Sonetto 2 – Sonnet 2

Shakespeare sonetto 1

Sonetto 2 – Sonnet 2

Leggi e ascolta

Quando quaranta inverni avranno aggredito la tua fronte
e scavato fonde trincee nel campo della tua bellezza,
la superba veste della tua gioventù or tanto ammirata,
sarà considerata un cencio di nessun valore:
se allora ti venisse chiesto dove giace il tuo fascino
e dove si è perso l’amore dei tuoi ruggenti giorni,
ammettere che è in fondo ai tuoi occhi incavati
sarebbe penosa vergogna ed inutile vanto.
Qual maggior lode avrebbe l’uso della tua bellezza
se tu potessi rispondere: “Questa mia bella creatura
pareggia il mio conto e giustifica la mia vecchiaia”
dimostrando che è tua la sua bellezza ereditata!
Questo sarebbe rinnovarti quando sarai vecchio
e veder caldo il tuo sangue quando il tuo sarà freddo.

Riassunto
Il Sonetto 2 affronta la necessità di avere figli come un modo per garantire la propria eredità e bellezza.
L’oratore si rivolge alla Fiera della Gioventù (Fair Youth), informandolo che tra poco perderà la sua bellezza e il suo viso sembrerà un campo arato. Una volta che ciò accadrà, si vergognerà e non sarà in grado di mantenere la sua reputazione. L’unico rimedio per questo è che il giovane generi un figlio a cui può donare la sua bellezza. Quindi, avrà una valida scusa per le sue rughe. Inoltre, sarà come se lui stesso fosse rinato.

Struttura
Il Sonetto 2 è un sonetto tradizionale di quattordici versi. La poesia è strutturata nella forma che è diventata sinonimo del nome del poeta. Si compone di tre quartine , o serie di quattro versi, e un distico conclusivo o insieme di due versi in rima. La poesia segue uno schema di rime coerente che si conforma allo schema di ABAB CDCD EFEF GG ed è scritta in pentametro giambico . Ciò significa che ogni linea contiene cinque serie di due battute, note come piedi metrici. La prima è atona e la seconda è sottolineata.

Come è comune nelle poesie di Shakespeare, le ultime due righe sono una coppia in rima, nota come distico. Spesso portano con sé una svolta o una volta nella poesia. A volte vengono utilizzati per rispondere a una domanda posta nelle dodici righe precedenti, spostare la prospettiva o persino cambiare oratore. In questo caso, le ultime due righe suggeriscono che avere un figlio ti farà sentire di nuovo giovane. Rinasceranno con sangue “caldo” nelle vene.

Tecniche poetiche nel Sonetto 2
Shakespeare fa uso di diverse tecniche poetiche nel Sonetto 2. Questi includono, ma non sono limitati a, allitterazione e metafora . La prima, allitterazione, si verifica quando le parole vengono usate in successione, o almeno appaiono vicine e iniziano con lo stesso suono. Ad esempio, “scavato fonde trincee” nella riga due e “aggredito” e “fronte” nella riga uno.

Una metafora è un confronto tra due cose a differenza che non usa “mi piace” o “come” è presente anche nel testo. Quando usa questa tecnica un poeta dice che una cosa è un’altra cosa, non sono solo simili. C’è un ottimo esempio nelle prime righe del poema in cui l’oratore di Shakespeare suggerisce che la carnagione della Fair Youth diventerà un campo arato nel tempo. Ci saranno “trincee profonde” (rughe) scavate nel suo viso che oscureranno “i campi della bellezza”.

Analisi del sonetto 2

Righe 1-4
Quando quaranta inverni avranno aggredito la tua fronte
e scavato fonde trincee nel campo della tua bellezza,
la superba veste della tua gioventù or tanto ammirata,
sarà considerata un cencio di nessun valore:

Nelle prime righe l’oratore inizia facendo uso del verso che più tardi venne usato per identificare questa poesia. La prima, quartina, e quelle che seguono, sono tutte dirette alla Fiera della Gioventù. Questo giovane non identificato è il più delle volte l’ascoltatore previsto dei sonetti di Shakespeare. In questo caso, l’oratore ha un messaggio molto chiaro per lui sull’invecchiamento.

