L’amato appare come incarnazione autentica di un passato perduto, un volto non contaminato dall’artificio moderno, attraverso cui la natura mostra ciò che era la bellezza prima della falsificazione e dell’ornamento ingannevole.

Sonetto 68 – Leggi e ascolta
È quindi il viso suo l’epitome del passato,
quando beltà viveva e moriva come i nostri fiori,
prima che esistessero questi bastardi abbellimenti
o che osassero dimorare in volti umani,
prima che le auree trecce dei morti,
diritto dei sepolcri, venissero tagliate
per vivere una seconda vita su altre teste,
e morto vello di beltà rendesse altri felici:
in lui si vedono quei venerandi antichi tempi
senza ornamenti inutili, genuini e schietti,
quando non si creava l’estate col verde altrui
o si spogliava il passato per vestir nuova bellezza;
e così natura serba lui come modello
per mostrare all’arte falsa quale fosse la bellezza.
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Analisi del Sonetto 68
Il Sonetto 68 continua e approfondisce la linea tematica del Sonetto 67, ma con un accento più storico ed estetico. Se nel testo precedente l’amato era un’anomalia morale in un mondo corrotto, qui diventa una reliquia vivente, il volto stesso di un passato in cui la bellezza era semplice, naturale, non mediata dall’artificio. Shakespeare oppone due epoche: quella antica, genuina, e quella presente, segnata da contraffazioni e ornamenti posticci.
Il sonetto costruisce un elogio che è al tempo stesso una condanna del presente. L’amato non viene celebrato soltanto per ciò che è, ma per ciò che non è: non è prodotto di trucco, non è risultato di sottrazioni al passato, non è un montaggio di bellezze rubate. In lui, la bellezza non imita: testimonia.
Prima quartina: il volto come epitome del passato
Nella prima quartina Shakespeare definisce il volto dell’amato come “epitome” dei tempi antichi.
È un concentrato di un’epoca in cui la bellezza nasceva e moriva naturalmente, come i fiori. L’immagine richiama una ciclicità onesta, priva di artifici e manipolazioni.
Seconda quartina: la condanna degli abbellimenti
La seconda quartina introduce la critica più aspra al presente.
Capelli tolti ai morti, ornamenti innaturali, bellezze costruite sul saccheggio del passato: Shakespeare descrive un mondo che si veste di ciò che non gli appartiene. La bellezza moderna appare come un cadavere rianimato.
Terza quartina: l’autenticità come rarità
Nella terza quartina l’amato emerge come eccezione.
In lui si riconoscono i “venerandi antichi tempi”, privi di eccessi e artifici. La sua bellezza non ruba, non aggiunge, non simula. È proprio questa semplicità a renderla straordinaria in un mondo che ha perso il senso del naturale.
Il distico finale: la natura contro l’arte falsa
Nel distico finale Shakespeare formula l’opposizione conclusiva.
La natura conserva l’amato come modello, per mostrare all’arte artificiosa che cosa sia stata davvero la bellezza. L’arte, qui, non è creazione, ma contraffazione.
Conclusione
Il Sonetto 68 è una delle più nette dichiarazioni estetiche dei Sonetti. Shakespeare non si limita a elogiare l’amato: usa la sua figura come criterio di giudizio per un’intera epoca. La bellezza autentica non ha bisogno di ornamenti, perché non deve mascherare alcuna mancanza.
L’amato diventa così una misura morale e storica. Non appartiene davvero al presente, perché il presente ha smarrito il rapporto con la natura e con la verità. Egli è una sopravvivenza, un resto prezioso che rende visibile, per contrasto, il degrado contemporaneo.
Questa bellezza “antica” non è nostalgica, ma rivelatrice. Non invita a tornare indietro, ma costringe a riconoscere la perdita. Guardando l’amato, il poeta vede ciò che il mondo ha sacrificato in nome dell’apparenza: la semplicità, la misura, l’autenticità.
Shakespeare affida dunque all’amore un compito critico: non soltanto amare ciò che è bello, ma distinguere ciò che è vero da ciò che è finto. In un’epoca di ornamenti e travestimenti, l’amato resta la prova silenziosa che la bellezza non nasce dall’artefatto, ma dalla fedeltà alla natura.
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La traduzione italiana di questo sonetto è opera di Maria Antonietta Marelli, edita da Garzanti. Tutti i diritti sono riservati dai rispettivi titolari. La presenza del testo in questa pagina ha finalità di studio e divulgazione dell’opera di William Shakespeare. Il sito può includere inserzioni pubblicitarie generiche, non collegate al contenuto specifico della traduzione e non sostitutive dell’edizione editoriale. Si invita alla consultazione dell’edizione completa disponibile presso l’editore o le librerie autorizzate.
(I Sonetti – Garzanti editore)
Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube: VALTER ZANARDI letture.