Sonetto 82 – Sonnet 82

Shakespeare Sonetto 82

È vero, non sei sposato alla mia musa. I grant thou wert not married to my Muse. 

Leggi e ascolta

È vero, non sei sposato alla mia musa,
e perciò non sei colpevole se apprezzi
le parole devote che gli scrittori offrono
al loro bel soggetto, per magnificarne il libro.
Superbo è il tuo sapere come la tua bellezza
nel decider che il tuo merito supera il mio elogio;
e quindi sei costretto a ricercare altrove
le espressioni più moderne di quest’epoca evoluta.
Fa pure, amore; ma quando altri avranno usato
ogni artificiosa enfasi che retorica può offrire,
tu, veramente bello, avrai trovato vera armonia
nelle semplici parole vere del tuo sincero amico.
Le loro dense tinte potrebbero esser meglio usate
per altre guance esangui: in te sono sprecate.

 

Un poeta meno sottomesso sfida il poeta rivale. In contrasto con il rivale intellettualmente alla moda, il poeta possiede un’ispirazione intuitiva, quasi spirituale. Per quanto saggio quanto il suo rivale sia semplicemente intelligente, concorda con il giovane sul fatto che il suo verso può essere inferiore alla bellezza del suo soggetto, il cui “merito” è maggiore delle lodi del poeta. Il sonetto implica che il giovane sia troppo facilmente commosso dall’adulazione del poeta rivale e alla fine si stancherà di “ogni artificiosa enfasi che retorica può offrire”.

Ma i versi semplici e senza pretese del poeta non presentano la giovinezza senza falsi ornamenti, poiché la bellezza del giovane è più fantasiosa di quanto possa mai essere qualsiasi verso fantasioso. Detestando le “loro dense tinte”, il poeta enfatizza i suoi ideali duraturi “nelle semplici parole vere del tuo sincero amico”; nel distico finale, rinuncia alla sua consueta deferenza e alla sua voce cortese per registrare la sua indignazione per i complimenti esagerati del suo rivale, sui quali è certo che le sue semplici verità prevarranno.

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Read and listen

I grant thou wert not married to my Muse
And therefore mayst without attaint o’erlook
The dedicated words which writers use
Of their fair subject, blessing every book
Thou art as fair in knowledge as in hue,
Finding thy worth a limit past my praise,
And therefore art enforced to seek anew
Some fresher stamp of the time-bettering days
And do so, love; yet when they have devised
What strained touches rhetoric can lend,
Thou truly fair wert truly sympathized
In true plain words by thy true-telling friend;
And their gross painting might be better used
Where cheeks need blood; in thee it is abused.

A less subdued poet challenges the rival poet. In contrast to the intellectually fashionable rival, the poet possesses an intuitive, almost spiritual inspiration. As wise as his rival is merely clever, he agrees with the young man that his verse may be inferior to the beauty of its subject, whose “worth” is greater than the poet’s praise. The sonnet implies that the young man is too easily moved by the rival poet’s flattery and will eventually tire of the “strained touches rhetoric can lend.”

But the poet’s simple, unpretentious verse presents the youth in no false adornment, for the young man’s beauty is more fanciful than any imaginative verse could ever be. Abhorring the “gross painting” that is in vogue with the rival poet and others like him, the poet emphasizes his own enduring ideals “In true plain words by thy true-telling friend”; in the final couplet, he foregoes his customary deference and courteous voice to register his indignation at his rival’s exaggerated compliments, over which he is certain that his simple truths will prevail.

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Crediti – Credits

Traduzione in Italiano di Maria Antonietta Marelli (I Sonetti – Garzanti editore)

Audio in Italiano – Lettura di Valter Zanardi dal canale YouTube VALTER ZANARDI letture

English audio from YouTube Channel Socratica

Sommario/Summary da/from Cliffsnotes.com

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