Questo sonetto è uno dei tanti che si rivolgono al futuro. L’oratore sa che la bellezza della Gioventù Fiera non durerà per sempre. Pertanto, hanno bisogno di trovare un rimedio. L’oratore vuole che questo giovane capisca, prima di tutto, che alla fine avrà “quarant’anni”. Quando raggiungerà quell’età e il tempo avrà danneggiato il suo viso, sembrerà che “trincee profonde” siano state scavate nel “campo della tua bellezza”. Questo riferimento all’aratura di un campo è un uso molto intelligente di una metafora, usata per descrivere le rughe.

Ora, l’oratore continua, sei bellissima. Tutti ti guardano in faccia ma presto non varrà più nulla.

Righe 5-8
se allora ti venisse chiesto dove giace il tuo fascino
e dove si è perso l’amore dei tuoi ruggenti giorni,
ammettere che è in fondo ai tuoi occhi incavati
sarebbe penosa vergogna ed inutile vanto.

In futuro, quando la Fiera Giovanile avrà quarant’anni, gli verrà chiesto dove sia finita la sua bellezza. Le righe successive suggeriscono che la gente chiederà dove sia andato il “tesoro dei [tuoi] giorni di lussuria”. L’unica risposta che la Fiera Giovanile potrà dare, se nulla cambia, è che è ancora lì ma oscurata dalle rughe e dai “profondi occhi incavati”. Questo non è nulla di cui essere orgogliosi e tutt’altro che una risposta soddisfacente.

Linee 9-14
Qual maggior lode avrebbe l’uso della tua bellezza
se tu potessi rispondere: “Questa mia bella creatura
pareggia il mio conto e giustifica la mia vecchiaia”
dimostrando che è tua la sua bellezza ereditata!
Questo sarebbe rinnovarti quando sarai vecchio
e veder caldo il tuo sangue quando il tuo sarà freddo.

La quartina finale arriva alla soluzione dei problemi della Fiera Giovanile. Se vuole evitare la vergogna che di sicuro ricadrà su di lui in futuro, ha bisogno di avere un figlio. Pertanto, quando qualcuno gli chiede dove sia finita la sua bellezza, può indicare al bambino svolgendo il compito di allevarlo. È la “somma del mio conto”. La bellezza del bambino sarà il successore della Fiera della Gioventù.

Nelle ultime due righe che compongono il distico conclusivo l’oratore suggerisce che avere un figlio non farà bene solo alle apparenze. In realtà farà sentire anche più giovane la Fiera della Gioventù. Il suo sangue, diventato metaforicamente freddo con la vecchiaia, scorrerà di nuovo caldo.

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Read and listen

When forty winters shall beseige thy brow,
And dig deep trenches in thy beauty’s field,
Thy youth’s proud livery, so gazed on now,
Will be a tatter’d weed, of small worth held:
Then being ask’d where all thy beauty lies,
Where all the treasure of thy lusty days,
To say, within thine own deep-sunken eyes,
Were an all-eating shame and thriftless praise.
How much more praise deserved thy beauty’s use,
If thou couldst answer ‘This fair child of mine
Shall sum my count and make my old excuse,’
Proving his beauty by succession thine!
This were to be new made when thou art old,
And see thy blood warm when thou feel’st it cold.

The speaker addresses the Fair Youth, informing him that in short order he’s going to lose his beauty and his face is going to look like a ploughed field. Once this happens he’ll be ashamed and unable to maintain his reputation. The only remedy for this is if the young man has a child to whom he can bestow his beauty. Then, he will have a valid excuse for his wrinkles. Plus, it will be as though he is himself reborn.

