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Sonetto 67 – Shakespeare

In un mondo moralmente esausto e corrotto, la bellezza dell’amato appare come un’anomalia preziosa: egli sopravvive non per appartenere al presente, ma per testimoniare ciò che la natura era prima della sua decadenza.

Sonetto 67 di Shakespeare

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Ma perché dovrebbe vivere fra la corruzione
e con la sua presenza ingentilire l’empietà,
affinché il peccato da lui tragga vantaggio
e se stesso adorni con l’essergli vicino?

Perché falsa pittura dovrebbe imitare le sue gote,
togliendo a un aspetto esangue il suo colore innato?
Perché povera bellezza dovrebbe cercar ripiego
in rose artificiali, se la sua rosa è vera?

Perché dovrebbe vivere se natura è in bancarotta
in povertà di sangue per dar vita ad ogni vena?
Perché ora è solo lui la sua unica risorsa
e di tanti altera, vive solo del suo apporto.

Oh! Essa lo serba per mostrar qual tesoro avesse
in tempi ben lontani da quest’ultimo squallore.


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Analisi del Sonetto 67

Il Sonetto 67 prosegue direttamente la requisitoria morale del Sonetto 66, ma ne rovescia la prospettiva. Se lì il poeta guardava il mondo con disgusto e desiderava la morte, qui si chiede perché l’amato debba continuare a vivere in un’epoca che non lo merita. La bellezza non è più solo minacciata dal tempo, ma dal contesto etico in cui è costretta a esistere.

Il sonetto è costruito come una serie di interrogativi retorici che mettono in luce una contraddizione dolorosa: l’amato, incarnazione di purezza e armonia, è circondato da falsità, artificio e corruzione. La sua presenza non migliora il mondo; al contrario, viene sfruttata dal vizio per mascherarsi.

Prima quartina: la bellezza al servizio dell’empietà

Nella prima quartina Shakespeare si chiede perché l’amato debba vivere tra i corrotti.

La sua presenza sembra nobilitare l’empietà, permettendo al peccato di trarre vantaggio dalla vicinanza con ciò che è puro. La bellezza diventa uno strumento involontario di legittimazione del male.

Seconda quartina: l’imitazione falsa

La seconda quartina introduce il tema dell’artificio.

La bellezza autentica dell’amato viene copiata, imitata, riprodotta in modo fraudolento. Volti pallidi si appropriano di colori che non appartengono loro, come se la bellezza potesse essere indossata senza essere vissuta.

Terza quartina: la bancarotta della natura

Nella terza quartina il discorso si radicalizza.

La natura stessa appare in bancarotta, incapace di produrre vera bellezza se non attraverso l’amato. Egli diventa una risorsa residuale, l’ultimo deposito di autenticità in un mondo impoverito.

Il distico finale: testimonianza di un passato perduto

Nel distico finale Shakespeare offre una chiave interpretativa decisiva.

La natura conserva l’amato non per il presente, ma per il futuro: egli è una prova vivente di ciò che la bellezza era un tempo, prima del degrado attuale.

Conclusione

Il Sonetto 67 è una meditazione amara sulla solitudine della bellezza in un mondo corrotto. Shakespeare non idealizza l’epoca presente, né spera in una sua redenzione imminente. Al contrario, mostra come la bellezza autentica sia costretta a sopravvivere come eccezione, non come norma.

L’amato non appartiene davvero al suo tempo: è fuori luogo, quasi anacronistico. La sua funzione non è quella di migliorare il mondo, ma di ricordare ciò che il mondo ha perduto. In questo senso, egli diventa una figura testimoniale, un residuo prezioso di un ordine naturale ormai compromesso.

La conclusione del sonetto suggerisce una visione profondamente disincantata: la bellezza non salva il mondo e non lo redime. Può solo esistere come prova silenziosa, come misura del declino. Proprio per questo, la sua presenza è insieme consolante e dolorosa: consola perché dimostra che la purezza è stata possibile; ferisce perché rende evidente quanto irreversibile sia la perdita.

Shakespeare affida così all’amore un compito tragico ma essenziale: non cambiare il mondo, ma ricordarlo. In un’epoca di artificio e corruzione, l’amato diventa la memoria vivente di una verità che non può più essere ricostruita, ma solo contemplata con malinconia e rispetto.

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Crediti

La traduzione italiana di questo sonetto è opera di Maria Antonietta Marelli, edita da Garzanti. Tutti i diritti sono riservati dai rispettivi titolari. La presenza del testo in questa pagina ha finalità di studio e divulgazione dell’opera di William Shakespeare. Il sito può includere inserzioni pubblicitarie generiche, non collegate al contenuto specifico della traduzione e non sostitutive dell’edizione editoriale. Si invita alla consultazione dell’edizione completa disponibile presso l’editore o le librerie autorizzate.

(I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube: VALTER ZANARDI letture.


PirandelloWeb

Questo componimento fa parte dei 154 Sonetti di Shakespeare. Leggi l’introduzione completa alla raccolta nella pagina Sonetti di Shakespeare.

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