Sonetto 69 – Sonnet 69

Shakespeare Sonetto 69

Quanto di te vede l’occhio del mondo. Those parts of thee that the world’s eye doth view. 

Leggi e ascolta

Quanto di te vede l’occhio del mondo
non manca di generosità che lo migliori;
ogni lingua, voce del cuore, ti rende tale merito
è nuda verità che anche un nemico approva.
Così la tua bellezza esteriormente vien lodata;
ma quelle stesse lingue che ti accordano il dovuto
adombran questi elogi con qualche altro accento,
guardando oltre quello che l’occhio può vedere.
Esse indagano nel fondo segreto del tuo cuore,
e nell’incertezza, lo vaglian dal tuo agire;
e se l’occhio fu gentile, la lor maligna mente
aggiunge al tuo bel fiore il fetore delle erbacce;
se quindi il tuo profumo discorda dal tuo aspetto
la colpa è nella terra che infesta la tua essenza.

Sebbene i nemici del giovane lodino il suo aspetto, nei loro incontri privati lo calunniano quasi del tutto. In contrasto con la bellezza esteriore del giovane – “Quanto di te vede l’occhio del mondo” – con le sue azioni, il poeta, in una rara dimostrazione di indipendenza, critica il suo giovane amico. La sua tesi è ben fondata: poiché il giovane si associa a questi uomini sconsiderati e dispendiosi che lo calunniano alle sue spalle, deve assumersi i loro vizi.

Ricordando il Sonetto 54, in cui il poeta discute della bellezza e del dolce profumo delle rose, il poeta chiede al giovane perché non ha più il dolce profumo della rosa. Sorprendentemente, la sua stessa risposta è brusca e antipatica: “se quindi il tuo profumo discorda dal tuo aspetto / la colpa è nella terra che infesta la tua essenza”. Poiché il giovane si associa a persone poco raccomandabili, diventa lui stesso malfamato, più simile a un’erba puzzolente che a una rosa.

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Read and listen

Those parts of thee that the world’s eye doth view
Want nothing that the thought of hearts can mend;
All tongues, the voice of souls, give thee that due,
Uttering bare truth, even so as foes commend.
Thy outward thus with outward praise is crown’d;
But those same tongues that give thee so thine own
In other accents do this praise confound
By seeing farther than the eye hath shown.
They look into the beauty of thy mind,
And that, in guess, they measure by thy deeds;
Then, churls, their thoughts, although their eyes were kind,
To thy fair flower add the rank smell of weeds:
But why thy odour matcheth not thy show,
The solve is this, that thou dost common grow.

Although the youth’s enemies praise his appearance, they all but slander him in their private meetings. Contrasting the youth’s outward beauty — “Those parts of thee that the world’s eye doth view” — to his deeds, the poet, in a rare display of independence, criticizes his young friend. His argument is well-founded: Because the youth associates with these reckless and wasteful men who slander him behind his back, he must assume their vices.

Recalling Sonnet 54, in which the poet discusses the beauty and sweet odor of roses, the poet asks the youth why he no longer has the rose’s sweet smell. Surprisingly, his own answer is curt and unsympathetic: “But why thy odor matcheth not thy show, / The soil is this, that thou dost common grow.” Because the youth associates with disreputable persons, he is becoming disreputable himself, more like a smelly weed than a rose.

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Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

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