Sonetto 70 – Sonnet 70

Shakespeare Sonetto 70

Che tu sia biasimato non sarà tua colpa. That thou art blamed shall not be thy defect. 

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Che tu sia biasimato non sarà tua colpa,
il bello è sempre stato bersaglio di calunnia,
sospetto è l’ornamento di ogni cosa bella:
un corvo che si libra nel più azzurro cielo.
Se tu sei buono, la calunnia darà maggior risalto
al tuo immenso merito, ambito come sei dal tempo;
perché l’invidia è verme che ama teneri germogli
e tu ad essa porgi un fresco fiore immacolato.
Sei passato tra le insidie della tua verde età
senza esserne travolto, o vittorioso, se assalito;
ma questa tua virtù non può esser sì virtuosa
da soffocar l’invidia più che mai sfrenata.
Se nessun sospetto oscurasse il tuo splendore,
tu saresti il solo a regnar su ogni cuore.

Il poeta non riesce a mantenere la sua disapprovazione per il giovane, ma perdona senza dimenticare. Il giovane può incolpare solo se stesso per le voci diffamatorie su di lui. Il poeta nota che la calunnia rende un tributo indiretto e non intenzionale all’innocenza, al fascino e alla bellezza del giovane: “Sperché l’invidia è verme che ama teneri germogli / e tu ad essa porgi un fresco fiore immacolato”.

Il vero problema del giovane, secondo il poeta, è che la sua natura moralmente ambigua lo rende vulnerabile alla calunnia; la sua bellezza virtuosa maschera un potenziale per abitudini viziose: “Se nessun sospetto oscurasse il tuo splendore, / tu saresti il solo a regnar su ogni cuore”. Il poeta fa appello alla vanità del giovane nella speranza di incoraggiare un comportamento retto.

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Read and listen

That thou art blamed shall not be thy defect,
For slander’s mark was ever yet the fair;
The ornament of beauty is suspect,
A crow that flies in heaven’s sweetest air.
So thou be good, slander doth but approve
Thy worth the greater, being woo’d of time;
For canker vice the sweetest buds doth love,
And thou present’st a pure unstained prime.
Thou hast pass’d by the ambush of young days,
Either not assail’d or victor being charged;
Yet this thy praise cannot be so thy praise,
To tie up envy evermore enlarged:
If some suspect of ill mask’d not thy show,
Then thou alone kingdoms of hearts shouldst owe.

The poet is unable to maintain his disapproval of the young man, but he forgives without forgetting. The youth can blame only himself for the slanderous rumors about him. The poet notes that the slander pays an oblique and unintended tribute to the youth’s innocence, charm, and beauty: “For canker vice the sweetest buds doth love, / And thou present’st a pure unstained prime.”

The youth’s real problem, according to the poet, is that his morally ambiguous nature leaves him vulnerable to slander; his virtuous beauty masks a potential for vicious habits: “If some suspect of ill masked not thy show, / Then thou alone kingdoms of hearts shouldst owe.” The poet calculatedly appeals to the youth’s vanity in the hopes of encouraging upright behavior.

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Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

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