L’amore si riflette nello specchio della vanità: il poeta confonde la propria identità con quella dell’amato, scopre l’inganno dell’autocelebrazione e riconosce che ciò che ama in sé appartiene in realtà all’altro.

Sonetto 62 – Leggi e ascolta
Peccato di vanità domina i miei occhi,
l’intera anima mia ed ogni mio altro senso;
e per questo peccato non v’è alcun rimedio,
tanto è radicato nell’intimo del mio cuore.
Penso che nessun volto sia gentile quanto il mio
né forma più perfetta, o perfezione sì pregiata;
e al mio proprio merito attribuisco tal valore
ch’io supero ogni altro in qualsiasi campo.
Ma quando lo specchio mi svela come sono,
colpito e disfatto da consunta vecchiaia,
leggo al rovescio questo amore di me stesso:
sarebbe cosa infame amare quell’io che vedo.
Sei tu, il mio vero io, che elogio in vece mia,
rinverdendo la mia età col colore dei tuoi anni.
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Analisi del Sonetto 62
Il Sonetto 62 prosegue l’indagine introspettiva avviata nel Sonetto 61, spostando il fuoco dall’insonnia al problema dell’identità. Se prima l’amore occupava la notte della coscienza, ora invade lo sguardo che il poeta rivolge a se stesso. Shakespeare affronta qui uno dei temi più delicati e moderni dell’intero canzoniere: la vanità come forma di autoinganno generata dall’amore.
Il sonetto è costruito come una confessione lucida e spietata. Il poeta riconosce di essere dominato da un peccato di amor proprio che permea ogni senso. Ma questa vanità non nasce da autentica autosufficienza: è il riflesso dell’amato che, sovrapponendosi all’io, altera la percezione di sé.
Prima quartina: la vanità come peccato dominante
Nella prima quartina Shakespeare dichiara apertamente il proprio peccato.
La vanità governa lo sguardo, l’anima e i sensi. Non si tratta di un difetto superficiale, ma di una distorsione profonda della coscienza. L’io si convince di essere superiore, unico, degno di ogni lode.
Seconda quartina: l’illusione della superiorità
La seconda quartina mostra l’effetto concreto di questa vanità.
Il poeta attribuisce a se stesso perfezioni assolute, collocandosi al di sopra di ogni altro. È un’autovalutazione che ha il tono dell’eccesso e dell’illusione, e che prepara il rovesciamento successivo.
Terza quartina: lo specchio e la rivelazione
Nella terza quartina entra in scena lo specchio.
Il riflesso rivela la verità: l’immagine che il poeta vede è segnata dall’età e dal tempo. La vanità si smaschera come errore percettivo. L’amore di sé, letto “al rovescio”, diventa qualcosa di infame se preso alla lettera.
Il distico finale: l’identità condivisa
Nel distico finale Shakespeare offre la chiave interpretativa.
Ciò che il poeta ama e loda non è se stesso, ma l’amato che vive in lui come un secondo io. La giovinezza che crede di possedere è riflessa, non propria. L’identità diventa relazione.
Conclusione
Il Sonetto 62 è una meditazione raffinata sull’identità amorosa. Shakespeare mostra come l’amore possa alterare lo sguardo su se stessi, generando un’illusione di valore che non nasce dall’io, ma dall’altro.
La vanità non viene condannata in modo moralistico, ma compresa nella sua origine affettiva. L’io ama se stesso perché vede in sé il riflesso dell’amato. Quando questo riflesso svanisce, resta la fragilità del corpo e del tempo.
Con questo sonetto Shakespeare suggerisce che l’amore autentico dissolve i confini dell’identità: ciò che crediamo nostro appartiene in realtà a chi amiamo. L’io non è più un centro autonomo, ma uno specchio che vive della luce altrui.
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La traduzione italiana di questo sonetto è opera di Maria Antonietta Marelli, edita da Garzanti. Tutti i diritti sono riservati dai rispettivi titolari. La presenza del testo in questa pagina ha finalità di studio e divulgazione dell’opera di William Shakespeare. Il sito può includere inserzioni pubblicitarie generiche, non collegate al contenuto specifico della traduzione e non sostitutive dell’edizione editoriale. Si invita alla consultazione dell’edizione completa disponibile presso l’editore o le librerie autorizzate.
(I Sonetti – Garzanti editore)
Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube: VALTER ZANARDI letture.