation in the form of a “bud,” then the world will never again be able to enjoy the aesthetic quality of this particular rose. So, then, the rose becomes a warning, threatening the young man with the idea that he might wither and die himself.

During the final two lines, the poet throws the concern open to the wider world. He encourages the subject to not just have sympathy for himself or for the poet, but that he should “pity the world.” The gluttonous grave, he threatens, will eat up the beauty of the young man and it would be selfish to rob such a thing from the rest of the world. There’s a continuing sense of injustice about the loss of propagation. The idea of the famine from the previous quatrain is referenced again, with “glutton” and “eat the world’s due” both bringing food metaphors into the piece.

Throughout the piece, the poet accuses the subject of hoarding all of the youthful beauty for himself. This is greedy, he suggests, and selfish. It robs not only the poet of the chance to appreciate enduring beauty, but is a slight against the entire world. The constant hunger metaphors seem to speak of the craving that the poet has for the subject, while the traditional use of the sonnet – a love poem – brings into question the motivation of Shakespeare in writing the piece. As seen in the other poems, Sonnet 1 serves to introduce the core concepts that concern Shakespeare’s shorter works. Beauty, love, and the passage of time are all ideas that will be dwelled upon and modified as we journey through the rest of the collection.

»»» Sonnet 2

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