Sonnet 2: ‘When forty winters shall besiege thy brow’ by William Shakespeare is a traditional fourteen-line sonnet. The poem is structured in the form which has come to be synonymous with the poet’s name. It made up of three quatrains, or sets of four lines, and one concluding couplet or set of two rhyming lines. The poem follows a consistent rhyme scheme that conforms to the pattern of ABAB CDCD EFEF GG and it is written in iambic pentameter. This means that each line contains five sets of two beats, known as metrical feet. The first is unstressed and the second stressed. It sounds something like da-DUM, da-DUM.

As is common in Shakespeare’s poems, the last two lines are a rhyming pair, known as a couplet. They often bring with them a turn or volta in the poem. They’re sometimes used to answer a question posed in the previous twelve lines, shift the perspective, or even change speakers. In this case, the final two lines suggest that having a child will make one feel young again. They will be reborn with “warm” blood in their veins.

Shakespeare makes use of several poetic techniques in Sonnet 2: ‘When forty winters shall besiege thy brow’. These include, but are not limited to, alliteration and metaphor. The first, alliteration, occurs when words are used in succession, or at least appear close together and begin with the same sound. For example, “dig deep” in line two and “besiege” and “brow” in line one.

A metaphor is a comparison between two unlike things that does not use “like” or “as” is also present in the text. When using this technique a poet is saying that one thing is another thing, they aren’t just similar. There is a great example in the first lines of the poem where Shakespeare’s speaker suggests that the Fair Youth’s complexion will become a ploughed field over time. There will be “deep trenches” (wrinkles) dug in his face that will obscure “beauty’s fields”.

Analysis of Sonnet 2

Lines 1-4
When forty winters shall besiege thy brow,
And dig deep trenches in thy beauty’s field,
Thy youth’s proud livery so gazed on now,
Will be a totter’d weed of small worth held:

In the first lines of ‘When forty winters shall besiege thy brow,’ the speaker begins by making use of the line that later came to be used to identify this poem. The first, quatrain, and those that follow, are all directed at the Fair Youth. This unidentified young man is more often than not the intended listener of Shakespeare’s sonnets. In this case, the speaker has a very clear message for him regarding ageing.

This sonnet is one of several that address the future. The speaker knows that the Fair Youth’s beauty is not going to last forever. Therefore, they need to find a remedy. The speaker wants this young man to understand, first and foremost, that he’s going to eventually be “forty”. When he reaches that age and time has done its damage to his face, it will look as though “deep trenches” were dug in “thy beauty’s field”. This reference to plowing a field is a very clever use of a metaphor, used to describe wrinkles.

Now, the speaker continues on, you are beautiful. Everyone gazes on your face but soon it will be worth nothing.

Lines 5-8
Then being asked, where all thy beauty lies,
Where all the treasure of thy lusty days;
To say, within thine own deep sunken eyes,
Were an all-eating shame, and thriftless praise.

In the future, when the Fair Youth is forty years old, he will be asked where his beauty has gone. The next lines of ‘When forty winters shall besiege thy brow’ suggest that people will inquire where the “treasure of [your] lusty days” went. The only answer that the Fair Youth is going to be able to provide, if nothing changes, is that is it is still there but obscured by the wrinkles and “deep sunken eyes”. This is nothing to be proud of and far from a satisfactory answer.

Lines 9-14
How much more praise deserv’d thy beauty’s use,
If thou couldst answer ‘This fair child of mine
Shall sum my count, and make my old excuse,’
Proving his beauty by succession thine!
This were to be new made when thou art old,
And see thy blood warm when thou feel’st it cold.

The final quatrain gets to the solution to the Fair Youth’s problems. If he wants to avoid the shame that’s sure to fall upon him in the future he needs to have a child. Therefore, when someone asks him where his beauty has gone, he can point at the child and say that it went into raising him. He is the “sum of my count” the Fair Youth can say. The child’s beauty will be the Fair Youth’s successor.

In the last two lines which make up the concluding couplet of ‘When forty winters shall besiege thy brow,’ the speaker suggests that have a child won’t just be good for appearances. It will actually make the Fair Youth feel more youthful as well. His blood, turned metaphorically cold with old age, will flow warm again.

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