Sonetto 64 – Sonnet 64

Shakespeare Sonetto 64

Quando vidi sfigurato dall’atroce mano del Tempo. When I have seen by Time’s fell hand defaced. 

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Quando vidi sfigurato dall’atroce mano del Tempo
l’orgoglioso tesoro di epoche ormai sepolte,
quando talvolta vedo alte torri rase al suolo
e bronzi eterni soggetti alla furia della morte;
quando vidi l’ingordo oceano invadere
il superbo reame delle spiagge,
e la terra vincere la potenza delle acque
alternando vittorie a perdite e perdite a vittorie;
quando vidi quel terribile mutar della natura
o la stessa sovranità crollar miseramente,
fu allora che Rovina m’insegnò a meditare
che il Tempo verrà e porterà via il mio amore.
È come morte tal pensiero, non ha altra scelta,
se non piangere di avere chi ha timor di perdere.

Nel Sonetto 64, il poeta è ritratto come uno storico, filosofo e antiquario che sogna l’inesorabile distruzione di antiche glorie da parte del tempo. I monumenti che riflettono le idee più nobili dell’umanità – castelli, chiese e città – un giorno si vedranno “crollar miseramente”.

Il Sonetto 64 è notevolmente simile al sonetto 60, anche se ognuno dei due si conclude con un tono molto diverso. Molte delle stesse immagini si trovano in entrambi i sonetti: il martellamento instancabile dell’oceano sulla riva; la battaglia del dare e avere tra l’acqua e la terra. Tuttavia, mentre il distico conclusivo del Sonetto 60 evoca sentimenti di gioia e di fiducia esaltati, il Sonetto 64 finisce con la disperazione: il poeta è ora certo che la morte “porterà via il mio amore”, ma non sembra più soddisfatto che il suo verso garantirà il l’immortalità del giovane. Gli ultimi due versi del sonetto trasmettono un tono triste e deprimente: “È come morte tal pensiero, non ha altra scelta, / se non piangere di avere chi ha timor di perdere”. Il poeta finalmente riconosce la mortalità del giovane e la sua.

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Read and listen

When I have seen by Time’s fell hand defaced
The rich proud cost of outworn buried age;
When sometime lofty towers I see down-razed
And brass eternal slave to mortal rage;
When I have seen the hungry ocean gain
Advantage on the kingdom of the shore,
And the firm soil win of the watery main,
Increasing store with loss and loss with store;
When I have seen such interchange of state,
Or state itself confounded to decay;
Ruin hath taught me thus to ruminate,
That Time will come and take my love away.
This thought is as a death, which cannot choose
But weep to have that which it fears to lose.

In Sonnet 64, the poet is portrayed as a historian, philosopher, and antiquarian who dreams of time’s relentless destruction of ancient glories. Monuments that reflect the noblest ideas of humankind — castles, churches, and cities — will one day be “confounded to decay.”

Sonnet 64 is remarkably similar to Sonnet 60, yet each sonnet concludes in a very different tone. Many of the same images are found in both sonnets: the ocean’s tireless pounding of the shore; the give-and-take battle between water and the land; and the use of the word “confound” to characterize time’s ceaseless progress. However, whereas Sonnet 60’s concluding couplet evokes feelings of high-spirited joy and confidence, Sonnet 64 ends in despair: The poet is now certain that death will “take my love away,” but he no longer seems satisfied that his verse will ensure the youth’s immortality. The sonnet’s last two lines convey a grievous, depressing tone: “This thought is as a death, which cannot choose / But weep to have that which it fears to lose.”  The poet finally acknowledges the youth’s — and his own — mortality.

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Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

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