Shakespeare. Sonetto 79 - Sonnet 79. Audio. | Shakespeare Italia

Sonetto 79 – Sonnet 79

Shakespeare Sonetto 79

Finché fui il solo a ricorrere al tuo aiuto. Whilst I alone did call upon thy aid. 

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Finché fui il solo a ricorrere al tuo aiuto,
soltanto la mia poesia ebbe il tuo gentil favore;
ma ora le mie attraenti rime sono decadute
e la mia musa stanca offre il posto a un altro.
È vero caro amore, il tema della tua bellezza
merita l’impegno di una penna ben più valida;
però quanto il tuo poeta di te scrive
a te lo ruba e di nuovo a te lo paga.
Virtù egli ti ascrive e sottrasse tal parola
alla tua onestà; bellezza egli ti accorda
e la trovò sulle tue guance; non può offrirti
altri meriti se non quelli che in te vivono.
Non ringraziarlo quindi per ciò che egli dice,
il suo è un restituire quanto gli hai pagato.

 

Il Sonetto 79 presenta il primo riferimento specifico a un poeta rivale che gareggia per gli affetti del giovane. Senza perdere il senso di superiorità morale, il poeta si risente amaramente dell’altro poeta. La sua prima risposta alla sfida è debole e tipicamente modesta: “È vero caro amore, il tema della tua bellezza / merita l’impegno di una penna ben più valida”. Tuttavia, questa modestia contraddice completamente il sentimento dei due versi seguenti: “però quanto il tuo poeta di te scrive / a te lo ruba e di nuovo a te lo paga”.

Il poeta rivale si vanta di rendere bello il giovane nei suoi versi, e tuttavia, sostiene il poeta, questo rivale non può creare la bellezza che il poeta ha già scoperto nel giovane: la giovinezza presta la bellezza al verso e non viceversa. Sebbene la rabbia del poeta nei confronti del poeta rivale sia sottovalutata, per cinque volte nel sonetto avverte il giovane della pretesa del poeta rivale di inventare la bellezza nell’aspetto del giovane.

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Whilst I alone did call upon thy aid,
My verse alone had all thy gentle grace,
But now my gracious numbers are decay’d
And my sick Muse doth give another place.
I grant, sweet love, thy lovely argument
Deserves the travail of a worthier pen,
Yet what of thee thy poet doth invent
He robs thee of and pays it thee again.
He lends thee virtue and he stole that word
From thy behavior; beauty doth he give
And found it in thy cheek; he can afford
No praise to thee but what in thee doth live.
Then thank him not for that which he doth say,
Since what he owes thee thou thyself dost pay.

Sonnet 79 presents the first specific reference to a rival poet who vies for the young man’s affections. Without losing his sense of moral superiority, the poet bitterly resents the other poet. His first response to the challenge is feeble and characteristically modest: “I grant, sweet love, thy lovely argument / Deserves the travail of a worthier pen.” However, this modesty completely contradicts the sentiment of the next two lines: “Yet what of thee thy poet doth invent / He robs thee of, and pays it thee again.”

The rival poet boasts that he makes the young man beautiful in his verse, and yet, the poet argues, this rival cannot create the beauty that the poet has already discovered in the youth: The youth lends beauty to the verse, not the verse to the youth. Although the poet’s anger at the rival poet is understated, five times in the sonnet he warns the young man of the rival poet’s claiming to invent beauty in the young man’s appearance.

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Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

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